ARTISTI LABIRINTISTI

TEATRO NEL LABIRINTO

 

 

  ANTONELLA IACOLI

Dello stesso autore

 NARRATIVA PITTURA POESIA                     

 

Antonella Iacoli è a Modena. Laurea in giurisprudenza, pittrice e scrittrice. Nel settore racconti sono risultata vincitrice Fiorino 2005, finalista Loria 2006 e “La folle stagione” 2006, finalista per la fantascienza N.A.S.F.3 2007 N.A.S.F.4 2008 e Braviautori.it 2008, finalista Inedto anziano 2008, 2° premio a Le affinnità elettive 2008, segnalata Crispano 2008. Nel settore pittura: 2° premio Inedito anziano 2006, finalista Inedito anziano 2007
 
" I miei personaggi respirano e si sovrappongono accartocciati in affetti umiliati e umilianti. Ognuno è parte della frustrazione circolare dell’altro e non sa più uscirne. Formano le spine del loro recinto con gli aghi del pensiero e della voce. La solitudine è il loro cibo, la sensualità l’unico mezzo di scambio. Implodono come fuochi artificiali abortiti su uno sfondo nero. Sono dominati dal terrore d’essere abbandonati. Per questo restano schiavi, le donne di progetti insensati, gli uomini di rapporti sostitutivi. A causa della tensione che li schiaccia hanno spesso strane febbri e svenimenti o difficoltà nel parlare. Non guariranno mai dal dramma antropocentrico, soltanto qualcuno potrà talvolta attraverso la consapevolezza dei propri bisogni, strappata a caro prezzo, riemergere temporaneamente dal caos (Antonella Iacoli)".
 
L’OTTAVO GIORNO
 
Personaggi
 
Harry un dottore di trent’anni
Jack un capitano di nave di cinquant’anni
May una musicista di quarant’anni
 
Due poltrone vuote e sotto una finestra rotonda un tavolo con bottiglie e bicchieri. Irrompe Harry inseguito dal suono di una sirena da nave.  
Harry(levandosi la giacca e gettandola a terra con dispetto) -Neanche in discussione! Neanche in discussione ha detto invece questa volta lo pianto com’è vero Dio! Basta basta si diventa matti con papà. Si diventa matti ad aspettare che ritorni e quando lo svesto ci vogliono ore, ha quel pudore che fa diventare scemi, proprio, mi guarda con quegli occhi da matto e dice perché non sei a letto! Perché ho perso il sonno a chiedermi dove sei finito vecchio ingrato ecco perché, a domandarmi con chi hai parlato dei tuoi fantasmi e se ti solleverai mai dagli abissi per riconoscermi. Sono io, io! Mi dà del lei certe sere, m’allontana con la mano come con i servi. Che strazio. C’era qualcosa di storto, proprio storto, a colazione, non m’ha messo lo zucchero sui cornflakes e neanche una parola sull’andare a pesca, con chi ci devo andare se ci ha passato una vita in mare, dita di corallo e cervello d’ottone come la campana che sta a prua. Non è colpa mia, mia, se non ho fatto la guerra!-. Si guarda intorno. -Scusa tanto sai se non ho mai preso a cannonate i tedeschi. Neanche in discussione!-.  
Entra May con un grosso pacco in braccio.
May -Con chi parli tesoro?-.
Harry si gira, si risistema i capelli. -Con mio padre-.
May -Vi siete sentiti? Che bella notizia-.
Harry -Ma no volevo dire Jack-.
May posa il pacco sulla poltrona.
May -Non preoccuparti gli passerà al bar-.
Harry -No guarda non aprono fino a stasera-.
May -Sa sempre come fare per rimediare un po’ di stordimento. Ha un’amica con un bungalow giù alla spiaggia. Una della troupe, capisci, girano il film sull’isola-.
Harry -Ha cosa?-. Si tappa le orecchie con le mani. -Non voglio sapere dove va-.
May -Non fare il bambino-.
Harry -Immagino sia la sua natura che ha bisogno di consenso e poi neanche si regge in piedi, parleranno di temporali e di venti equatoriali non è così May?-. Si asciuga gli occhi con la manica della camicia. -Le donne gli fanno l’effetto del seltz, rinfrescante. Nessuno può amarlo come me. Nessuno. Guardami, credi che non vorrà più adottarmi?-.
May -Vorrà cosa?-.
Harry -Non può averlo detto per dire-.
May -Tesoro se fossi in te non ci conterei. Capace d’averlo già scordato. Si dicono tante cose quando s’è bevuto. Ha i suoi fantasmi che lo schiacciano. La tua guancia non è più rossa-.
Harry la tocca. -S’è girato con tutta la forza. La mano calda come un guanto. Parto domani e vedremo se sopravvive!-.
May -Non ho mai sentito di nessuno che se ne va di casa perché litiga con l’ospite all’ora di colazione-.
Harry -Questa è la vostra casa, non la mia-.
May -Sciocchezze. Ti considera il suo delfino-.
Harry(urlando) -Una spettanza vorrai dire! Un frutto che può spremere a piacere prima che maturi e dal momento che adesso sono un uomo non può neanche sopportarlo-.
Il suono della sirena.
May -Dov’è Harry chiede sempre appena sveglio. Gli apro le imposte. Una vecchia abitudine sai-.
Harry -Non mi piace-.
May -Lo farò ugualmente-.
Harry -Che cosa, il bambino?-.
May(scandalizzata) -Harry!-.
Harry -Se non sono bastati cinque… scusa sai ma farli passare per miei non è stata una grande idea, non sono mica prodotti da supermercato che scorrono sul tapis roulant con il loro codice a barra e chi s’è visto s’è visto, sembrano piccoli giudici senza toga e non mi ricordano più tanto Jack ormai ma te. Piccoli giudici musicali. Ah non starmi ad ascoltare. Mi ha scombussolato tutto. Per forza-.
May -Sei sicuro di star bene, sei pallido-.
Harry -I muscoli gli fanno un male cane, l’umidità dei mari, gli ho prescritto antinfiammatori che da solo non prende. Harry chiama con quella voce da tiranno in agonia, e io corro-.
May -Sarai un ottimo padre vedrai-.  
Harry -Che? Aspetta un momento non sono pronto, non lo sarò mai credo. Pronto per uno con trent’anni di meno? Io voglio parlare a un tizio che il mondo l’ha già visto tutto e poi che gli direi, hai sbagliato secolo, torna più tardi? Ho la specializzazione, non hai sentito? Specializzazione in malattie tropicali. Avevi promesso d’aiutarmi e invece te ne stavi lì a bere il te senza dire niente!-.
May -A lui non piacevano. Non sapeva che farsene dei figli-.
Harry -Non mi mollerà mai questo lo puoi immaginare da te. Mica mi deve mollare d’altronde. E poi, poi non troverei più il coraggio di guardarlo in faccia se davvero noi due…-.
May -Li rimetteva giù come se avessero la peste-.
Harry -Senti scordati il bambino-.
May -Non mi meraviglio che t’ha dato lo schiaffo-.
Harry -Non voglio fare niente che l’offenda. Niente di niente-.
May -Qualcuno li deve pure educare i giovani per farli uscire dalla vigliaccheria. Jack aveva i suoi difetti ma sapeva trattare i cadetti, una volta ne buttò in mare uno particolarmente arrogante e da quel momento nessuno fiatò più-.
Harry -Dì, ti sembra incoraggiante? Se prova a farlo lo trascino giù così li raggiunge davvero i suoi cadaveri. Io che conto eh? Eh? Sempre a dirmi di no-. Si lascia cadere nella poltrona libera e allunga le gambe sui braccioli. -Si crogiola nella disfatta, deve morirci qui dentro con me nella fossa. Lo sai perch’è tornato? M’ha scritto una lettera, una cosa che mai nessuno… oh in tutta la mia vita… certe cose malinconiche e struggenti che lasciano di sale-.  
May(distraendosi, a se stessa) -Sono una donna sola-.
Harry -Proprio di sale. Allora l’ho chiamato, papà gli ho detto papà lascia perdere tutto, cioè quel niente che ha perché vive senza comfort, e vieni a stare da noi per un po’, un cambiamento ti farà bene. Non chiede mai dei ragazzi-.
May -Per questo lo lasciai prima che morissero di fame-.

(continua....................)
 

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