ARTISTI LABIRINTISTI

TEATRO NEL LABIRINTO

 

MARIO BORGHI

Dello stesso autore

    NARRATIVA   POESIA

Anche se ci illudiamo, alla fine siamo sempre prigionieri del labirinto, dal quale non usciremo mai, almeno in questa vita. Scrivo solo ciò che percepisco nel mio labirinto.

Mario Borghi nasce a Sanremo (IM) il 19 luglio 1964, residente as Ozieri (SS). Imprenditore.
 

IL SALONE DEGLI SPECCHI

 

Tragedia breve

Il salone degli specchi

 

Atto Unico

 

Personaggi:

·       Attore protagonista;

·       Voce femminile fuori campo, con accento straniero.

·       Gruppo di attori, muti;

·       Attore co-protagonista;

·       Danzatrici egiziane.

 

Ambientazione e scenografia:

·       Interno, luce soffusa tendente al blu cobalto;

·       Enorme salone, senza finestre, con superfici assimilabili a specchi, o finestre su altri mondi paralleli, situate ovunque in modo da formare un labirinto.

 

Costumi:

·       Attore protagonista: formale, completo giacca-cravatta;

·       Gruppo di attori muti: ciascun attore indossa un abito diverso dall’altro anche, ma non solo o esclusivamente, con combinazioni surreali;

·       Attore co-protagonista: casual, sportivo;

·       Danzatrice egiziana: classico abbigliamento egiziano, come ad esempio evidenziato nei papiri.

 

Musica:

·       Emma Shapplin – Spente le stelle (Yomanda main vocal).

 

Prefazione:

·       Nel complesso dei rapporti interpersonali ciascuno di noi offre e cerca qualcosa di particolare. Talvolta ci facciamo un’idea sbagliata sulle persone con le quali veniamo in contatto, e la delusione è forte. I pregiudizi giocano un ruolo basilare nella nostra società. Pregiudizi, ipocrisie e cattiverie di cui rimane vittima il protagonista, suo malgrado.


 

 


 

Il palcoscenico si illumina gradatamente con fasci di luce anche intermittente, di colore vario, ma tendente sempre al blu cobalto.

 

VOCE FUORI CAMPO:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(segue) VOCE FUORI CAMPO:

 

Non ci sono finestre nel salone.

 

Contro le pareti, tremolanti luci artificialmente soffuse, risaltano indistinguibili profili ed inquietanti ombre in lento e perenne movimento.

 

Nell'aria un leggero profumo: droga sublime, assenzio che rapisce, che imprigiona, che fa impazzire, che logora la mente, che eccita i corpi.

 

Quanta gente entra ed esce dal salone infernale, dove si godono pazze allucinazioni! Tutti felici, anche chi è conscio dell'ineluttabile male che subirà.

 

In quel salone abita l'amore mentale.

 

Quello fisico, da solo, non è apprezzato: troppo misero ed inutile; non appaga, non serve a nulla.

 

Silenziose figure senza tempo si aggirano - chi frettolosamente, chi noncurante, chi con invitante e sfacciata aria di sfida - tra i centomila specchi, grandi  e  piccoli, di ogni dimensione, sparsi per il salone, disposti secondo astratte geometrie ovunque: per terra,  sui muri, sui soffitti, sulle porte; tra quelle arcate inquietanti vetri e frammenti irregolari di specchi segnano gli itinerari degli ospiti, luminosi e perversi.

 

E' il labirinto proibito, dal quale non si può uscire indenni.

 

Le immagini virtuali dei visitatori passano contemporaneamente sulla miriade di specchi, poliedriche espansioni della realtà, riflettendo nebbiose situazioni di lontane figure ad altrettanti silenziosi e frementi voyeurs.

 

Si può godere segretamente e pazzamente osservando chi passeggia, scoprirne i vizi, senza sapere da dove provenga la sua immagine e senza temere di essere rimproverato; ci si può mostrare liberamente, spiare le altrui debolezze, ma la  reale posizione di chi osserva è segreta e virtuale, come quella di chi si mostra, persa in quella realtà speculare capovolta una doppia infinità di volte.

 

Le immagini riflettono e rifrangono mille volte, prima di arrivare alle menti degli osservatori. Si possono osservare i mondi segreti di altre dimensioni e dare libero sfogo ad ogni desiderio, anche a quello più inconfessabile, più indecente, più volgare: troverai sicuramente chi ti ammirerà e ti ricercherà.

 

Tutti sono felici di potersi mostrare agli infiniti spettatori, dei quali non si potrà mai identificare la reale posizione, né il reale numero.

 

Tutti felici di poter ricambiare con lo spettacolo del loro intimo, protetti dal  segreto disegno degli infiniti specchi, che rimandano ai nostri occhi mondi inquieti.

 

L'osceno, l'immondo ed il volgare, solo con ricercata e pulita raffinatezza.

 

Chi tenta di rintracciare qualcuna delle figure che si aggirano tra gli specchi potrebbe essere ucciso, ancor più se si tenta di rintracciarle al di fuori di quel tempio labirintico.

 

Gli attori muti iniziano ad entrare e ad aggirarsi nel salone, sperduti ma perversamente curiosi.

 

Si muovono continuamente senza sosta cambiando posizione, apparendo e scomparendo nei vari specchi del salone.

 

ATTORE PROTAGONISTA:

(Aggirandosi nel salone tra gli specchi).

 

Anch'io oggi passeggio tra gli specchi ed osservo. Godo di infinite visioni, di  pazzeschi universi.

 

Solitario provoco e risveglio gli istinti più bassi di chi mi circonda.

 

Ma mi annoio

 

ATTORE CO-PROTAGONISTA

(Appare, muto, in uno degli specchi, agli occhi del protagonista, ben distinto rispetto agli altri).

 

ATTORE PROTAGONISTA:

(segue) ATTORE PROTAGONISTA:

All'improvviso appari.

 

Ti vedo, mi sorridi ma non ti guardo. Chissà dove sei e a quanti, contemporaneamente, starai sorridendo, nel caleidoscopico labirinto speculare.

 

Riappari, ti vedo, mi sorridi. Ricambio con una volgarità.

 

Non desisti, non resisti. Ma dove sei? Quante volte la tua immagine è riflessa prima di arrivare ai miei occhi?

 

Stai veramente guardando me?

 

Ed io Te?

 

O per buffa legge fisica le nostre immagini rimbalzano su infinite superfici fino a riverberare in altri occhi?

 

Ti fuggo, mi è bastato spiarti una sola volta, sei la perfezione, mi attanagli, mi togli il respiro, ti voglio.

 

Non mi concedo oltre, ma tu mi insegui ed appari continuamente negli specchi che io osservo e mi inviti a liberarmi dei miei segreti, lo ammetti e lo dimostri in ogni modo: MI AMI.

 

ATTORE PROTAGONISTA:

(Si allontana dall’attore co-protagonista, scompare dalla sua vista).

 

Non mi fido, probabilmente stiamo comunicando con altre persone, vittime delle intercettazioni abusive e permesse nel salone.

 

ATTORE CO-PROTAGONISTA

(Scompare agli occhi del protagonista, si mischia alla folla).

 

ATTORE PROTAGONISTA:

 

No, ecco, ci stiamo vedendo di nuovo. Tu ti avvicini e mi rendo conto che tra noi ci sono sempre meno specchi, ci vediamo sempre più grandi, più aperti, più nitidi, mi convinci sempre più stai pronunciando il mio nome. Ti esibisci solo per me.

 

VOCE FUORI CAMPO:

 

 

 

 

(segue) VOCE FUORI CAMPO:

Molte creature inquiete tentano di intromettersi tra i loro specchi abbandonàti, ma oramai non c'è più spazio per loro, non li guardano più, rapiti dalle note di un lontano violino, lentamente viaggiano nel tempo e nella luce, attraverso il paradiso di quegli infiniti specchi.

 

Continuano, tra i sorrisi ed i cenni d'intesa, ad avvicinarsi, sono sempre più vicini ed ascoltano la struggente melodia dell'arpa degli dei.

 

Tutto si accende, inebrianti note escono da magici strumenti e danzatrici egiziane muovono soavi passi tra gli insostenibili profumi dei loro corpi

 

ATTORE PROTAGONISTA

(I due attori si guardano intensamente, quasi sognando, e si avvicinano lentamente, tra gli altri attori che continuano il loro vagabondare).

 

Dove sei?

 

Mi riempio di te, del tuo sorriso, della tua luce e dei tuoi occhi. Io sono arrivato, non ho più specchi davanti a me, non guardo più nessuno, sono pronto. Tremendi orgasmi mi stanno squassando la mente, non ho più alcun ritegno, solo per te.

 

Anche tu ci sei, siamo sempre più vicini, mostri la tua persona. Non ci sono più specchi tra di noi, ma non possiamo ancora abbracciarci, non è dato neppure pensarlo.

 

Gli attori protagonisti ballano facendo da cornice ai due che si osservano.

 

VOCE FUORI CAMPO:

Una luce color cobalto li avvolge, radiosa immagine che ipnotizza. Lui, rapito dall'estasi, è felice. L'orgasmo si è oramai impadronito dei suoi movimenti.

 

Gli attori non protagonisti cercano di intromettersi tra i due, senza successo. Sul palco luci, musica e movimenti hanno raggiunto il massimo della frenesia, della follia e del surrealismo.

 

ATTORE PROTAGONISTA:

Nessuno dei presenti sa a chi sto sorridendo, qualcuno crede stia guardando lui e ricambia. Qualcuno lancia sfacciati messaggi, ma lascio perdere; il mio intimo si è schiuso in tutta la sua magia, non ci sei che tu, nuda, solare, perfetta creatura maledetta. Ti offri senza vergogna e pudore, mi cerchi.

 

 

ATTORE CO-PROTAGONISTA:

(Si esibisce per l’attore, evitando tutte le altre persone che tentano di intromettersi).

 

Uno dei presenti, con mossa fulminea, lancia un oggetto verso l’attore co-protagonista, che viene colpito al petto, o cosi sembra.

 

Nel frattempo gli altri continuano a ballare.

 

ATTORE PROTAGONISTA:

Fulminea l'ombra, scura e rapida la mano, veloce il proiettile che ti raggiunge, sobbalzi, sei colpito al petto ma non muori, non esce sangue, rimane la tua nuda presenza, rimane il tuo volgare incedere...ma non muori.

 

Un urlo silenzioso mi trafigge la mente, mentre lo specchio va  in frantumi con la tua faccia sorridente ancora impressa.

 

Non eri tu, c'era ancora uno specchio: l'ultimo, quello di cobalto.

 

Il proiettile diretto a te ha trafitto a morte me.

 

ATTORE CO-PROTAGONISTA

(Si allontana e si mischia tra i presenti con i quali inizia a ballare follemente).

 

VOCE FUORI CAMPO

Scompari dopo che il tuo bestiale sorriso si è nuovamente moltiplicato centomila volte in centomila frammenti; il tuo corpo si è suddiviso in centomila porzioni, sotto lo sguardo goloso dei presenti, che si muovono ciechi per vedere e godere meglio, con i loro occhi e con le loro menti malate, per assaporare almeno qualche briciola del mio delirio.

 

ATTORE PROTAGONISTA:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(segue) ATTORE PROTAGONISTA:

C'era ancora uno specchio tra noi: il tuo. Da quello specchio violentavi centomila persone con un solo sguardo ed a tutte sorridevi, dal tuo mondo blu cobalto, a tutte facevi cenno di avvicinarsi, a tutte chiedevi, a tutte  promettevi. Le hai tradite tutte e chissà ora dove sono, mie compagne di sventura, distrutte in qualche angolo del salone, distrutte meditando progetti di morte o di vendetta. E' la maledizione dello specchio.

 

Il tuo vizio è il più nefando, uccide lentamente e corrode l'esistenza di chi ha  la sfortuna di incontrarti.

 

Fortunatamente hai successo solo nel labirinto degli specchi: non sei felice perchè non puoi  scegliere, non conosci l'equilibrio.

 

Peggio per me, non dovevo fermarmi, non dovevo fermarmi, non mi dovevo svelare, non mi meritavi. Ma ho amato, a modo mio, così come sono capace.

 

Una parte di me è andata in frantumi con lo specchio, ma ti amavo

 

L’attore protagonista si allontana dalla scena e lungo il suo itinerario vede nuovamente l’attore co-protagonista che ricomincia le sue manovre di avvicinamento

 

ATTORE PROTAGONISTA:

E mentre nel delirio della pazzia e del dolore esco di corsa dal salone magnetico, ti vedo fuggevolmente in uno dei frammenti caduti per terra. Sorridi. Fai cenno di avvicinarmi. Ricominci la tua farsa meschina.

 

Prima di uscire definitivamente di scena, passa davanti ad un tendone dietro il quale vi è una delle danzatrici egiziane, che lo guarda - affascinante, beffarda ed enigmatica - accarezzando un serpente. Ai suoi piedi una clessidra in frantumi.

 

ATTORE PROTAGONISTA:

Gli occhi si velano, la vista e la mente si annebbiano. Mi sembra di vedere, nascosta dietro un tendone, la danzatrice egiziana, che  sorride, accarezzando il suo serpente.

 

Ai suoi piedi, tra la polvere di una clessidra in frantumi, ti vedo... non mi importa.

 

VOCE FUORI CAMPO.

Tanto non piango.

 

Tanto è una follia.

 

...ma tutto ciò mi rende terribilmente felice.

 

E lo rifaccio.

 

E rinasco.