PALLIDI BALUGINII
Pallidi baluginii si staccano
da ombre informi, come di
fantasmi
dagli occhi accecati di luce.
Coltelli bianchi, fredde
stilettate
trapassano montagne, superbi
colli
ammantati di verde, scuro
come il buio dell’anima.
In un’aerea danza si
avvicendano,
come in un girotondo,
scheletriche figure
elettriche,
stilizzate, sospese in alto,
sulle sicurezze del mondo
sulle certezze asfittiche delle gallerie
dei cenacoli, delle riunioni
no-stop.
E’arrivato il tempo di
migrare,
di lasciare tutto, andare
via, lontano.
Librarsi nell’aria, senza
consistenza,
forma aerea priva di contorni
si estende nello spazio, informe,
macchia liquefatta,
trasparente pezzatura,
di scintillii carica, in
acque blu, di ghiaccio
rotola improvvisa nelle
profondità sommerse
dei nostri ricordi, degli
amori lontani,
persi nella steppa, sotto i
ghiacci,
da dove spuntano i licheni
che vanno
ad abbracciare come
rampicanti
plastiche forme bielorusse,
ucraine,
o avvenenti signore
occidentali
che serafiche vanno a spasso
sulle quiete sponde del Mar
Morto.
Palinsesto di pensieri, stridere
d’emozioni.
Sulle onde increspate si
rincorrono
pezzetti di vissuto, cuori
spezzati, bistrattati
da lancinanti dolori e da
giornate uggiose.
Briciole di sentimento
arrossano, talvolta,
gli occhi umidi
dell’universo.