MANIFESTO DEL LABIRINTISMO PSICOLOGICO
PSICOICONA MANIFESTO DEL LABIRINTISMO
         

Labirintismo. Un nome che evoca vertigini, quella sensazione di stordimento e perdita di equilibrio. Cerchi concentrici che ti si riversano addosso fino a soffocarti. Come gli anelli che certe tribù mettono al collo delle loro donne. Una sofferenza vicina alla follia. La follia in senso clinico intendo. C'è poi la follia dei poeti, degli artisti. Quella da cui tutto sommato è possibile uscire. E  se ne esce creando. L'arte è la sola via per uscire dai labirinti della sofferenza. Arte a 36 gradi. S Ma basta poco. Un tatto sfocato sulla carta. O un flebile suono che si distacca dal rumore quotidiano. Ed ecco un filo a cui attaccarsi per risalire le sabbie mobili. Si comunica.... E' arte.                                   

Psicologa dr.ssa Barbara Cantelli

 
Il labirintismo non è solo una corrente artistico-letteraria, ma è un modo di concepire la vita attraverso l’arte. Dato che l’uomo moderno si è inevitabilmente arroccato nel proprio labirinto interiore, impastoiato dal male di vivere, l'arte deve porsi come mezzo conoscitivo e terapeutico per far uscire l’io dal labirinto. Lo scrittore, il poeta, l’artista e l’uomo comune sono ormai schizoidi e dissociati, irresoluti "Ulisse", incalzati dai propri sommovimenti interiori. E’ la "deiezione dell’esserci" a porre l’uomo in una prospettiva priva di referenti fisici e possibilisti, in un’attesa stagnante ed anulare, incarnazione di un’esistenza perennemente delusa, le cui dimensioni spazio-temporali conducono irridentemente al nulla. La solitudine e l’incomunicabilità rendono l’uomo moderno monade: rispetto al tempo cronologico o tempo di produttività, l’arte deve rivolgersi all’istante dalla coscienza.
La vita è, infatti, un mondo chiuso, anulare e delirante fra i ricordi, oppresso da un senso di clausura che nasce dall’isolamento e dallo spazio ambiguo che viene percepito come qualcosa di soffocante in cui l’orizzonte, inoltre, appare sull’orlo di due voragini, quella del dedalo esterno (o mondo), quella del dedalo interno (o io).
La perdita della superficie affronta l’ineluttabilità della morte soppesando incommensurabilmente l’io e la propria esistenza, sorpresi a rischiarare debolmente gli effetti del caos e della contraddizione, impenetrabili testimoni del reale.
Se il mondo è un magma assurdo, informe e contraddittorio, per l’estrema illogicità degli eventi a cui l’uomo è sottoposto, in sostanza la Weltaschauung del Labirintismo propone l’avventura del labirinto che diviene la storia di chi torna a galla dal dedalo della personalità e diviene consapevole del proprio inconscio.
Solo chi conosce e libera l’inconscio dal labirinto, abbandona il pecorismo ideologico. Chi non ferma la propria vita, adottando maschere per esorcizzare il dolore, intuisce ed accetta che l'esistenza è un nodo gordiano senza testa né coda. Scoprire il cammino liberatorio che conduce all'uscita dal labirinto significa conoscere anche il percorso che porta al centro che simboleggia l'unità assoluta e l'emancipazione dell'Es.
Il Labirintismo è una visione della vita attraverso l’arte, che deve liberare l’uomo dalla dominanza del proprio Super-io.
Il Labirintismo è una corrente in fieri che attende l’apporto di poeti, scrittori, pittori, artisti, fotografi e attori che esprimano attraverso l’arte la redenzione dal labirinto.
L'arte è il filo d'Arianna che permette l'esodo dal labirinto.

prof. Massimiliano Badiali

 

Leggendo il “Manifesto del Labirintismo”, ho apprezzato questo movimento che rispecchia la mia idea di una realtà (quella contemporanea) che porta l’uomo di quest’epoca a sentirsi sempre più solo, incompreso, ansioso e depresso.

Una realtà che si manifesta nell’arte e in autori come Baudelaire, Leopardi, Foscolo, ecc. che parlano di sé, ma parlano di una situazione tipica dell’uomo contemporaneo.

Esiste, a mio parere, una certa inadeguatezza sempre più ampia, profonda e grave tra i nostri saperi disgiunti, frazionati, suddivisi in discipline da una parte, e realtà o problemi sempre più trasversali, multidimensionali, transnazionali, globali e planetari dall’altra.

Di fatto la realtà odierna, sempre più iperspecializzata nei suoi saperi (artistici, letterari, psicologici, ecc.), e ciò impedisce di vedere il globale tanto quanto l’essenziale.

La ricerca in psicologia, oggi, ha il problema di non poter studiare tutti i problemi particolari per renderli globali. Sempre di più, i problemi particolari possono essere posti e pensati in maniera corretta solo se visti all’interno del proprio contesto, che al contempo deve essere posto sempre nel contesto planetario.

La sfida moderna dell’uomo che vive in un “labirinto”, che è la realtà nella sua complessità, è riuscire a comprendere la complessità stessa che è originata dall’inseparabilità delle diverse componenti che costituiscono il tutto. Bisogna capire che la psicologia è inevitabilmente legata alla sociologia, all’affettività, alla mitologia, ecc.; e tutte queste discipline sono tra loro legate come a formare una rete o una ragnatela simbolica. Si viene così a creare un tessuto interdipendente, interattivo e inter-retroattivo fra le singole discipline (psicologia, sociologia, arte, letteratura, ecc.) e il tutto; ma anche viceversa, il tutto è legato alle singole discipline.

Il “nuovo pensiero”, quello dell’uomo chiuso in questo labirinto, nel quale cerca di orientarsi, è quello di pensare il problema contestualizzandolo e organizzandolo in base alle informazioni di cui si arriva a disporre.

Ciò significa che esprimere il proprio mal’essere, il senso di solitudine e il sentirsi perso si realizza in maniera pratica nell’arte, come espressione del proprio stato d’animo, ma a questa espressione è legata una visione psicologica, un’analisi introspettiva che riguarda l’Io della persona all’interno di una realtà sociale in un determinato tempo e una specifica cultura.

Questa è la mia idea, espressa in poche righe, del perché vorrei partecipare attivamente, e scrivere, per il movimento del Labirintismo.

dr. Angelo Franchitto

 
Il Labirintismo riconosce come suoi fondamenti ideologico-filosofici:
·    la teoria della relatività di Einstein, per cui diviene fondamentale il dittico dell’hic et nunc in quanto spazio e tempo non sono che concetti relativi e per di più convenzionali,
·    il principio di incertezza o indeterminazione di Heisenberg, per cui cade la legge causa-effetto,
·    la teoria del caos, per cui c’è una continuità e complementarità tra ordine e disordine, c’è un continuum tra equilibrio e disequilibrio,
·    il teorema di incompletezza di Gödel, per cui esistono problemi irrisolvibili scientificamente,
·    l’ologramma di Gabor, per cui il tutto è nella parte e viceversa, così come ogni cellula del nostro corpo contiene in sé le informazioni di tutto l’organismo,
·    l’effetto farfalla di Lorenz, per cui anche la più piccola e apparentemente insignificante causa può portare a enormi cambiamenti,
·    il paradosso di Bohr, per cui ogni fenomeno è costituito da infinite interzioni che è impossibile calcolare
Tali principi filosofici labirintisti hanno rimesso in discussione tutti gli ipse dixit, le certezze della conoscenza scientifica e hanno evidenziato che la verità assoluta non esiste, la relatività ha soppiantato l’assoluto, non può esserci nessun a-priori e nessun dogmatismo.

prof. Massimiliano Badiali- dr.ssa Anna Laura Fani

A mio avviso, iI tema del Labirinto è quanto di più affascinante e una fonte inesauribile di speculazioni iniziatiche ed esoteriche. Di questo  archetipo, infatti, sono state date le interpretazioni più varie e disparate in ogni campo, dalla filosofia alla psicologia, dalla psicanalisi alla pittura, dall'architettura alla scultura. Il labirinto risveglia nel nostro inconscio individuale quelle esperienze collettive ancestrali. Esso è sincresi e eidon di un mondo di immagini: è un "deposito della memoria, un engramma, derivato dalla condensazione di innumerevoli esperienze similari che lasciano nel nostro subconscio delle tracce profonde che sì concretizzano in predisposizioni latenti, capaci di guidare la nostra visione del mondo, o., quanto meno, di influenzare i nostri rapporti con il mondo - come dice Jung- quale espressione psichica di una tendenza naturale anatomicamente e fisiologicamente determinata" . Il Labirintismo è lo spazio di interazione dove il Labirinto nasce e muore è il punto zero di sintesi

                                                                                                          rag. Rolando Badiali

Nel vasto Labirinto dei più reconditi pensieri, numerose ed articolate sono le strade in cui districarsi per arrivare a colmare il vuoto, che l’anima inquieta urla, quando ha di sete di conoscenza e di consapevole verità. L’infinita ricerca, delle differenziate ed intricate vie tortuose da attraversare, rende l’uomo errante pendolare del proprio essere, e sono molteplici i tentativi di esplorazione in luoghi interiori ed esteriori, e nei differenti e variegati spazi  emotivi, mentali e temporali. Come agile equilibrista in bilico sulle incertezze, tra la vita e la morte, egli procede cauto nel suo rischioso cammino, ed è immane lo sforzo di resistenza che deve compiere nei ripetuti ed ossessivi sentieri. Nei faticosi tragitti si immerge sovente negli oscuri luoghi più profondi del proprio inconscio, dove risiede il proprio pensiero immaginario, per poi risalire, tramite estenuanti processi di continue metamorfosi e dolorose trasformazioni, alla chiara superficie esteriore, nella speranza spesso illusoria, di potervi in fine approdare. Questo vago peregrinare tra il reale e il surreale, che viene originato dal’ancestrale esigenza di riuscire ad individuare l’enigma dell’ipotetico “assoluto”, ha come scopo l’arduo tentativo di esternare ed esprimere l’essenza sintesi del proprio latente ed effimero pensiero concettuale, e cristallizzarlo poi in modo tangibile, in specifica materia iconografica universale, lasciando in fine come postuma eredità, una indelebile “traccia di presenza immortale”. Ma la finalizzata ricerca si rivela spesso circoscritta in un concentrico relativo piccolo universo, tra i tanti che ve ne sono, giacchè sin dagli immemori tempi, le infinite ripetute e cangianti ciclicità dei naturali eventi, divenute ormai consolidate leggi cosmiche universali, rimandano l’uomo condannato al suo incerto destino, a ricominciare un percorso nuovo.

 prof.ssa Rita Carioti

Su You Tube la presentazione del Movimento e il Manifesto del Labirintismo

 

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