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ARTISTI LABIRINTISTI TEATRO NEL LABIRINTO |
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BARBARA CANTELLI
"Labirintismo.
Un nome che evoca vertigini, quella sensazione di stordimento e perdita di
equilibrio. Cerchi concentrici che ti si riversano addosso fino a soffocarti.
Come gli anelli che certe tribù mettono al collo delle loro donne. Una
sofferenza vicina alla follia. la follia in senso clinico intendo. C'è poi la
follia dei poeti, degli artisti. Quella da cui tutto sommato è possibile uscire.
E se ne esce creando.
Ha interpretato come film:
OPERE
PIECE TEATRALE MANIFESTO DEL LABIRINTISMO Scritto e diretto da Barbara Cantelli Foto di Rita Carioti
HP1:(Penombra. Sbatte una porta ed entra la Figlia con un cesto di mele rosse in mano. Lentamente luce. La stanza è una sorta di studio artistico, con il pavimento coperto di nylon trasparente, un divano al centro su cui sono posati i pezzi di un manichino; dietro uno specchio coperto da un drappo rosso; per terra, sparsi libri bianchi e neri, un secchio vuoto, uno con dell’acqua e un sacco di gesso in polvere. La Figlia si porta al centro della stanza. Lentamente luce sulle Voci, sedute ai lati della stanza su due cubi, uno bianco e uno nero. Proiezione del birillo e della bambola. Musica:______________________________________________________________La Figlia prepara il gesso e le bende, poi monta le gambe del manichino. Voce della Madre, fuori scena.)
HP2: (Penombra. Sbatte la porta ed entra la figlia con una bambola in mano. Lentamente luce. La stanza è una sorta di stanza dei giochi, al centro un cubo rosso, un orsacchiotto enorme, in avanti sul proscenio uno specchio coperto da un drappo rosso e i pezzi della bambola che dovranno essere cuciti;un cesto da cucito; un libro, un cappello da mago e un birillo e destra, una poltrona a sinistra, accanto alla poltrona una bambola bianca, accanto all’orsacchiotto una bambola nera. La Figlia si porta al centro della stanza. Lentamente luci sulle Voci, sedute su due cubi, bianco per la Voce2 e nero per la Voce1, dando le spalle al pubblico. La Figlia raccoglie i pezzi della bambola al centro, li accarezza usandoli come specchio, poi li posa sul cubo e inizia a cucirli. Voce della Madre sulla musica che sfuma.
Madre: Vieni di sotto e inizia a mettere in ordine la stalla in cui vivi, ho quasi finito di stirare e mi rifiuto di portare i tuoi vestiti, che io ho pulito e stirato, in una camera così! (Silenzio.) Hai capito? Figlia: Sì… ( Entra la madre) Voce1: (Girandosi, si gira contemporaneamente anche la Voce2) Eccola… Madre: (Guardandosi attorno) E’ incredibile… Non sai fare altro che perderti dietro a queste stupidaggini…. Figlia: Non sono stupidaggini! Madre: Oh, sì che lo sono! Perché la vita non è tra queste mura, tantomeno tra questa robaccia! Ti rendi conto di come sei? Alla tua età te ne freghi di tutto, non muovi un dito! Mai che tu mi dia una mano, mai! Figlia: Sì mamma, sì! Dopo… adesso ho da fare… Devo studiare… (Prende un libro e siede sul cubo con un libro in mano) Madre: (Uscendo) Se anche negli studi sei così, Dio ci salvi… Figlia: (Con rabbia, scagliando il libro a terra) Non ne posso più… Voce2: (Avvicinandosi a lei e accarezzandole dolcemente i capelli) Lo so piccola, lo so… Figlia: E’ sempre così, non fa altro che urlare… Voce1: (Alzandosi, va dietro la Figlia) Dovresti chiuderle la bocca. Figlia: (Riprendendo la bambola) Neanche il veleno gliela chiuderebbe. Voce2: Non capisco come fai a sopportarla. Non so come tu faccia a sopportare tutto… Sei eroica. (Prende la bambola bianca) E questo è un mondo che non merita eroi. Figlia: E cosa dovrei fare? (Cambiando voce e sguardo) A volte sento l’impulso di ucciderla… Voce1: Non vorrai ucciderti tu! Figlia: Ne abbiamo parlato tante volte, e sempre vi ho detto che non posso… Voce1: Non ti merita. (Le dà un bacio sulla guancia) Non ti merita piccola… Non si ferma neanche per un attimo a guardare cosa si cela dentro queste bambole… Voce2: (Spostandosi a sinistra della Figlia) I ragni morti… (Stringe con forza il braccio destro della bambola e la figlia si tocca il braccio destro) Voce1: … marciscono sotto montagne di pensieri… Voce2: (Deve trovarsi accanto alla Voce1, dietro la Figlia) E’ il mondo che non ti merita… Dimmi, non vorresti un po’ di pace? (Le sussurra tra i capelli) Ricordi, come quando leggesti Il Maestro e Margherita, e trovasti quella frase che ti piaceva tanto, com’era? Sì, “Hanno meritato la pace, non la luce”… (Accarezza la guancia sinistra della bambola e la Figlia si accarezza la guancia sinistra) Figlia: (Sedendosi) Un mondo al crepuscolo sfiorato dal vento, screziato di stelle e di riflessi di luna… senza luci sfolgoranti né musiche da camera… Voce2: Il mondo che incontri mentre ti addormenti… Quante volte hai desiderato la pace? (Mette la bambola per terra a sinistra del cubo rosso) Figlia: La pace, sì… non pretendo la felicità… (Si alza. Ad occhi bassi) Vorrei solo che la smettesse… Voce2: …di urlare… (Alza gli occhi di scatto. Le Voci le girano intorno in una spirale che va a stringersi) Voce1: … di non sorridere mai… Figlia: … forse è infelice… Voce1: …allora perché non ne parla… Voce2: In ogni caso è troppo. Una cosa troppo grande… Voce1: …da sopportare… Voce2: …per quanto puoi resistere ancora? Figlia: Se solo mi parlasse con dolcezza una volta, una volta soltanto… (Si chiude gli occhi con le mani) Voce1: Ah sì, potrebbe dirti che è tanto preoccupata per te, che sta male a vederti così… Voce2: … potrebbe dirti che è stanca di lavorare come una serva dalla mattina alla sera per una figlia tanto ingrata… Voce1: … che anche lei merita un po’ di pace… Voce2: … ma il punto è un altro… Voce1: …il punto è che non lo fa. (Le Voci rifermano sopra di lei. La Figlia si libera gli occhi all’improvviso) Figlia: Forse non ci riesce… Eh? Non ci riesce… Non è mica facile parlare con il cuore in mano alle persone che ami, anzi soprattutto con loro è difficile. (Accarezza la bambola) Anch’io vorrei tanto dirle quello che provo, ma non riesco mai a farlo, e non so neanche il perché… Voce1: (Avvicinandosi al cubo della Voce2) Non sta ad un figlio fare il primo passo. Voce2: (Avvicinandosi al cubo della Voce1) Se tu sentissi di poterlo fare, lo faresti. Voce1: L’amore di un genitore dovrebbe essere incondizionato. Voce2: Non hai chiesto tu di venire al mondo. Voce1: (Si porta dietro la figlia e le accarezza il collo senza toccarla, fino all’attaccatura del seno) Non sei tu che meriti di scomparire… Tu lo sai… sarebbe così facile… Voce2: (Corre dalla Figlia scacciando la Voce1) No, non ascoltarlo! (Le Voci tornano a sedere al loro posto) Figlia: (Concitata e nevrotica) Ma io non ne posso più… Sono stanca, di tutto, anche di respirare, di alzarmi, di parlare, tutto è fatica… Sono stanca di vederla, di incontrarla, ormai so anche quando inizierà ad urlare, (lentamente e seriamente) e ogni volta che lo fa il mio castello trema, e ne cade un pezzo, (con le lacrime agli occhi) e non resterà niente… Voce1: Allora sai qual è la soluzione. Voce2: Se la uccidi non avrai mai la pace. E’ come se uccidessi una metà di te stessa, ma la metà che dovesse restare in vita, trasformerebbe il tuo castello in un inferno (Si gira dando le spalle al pubblico mentre la Voce1 si alza e va a prendere la bambola nera). Voce1: (Sbottando) La pace! (Risata. Gira intorno alla Voce2 prendendola in giro) Dove porta la pace? All’immobilità! Tu hai bisogno di vita! Morta lo sei stata anche troppo! (Entra la madre. La Figlia torna alle bambole) Madre: (La Voce1 dà una botta in testa alla bambola e sorride compiaciuta. La Figlia si tiene la testa) Vedo che non hai mosso un dito… Ascoltami bene, perché non so per quanto tempo ancora posso avere pazienza. E’ una vita che sgobbo per te, per non farti mancare niente, e tu con cosa mi ripaghi? Voce1: (All’orecchio della figlia) Non sa vedere che la superficie delle cose, non ha il coraggio di scavare, ha paura… (Ride. Mette la bambola per terra a destra del cubo rosso. Sedendosi sul suo cubo, con le spalle al pubblico) Lei ha paura… Madre: Non hai nemmeno il coraggio di rispondere, perché lo sai che ho ragione. Vorrei solo un aiuto, tieni in ordine la tua stanza, almeno questo! Pensi solo a rinchiuderti qui, come se il resto del mondo non esistesse, come se tu non ci fossi, in questo mondo. Ma credi di stare in un albergo? Figlia: Va bene, ma smetti di urlare! Metto tutto a posto… Madre: (Freddamente) Adesso esco, e per quando torno voglio tutto in ordine,compreso questo fetido buco. (Esce) Figlia: Non capisco perché le importi tanto, mica ci deve vivere lei qui dentro. Voce2: (Tornando a guardare il pubblico e avvicinandosi alla Figlia)Vedi piccola, è che lei non riesce proprio a capire perché ti chiudi qui… Voce1: (Girandosi verso il pubblico, avvicinandosi) Lei questo non te lo perdona… Non ti perdona di avere un mondo in cui ti rifugi, un mondo dove lei non può entrare… Figlia: Questo mio piccolo mondo è la mia sola salvezza, (Ridendo e sedendosi) qui io respiro! Voce2: Piccola, se tu ti uccidessi, questa oasi sarebbe perfetta. E definitiva. Figlia: (Guarda di scatto la Voce2) Uccidermi… Sì, forse è la sola soluzione possibile… Voce1: Uccidi lei. Figlia: (Guardando di scatto la Voce1) Farla finita con le lacrime, con il dolore, le incomprensioni, con la solitudine… Voce2: (Facendola girare verso di sé) Sì piccola, ti addormenti, e tutto finisce. Voce1: Ma davvero vuoi arrenderti così? Figlia: (Guarda di scatto la Voce1) Arrendermi? Ma non è una resa… (La Voce1 le prende le mani e la fa alzare) Sono stanca, e devo riposare… è così che si fa… (La Voce1 la conduce davanti allo specchio. Getta via il drappo che lo ricopre) Voce1: Guardati… Le sbottona la camicetta lentamente, lasciando i seni scoperti. Glieli sfiora) Guardati… tu sei viva. E puoi lottare… Sarebbe davvero un peccato se tu ti buttassi via. La tua pelle è così calda… e profumata… Voce2: (Si avvicina alla Figlia e a Voce1) Basta… (Le chiude la camicetta) Non si può inneggiare alla vita desiderando la morte di qualcun altro. (La fa girare verso di sé, abbottonandole la camicetta) Tu ti senti bella? Figlia: No, certo che no… (La Voce1 si gira dando le spalle al pubblico) Voce2: Ti senti forte? Figlia: No… Voce2: Tu lo sai che sei diversa dagli altri, sei sensibile e intelligente, anche se nessuno te lo riconosce, e comprendi bene che in questo mondo non ci incastri nulla… (Accarezzandola) Tu hai bisogno di dolcezza, di tenerezza, ma chi può darti questo? Figlia: Nessuno… (Abbassa la mano della Voce2 dal proprio viso) E neanche lo merito! (Fa cenno di andarsene) Voce2: (Riprendendola e costringendola a guardarlo) Che ci fai, in un mondo così? Figlia: Niente… (Inizia a piangere) Niente. E farei meglio a farla finita. Vero? Voce2: Piccola, sono anni che vai avanti così, tirando il fiato, e ogni giorno è più difficile, e poi lei, lei che non capisce che tutto ciò che vuoi è un po’ di tenerezza! O forse lo capisce anche, e lo vede che stai male, ma nasconde la testa sotto la sabbia, perché per lei sarebbe stato meglio se tu fossi nata cieca o zoppa, piuttosto che così… Figlia: (Prendendo la bambola nera e stringendola a Sé) In fondo, dormendo non è doloroso… Voce2: E’ come prendere delle caramelle… Figlia: (In crescendo) Basta avere il coraggio, e il più è fatto, indietro non torni. Poi ti stendi sul letto e neanche te ne accorgi. (La Voce2 l’abbraccia) Ti stendi sul letto… e… Voce1: (Accostandosi velocemente alla Figlia e abbracciandola in un gesto di protezione. La Figlia lascia cadere l bambola) Basta ora… (Alla Voce2, afferrandole un polso con rabbia) Tu credi di essere migliore, vero? Credi di essere più buono? Voce2: (Divincolandosi) Buono, migliore… (La Voce1 torna ad abbracciare la Figlia in modo molto protettivo) il punto non è se io sono migliore di te o viceversa. Il punto è che cosa sia migliore per lei, per la ragazza che tu ora abbracci. Come se volessi proteggerla… (Prende la Figlia per le mani e la fa sedere sul cubo rosso. Alla Voce1) L’amore per chi ti ha messo al mondo è qualcosa che tu non capisci, vero? Voce1: Vero. Io però capisco la rabbia per chi ti ha messo al mondo senza neanche sapere perché. (Prende la bambola bianca guardandola e accarezzandole il volto mentre la figlia si accarezza il viso; accarezza tutto il corpo della bambola mentre la Figlia fa lo stesso su di sé) La rabbia per chi ti vede morire giorno dopo giorno ed è solo capace di urlare. La rabbia per chi ti vuole bene solo se sei buono e perfetto. Voce2: E rabbia sia. Ma in alcune persone, incapaci di fare del male… Voce1: (Gettando a terra la bambola con rabbia) Non sono incapaci di fare del male, se lo fanno a se stesse! Voce2: In alcune persone, questa rabbia può trasformasi in dolore! Figlia: (Urlando) Basta! (Si alza di scatto, le Voci siedono sui loro cubi verso il pubblico; resta un momento immobile con il fiato corto) Voi non ci siete, siete solo nella mia testa, in questa testa malata ! (Prende la bambola nera e la posa sulla poltrona) Forse è vero che sono solo un’egoista, una che non merita niente, all’inferno dovrei andare! Voce2: All’inferno ci sei già. (La figlia si ferma e lo guarda, la Voce2 prende la bambola bianca e gliela porge) Sì piccola… la tua vita non è da meno dell’inferno. Voce1: (Avvicinandosi alla Figlia) E allora liberatene! Voce2: E per quanto tu provi a rimettere in ordine, non ci sarà mai ordine dentro di te. Voce1: (Prende con dolcezza la bambola dalle braccia della Figlia. Con dolcezza) Anche tu hai diritto alla vita, come lei, come tutti! (Si mette dietro la Figlia. Con rabbia) Perché non hai il coraggio di dirlo? Figlia: Che cosa? (La Voce2 prende la bambola nera e l’accarezza) Voce1: Dillo: è una stronza! (Silenzio) Dillo…Dillo! (Stringe il collo della bambola con le mani. Contemporaneamente la Figlia si stringe il collo con le mani) Figlia: (Pianissimo) E’ una stronza… Voce1: Avanti, più forte! Figlia: E’ una stronza… è una stronza! Voce2: (Arrabbiandosi, alla Figlia) Ora che lo hai detto, ti senti forse meglio? (Getta via la bambola in uno scatto d’ira) Figlia: (Urlato) No! (Lavora alla bambola). Ma è la verità. Qui tutto passa nel silenzio, o meglio è il silenzio che sembra attraversare le cose, e ti imprigiona!, è come una maledizione. Pensa a quando si arrabbia e mi dice: non mi far parlare! Oppure: attenta, ché parlo troppo! Come se avesse da dire chissà che cosa, come se io avessi commesso chissà quale crimine vergognoso. Voce1: E tu sfidala, dille di parlare. Figlia: Non ce la faccio… Io ho paura di lei! Voce1: Forse, liberandoti di tua madre, non avresti la pace, ma vuoi mettere la soddisfazione! Sei piena di rabbia, sfogati. Voce2: (Si inginocchia accanto alla Figlia e la guarda lavorare) Dolore! Voce1: E’ lo stesso. (La Voce2 raccoglie la bambola nera, prende un pezzo di corda e glielo lega intorno al collo, poi la appende alla cornice dello specchio) Ricorda: sono la stessa cosa. Alla fine è comunque un gioco al massacro. E più neghi la rabbia che hai dentro, più il cerchio ti si stringe intorno. (La Figlia lega la bambola ad una corda che pende dal soffitto. La Voce1 si mette a destra della bambola, di profilo al pubblico) Figlia: Certo, hai ragione, la rabbia è grande, ma se ci penso divento ancora più cattiva! (Si benda gli occhi) Voce2: (Mettendosi di fronte alla Voce1) Cattiva, cattiva cattiva! E disperatamente sola! (La Voce1 afferra la bambola legata) Stai arrivando alla fine, stai morendo lentamente, potrai resistere per poco… Voce1: Uccidila. (Lancia la bambola alla Voce2. La figlia ripete quello che dicono le Voci) Voce2: Ucciditi. Voce1: Devo dirti perché? Voce2: Devo dirti perché? Voce1: Perché non fa altro che urlare, perché non ti ha mai capita, perché non ha un briciolo di tenerezza… Voce2: Perché non fa altro che urlare… lo senti anche nella tua testa… perché non ti ha mai capita e perché non ha un briciolo di tenerezza… Voce1: Perché si intromette di continuo nella tua vita, perché legge il tuo diario, e quando ricevevi delle lettere ti leggeva anche quelle… Voce2: Perché si intromette di continuo nella tua vita, perché legge il tuo diario, e quando ricevevi delle lettere ti leggeva anche quelle… e tu non ce la fai più… Voce1: Uccidila perché crede che tu sia pazza, e di te vede solo questo. Voce2: Ucciditi perché non sei pazza, e lei non può continuare ad usare la tua sofferenza come alibi. Voce1: Perché crede che tua sia una stronza, un’ingrata, e non vede quanto soffri. Voce2: Perché crede che tua sia una stronza, un’ingrata, e non vede quanto soffri. (Trattiene a sé la bambola e resta immobile, la testa china sulla bambola, le stringe il collo) Voce1: Puoi usare il veleno… (Le stringe il collo) Oppure così… falle sapere cosa si prova ad essere soffocati, faglielo sentire… (La Figlia cade in ginocchio) Figlia: La…lasciami… Voce1: (Lasciandola e spingendola. Contemporaneamente,di scatto, la Voce2 lascia la bambola che oscilla come un pendolo) Ci vuole così tanto coraggio? Voce2: (Prende tra le mani il viso della Voce1) Cos’è questo, se non un dolore senza fondo? (Lentamente glielo accarezza) Non so se mi fai più pena o tenerezza. La rabbia non è che un richiamo, un grido disperato d’amore. (Spinge via la Voce1. Alla Figlia che si alza in piedi) E se tu la uccidi non sfuggirai a questa contraddizione. Non farai che gridare, ancora una volta, il bisogno che hai di lei. (Abbraccia la figlia da dietro. La Voce1 prende allo stesso modo la bambola appesa, senza scioglierla) Abbandonati… sei stanca, abbandonati alla stanchezza… Quando si è stanchi è necessario riposare… E’ così bello lasciarsi andare, come quando in acqua ti distendi, (le allarga le braccia a croce) fare il morto, così si dice vero? Fare il morto... ricorda quando lo fai, pensa alla pace che provi, sembra che tutto dentro di te vada a posto, è pace, (La Voce1 lascia la bambola) pace assoluta… Voce1: (Strappa la Figlia dalle braccia della Voce2, le afferra il ventre da dietro con forza. La Voce2 si gira di spalle) Questo ventre… di cosa è pieno? Cosa vi si nasconde? Oh… lo hai sentito pieno di tante cose sporche… di sangue… di sperma… ti sei sentita sporca per chi, per cosa? Quanti sensi di colpa! Ma da dove nasce la colpa? Quanto dolore… Quanto putridume! Ma non il tuo, no, il putridume degli altri, del loro sguardo viscido. Un tempo vomitavi quello sguardo, dimagrivi, e lei ti voleva bene, e solo per questo dovresti ucciderla, ma vomitavi e stavi meglio, e non ci pensavi, non sapevi. Ora non lo fai più, ti tieni tutto dentro. Se almeno tu vomitassi parole… E’ per questo che il tuo dolore ti sembra senza fine, devi tirarlo fuori, dagli libero sfogo… Figlia: Ma non posso dargli libero sfogo, se lo lascio venir fuori, travolgerà tutto… Voce1: Ah! (Scuote la testa in segno di diniego) Lo sta già facendo, e neanche te ne accorgi. Voce2: (Si avvicina alla Figlia) Hai sempre voluto fare l’eroina. Sai che se ne fa il mondo degli eroi… Il mondo non vuole essere salvato, nemmeno tua madre lo vuole… Voce1: Infatti salveresti te stessa, nessun altro. Voce2: (Alla Voce1) Un po’ di dignità, ti prego. (Alla Figlia) E tu, mantieni quel controllo di cui vai così fiera. Figlia: (Ridendo sarcasticamente) Controllo! Mi parli di controllo! Proprio tu… come posso… E’ difficile pensare che sono una fallita, che non valgo niente. Voce2: Non ho detto questo. Figlia: Però lo pensi.! Voce1: (Sorridendo, prendendo in giro la Voce2) Però lo pensi… (Silenzio. Girotondo intorno alla Voce2 e alla Figlia) Dille la verità… Voce2: Non ci sono verità! Voce1: Forse. Ma ci sono più modi di vedere le cose. Dille come le vedi tu. Aldilà di questo falso orgoglio, di questo stucchevole pietismo che fingi di provare. (Sorridendo) Avanti… (Con rabbia, gli accarezza il mento) Diglielo… Voce2: Non dargli retta. E’ che sente che gli stai sfuggendo di mano, mentre ti vorrebbe tutta per sé… Figlia: (Togliendosi la benda dagli occhi) Oh no… io sono di tutti e due… voi siete in me, voi avete radici in me... (La Voce1 e la Voce2 l'accarezzano) A volte vorrei ascoltare uno, a volte l’altro. Ci sono momenti in cui vorrei dare sfogo alle cose putrefatte che marciscono qui, (Afferrandosi il ventre) nel mio ventre, e ucciderle, e altre in cui mi sento così sola e disperata che non mi importa più niente neanche di lei, (Sorridendo) e vorrei soltanto morire. E mi sento esplodere, mi sento schiantare in mille schegge impazzite. Penso che è una stronza, che prima o poi la pagherà per questa guerra senza ritegno che mi sta facendo. Poi penso che ha tutte le ragioni a pensare di me il peggio possibile. Mi fa sentire meno di niente, e forse questo accade perché io sono niente… Voce1: (Alla Voce2) Diglielo adesso… che quello che pensa è vero… che la dignità non c’entra niente… Figlia: (Allontanandosi. Si mette alle spalle delle Voci) Che cosa mi dovresti dire? Lo so già… Che sono cattiva, malata, che non valgo niente, che lei ha ragione quando dice che sono un’egoista. È così? Secondo te (Alla Voce1, afferrandogli la testa) per questo dovrei uccidere lei, che non ha colpe? Voce1: Non ti ho mai detto che non ha colpe! Figlia: Zitto! E secondo te (Alla Voce2) è dunque questa la verità, che non valgo niente! Ecco perché lei riesce così bene a farmi sentire una nullità… perché lo sono. (Prende delle corde e inizia a legarle saldamente tra loro) Voce1: Che stai facendo… Voce2: (Avvicinandosi alla Figlia glielo sussurra all’orecchio,cattivo e suadente) Brava, brava la mia piccola… Figlia: E’ vero tutto quanto. È vero che non merito di vivere. È vero che la vita è troppo dura per me e io non ce la faccio. Una perdigiorno, forse, ma non ce la faccio. L’alzarmi presto al mattino, lavarmi, vestirmi, è una fatica troppo grande. E poi sentire le sue urla, è una fatica insuperabile. È vero che sono un’egoista, che dovrei tener conto di tutti i sacrifici che ha fatto per me, perché alla fine niente è dovuto e scontato, nemmeno l’amore incondizionato di una madre che invece di volerti bene per quello che sei, semplicemente, ti vorrebbe perfetta e cerca di cambiarti, e ti ama solo quando sei come lei vorrebbe. Ma tu non sei l’incarnazione di un desiderio, sei solo un grumo di sperma e sangue, che crescendo cambia forma. E lo sai che non potrai mai essere come lei vuole, lo sai, e sai che per quanto tu ti sforzi la deluderai sempre! Voce1: (Arrabbiato) E così, alla fine, stai dicendo che ti uccidi perché lei non ti ama? Figlia: In fondo sì. È una ferita, quella di non sentirsi amati, che ti scava dentro un buco senza fondo. Ti divide da te stesso. (Controlla la resistenza dei nodi alle corde) E poi c’è l’altra verità, (Alla Voce1), la tua. La rabbia per tutto questo. È come un’onda che mi sale dentro. A volte mi vedo, mentre la uccido, e ho il terrore di perdere il controllo… Voce1: (Interrompendola) Oh no! (Le si avvicina e l’accarezza) Questa è una bugia che racconti a te stessa, perché se pensi che l’ucciderla sia un gesto che commetti se perdi il controllo, automaticamente ti spogli della responsabilità, ma le cose non stanno così. Quando ti vedi, mentre lo fai, sei fredda e spietata. Voce2: (Le si avvicina, le prende le mani e gliele accarezza) Forse è vero anche questo, e tu non fai che un bilancio dei pro e dei contro quando scegli di uccidere te stessa. Perché si sceglie sempre. Anche quando dici che non vedi via d’uscita, e non ti resta che il suicidio, in realtà anche quella è una scelta. Figlia: Egoistica. Probabilmente. Non che ci sia più altruismo nell’uccidere lei. Ma non ho abbastanza coraggio per fare questo. E so che non avrei mai pace, se lo facessi, vedrei il suo fantasma per il resto della mia vita, a perseguitarmi, e poco importerebbe se fosse lei che è tornata o lo specchio della mia colpa. La verità allora sarebbe questa, la mia colpa. E in fondo, uccidermi è un modo per punirla (Risata cattiva). E sarà una punizione che si rinnoverà fino all’ultimo dei suoi giorni. Sono stanca… e cerco il riposo. Mi prendo solo quello che mi spetta di diritto, niente di più. Voce2: Il dolore e la stanchezza sono più forti della rabbia… Figlia: Ho smesso da tempo di versare lacrime. Voce1: Le lacrime sono perle. Non darle ai porci. (La Voce1 e la Voce2, lentamente, le prendono di mano la corda) Voce2: Eccola qui la dignità… Voce1: Una corda intorno al collo… Voce2: … che a malapena ti fa respirare… Voce1: … e la rabbia… Voce2: … un gemito strozzato… Voce1: … che ti segue nella notte… (La Voce1 e la Voce2 fanno inginocchiare la Figlia per terra e le stringono la corda intorno al collo, molto lentamente) Voce1: Sei ancora in tempo per ucciderla, pensaci! Figlia: No, non voglio che la rabbia prenda il sopravvento e mi soffochi… Voce1: La rabbia ha già preso il sopravvento, ha già annullato in te ogni istinto di vita… Figlia: E’ per tornare a vivere che faccio questo… Voce2: (Con rabbia) Per tornare a respirare! (Tira più forte la corda, poi buio. Voce della Madre, fuori scena) Madre: Sono tornata… Vieni a darmi una mano! (Silenzio) Ti decidi a venire? Devo venire lì e trascinarti a forza? Guarda che te ne faccio pentire! Ma che cosa… accendi la luce! Accendi la luce! Ora ci penso io! (Accende la luce. Nella stanza c’è solo la Figlia, che si stringe con forza il collo con le mani. La strattona per un braccio e la fa alzare) Da oggi signorina si cambia! Prima mi dai una mano a mettere a posto la spesa, poi metti in ordine questo schifo di stanza! Vivi sempre chiusa qui, e deve finire! Fai parte di una famiglia e devi collaborare! Figlia: (Alzandosi lentamente) Tu non mi vuoi bene. Madre: Cosa? Se ti dico questo è perché ti voglio bene, sei tu che non te ne vuoi. Devo essere proprio una madre sciagurata per aver messo al mondo una figlia come te. Figlia: Cos’ho io che non va? Me lo dici una volta per tutte? Madre: Ma guardati! Sembri una balena, non fai niente per te stessa, non so come fai a guardarti allo specchio e a non farti schifo. E guardati intorno! (Voci femminili fuori scena: Guardati! Fai schifo! Schifo! Balena! Cattiva! Cattiva! Fai schifo, cattiva!) Ti aspetto di là. Vedi di sbrigarti. Voce2: (Fuori scena) Cosa provi quando parla così? Figlia: Muoio… Voce1: (Fuori scena) E poi? Figlia: Muoio soffocata dall’odio… Voce2: E poi? Figlia: Vorrei chiudere gli occhi e sparire. Sparire! (Ad eco parola ripetuta dalle voci. Entra la madre) Madre: Parli anche da sola adesso? Quando ti dico di venire subito, intendo subito! (Si guarda intorno ed entra infuriata nella stanza, la scuote per le spalle) Hai finito di fare la bella vita! Mi sono spezzata la schiena per te, mi sono tormentata pensando a cosa ho fatto di male ma ora… Figlia: Stronza! (La madre la schiaffeggia) Madre: Non ti permettere più. (HP1:Mentre esce calpesta un libro, scivola, batte la testa e perde conoscenza--- HP2: La Figlia le dà una spinta, lei scivola, cade, batte la testa e perde conoscenza) Figlia: Mamma… mamma! (Entrano le Voci e si fermano in piedi alle sue spalle) Voce1: Alla fine lo hai fatto, l’hai uccisa tu… Voce2: Ora non ti resta che questo… (Lascia cadere la corda davanti a lei) Tanta rabbia non provoca che dolore… Voce1: E tanto dolore non provoca che rabbia… Voce2: E tutto questo non provoca che morte… Figlia: Ti voglio bene mamma… (La Figlia si stringe la corda intorno al collo. Il volume della musica aumenta. Le Voci le fanno scudo con il loro corpo, le spalle al pubblico. Luce accecante. Lampi. Buio. Lentamente luce. Saluti)
GIROTONDO di
Barbara Cantelli Personaggi:
Candida Madre Padre Sig. Curaro Dottore Confessore I Fantasma (infanzia) II Fantasma (adolescenza) III Fantasma (futuro) I Ombra (dolore) II Ombra (peccato) III Ombra (rimorso)
ATTO I Candida, sorridendo, gioca con dei fili bianchi, attorcigliandoli intorno ad una scatola bianca di cartone; indossa una tunica bianca; è seduta per terra, scalza. Di fronte al tavolo sta in piedi la madre, con le spalle al pubblico, vestita e pettinata in maniera molto elegante; seduto, un uomo vestito di nero.
MADRE E' sempre un piacere averla qui dottore… Per un amico come lei, la nostra casa è sempre aperta, lo sa. DOTTORE Purtroppo, spesso vado di fretta… è la fretta, che ci rovina la vita; mille cose da fare, e mai un minuto per noi stessi… MADRE Ha fatto bene a passare da noi, a concedersi una pausa. DOTTORE Ho fatto una visita qui vicino, così… (si gira lentamente a guardare Candida, poi guarda in fretta la madre e abbassa gli occhi.) MADRE Dottore, posso dirle una cosa? Io… non so come comportarmi… Certe volte mi viene quasi da pensare, sì insomma, che stia fingendo, che faccia così solo per attirare l'attenzione… E sarebbe la mia unica speranza! DOTTORE (Si alza e si guarda intorno.) Che vuole che le dica… Non sono uno specialista, non saprei proprio come aiutarla. MADRE (Si siede all'improvviso, di profilo al pubblico.) Era così bella… lei non può saperlo, ma era davvero bella. DOTTORE (Guardando candida con tenerezza.) Direi che lo è ancora… MADRE (Sorridendo.) Sapesse quanti ragazzi che le correvano dietro! E uno di loro, devo dirlo, era molto gradito anche a me… Un caro amico di famiglia. Pensi che stavano per sposarsi! DOTTORE (Si accende un sigaro.) Sì, mi sembra di ricordare qualcosa… mi ero appena trasferito qui, sarà un anno, più o meno… un anno e mezzo. MADRE Un anno e mezzo, sì… più o meno il tempo che la mia bambina è in queste condizioni. (Le si incrina la voce. Si alza e va verso lo specchio.) DOTTORE Non conoscevo nessuno ancora. Sì ora ricordo, li vedevo spesso passeggiare insieme, poi improvvisamente, basta; in effetti, formavano davvero una bella coppia. Anche se lei teneva spesso gli occhi bassi, le spalle un po' incurvate… MADRE (Al dottore, con malinconia e dolcezza. Quasi scusandosi.) Candida non è mai stata molto espansiva, e riconosco che un po' di vitalità… le avrebbe solo giovato. Beh… (Guardandosi allo specchio.) Tutto l'opposto di me. Le confesso una cosa, gliela confesso perché so che mi è amico e… i corteggiatori di mia figlia non erano nulla in confronto a quelli che avevo io… sapesse quanti! Forse è stata colpa di quel suo carattere così schivo, (Cambiando espressione.) che, francamente, non ho mai capito. Pensi, facevano a gara per accompagnarmi. Mi portavano fiori, lettere, caramelle… Per carità, non concedevo niente a nessuno, non mi fraintenda! DOTTORE Non la facevo così malinconica… MADRE Che dice? No… Sono solo romantica. Certi ricordi, sa… (Si guarda intorno con circospezione.) Mia figlia è sempre stata un esempio, in quanto a virtù, è facile fidarsi di lei… ma degli altri! DOTTORE (Guarda Candida, che ha smesso di giocare e guarda il vuoto sopra di sé.) Il male, è che dubitiamo troppo spesso degli altri e troppo poco di noi stessi…
Entra il padre; indossa giacca e cravatta, ha gli occhiali; gli abiti sono sgualciti, stropicciati. E' visibilmente stanco. Al suo ingresso tutti si voltano verso di lui, tranne Candida che resta nella sua posizione.
PADRE (Guardando Candida, impassibile.) Sta forse male, dottore? DOTTORE No no, assolutamente, è che passavo da queste parti e ho pensato di fare un saluto. PADRE (Si siede stancamente, tutto in lui è stanco; si prende la testa fra le mani.) Vent'anni! La metà dei miei, ci pensa? Due terzi dei suoi… Così vicini e così lontani. Sa cosa facevo io alla sua età, dottore? E lei che faceva, a vent'anni… DOTTORE Ero forse più spensierato, studiavo… e tra un esame e l'altro correvo dietro alle ragazze. PADRE Stavo bene, a quell'età. (Guarda Candida con un sorriso triste.) Senza alcuna possibilità di vivere, di viversi! MADRE Sapessimo almeno perché si comporta così! DOTTORE Continua a restare ferma, usa sempre le solite parole? MADRE Le solite frasi, sì, ogni tanto, ma sono parole talmente prive di senso… A volte urla, durante la notte, ma accade raramente. Non dà molto fastidio. Del resto, è sempre stata una bambina gentile. (Si siede.) PADRE Gentile, sì, ben educata. Mai che abbia dovuto alzare la voce con lei, tantomeno le mani. E se mostrava qualche intemperanza, si rendeva subito conto di aver sbagliato e subito se ne pentiva. MADRE (Quasi interrompendo.) Com'era bello camminare insieme! Vedevamo un mendicante e lei subito a chiedermi se poteva dargli l'elemosina. E' importante fare la carità, non è vero Candida? E quando le dicevo che una brava bambina deve sempre confessare i suoi peccati, lei mi obbediva subito. Si inginocchiava, pensi, era un amore… chiedeva perdono al Signore… Pregava, a volte si appassionava così tanto che piangeva, era così commovente vederla! (Si alza di scatto.) Si lasciava guidare con una tale docilità… Non era bizzosa come gli altri bambini, pensi che nemmeno per vestirsi faceva i capricci, mangiava tutto… una vera donnina. (Il dottore si alza e fa per andarsene.) Ma no, che fa! Se ne va adesso? DOTTORE Devo proprio andare, scusatemi. MADRE Ma perché, rimanga ancora un po'. Essere qui… è come essere soli. DOTTORE Signora, davvero, io non… MADRE (Interrompendolo bruscamente.) Lasci almeno che le offra qualcosa, aspetti ancora un po'! (Si porta una mano alla tempia.) DOTTORE (Sorreggendola, mentre l'aiuta a sedersi.) Si sieda, su… MADRE E' già passato, è già passato. Tutti questi pensieri… PADRE Dottore, forse è meglio che vada a riposare. DOTTORE Sì, e magari le prescrivo anche qualcosa… MADRE No no, per carità, ho solo bisogno di riposo. PADRE L'aiuterò io dottore, non si preoccupi. Aspetti solo un attimo. (Aiuta la moglie ad alzarsi, l'accompagna fuori e poi rientra.) Domani starà senz'altro meglio. DOTTORE Le accade spesso ultimamente? PADRE Sono malesseri che si sono intensificati da quando Candida sta male, ma ne ha sempre sofferto. Non ha mai voluto farsi visitare, ha sempre detto che era stanchezza, che erano i nervi. DOTTORE Già, ma la stanchezza e i nervi si curano… PADRE Diceva che tutto pesava su di lei, che non ce la faceva più… e questo adesso è ancora più vero. DOTTORE Capisco che la vostra non sia una situazione facile. Bene. ( Si rimette il cappotto.) Ripasserò domani per vedere come sta sua moglie. Ciao Candida…(Lei sembra non vederlo, poi di scatto si ritrae in se stessa. Esce. Candida lascia cadere i fili con i quali stava giocando e li allontana prima con rabbia, poi con sempre più dolcezza. Sorride.) MADRE (Fuori scena.) Non è un po' presto per aver finito di lavorare, tesoro? (Appare sulla scena.) PADRE (Si siede e si versa da bere.) C'è poco lavoro in ufficio, lo sai… stai già meglio? MADRE Eh? Oh sì, è stato solo un attimo… Stamattina sono andata in chiesa. (Pausa.) Ho parlato con il padre confessore. PADRE (Con rabbia, cambiando espressione.) Ma bene! (Si alza) MADRE E dai, non è mica la fine del mondo! E' sempre un uomo di chiesa… E poi ti pregherei di non ironizzarci sempre su! Ho parlato con lui, di Candida: vorrei… vorrei che la benedicesse. PADRE Buona fortuna allora! (Si alza.) MADRE Dove pensi di andare! Credo che io e te dobbiamo parlare, una volta per tutte. Smettila di scappare. PADRE Senti, non parla con nessuno, vuoi che parli proprio con lui? MADRE (Indispettita.) Guarda che è una persona affidabile. PADRE Non farmi perdere la pazienza. Non mi piace, non mi piace! Non voglio sapere niente di quel frate, né delle sue benedizioni! MADRE Dio ti perdoni… PADRE Dio perdoni me povero ateo peccatore, non è così? Davvero, a volte maledico il giorno che ti ho incontrato. Sei pazza, pazza, come puoi anche solo pensare di farli incontrare! MADRE (Sorridendo.) Dovere di madre, tesoro. E ti dirò di più… Credevo che saresti rientrato più tardi, sai com'è. Sarà qui tra poco. Ah, non provare a fare scenate, non essere volgare, lo sai che non lo sopporto. Anzi, penso che una benedizione non farebbe male nemmeno a te. (Si sente bussare. Lei diventa raggiante, lo guarda.) E allora? (Pausa. Il padre esce. Lei apre la porta ed entra il confessore.) Padre! Finalmente, ero così impaziente. Io e Candida la stavamo aspettando… CONFESSORE Buongiorno… e come sta la nostra Candida! (Le si avvicina, e lei si raccoglie con un gemito contro il muro.) Oggi sua figlia non sembra aver molta voglia di incontrare gente. MADRE (Sedendosi.) Voglia scusarla, padre, probabilmente risente dell'umore generale… CONFESSORE (A Candida.) E allora! (La madre gli porge una sedia e lui si siede.) Lo so, lo so che non sei più la stessa, non sei più Candida, non è vero? Del resto, non si può far finta di niente… (La madre siede dalla parte opposta.) E quando si disobbedisce… (Candida emette un gemito.) No… non ti agitare! Cosa ti ha fatto, tua madre, perché tu ti ostini a non voler parlare, a voler vivere così, come un animale…Ti senti forse in colpa, bambina cara? E certo è davvero un grave peccato, disobbedire. MADRE E pensare che sono stata sempre premurosa, sempre vigile… (Lagnandosi.) Anche con il signor Curaro, io… CONFESSORE Anche l'aver rifiutato quel bravo giovane… (Candida si agita.) MADRE (Restando seduta. Triste e timorosa.) Candida, ti prego! CONFESSORE (Molto dolcemente, senza ironia.) Signora, adesso si calmi, la prego. Evidentemente sua figlia non ha ben chiaro quali siano le vostre posizioni. Ma si può rimediare, la fede è un'arma potente… (A Candida.) E tu, devi dare ascolto a chi ti ha messo al mondo… (La madre si porta alle spalle del confessore, in piedi.) Tua madre si è prodigata così tanto, per te. Ricordo quando venne a chiedermi aiuto, due anni fa, parlandomi delle tue difficoltà, dei tuoi problemi… delle sue preoccupazioni. Ti rendi conto delle preoccupazioni che le hai dato, non è vero? (Pausa.) Ed io… io le promisi che mi sarei assunto la responsabilità di essere la tua guida spirituale. Non posso abbandonarti, né lo voglio, ma se tu non collabori… MADRE Non vedi, tesoro, come è gentile il padre con te? CONFESSORE Forse ciò che le manca è solo un po' di disciplina. MADRE E pensare che era così educata… CONFESSORE E' possibile farla alzare? MADRE Se non vuole è difficile, è così forte… a volte sembra che abbia la forza di un uomo; mio marito, poi, non mi aiuta per niente. CONFESSORE Non importa, mi inginocchierò io. (Si inginocchia di fronte a Candida, dando le spalle alla madre. Le mette una mano sul ginocchio e l'accarezza.) E allora, ci siamo calmati? Ancora non ho capito se con te ci voglia dolcezza o rigore… (Prende il secchiello dell'acqua santa.) CANDIDA (Il volto contratto.) Per amor di Dio smettetela, smettetela! MADRE Ma santo cielo, nemmeno la benedizione… (Smarrita.) Padre… CONFESSORE (Sorridendo calmo.) Questa bambina si è fatta davvero indisponente, non accetta nemmeno una carezza dal suo padre spirituale… Ma devi purificarti. La misericordia di Dio scenda su di te. Ego te benedico… (Candida gli schiaffeggia con rabbia le mani e il secchiello vola via.) MADRE Piccolo demonio! (Fa per gettarsi sulla figlia ma il padre confessore la trattiene.) CANDIDA (Si ritrae sempre di più.) Smettete. Lasciate che possa volare. Smettete di tagliare i miei rami! MADRE (Accorata.) Cattiva! Sei proprio una cattiva bambina… CONFESSORE (Rialzandosi.) Nulla a cui non si possa rimediare con un po' di disciplina. (Candida torna nel suo angolo quasi strisciando.) Signora, ripassi pure da me ogni volta che lo crede necessario, o se ci riesce me la porti… le insegneremo noi come ci si comporta. MADRE Se solo sapessi cosa fare! Sono mortificata… CONFESSORE La fiducia nel signore ci aiuterà. Abbia fede. Arrivederci signora. (Esce.) MADRE (Forte.) Ti sei almeno degnato di ascoltare? (Mette a posto la sedia. Silenzio.) Tua figlia ha oltrepassato ogni limite! (Il padre entra.) Grazie al cielo, esistono persone ancora degne di rispetto, pronte ad ascoltare, a dare un aiuto concreto. Perché tua figlia, se ancora non lo hai capito, ha bisogno di una guida, di qualcuno che non le lasci fare tutto quello che vuole! PADRE Ah perché ora è mia figlia… MADRE Tua, sì, perché io non la riconosco più! (Riempie un bicchiere di liquore. Il padre siede a capo chino e tace.) E prova un po' a dire di chi è la colpa… non hai mai avuto polso, con lei… Non ci sei mai stato, né per lei né per me. Se credevo… (Quasi tra sé.) Ormai chi mi libera più… PADRE Smettila di bere. Quando volevi decidere per lei, allora era tua figlia… Non ricominciamo con la solita storia, sei patetica. MADRE Se ricomincio? (Si alza.) Non avrei mai dovuto smettere, ecco la verità. Di' un po', credi di aver rovinato solo la sua vita? Oddio! Pensa solo a quando ti ho sposato… ma pensaci bene, perché devi ricordare, devi renderti conto, maledizione! Ero bella allora, ero così felice e spensierata… (Lo guarda) Oh, ma povero caro, ricordare queste cose ti fa forse star male? Come mi dispiace… (Si attacca alla bottiglia.) Ero piena di speranze, piena di sogni. Avevo programmato tutto quanto. C'erano le feste, i vestiti, gli accompagnatori… e sì che me lo diceva mia madre, che tu non eri adatto a me, che eri come tutti gli altri! Ma io no, non le ho creduto. Io ho creduto a te! Eri così romantico, pieno di attenzioni… e che ne è stato delle tenerezze di allora! Di quando questo corpo ti faceva ancora voltare! Si è perso tutto con i tuoi lavori, con i tuoi stipendi… (Continua a bere. Si sofferma un attimo davanti allo specchio appoggiando la bottiglia sulla credenza.) Ma sì, guardami. (Si spettina con rabbia.) Guardami! Guardami ora, come sono ridotta! Ti farò felice cara, vedrai… La nostra vita non sarà come le altre. PADRE Smettila, per favore. MADRE Eh no, mio caro. Dovrei smettere solo per non turbare il tuo animo così sensibile? Scordatelo. Queste cose per te sono di nessuna importanza, ma a me, a me, hanno rovinato la vita! PADRE (Urlando e alzandosi di scatto.) Zitta! MADRE Ti sta bene che tua figlia ti sia venuta così. (Pausa.) E pensare che eri così diverso, anche tu… Adesso, dalla mattina alla sera chiuso in un buco d'ufficio! Se non altro so dove sei… PADRE Ora basta. Ti ricordo che se sono chiuso lì la colpa non è solo mia. A me piaceva insegnare, era un lavoro che amavo, ma a te i soldi non bastavano mai. Non sono stato io a credere di poter vivere al di sopra delle mie possibilità! MADRE Tu mi avevi dato l'illusione di poter avere una vita felice. Mi hai illuso. E io non avrei dovuto cogliere al volo l'occasione? Sei tu che non hai mantenuto le tue promesse! Ma che parlo a fare, tu non capisci, non puoi capire! (Beve ancora.) PADRE (Le strappa la bottiglia di mano, gettandola a terra; subito lei pulisce, raccogliendo i vetri.) E così, la colpa è solo mia. Giuro che questa non me la dimentico. Sei solo una misera arrivista, che voleva rifarsi della vita sulla vita di sua figlia! Ecco cosa sei. Se solo non avessi avuto quest'ossessione del buon partito! Se soltanto tu l'avessi lasciata in pace! Ma ti rendi conto, almeno, di quello che hai fatto? (Sorride con amarezza.) Ma che dico… se tu capissi saresti un'altra persona… MADRE Tu sì, tu capisci anche lei… Ma credi davvero che mia figlia avrebbe voluto sposarsi ad uno come te? Aveva solo bisogno di essere incoraggiata, per superare certe sue paure… Ma certo, incoraggiata. PADRE (Furioso.) Santo cielo, tu l'hai costretta! (Le stringe le mani intorno al collo.) Tu l'hai costretta! CANDIDA No…! (Resta con gli occhi sbarrati, fissando il vuoto.) PADRE (Allontanandosi.) A volte dimentico che tu puoi capire… (Alla madre.) Perché non è come pensi tu. Lei capisce, capisce tutto. Chissà se arriva a comprendere anche il mio rimorso, la mia pena… (Candida ride.) Non so più come dannarmi… MADRE Ma come siamo melodrammatici… Complimenti, proprio un bravo attore. CANDIDA (Cantilenando.) La luna era grande, la luna era bella… Era gialla, stregata… felice la culla… (Pausa.) Il piccolo passerotto aprì le sue ali… Crocifisso! Divorato! Attenti! (Quasi sussurrando.) Attenti… a guardarlo troppo si diventa di sale… (Ride.) MADRE Sì, buonanotte. Sono stufa, stufa!, di questi discorsi senza senso… CANDIDA (Stringendo a sé la scatola.) Non rubate ancora le mie farfalle… MADRE Dovremo toglierle quella scatola prima o poi. PADRE E' tutto ciò che le rimane, guai a te se lo fai. E ora finisci di togliere quei vetri. MADRE (Si avvicina a Candida.) Tesoro, è ora di andare a letto. (Al padre.) Mi aiuti? PADRE Finisci di allontanare quei vetri, ti ho detto, mettili via, buttali… lontano da Candida… (Nel frattempo la madre li porta via, tranne un frammento che Candida riesce a nascondere dentro la scatola.) MADRE E Allora? (Fanno alzare Candida. Musica evocativa. La fanno distendere su un letto in fondo alla stanza.) PADRE Buonanotte tesoro… (Le dà un bacio sulla fronte. Escono.)
Buio. Musica. Poi penombra. Candida si tira a sedere sul letto. Appare, da sinistra, una giovane donna vestita di bianco, con un abito lungo; ha i capelli sciolti, e in mano tiene una candela bianca consumata, spenta. Sfuma la musica.
I FANTASMA Io illumino il tuo presente e il tuo futuro… dall'ombra del passato… CANDIDA Tu non brilli, sei buia. I FANTASMA Pozzo buio senza fondo, sì… (Sorride.) CANDIDA Spero che la luna non splenda mai più… e che il sole possa accecarli, i loro rami. (Si alza e siede per terra, più avanti) I FANTASMA Perché non canti più, bambina? Mi manca il tuo canto, mi mancano i tuoi giochi. CANDIDA (Con pathos.) Come posso cantare, come! Come, se l'aquila ha divorato il passerotto. E le stelle… cattive! Sono rimaste ferme a guardare. E sai perché? Per vendicarsi… I FANTASMA (Con freddezza.) Bugiarda! Ti illuminarono il cammino. CANDIDA No! Restarono ferme, a ridere e a guardare. E poi scapparono in silenzio, coperte dal rumore dei grilli del prato. I FANTASMA C'era la luna? CANDIDA Prima… Poi spalancò la bocca e cambiò colore. Solo una stella non scappò e si nascose. Io… (Guardandosi intorno; poi con più fervore.) la rubai. Sì… Cercai di tenerla stretta a me tutta la notte, per non farle sentire freddo. Al mattino non brillava più. Era morta. Ed ero stata io a ucciderla. I FANTASMA Erano divertenti, i salti con la corda, non è vero? CANDIDA Le bambine si appendevano alla falce di luna, una alla volta… (Cantato) Luna rossa… E (Sorridendo) si dondolavano. I FANTASMA E altalene di corde appese ai rami!
Musica. Entra una donna; è vestita con un lungo abito rosso, i capelli raccolti; in mano ha una candela rossa accesa. Sfuma la musica.
II FANTASMA C'è un tempo per ogni cosa, e ancora non era tempo. I rami ancora spogli e nodosi; il tronco imponente… c'era la nebbia, e ancora… I FANTASMA Era senza età… II FANTASMA Ma dentro! Vortici profondi, scavati nel ventre di legno antico… CANDIDA Ribollivano sangue, lì dentro. Faceva freddo, e paura… Come possono apparire delle macchie rosse che galleggiano nella nebbia? II FANTASMA Ma i bambini spesso non sanno parlare. Un nastro rosso, ti legai alla gola. Ti tagliava il respiro. CANDIDA Le mozzarono gli arti, questo fecero. II FANTASMA Li legarono dentro un sacco e li buttarono al cielo… E ricaddero dritti nell'inferno! I FANTASMA (Compiaciuta.) E le farfalle annegarono… CANDIDA No… I e II FANTASMA (Insieme e ridendo.) Soffocate dal tuo stesso sangue! CANDIDA (Stringendo forte la scatola.) Ho detto di no, ho detto di no… (Ridono ancora.) Lasciatemi le mie farfalle… I FANTASMA E pretendeva… II FANTASMA Che il sole splendesse sempre, e pretendeva… I FANTASMA Che la luna non fosse di carne… e pretendeva… II FANTASMA Pretendeva, povera illusa principessa scalza… I FANTASMA Che i passerotti non morissero mai! CANDIDA (Forte) Bugiarde! Passerotti e farfalle sapevano volare senza sporcarsi! II FANTASMA Finché il guscio non s'infranse e frenò il loro volo. I FANTASMA E fu un martello che schiacciò loro il capo. CANDIDA Un martello. II FANTASMA Divorò anni di silenzio. E fu il caos. CANDIDA Crebbe e non poté più volare… I FANTASMA Torna da me; torna, bambina… Da me non c'è passato. E da me i brutti pensieri si dissolvono… CANDIDA Non si potrà più parlare, mai più… Solo il rumore del martello. II FANTASMA (Musica. Traccia nell'aria un cerchio con la candela accesa.) Torna nell'uovo, dove non esiste mai sangue…
Il I fantasma si mette in piedi, a destra di Candida, il II fantasma a sinistra; entra un uomo giovane, con i capelli bianchi e lunghi, vestito di nero. I Fantasmi lo guardano. Le siede accanto sul letto. La musica sfuma.
CANDIDA Piccoli brividi. La pelle li respira, stanotte. III FANTASMA Brividi informi. Dammela tu, una forma. CANDIDA Sento freddo. Fai di te una coperta… III FANTASMI La mia coperta, come potrebbe bastarti! Non ho coperte per coprire il tuo corpo. CANDIDA E per coprire le colpe degli altri? III FANTASMA Non basterebbero tutte le coperte del mondo. CANDIDA Perché non sono vere le colpe. Buio, freddo, e paura… questo è vero. Vero presente. Ricordi e passato. Vivono attraverso il mio corpo. III FANTASMA Tienili stretti… CANDIDA Non mi appartengono. Eccoli qui, quei demoni che danzano sul mio corpo… sono i ricordi… III FANTASMA Non hai paura di me? Dovresti averne… CANDIDA Sì, ma è come se tu non ci fossi. III FANTASMA Potrei rapirti, potrei portarti via… CANDIDA Io sono già via. III FANTASMA Potrei farti del male… (Tende una mano verso la scatola.) Dammela… avanti… dammela! (Ride.) Sciocca. Tienila pure, cosa vuoi che me ne faccia… possiedo già i tuoi ricordi, non voglio i tuoi sogni infantili. II FANTASMA (Fa un passo vanti.) Ma deve pagare! I FANTASMA Chi la ferì deve pagare. II FANTASMA Non fui certo io a colpirla. I FANTASMA Grido giustizia! III FANTASMA Il presente è il peggiore assassino… (Musica .Pausa. Guarda il secondo fantasma che scoppia a ridere.) perché non puoi nemmeno pensarlo. I FANTASMA Fine! (La musica scompare di colpo.) II FANTASMA L'altalena un tempo era bella. (Si avvia verso la quinta.) I FANTASMA (Seguendola.) E i passerotti danzavano… II FANTASMA E il sole… il sole bruciava… I FANTASMA E corvi neri incrociavano nuvole bianche. CANDIDA Beccavano i rami dell'albero di natale, e le palline cadevano a terra in frantumi… (Apre la scatola ed estrae il vetro.) Frantumi, frantumi… (Sorride.) Eccomi qua… (Lo mostra al III fantasma.) Eccomi… III FANTASMA (Musica. Le afferra il polso, fino a farla gemere, e le prende il frammento.) Il destino non si cambia! Perché vuoi trasformare in un'arma il poco che resta di te… E se non si hanno armi è inutile anche difendersi. I cerchi che ti stringono la testa, la vita è fatta di quelli. Tutti uguali. Sempre! (La fa distendere per terra, poi si siede sopra di lei a gambe divaricate.) CANDIDA Vai via… non sei tu… III FANTASMA Via? (Ride.) Io ti sono dentro! E loro dove sono? E chi sono loro! (Candida piange.) Sono loro, sono loro che sono fuori. E non potranno mai capire il tuo linguaggio, non hanno mai potuto. Non ti ascoltano! Il loro dio è il silenzio; fanno finta di parlare, muovono la bocca, ma sono immersi nel silenzio. Girano intorno ai loro pensieri più intimi, inconfessati… (L'aiuta a rimettersi a letto.) Il paradosso (La musica sfuma.) è che in forme diverse io sarò sempre dentro di te. (La bacia. Esce ridendo. Pausa.) CANDIDA (Apre la scatola spaventata.) Sono ancora qui… Ci sono tutte. Bianche come le nuvole senza corvi… (Musica. Buio totale. Sipario ATTO II
Musica. Si apre il sipario. Luce di mezzogiorno. Entrano il padre e la madre. La musica sfuma.
MADRE Io vado a messa; almeno la domenica… (Indossa cappotto e cappello.) Dovresti venire, ogni tanto, non ti farebbe male. (Fa per uscire.) Ah, dimenticavo: è possibile che mi trattenga più del solito. A più tardi! (Esce in fretta.) PADRE A più tardi… (Si avvicina alla finestra. Candida è a sedere sul letto, prende la scatola, siede nel suo angolo.) CANDIDA Avevo raccolto raggi di luna, e stanotte me li hanno rubati. PADRE ( Bussano alla porta.) E' aperto… (Entra il dottore.) Buongiorno… DOTTORE Buongiorno, e buongiorno anche a te Candida. Sono passato per vedere come sta sua moglie… PADRE Sieda pure dottore. (Pausa. Il dottore si siede.) Mia moglie sta bene. E' andata a messa, strano che non l'abbia incontrata per strada. (Siede anche lui.) DOTTORE Meglio così, evidentemente aveva solo bisogno di riposo. PADRE Posso offrirle qualcosa, un caffè? (Il dottore sta guardando Candida, rannicchiata contro il muro.) Dottore… DOTTORE (Imbarazzato.) Oh, mi scusi… Non voglio niente, grazie. PADRE (Sorride.) Ne è proprio sicuro? DOTTORE Io vorrei… vorrei soltanto… (Scatta in piedi e si avvicina a Candida.) Io vorrei soltanto parlarle! PADRE Non ci riescono tutti i frati di mia moglie con le loro benedizioni, e vuol riuscirci lei? DOTTORE Non io, per carità… Ma lei! A volte l'amore fa miracoli, e si vede che lei ama sua figlia. PADRE (Cambia umore, appoggiando le mani alla tavola.) Si sta divertendo, dottore? (Pausa.) E' tutto così squallido! Mi scusi, non volevo essere scortese, ma quando si parla di certe cose… sono stanco. DOTTORE Io vorrei parlare un po' con lei se permette. (Torna al tavolo e siede di nuovo.) Di Candida. PADRE Cosa vuole sapere… DOTTORE Io me la ricordo, sua figlia. Avrebbe dovuto sposarsi, o almeno così si diceva in giro. Era timida, riservata, ma del tutto normale… PADRE Posso farle una domanda? (Il dottore annuisce.) Da cosa nasce il suo interesse? Non sarà che… DOTTORE La prego! (Si alza.) Mi sta solo a cuore, come tutte le persone che soffrono.(Abbassa gli occhi. A Candida) Avevo una sorella più grande, la portarono via con la forza, non sapevo allora cosa avesse; ma ricordo quei suoi occhi immobili e tristi, persi in chissà quale mondo… Morì qualche anno dopo, io non la rividi più. Si uccise nel reparto psichiatrico di non so quale ospedale. E nessuno me ne parlò mai. PADRE Mi dispiace… è che la vedo così bella… e così fragile. DOTTORE Io credo che possa accadere questo: che un essere umano, per un motivo che a noi sembra del tutto irrilevante, si chiuda in un mondo che appartiene a lui solo, e che possa perdere la chiave di quel piccolo mondo inaccessibile. (Si fa più triste e pensoso.) Può dire delle parole di cui noi non capiamo il senso, ma è perché non conosciamo la chiave di quel linguaggio. PADRE Lei ha letto troppi libri, io non credo che… DOTTORE (Infervorandosi.) Ma non capisce? Forse sua figlia sta solo cercando di dirci qualcosa… (Il padre gli volta le spalle.) Forse è in un luogo sconosciuto, ferma in chissà quale tempo… (Candida si avvicina al dottore.) e forse ci sta parlando proprio del mondo in cui si trova. Magari sta cercando di arrivare fino a noi. Io penso… (Si volta verso Candida, ma se la trova di fronte, in piedi; lei sorride e gli mostra la scatola.) CANDIDA Farfalle… DOTTORE Candida… CANDIDA Non pronunciate il suo nome invano. Sono tutte bianche. Sono… candide! (Ride.) Pensa se un giorno volassero via… DOTTORE Non voleranno se le terrai strette. CANDIDA (Tornando al suo posto.) No, non voleranno. PADRE Dottore, lei le parla come se capisse, come se quello che dice avesse un senso! E non ce l'ha un senso… DOTTORE Eppure, lo sento, non so come ma… lei era qui, con noi. La psicologia, la psichiatria, hanno fatto miracoli… Insomma Candida può migliorare, può crescere e… ed io credo che… PADRE (Interrompendolo, con tenerezza.) Dottore! Lei si illude. Era lei a far finta di esserle accanto. DOTTORE Mi chiedo allora dove si trovi realmente sua figlia, e perché. E anche lei dovrebbe chiederselo. (Il padre abbassa gli occhi. Entra la madre, con il respiro affannato.) MADRE Sono rientrata prima perché… Oh, dottore… DOTTORE Buongiorno signora. MADRE E' passato per me? Sto bene, come può vedere. Mi sono del tutto ripresa. DOTTORE Ne sono felice. PADRE Com'è che sei tornata prima? MADRE La sorella del signor Curaro, si è sentita male, così l'ho accompagnata a casa. DOTTORE Allora, se non ci sono problemi, vi saluto e passerò a vedere come sta. MADRE Già ci lascia…? PADRE (Si alza.) Torni pure domani pomeriggio con calma, dopo le visite. (Lo guarda fisso negli occhi.) DOTTORE A domani allora. PADRE L'accompagno per un po', devo comunque uscire. Tornerò per pranzo. (Escono.) MADRE Candida! Cosa fai! (Candida sta fissando il pavimento; strofina le mani per terra e poi si accarezza.) Candida! CANDIDA Ma era qui, era qui. (Ride.) Il peccato era qui. MADRE Vuoi tornare al tuo posto? Eppure finora sei stata buona, ci scommetto… CANDIDA Non ha rubato le mie farfalle. MADRE Mi hai proprio stufato. Torna a letto, vai a giocare, sparisci. Su tesoro, vai… (Candida esce; si sente chiamare da fuori.) CURARO C'è nessuno? Signora, sono Curaro! MADRE (Avvicinandosi in fretta alla porta.) Entri, prego. Che piacere vederla… Ho accompagnato a casa sua sorella, poco fa, si è sentita poco bene… CURARO Lo so, e volevo ringraziarla. MADRE Non mi dica che il motivo della sua visita si riduce a questo, per così poco… Averla con noi è sempre un piacere, lo sa. CURARO Lo è anche per me. Sebbene rivedere questa casa, a dire il vero, mi turbi un po'. MADRE (Afflitta.) E pensare che abbiamo fatto tutto il possibile. Ma che sbadata sono! Si sieda la prego… CURARO Non riesco a credere che tutto sia perduto (Si toglie il cappello e lo appoggia sul tavolo.). MADRE Sarebbe stata un'unione perfetta. CURARO Sua figlia era così bella! Certo era timida, troppo. Ma era un matrimonio che si sarebbe rivelato utile a entrambi. Sotto ogni aspetto. MADRE Posso offrirle qualcosa? CURARO Non si disturbi, grazie. MADRE E come facevamo a prevedere che sarebbe finita così?! (Piagnucola.) Dopo aver stabilito tutto, in ogni dettaglio… E quando tornò a casa, quella sera, non era più strana del solito, sembrava che tutto fosse andato bene…Ma… è sicuro che non possa offrirle nulla? (Si rallegra.) Ho qui dell'ottimo cherry. (Si avvicina alla credenza.) Io ne prendo un po', mi faccia compagnia… (Torna al tavolo con due bicchieri e li riempie.) Non è un rosso stupendo? CURARO Si direbbe un rubino! (Sorride.) Signora, ma avete mai… considerato l'ipotesi che Candida possa… non dico fingere, questo no, ma… calcare un po' la mano, per contrastarci? MADRE (Si alza di scatto.) Fingere! Quante volte l'ho sperato… a volte ci credo, ma poi… Lo pensavo i primi tempi, soprattutto quando non parlava… adesso parla, sì, ma quello che dice è del tutto privo di senso. A volte, la notte, la sento parlare, urlare, dice legateli, legate quei denti che mi mordono. Questo dice. (Sorride.) Mi dica lei se sono cose sensate… Certo, non è mai stata una ragazza come le altre, ma le avrebbe fatto fare bella figura. Ed era così buona, anche se non è che serva a molto nella vita, però… (Piange.) Ormai chi può guardarla più. CURARO (Le cinge le spalle.) Su, non faccia così. Sono disgrazie. Non sempre tutto va come vorremmo, purtroppo. Anch'io speravo che il suo carattere diventasse più docile, più duttile… anch'io speravo in questo matrimonio, almeno quanto lei signora. MADRE Lei non può capire il dolore di una madre! Questa figlia è un coltello che mi si pianta qui, nel cuore! A volte mi chiedo, Dio mi perdoni, se non fosse mai nata… (Pausa. Rivolta al sig. Curaro.) Sto parlando con lei… CURARO Scusi… pensavo che per me si è fatto proprio tardi. Davvero non posso trattenermi oltre. (Candida appare per metà; resta ferma.) MADRE Aspetti… (Candida entra nel silenzio generale, con la scatola stretta al petto. Cammina rasentando i muri, con gli occhi bassi e sospettosi. Si ferma di fronte a Curaro. Alza piano la testa, poi sputa per terra. Siede per terra, in un angolo della stanza.) Dio santo, Candida! (Confusa.) La scusi, oddio la scusi. Sì forse è meglio che se ne vada. Mi chiedo dove abbiamo sbagliato, per essere arrivati a questo punto. CURARO Ripasserò presto, signora, non tema. Poter vedere sua figlia è ancora un piacere per me… MADRE Oh, lei è troppo buono! CURARO Figurarsi.. beh, arrivederci. (Esce. Fuori scena.) E non dimentichi di salutare suo marito da parte mia… MADRE Senz'altro… (Tra sé.) senz'altro. (A Candida.) Vuoi smettere di startene lì? Mi dai noia. Hai sentito? (Urlando e squotendole le spalle.) Hai sentito o no, eh? (Candida alza la testa, sorride. La madre la butta per terra, dove resterà immobile a faccia in giù.) Se solo non ci fosse tuo padre! In manicomio, ti farei rinchiudere! CANDIDA (Si mette a sedere, fissa uno sguardo freddo su sua madre.) Verrà un giorno benedetto, mamma, in cui i manicomi saranno chiusi. (La madre resta impietrita. Entra il padre e si ferma davanti al tavolo.) PADRE Bicchieri, un cappello… Vedo che abbiamo avuto visite. MADRE Sì, il signor Curaro; è passato per ringraziarmi, ti saluta. PADRE Quante volte ti ho detto che non lo voglio in casa mia… (Guarda Candida.) Disgraziata! Non dirmi che lei era qui! MADRE Ci è venuta, di sua spontanea volontà. Ancora non hai imparato a tenere per te le domande inutili. Quando imparerai che spesso, il silenzio, è la cosa migliore? CANDIDA Passerotti e farfalle fanno amicizia… E troppe cure fanno male. MADRE Ricomincia! PADRE Lasciala stare, no? che noia ti dà… MADRE Tu! Non puoi fare a meno di difenderla, vero? CANDIDA (Apre le braccia a croce.) Un passerotto che vola, felice… Legato… Crocifisso! MADRE (A Candida.) Falla finita. PADRE Falla finita tu, sciagurata! Tutto perché volevi recuperare chissà cosa… le tue illusioni, forse. Ma non ti rendi conto che l'hai rovinata… perché prima, prima, non era così…. MADRE Quello che ho fatto l'ho fatto insieme a te, ricordi? Io volevo solo il meglio per Candida, e il meglio era lui. PADRE Tu sapevi benissimo cosa lui… E ti illudevi, anche, che l'avrebbe sposata! MADRE Taci! Voleva solo un po' di calore, che c'è di male, non tutti gli uomini sono freddi come te! E certo che l'avrebbe sposata! E' un uomo, con i suoi desideri e le sue esigenze… e allora? Tua figlia avrebbe dovuto essere solo un po' più affettuosa, invece era sempre scorbutica, distante… E tu, volevi mandare tutto all'aria… Le avrebbe fatto bene imparare un po' di buone maniere… non saremmo arrivati a questo punto. PADRE E del confessore? Che mi dici di lui… Hai fatto in modo che la plagiasse, hai usato le sue paure, le sue debolezze… E potrei giurare che anche lui si è preso il suo bel contentino. MADRE Andiamo, che vuoi che abbia fatto! In fondo, poi, è un uomo anche lui. PADRE Confrontandoti con Candida, mi chiedo che di voi due sia la pazza. MADRE Non ti permettere nemmeno di fare certi paragoni! PADRE Non permetterti tu, di parlare così. Hai fatto in modo che facesse di Candida un fantoccio, che approfittasse della sua fragilità, di quei sensi di colpa che tu le avevi inculcato… Vigliacca! Hai lasciato che la spingesse tra le braccia di quell'uomo, ben sapendo che tra loro non c'era il minimo affetto. Ma che importanza poteva avere questo per te? Basta che tu sia al centro di tutto, il resto non conta. E pensare che proprio per te Candida lo ha fatto, per non perdere il tuo affetto… tutta la vita ha lottato per avere il tuo amore. Ma quale amore! E che ne sai tu, se alla fine lei ha accettato, o se non ha subito! MADRE Inutile ripeterti perché l'ho fatto. Era bene che superasse certi suoi problemi. PADRE Ora che l'hai rovinata… ora che li ha superati, i suoi problemi… Via di qui! (Più forte.) Subito! MADRE (Si riempie un bicchiere di liquore.) Sì… era una soluzione a cui pensavo da tempo. E sono felice, mio caro, che ci siamo giunti così, di comune accordo! (Si sistema i capelli.) Potresti tornare a casa tua, no? PADRE Era questa, casa mia. CANDIDA Senza età, senza età! Farfalle rubate, uccise… Volavano, ali di sangue… bianche… e non sapevano… MADRE (Guardandosi intorno.) Credo che farò risistemare la casa. Cambierò i mobili, e farò togliere quei cipressi, in giardino… sì… Ah, vuoi che prepari le vostre valige? Non posso, accidenti. La sorella del signor Curaro, capisci? E' giusto che le faccia un po' di compagnia. (Si veste in fretta.) Sicuramente tornerò per cena! E se non dovessimo rivederci… Ciao, a tutti e due. (Esce.) PADRE Non è possibile… mio Dio com'è possibile… (A Candida, mentre indossa il cappello.) Vado a chiamare il dottore, inizio a credere che tutti quei suoi discorsi possano aiutarti, non aspetterò domani, gli spiegherò tutto. Vedrai, ci aiuterà… Troveremo un modo. Torno prima che posso, promesso. (Candida sorride, mentre il padre esce.) CANDIDA (Canta.) Sole spaccato nel cielo affogato sangue di luna strappa le rose una per una… Giro giro tondo casca il mondo casca la terra tutti sotto terra! (Mette la scatola di fianco a sé.) Giro giro tondo… (Si guarda intorno e si alza.) Gli scarafaggi sono morti… Farfalle che volano… No, non scapperanno! (Si sente bussare. Entra il signor Curaro.) CURARO Bene bene! Voglio solo riprendermi il cappello, tranquilla. (Si siede e accende una sigaretta.) Permetti che mi versi da bere? E così sei qui da sola… Non sai che per le belle bambine è pericoloso starsene da sole? (Candida siede sul letto, si accorge che non ha la scatola, vi punta lo sguardo terrorizzata. Curaro se ne accorge.) Ma guarda… (Si alza e si avvicina alla scatola.) Cosa ci sarà mai qui dentro? (Facendole una carezza.) Vuoi dirmelo tu, cosa c'è dentro? CANDIDA No! CURARO No? Allora vediamo un po'… Forse conservi gelosamente un ricordo di me? (La prende e la apre lentamente. Ride sguaiatamente.) Ma guarda… è vuota… (Musica) CANDIDA No! No! CURARO E' vuota, ti dico, proprio come la tua testa. (Ride.) Chissà che ci vedi tu. Sei diventata ancora più stupida. CANDIDA Perché continui a sporcare di sangue la mia luna… (Curaro si volta e si getta su Candida. La violenta. Si alza. Si aggiusta i vestiti, e aggiusta quelli di Candida. Candida resta immobile.) CURARO Un po' per volta, un po' per volta… Alla prossima, Candida… perché ti ho presa, mica ti ho avuta! Stai certa che tornerò… (Le accarezza una guancia, prende il cappello ed esce.) CANDIDA La notte nera soffoca e protegge… protegge. Protegge. (Entrano le ombre. Sono tre donne vestite di nero, pallide, con i capelli sciolti. Musica evocativa. Fanno dei giri intorno a Candida, lentamente.) I OMBRA Un cuore annega nel buio. E' dolore. Rantola. Rotolano via i resti di un respiro dissanguato. E geme. II OMBRA Geme. III OMBRA Geme. II OMBRA Ci sguazza nel buio. Si protegge. Si direbbe quasi… la vergogna di un peccato. III OMBRA Annega. E muore nel buio. Intrappolato in catene di pensieri. Catene interminabili e indissolubili, come il rimorso. Piange. Ultime parole. I OMBRA Una ferita nel ventre. Denti aguzzi di acciaio affettano la carne soda. Carne da macello. Giovani mucche all'asta. (Ride.) Spuntano fuori uccellini morti. Putrefatti. E non si ride più. II OMBRA Pensieri intrappolati come mosche nel miele. Trappole dolcissime, lo sai? O non ti rendi conto, forse. Eppure, tutto è così scontato! Ma la mente è cieca quando il cuore è ferito, si sa. III OMBRA Immagina… I OMBRA Il buio! II OMBRA Il buio, nella stanza. Dove nessuno ti vede. Nessuno. III OMBRA Immagina un nastro di seta rossa. Una gola bianca… e si stringe, all'improvviso. Tagliando il respiro. I OMBRA Un collo esile… II OMBRA Tenero… III OMBRA Mi strinsi. Ora gemo. I OMBRA E piango. II OMBRA Rido! Il peccato, ricorda, non ha mai lo sguardo che vorremmo. III OMBRA Non so pensarlo questo. I pensieri mi stringono… I OMBRA Il dolore è il pane del rimorso. II OMBRA Credeva di poter dimenticare… I OMBRA Lei credeva nel sole, anche di notte. Un salice troppo fragile nella tempesta. III OMBRA Credeva nel silenzio contro il silenzio. II OMBRA Tutta colpa delle tue visite. Quante volte è venuto a trovarti? Quante volte sono venuto io? Quante volte ti ho sorriso? I OMBRA Quante volte ti sono entrato dentro, agganciandomi al tuo ventre? I, II, III OMBRA Cattiva! II OMBRA Ci hai respinto, scacciato! Facevamo parte di te, eravamo te, e tu ci hai dimenticato! III OMBRA Ti sei servita di noi. I OMBRA Volevi proteggerti? III OMBRA Quale dei tuoi pensieri è più vero? I OMBRA Il dolore, è una costante. II OMBRA Il peccato, è uno squarcio nelle tela dei giorni. III OMBRA Il rimorso, la somma di tutti i pensieri. (Musica. Si mettono in fila davanti a Candida, a capo chino.) I OMBRA Niente è uguale a prima. III OMBRA Niente sarà uguale a prima. II OMBRA La tentazione soltanto… I OMBRA E il dolore… III OMBRA E il rimorso… II OMBRA Chissà da dove nascono le lacrime.. (Escono lentamente. La musica sfuma Buio. Luce rossa.) CANDIDA La luna si è tinta di sangue, e stavolta niente può lavarlo… (Prende la scatola e la apre. Urla.) No, no… (La butta per terra, la calpesta, la prende in mano e straccia. Musica. Requiem di Mozart. Introitus. Si guarda le mani.) Sono volate via… e hanno lasciato sangue… sangue dappertutto… Mi soffoca… Il vestito, il vestito era bianco, e le farfalle… E la terra è rossa. Non se ne andrà più. Scorrerà a fiumi, allagherà i letti. E le lenzuola pulite potremo darle ai porci! Ma nemmeno loro le vorranno, nemmeno i maiali! (Si inginocchia e stringe a sé ciò che resta della scatola. La musica sfuma. Si dondola e canta.) La luna è rossa, la terra è blu, il cielo scompare e non canta più. La terra è rossa, la luna è morta… (Parlato) La luna è morta, è morta… (Entrano il padre e il dottore.) Non entrate! (Si fermano, guardandosi.) Non avvicinatevi, per favore… Il sangue vi sporcherà, macchierà i vostri abiti e le vostre mani. Io ne sono piena, ma voi… Non dovete, non dovete! La luna è morta, è morta… PADRE Candida, ho chiamato il dottore, ce ne andremo e lui ci aiuterà… CANDIDA Non sono Candida… (Il padre le si avvicina.) Stai lontano, non mi toccare! Le farfalle sono tutte morte. Lui ha strappato loro le ali, lui le ha uccise. Ha strappato le mie ali… Io non sono Candida… le ha strappate e ci ha lasciato un buco. Come prima, come prima! Erano bianche, come i bambini e le nuvole… (Piange sempre più forte.) La notte è un buco. PADRE Santo cielo Candida. (L'abbraccia ma lei si agita sempre più.) CANDIDA La notte, la notte… (Il dottore le fa un'iniezione, e Candida si calma, lentamente.) La luna è come me. (Cade inerte tra le braccia del dottore.) PADRE La faremo tornare come prima, non è vero dottore? (La luce diventa sempre più bianca e accecante.) Come prima, vero dottore? Come prima, come prima… (Pergolesi, Stabat Mater. Sipario.) FINE ROSE
di Barbara Cantelli
La cosa che amo di più, a maggio, sono le rose. Il loro profumo è così dolce… non ti lasciano mai sola; ti allontani, e il loro profumo è sempre lì… Quando ero piccola coglievo tanti petali e poi ne facevo un tappeto; petali di tutti i colori. Oppure li lanciavo in aria, in modo che mi ricadessero addosso. C'era un tipo di rose rosse, però, che non ho mai avuto il coraggio di toccare.
V1- Il rosso dei suoi petali è molto scuro, sfuma fino a diventare blu, viola… in alcuni punti quasi nero…
V2- Li accarezzi e ti sembrano di velluto.
V1- E il loro profumo non è solamente dolce; è più forte, più penetrante. Ti entra nel cuore e ti resta nel cervello.
V2- Ma no, no… è il colore soprattutto… un colore così denso, e scivoloso…
V1- Diresti che sia sangue.
V2- Sangue sul punto di sciogliersi.
A me nessuno le ha mai regalate le rose. E quelle io non le toccavo, ma le altre, le strappavo apposta. Poi mi divertivo a vederle morire, ci passavo il tempo. Eppure le avrei desiderate, e tanto anche…
V1- Se qualcuno ti ama ti manda sempre un mazzo di rose rosse, dicevano i grandi tra loro.
V2- Tra loro, i grandi dicevano che senza amore non c'è vita; che l'amore è la vita…
Io le ho aspettate, le rose. Le ho aspettate sempre, nel grande inverno. Le aspettavo sotto la pioggia, la neve, sotto il vento, sepolta dalle foglie morte. Le aspettavo mentre mi spegnevo, in attesa della vita. Un giorno vidi seminare dei fiori e fu allora che capii… Tutto mi fu chiaro, improvvisamente. La vita è un seme, racchiuso dentro di me. Sta al caldo e palpita, e cresce. Il seme, sì, il seme è questo sangue che corre, che preme per uscire! La colpa era solo mia se fino a quel momento non avevo mai avuto né vita né amore… Cercarla dentro, la vita, dentro di me, perché nessuno, nessuno può darmela! Era lì, e chiedeva solo di poter nascere, uscire, inondare il mio giardino; in un atto, in un supremo atto d'amore verso me stessa, che finalmente avevo scoperto. Le vidi. Le ebbi finalmente tutte per me, le mie rose… Ma loro sono crudeli… Sono degli assassini…
V1- E si vestono di bianco per sembrare angeli…
V2- Quelli che dicono di amarti sanno essere i più crudeli. Mi hanno portata qui. Qui starai bene, dicono. Qui c'è calore, c'è cibo, c'è anche un giardino… Una piazzetta di cemento con due alberi e un filo spinato loro hanno il coraggio di chiamarlo giardino! Qui, dicono, non ci sono pericoli. Le mie rose, me le hanno strappate via; cancellate, con un colpo di spugna. Qui è tutto grigio… grigio, grigio! Persino la luce della lampadina mi sembra grigia. Hanno voluto uccidermi di nuovo. Assassini! (piange) Hanno voluto rinchiudere la vita dentro di me, l'hanno imprigionata, ma se non si libera come farà a realizzarsi… Io voglio vivere. Io voglio vivere! E' per questo che… (estrae una lametta) No, non ce la faranno. Io voglio uscire da questa morte imposta. Voglio che la mia vita sia una danza, che zampilli in una fontana… (guarda la lama che brilla in controluce) Com'è bella! Sembra una specchio. Finalmente uno specchio in cui mi riconosco… (sorridendo si fa dei tagli sul viso, poi si taglia le vene) Ecco, ecco il mio prato, il mio giardino, le mie rose… Rose rosse solo per me, ancora, per sempre. Rose che posso cogliere, di cui posso vestirmi… (lentamente V1 e V2 si alzano e si allontanano) Le rose che ho sempre aspettato… (senza guardarle) No, dove andate… non andate via, non andate via… (continua a balbettare e sviene)
IL COMPLEANNO
di
Barbara Cantelli
Dicono che ho vent'anni. Loro, lo dicono. Oggi, domenica; oggi che è giugno, giorno del mio compleanno. Anche allora era lo stesso giorno. Mi guardo allo specchio, e se penso a quello che loro sostengono… mi viene da ridere. Vent'anni! Settanta, forse; per tutto quello che ho dentro e che è più grande di me. E per tutte le rughe che ho dentro, come fiumi in piena mai straripati. Per il peso che mi porto, da secoli, sulla schiena. Cammina per bene, gridano, stai dritta! Non sentono, non sentono questo peso infame… Tira fuori quelle mani dalle tasche, dicono. Non vedono, non sanno… Guardaci negli occhi, quando parli! Se solo ce li avessi, gli occhi per sostenere i loro sguardi. Non sanno, non sanno che la vergogna acceca. E non stare sempre zitta, ce l'hai la bocca no? non sanno, non vedono che è piena di una cosa indecente. Cucita, per non farla più passare. E non sanno che il voto di silenzio va rispettato. O quattro. Quattro anni, forse. Per tutto quello che dentro di me è rimasto come allora. Per tutto quello che avrebbe potuto esserci; ed è stato strappato. Per tutto quello che nel silenzio mi è stato tolto. Che forse per il silenzio mi è stato tolto. Quel giorno. Da quel giorno. Ora e sempre. Quattro anni a giugno. Di domenica. Papà portami al mare per favore, voglio giocare con l'acqua e fare castelli di sabbia per favore portami, papà portami… Non c'era bisogno che pregassi tanto. Mi ci portarono, al mare. Bel compleanno pensavo, bello, il più bello… E lo era. Il sole era già caldo, e il mare… Ho sempre amato il mare. Mi commuove. E' come una grande ferita della terra. Che grida giustizia, che grida dolore, che canta la sua pace. Mamma, posso andare da sola a camminare? Vuoi fare come i grandi tesoro? E ridevo. Sì, come i grandi. Non allontanarti troppo. E ridevo. Sì mamma, non succede niente. Niente. E ridevo. Ridevo, io. Mi fermai lungo la riva a fare un castello. Bellissimo, come quello delle fate. O delle streghe. Ridevo. Del sole così bello. Della sabbia così calda. Delle onde che mi spruzzavano e poi scappavano. Un'ombra improvvisa accanto a me, su di me, che mi fagocitava. Giochiamo che anch'io faccio un castello, disse. E giocammo. E anche se le sue mani erano troppo grandi e lo buttavano sempre giù, rideva. Rideva, lui, e i suoi denti gialli contrastavano con l'ombra del sole che mi aveva tolto. Giochiamo che ci facciamo gli spruzzi. E mi prese in braccio, e giocò. Giochiamo al solletico. Giocò, lui. E ora giochiamo io con te. Ma non giocò. Non giocò e giochiamo che tu sei muta e non puoi parlare non puoi dire niente, da ora e sempre… Non dire niente, zitta. Ferma e zitta. Mi prese la testa tra le mani. Soffoco, soffoco… ferma e zitta. Non era finita, no. Mosca cieca pensavo, mosca cieca. Occhi chiusi mosca cieca. Una piccola mosca chiusa in un barattolo che sbatte sul vetro bevendosi l'ultima goccia d'aria. Non era finita. Tra le mani. Non era finita. L'ultimo giochino dai… mani grosse, troppo grosse. E fa male, fa male… su di me. A mangiarmi. A cercare chissà cosa. Ferma e zitta… sopra di me. E un dolore che non ho mai smesso di sentire da allora. Una grata tra me e gli altri. Un luogo senza incontro. Una ferita che nessuno può vedere. Posso stare zitta. Non posso mentire. Ma nemmeno vorrei che sapessero, che vedessero. E allora che gridino pure; mi rinfaccino pure i miei vent'anni. Una ferita che mi divora. Come il mare, che ogni giorno si mangia un po' di sabbia. Un buco pieno di silenzio. Ed io, come il mare, sempre aperta. Ferma e zitta. E silenzio. Ferma e zitta ferma e zitta. E silenzio. Silenzio… ferma… silenzio… e zitta… silenzio… Silenzio.
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