ARTISTI LABIRINTISTI

POETI NEL LABIRINTO

 

 

 

TOMAZ JANEVIC

                                                                                                       

Tomaž Janežič è nato il  25. 7. 1977. Ha scritto romanzi in lingua slovena e una raccolta della poesia (Dal Colore della menzogna alla Resurrezione di Nettuno); Quando viene Martinetti (2007), sceneggiatura per lungometraggio in lingua italiana per i concorsi sul www.sceneggiatori.com

"La poesia del labirintismo mi interessa perchè mi interessa l'ambiguità della esistenza umana, i rapporti con spazio e tempo e relatività dei legami attraverso cui la nostra esperienza “corporale” fosse “insindacabile”. Le realtà parallele che esprimono multidimensionalità del pensiero umano e suoi sentimenti, s’incarnano soprattutto nell’arte e filosofia. Già da anni ho adorato soprattutto poesia dell’ermetismo e simbolismo, e, infatti, nuovo movimento letterario che esplora ed esprime arcana presenza umana nei confini “labili” del mondo fisico sia benvenuta. Perciò vorrei partecipare in presente concorso colla mia poesia" (Thomas Janevic).

RICONOSCIMENTO
 
 
Erravi stupefatta
nelle morbide lastre della pelle
che ti vezzeggiava
come labile manto di sera
ove le tue iridi cercavano
sembianze con la tua carne
inganno astrale
e dopo ti specchiavi
il tuo riflesso nel penombra
che ti appagava colle curve femminielli
e cercavi la fonte arcana
che la urgeva il fremito
del tuo viscere irrequieto
si moltiplicava dapprima
colle ingenue imperfette carezze
dalla tua propria mano
che limitava la tua esistenza
dal esteriore ti assaliva
il brivido glaciale
nella lontananza che evocava
l’incarnazione del furore
che ti provocava dal riflesso
sperduto incanto dalla pelle spaurita
fra i pianti selvaggi
ove gemevi come la cerva che
assaporava la sua devozione alle cupide mire
i cipressi ombreggiavano il tuo stupore
sino che il tocco esterno
dal temerario corpo
squarciava il cerchio
della tua galera terrena
e il respiro estraneo ti adescava
si ripeteva sulle tue labbra inappagate
e ti uguagliava nel piacere
che ti fissava nella vita carnosa
nel raggio della tua breve
esperienza terrena dove
assaggiava con morsi laceranti
il tuo sosia  limite dal possibile
abbandonandoti colle esperienze
e presenze variabili
un cupo spasimo del desiderio inconsolato
e ti prostrava lasciandoti stremata
con i solchi ardenti sulla pelle arsa
dove bruciava il tempo consumato
che dapprima ti segnava colli denti
e preparava il letto marmoreo nel tuo futuro
velato colle labile conoscenze
temerario risveglio nel corpo ilare
dal sogno interminabile.