-
-
-
ABISSI
-
-
Centimetri di
luce
-
sotto i piedi
-
al centro della
terra
-
l’impronta di
mondi diversi.
-
Dentro un
viaggio
-
di secoli
-
niente pause.
-
Avanza l’urlo
selvaggio
-
della libertà.
-
Sa di mare e
fuoco
-
parla la lingua
del vento
-
non conosce
fine
-
profuma di
sublime.
-
Elementi
pulsano
-
nella
profondità
-
chiusi in un
sogno fertile.
-
Sono dietro le
ore,
-
mi trucco il
viso con la ragione
-
mi consolo di
religione
-
aspetto la
realtà
-
davanti allo
specchio.
-
Mille anime
-
sudano
l’identità,
-
solo una ha il
mio nome
-
e filtra le
pareti
-
disegnando il
mio essere.
-
-
-
-
IO CHE VIVO
-
-
Io che vivo in questa
terra addolorata
-
dove i ciliegi sono
miraggi per poeti
-
e l' aria non è altro
che un lenzuolo
-
di menta e polvere,
-
io non so che colore
abbia il cielo
-
in questo tempo senza
silenzio
-
e senza ombre.
-
Non so se esiste un
rosario
-
per tracciare suppliche
nel sole
-
e se si può ancora
chiedere perdono
-
dopo quel brusio di
vuoto
-
che mi ha fatto
straniero
-
nella mia stessa casa.
-
Forse ho confuso il
mare
-
con le montagne
-
pensando di
arruffianarmi
-
le acque per un
granello di bosco,
-
ma quando vedo che c'è
un mondo
-
alle mie spalle che sa
esattamente
-
il mio nome
-
allora mi nascondo,
-
perché ho voluto solo
accecarmi
-
perdendomi in un
tramonto travestito
-
da gabbiano.
-
-
NOTTURNI DI
MARE
-
-
Parole fuse
-
a respiri
lievitati di polvere.
-
Trasparenti
sguardi
-
lasciati a
gocciolare su fili
-
d'innocenza.
-
Chiedere il
niente
-
per avere tutto
tra le tue braccia,
-
nutrirsi di
pane e colore
-
sciogliendo il
tempo
-
in un bicchiere
di vita.
-
Conoscere a
perfezione
-
la mappa della
tua anima
-
e i luoghi
segreti
-
di tante verità
incomprese.
-
Amarti,
-
e poi ancora
amarti
-
scrivendo per
te
-
pagine di
poesia
-
e notturni di
mare.
-
-
-
IL MARE QUANDO
SOGNA
-
-
M'accorgo che
il mare
-
quando sogna
-
parla alle sue
acque.
-
Nel tremore
candido
-
della schiuma
-
nasconde le
miserie
-
di antiche
burrasche
-
e cerca la
musica
-
di altre
immensità.
-
Lontano
brillano
-
sussurri dal
cielo,
-
l'incedere
leggero
-
delle nuvole
-
l'ignaro
sguardo del confine.
-
Sulle spalle
chiare
-
della corrente
-
s'incontrano i
venti
-
e le mani d'uno
scudo rosso.
-
Le onde
diventano un bagaglio
-
per le grida
della profondità
-
ed io, senza
paura,
-
respiro ogni
liquida eresia.
-
-
-
IL SILENZIO ED
IO
-
-
Qui riposa il
silenzio ed io
-
che non viaggio
più nella mia anima,
-
lo sento.
-
Una sola ombra
mi ricorda
-
le stagioni
dove ho addestrato
-
le mie gole a
tacere.
-
Alle palpebre
di una terra dormiente
-
ho promesso di
scavalcare
-
la frontiera
-
per stringere
il gioco del tempo.
-
E' lo sgomento
dei cieli,
-
la fame delle
strade
-
che ha tolto ai
timpani
-
l'ultimo nido
di vergine quiete.
-
Oppure è solo
avarizia
-
di una voce che
non vuole
-
tentare
eleganti racconti.
-
Le parole
precipitano
-
nella saliva
come per distrazione.
-
E in un muto
istante
-
si rifugia l'
aria che colora
-
alfabeti con le
mie labbra.
-
-
-
LO SPLENDORE
TRA LE DISTANZE
-
-
Adesso parlano.
-
Venti arrossati
dall'inverno
-
ripetono il
viola
-
di una
bellissima bufera.
-
E il cielo
sfoglia
-
le piogge come
pagine
-
d'ombra pronte
a precipitare.
-
Sono come
sempre in mezzo,
-
tra il grigiore
del tempo
-
e lo sbadiglio
di una nuvola.
-
Potrei giurare
di conoscere
-
a memoria le
voci di ogni stagione,
-
il commovente
suono delle nevi
-
l'umile
rimbombo del sole
-
il boccheggiare
pallido della nebbia.
-
Ma mi disfo
delle mie certezze
-
appena un po’
di brina si abbandona
-
tra le foglie
cercando una vecchia quiete.
-
Lo so, gli anni
non sono mai gli stessi
-
e tutto può
cambiare.
-
Certo, se ora
il vento
-
dice la propria
tristezza
-
anche alle
siepi,
-
mi sento senza
privilegi,
-
una lenza
buttata a caso
-
tra le acque.
-
Potevo essere
lo splendore tra le distanze,
-
uno sfrenato
silenzio che ancora continua.
-
-
LE DONNE
-
-
Le donne
ascoltano
-
vivono di
silenzi
-
leggono tra gli
sguardi
-
sfidano paure
-
le donne amano
-
regalano
sorrisi
-
profumano di
fiori
-
inseguono
emozioni
-
le donne
pregano
-
crescono figli
-
insegnano
rispetto
-
le donne
perdonano
-
parlano col
cuore
-
sono
saggezza,pazienza,
-
sincerità,
-
sono angeli in
volo
-
in cerca di
libertà.
-
-
-
QUALCOSA DI NOI
-
-
Anime nude
-
appese a un
filo di poesia.
-
Parole e
sospiri,
-
emozioni
addolcite d'inchiostro
-
che non
invecchiano
-
e si specchiano
-
nell'immortale
sapore del tempo.
-
Qualcosa di noi
-
rimane tra
fogli di carta
-
e pareti di
cenere e cielo
-
tra cera e
colori
-
uniti nel
vento.
-
Distanze
d'amore
-
sciolte
nell'acqua
-
da un solo
battito di ciglia
-
che profuma
d'eterno.
-
Qualcosa di noi
-
chiede
l'istante
-
sapendo già il
nostro destino.
-
-
-
VITA, INFINITO
E PARADISI
-
-
Non avrò più
bisogno dell'incertezza.
-
La notte è la
notte
-
e una luna
qualunque
-
partorirà i
miei silenzi.
-
Un primo muto
incontro
-
tra la mia
anima
-
e la mia mente
-
richiamerà il
buio all'ordine.
-
Faticheranno le
civette
-
a scegliere il
respiro tra le polveri,
-
precipiteranno
gli incubi
-
nel disprezzo
dell'aria.
-
La folla dei
miei singhiozzi
-
si ritirerà
-
tra i diamanti
sfarzosi
-
d'una stella
-
e nessuno potrà
mormorare
-
abbastanza per
consumare
-
l'orizzonte.
-
Vita, infinito
e paradisi
-
resisteranno
alla fame
-
delle follie.
-
Ed io potrò
bere eterni
-
sorsi d'ignoto
-
come se avessi
una fonte
-
d'albe dentro
al petto.
-
-
-
IN VOLO
-
-
Beate le onde
-
zingare perenni
-
dame
frizzantine distillate dai venti.
-
Chiunque oda
-
quel boato
trasparente
-
merlato di sole
-
piange
l'orizzonte lontano.
-
Figlie ignote
-
eredi d'oceano
mite
-
cresciute nell'
immensità
-
seguaci ideali
della libertà altrui.
-
Fedeli amanti
del cielo
-
timide
rivelatrici del tempo
-
in volo sulle
alte vette del creato
-
spinte oltre i
vertici del vuoto
-
al di là dei
riflessi immortali del giorno.
-
Sogghigna la
spuma
-
ladra furtiva
di verità profonde
-
tace la sabbia
protetta
-
dall' invidia
d'acque bucate dal silenzio.
-
-
-
AD UN GRILLO, LE SUE
ESTATI
-
-
Sfumature di diamante
-
grappoli di sole
d'ambra
-
lungo le file di spighe
-
russa il grano
-
perché poco ha riposato
-
il suo argento.
-
Lo portava il vento
-
tra le sue labbra
carnose
-
- e tu l'hai visto-
mordere:
-
(nelle ombre chiare
dell'erba
-
singhiozzavano
frammenti di cielo).
-
Un vecchio veliero
c'era
-
poco lontano
-
e lunghe onde coperte
di fiori
-
- io ti piangevo-
mentre sparivi
-
con gli occhi arrossati
di luce.
-
Ti nascondevi sotto le
paglie
-
e ti fermavi a cantare
le tue estati.
-
Attaccato alla terra,
-
agli odori di campo,
cieco,
-
gridavi legato al fiato
-
il tuo palpitare,
verde,
-
verde di strada.
-
-
BAMBINA DELLA
GUERRA
-
-
Le tue bambole
i tuoi libri di scuola le tue matite
-
sono macerie,
polvere, nulla
-
sono macerie le
case
-
e le strade
dove correvi o giocavi.
-
La città dove
sei nata
-
non ha più un
nome
-
le nuvole hanno
il colore
-
del fuoco che
come un'onda
-
di morte
-
uccide senza
tregua.
-
Non esistono
uccelli
-
che sappiano
ancora volare
-
solo aerei e
mine che cadono
-
a pioggia tra
le pozzanghere.
-
Nei viali tutto
ha forme strane
-
gli alberi sono
lapidi verdastre
-
le panchine
sono spettri di legno
-
i lampioni sono
soldati armati.
-
E' stato l'odio
a prendersi tutto
-
a cancellare la
terra ed i suoi uomini
-
lasciandoti
sola in un luogo
-
senza domani.
-
-
FRAMMENTI DI UN
UOMO
-
-
Chiedendo la
tua storia
-
mi tornò negli
occhi
-
quel sentiero
selvaggio nella montagna.
-
Coprivano la
schiena delle pietre
-
i grandi abeti
invecchiati con la tua stessa pelle.
-
Nel silenzio di
un'aria gelida
-
parlavi alle
tenere luci della campagna,
-
solamente per
sentire l'astratta presenza
-
di una figlia
lontana.
-
In realtà ti
tremava il cuore ogni volta
-
che vedevi una
bambina confortare il padre
-
con un sorriso.
-
Potevano
risponderti le vigne ed il ciliegio,
-
mentre finivi
le tue nostalgie
-
con un
innocente bicchiere di vino.
-
Venivano i
mattini in cui uscivi svelto
-
di casa per un
fresco appuntamento con l'alba.
-
Stringevi il
corpo dentro un cappotto
-
scuro e ti
allontanavi con la tua sigaretta
-
tra le dita,
-
rosso del
freddo di gennaio.
-
Nel bianco
colore delle cime
-
la quiete ti
riscaldava l'anima,
-
consolando le
tue enormi fatiche.
-
E la dolcezza
che si stendeva
-
sulle tue
lacrime agli odori di bosco,
-
nascondeva i
frammenti di un uomo
-
che faceva
d'ogni filo di fieno la sua vita.
-
-
-
-
FEDI CONFINANTI
-
-
Non è più mia
l'alba che rincasa
-
nelle pupille
del profondo azzurro.
-
Mi fanno paura
le bugie,
-
quelle mortali
e quelle sparse
-
tra le vecchie
polveri del silenzio.
-
Il cielo è
sempre più misero
-
senza il sole e
le sue fedi confinanti.
-
Non vedo altro
che mucchi
-
di grigio e la
superstite luce
-
che stenta a
respirare tra le umidità.
-
Con quale
forza, io, debole vita
-
della terra
posso impastare nuove arie
-
e far morire di
invidia gli asfalti?
-
E chi, come me
è abbastanza innocente
-
da espandere la
sua purezza
-
in ogni
stagione?
-
In un istante
la tensione delle latitudini
-
può cambiare,
-
la mia anima
può dimenticare
-
e dal disordine
delle inquietudini
-
un bagliore o
qualcosa di ugualmente
-
estraneo può
perdersi nella bellezza
-
di un tramonto.
-
-
-
IN LOTTA CON UN
SOGNO
-
-
Conto i passi
delle nuvole
-
nel cielo
-
come se fossero
gocce
-
di luminoso
silenzio.
-
Inciampo nelle
braccia
-
di un sole
distratto
-
e cammino sul
suo calore
-
in punta di
respiro.
-
Mi esce luce
dalle narici.
-
Una sfera di
rossore
-
m'incendia il
volto
-
fino a
schiacciarmi gli occhi.
-
Mi fanno paura
i raggi
-
che suonano
alla mia pelle.
-
Ascolto le ossa
palpitare
-
al colore
-
come un cuore
bisognoso
-
di vita.
-
Ed in lotta con
un sogno
-
tocco lo
specchio,
-
spettinandomi
la carne
-
col giallo
d'una luna indifferente.
-
-
ALBA PER ME
-
-
-
Assomigli ai
tramonti d’Africa
-
incrocio di
colori
-
nelle ore più
alte del cielo.
-
Amo i torrenti
improvvisi di sabbia
-
la luna che
ghiaccia le ore
-
i tamburi che
fermano il tempo.
-
leggo tra i
denti bianchi le tue emozioni
-
mi perdo nel
buio di mille pelli
-
danzo l’amore
coi demoni
-
perdo il senso
delle stagioni
-
nuotando nel
mare del deserto
-
tra il sale ed
il vento.
-
Dentro capanne
di paglia e fango
-
il tuo silenzio
intona coraggio
-
tra le ceste di
cocco
-
vive la
speranza di baciare
-
l’ombra.
-
Camminano gli
orizzonti
-
dei tuoi
respiri
-
tra le palme e
i baobab,
-
un passo ancora
nel pianeta
-
dei sogni
-
e sarai alba
per me.
-
-
-
-
-
UNA POESIA PER
TE -
-
-
-
Ti sto
pensando,
-
la mia mente
viaggia,
-
continua a
dirti che ti amo,
-
sente da
lontano
-
il rumore di
quei sogni
-
che affondano
nella libertà
-
di una dolce
poesia,
-
una poesia per
te
-
scritta ad
occhi chiusi
-
con le mani sul
petto
-
a trattenere
l'emozione
-
di battiti
impazziti,
-
fuggiti alla
ragione
-
di brividi
avversi
-
all'istinto
d'occasione.
-
Una poesia per
te,
-
nata nel
silenzio irrisolto
-
di un lieve
timore
-
di dire troppo
in fretta
-
che è solo
amore,
-
amore vero
-
quello che
porto dentro
-
da quando
esisti
-
da quando sei
con me.
-
-
-
BATTITI
PRIMORDIALI
-
-
Sinfonia d'onde
azzurre
-
ombre violacee
di pescherecci lontani.
-
L'odore del
mare
-
cresce
nell'aria
-
un esplosione
di sabbia e sale
-
brucia gli
sguardi.
-
Il cielo
affonda nell'acqua
-
s'aggrappa agli
scogli
-
fino all'ultimo
sfondo,
-
quando anche il
sole
-
si posa adagio
al ventre della sera
-
e rimane solo
la luce del faro
-
ad indicare vie
di fortuna.
-
Pontili deserti
-
cocci di vetro
aguzzi
-
lasciati a riva
tra conchiglie schive di rarità.
-
Musica soave
d'abissi
-
battiti
primordiali di silenzi sopravvissuti
-
al vuoto,
-
alla profondità
del nulla
-
alla bellezza
dell'ignoto senza fine.
-
-
O LUCE
-
-
Luce del giorno
-
che fai?
-
Perché scendi
sì presto
-
t'abbandoni al
primo sguardo della sera?
-
T'affascina
forse il tramonto
-
o il silenzio
della terra
-
ch'ivi riposa?
-
Ti spegni piano
-
fiamma morente
-
ora dopo ora
-
t'improvvisi
spettro
-
d'una vita che
fugge.
-
O luce
-
rimani ancora a
destar meraviglia
-
agli occhi di
un bimbo appena nato,
-
a quelli di un
fanciullo
-
che in te vede
futuro,
-
a quelli di un
vecchio
-
ch'in te trova
speranza.
-
Lascia la tua
umile scia
-
negli ultimi
spazi di cielo
-
fingendo d'aver
-
dimenticato la
notte.
-
-
-
SEGRETE
ALLEGRIE
-
-
Amarmi in
questo tempo
-
di memorie
sconvolte,
-
in una terra
che attinge
-
respiri dagli
inferni,
-
mi svuota il
cuore.
-
Stanno immobili
-
i miei occhi
-
davanti allo
sbarco
-
di nuvole
sterminate
-
da nebbie
assetate.
-
Non restano che
strade
-
dipinte sulla
tela
-
della vergogna
-
e fragili
uomini
-
che cercano
nell'aria delusa
-
un regno per
piangere
-
tranquilli.
-
Come una luna
-
che dondola
dalle palpebre
-
della notte
-
voglio entrare
nelle segrete allegrie
-
di un cielo che
sogna.
-
Io che penso
all'amore
-
anche nel buio
più assurdo,
-
mi consolo del
misero
-
fiato del
destino.
-
-
A KABUL
-
-
Vedi gli aquiloni?
-
Il boato del fuoco ha
spezzato le ali
-
ai colori
-
e negli occhi dei
bambini
-
vive la paura, una
falce che scuoia.
-
Sorrisi distrutti
-
sopra terre bruciate
-
ombre
-
solo ombre di un
paradiso
-
sommerso dalle croci.
-
Non volano più gli
aquiloni,
-
solo preghiere
inciampano
-
tra i ricordi
-
sperando che
nell'orizzonte
-
ritorni lo stesso vento
-
e piccoli uccelli
contro mano.
-
-
-
ANGELI
-
-
Pettinavano destini tra
le lacrime,
-
lacrime che si
consumavano
-
dietro volti impazziti.
-
Invecchiavano con i
cieli
-
impauriti da tanta
sofferenza
-
avvolta nella memoria.
-
Solamente il loro
sguardo
-
rassicurava al pensiero
-
di vite scomparse.
-
Hanno inzuppato le
fronti
-
con la loro purezza
-
tracciando antiche
liturgie
-
sulla terra cosparsa
d'innocenza.
-
Così il loro esistere
-
ha visto uomini morire
-
sotto mani estreme in
mattini segreti
-
e sere improvvise.
-
Oltre le spine della
morte
-
hanno lottato con i
demoni
-
per spingere nel vuoto
il dolore.
-
Vennero a portare una
luce,
-
un occhio per dormire
-
a una manciata di anime
-
spargendo il loro amore
-
in un nuovo mattino.
-
-
-
COLORE D'INFANZIA
-
-
I giorni m'attraversano
la pelle
-
mi porto dentro le
radici
-
del tempo che corre
-
ad un soffio della
nascita.
-
Non ho dimenticato
-
i ritmi del sole
bambino
-
in volo tra le mani
goffe del cielo.
-
Ho ancora il colore
d'infanzia
-
nelle vene.
-
Nel viso i ricordi mi
parlano
-
di giochi innocenti.
-
Esisto più d' allora.
-
In un attimo rinuncio
al presente
-
e mi scopro fanciulla
-
tra parole e tegole
vecchissime,
-
in una terra
prigioniera
-
di mille inverni
-
dove non basta il mio
sguardo
-
a far arrossire le
ombre.
-
-
D'AMORE
NELL'AMORE
-
-
Quanto mare nei
tuoi occhi,
-
un'onda
s'arrende non si difende
-
dal mio battito
nascente.
-
Riconosco il
verde
-
emerge dalla
schiuma
-
come silenzio
che sfuma.
-
Affondo il mio
sguardo
-
nelle acque
-
ha il tuo viso
l'orizzonte
-
destinazione e
lontananza
-
voce di
corrente.
-
Si sgretolano
segreti
-
sotto i
biancori della sabbia
-
emozioni
addirittura veloci
-
passioni uguali
ad una striscia
-
di costa.
-
E' il vento che
mi eleva
-
al tuo fianco
-
spezzando il
confine
-
tra te e
l'immenso.
-
Grondante
d'amore
-
nell'amore mi
concedo
-
la luce di
cornea
-
dei fondali.
-
-
-
-
DIMENSIONI
-
-
Al di là del
sole
-
vallate di
universi diversi
-
cieli che al
buio
-
mormorano
-
cancelli
scarlatti
-
che attraggono
misteri.
-
L'aurora chiude
gli occhi
-
e sogna
d'essere
-
una terra in
partenza
-
foresta, bosco,
brughiera.
-
Ingannate, le
stelle
-
si credono
giardini arrossati
-
dal vento,
-
un vento che si
perde nella sabbia
-
che chiuso nel
deserto
-
fruga tra
assenti dimensioni.
-
-
-
EFFERVESCENZE
-
-
Appartengo alla
vita.
-
Busso al limbo
del destino
-
ed eccoti,
-
neve fumante.
-
Effervescenze,
-
minerali danze
-
insospettite
dalla musica.
-
Pause. Poi
pulsazioni.
-
Tremano i miei
percorsi
-
di luce.
-
Ostacoli
scelgono
-
di tradire
purezza.
-
M’invento il
peccato
-
giocando
l’inganno.
-
Rispondo alle
mie mani,
-
respingendo il
sudore.
-
E’ in fuoco il
respiro.
-
Taccio.
-
E vinco il mio
sigillo
-
col tempo.
-
-
EPOCHE DISTANTI
-
-
La coscienza
respira
-
vicino alle
riflessioni
-
incendiate dal
cuore.
-
Parlo alla
mente
-
con disinvolte
allusioni
-
alla certezza.
-
Voglio
considerazione.
-
Temo l’inganno
-
del veloce
fuggire logico.
-
Annegano i
risparmi
-
d’attimi
coincisi
-
tra le epoche
distanti.
-
Nevrotici
volumi
-
di luce
abbagliano
-
la mira
all’emozione.
-
Dovrei solo
chiedere.
-
Ma nego,
-
nego ogni cosa
-
per non
soffrire
-
davanti alle
vibrazioni
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che s’ubriacano
di me.
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GHIACCIO
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Nel bianco del
mattino
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con la brina
tra i capelli
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vedo gli abeti
tremare
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e la strada
cercare il sole
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come un
diamante caldo.
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Sono ghiaccio.
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Sto immobile e
stringo a me
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ogni cosa.
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Sui campi
l'erba si regge
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in piedi a
fatica
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mentre il sale
si incolla
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al cemento
urlando.
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Perchè mi
aggrappo alla terra
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come se fosse
solo mia?
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Lascio che una
timida pioggia
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liberi le
polveri
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e che il mio
corpo respiri
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il suono del
cielo.
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Il gelo è
silenzio
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io lo conosco,
lo amo.
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Sento il
battito degli insetti
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nelle tempie,
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impronte opache
scivolare.
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Immagino che
quasi nessuno
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mi aspetta.
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Forse mi
detestano, mi odiano.
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Ma io vivo,
soffocato
-
dal mio
destino, ovunque.
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IL MIO DIO
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E' come se il
mio Dio
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mi offrisse la
bellezza
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dei mirti ed il
rosso della sera.
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Lo vedo
porgermi il legno
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verde e le
strade vergini.
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Guarda la morte
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come una
tempesta infinita
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e la allontana.
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Mi toglie
l'odio
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che riposa tra
i graniti
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del cuore,
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portandomi nel
seno
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della neve.
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E ovunque mi
abitua
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a non
confondere
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il bene con il
male,
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sapendo che amo
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la Vita e la
Poesia.
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IL SILENZIO
DELLE MORE
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Viola d'inverno
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come fronte di
bugiardi
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s' aprono
sentieri dove un alito
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storpia la
pelle ed il cuore
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un urlo muto
cade e
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si ciba di
volontà sdrucita.
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Dal seno di
bambina
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esplode un
canto d'orrore.
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Il silenzio
delle more fa paura.
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VANGELI
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Mi capita di
pregare Dio
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quando sento la
natura urlare
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terremoti e
uragani,
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quando vedo
bambini
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ai bordi della
strada
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nutrirsi di
polvere
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sotto le
esplosioni.
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La mia anima
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ripete vangeli
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in memoria di
chi soffre,
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di chi non ha
niente
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e nessuno.
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La pace che fa
nascere
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la luce,
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che fa crescere
il muschio
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ed i profumi
del grano,
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esiste,
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so che esite.
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La terra
s'inginocchia
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davanti alle
guerre
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e al dolore,
-
ma sa anche
rialzarsi
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e dimenticare
le tempeste.
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Sembra diversa
la vita
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quando si
assapora la fede
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e si trova
conforto
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nelle
latitudini.
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Per questo io
credo
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e sono nuda
davanti
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alle
evanescenze supreme.
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SOGNI DI
BAMBINA
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Non voglio
sentire il pianto
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della luna
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e dipingere i
miei sogni
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di bambina
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con le febbri
del cielo.
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Amo la natura
-
e passo i
giorni a sperare
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che l'orizzonte
non conosca
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più lacrime.
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Amo gli occhi
grandi del mare,
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la primavera e
l'istinto
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del vento,
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il chiarore
selvaggio
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della neve.
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Vivo
nell'attesa che qualcosa
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liberi le mie
nuvole dalla rivalità,
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incollando il
destino
-
ad una
moltitudine di germogli.
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Ascolto le
tante voci del tempo
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e m'improvviso
petalo di luce
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in un vortice
d'argilla.
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CENERE
ADOLESCENTE
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Condividere
l'odore della pioggia
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con le piccole
stanze di una foglia
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e incontrare il
silenzio delle linfe
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sotto gli archi
di una zolla scura,
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è come
stringere la mano alle origini
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e svegliarsi
con la sete di luce.
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Nell'affidare
le mie radici
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al cielo e alla
terra,
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sento che porto
con me il senso
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del tempo,
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la costante
emozione di un'età,
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la forza di
un'anima di resina.
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Nei cigli delle
strade
-
l'erba
imprigiona le voci
-
della polvere
-
entra
nell'amore di un grillo
-
sfiora le
impronte della brina.
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Sentire la mia
pelle
-
assaporare le
discese
-
d'ombra
-
mi fa
desiderare la profondità,
-
ma soprattutto
-
mi rende cenere
adolescente.
-
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L'ARIA DI UN
DIFFICILE ADDIO
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Rendo alla
terra
-
l'aria di un
difficile addio
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e assieme alle
nuvole
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chiedo al
silenzio
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di non svanire
-
sotto il dolce
morire
-
dell'orizzonte.
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Respiro memorie
-
di confine
-
e l'incenso di
tutta una vita
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fra le ortiche.
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I miei occhi
-
non sanno
mentire
-
e galleggiano
sulle distanze
-
come piume in
croce.
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Nell'intimità
di un istante
-
cerco l'eco
della nebbia,
-
i muscoli tesi
di un vigneto,
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il fumo caldo
di una spiga.
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Scaglio contro
il cielo
-
l'ombra della
pianura,
-
mi strappo di
dosso
-
il perfetto
sorriso delle polveri
-
e nel ghiaccio
azzurro
-
della sabbia
-
nascondo le
ferite di un asfalto
-
lontano.
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SFIORANDO
L'ANIMA DEL TEMPO
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Trovarsi nudi
-
a soffrire
nella propria pelle
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una vita che ha
fame
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d'identità
-
è come sentire
l'odore
-
del fango
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nel rossore
della pioggia.
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Mentre il mondo
-
scopre le sue
radici femminili
-
e maschili
-
nel silenzio
degli orizzonti,
-
mi chiedo
perchè continuo
-
a guardare la
terra
-
come un
nascondiglio di attimi.
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Si consumano
lacrime
-
sotto angoli di
luce
-
e si grida ai
tramonti
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come alle ombre
selvagge.
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Sfiorando
l'anima del tempo
-
mi accorgo di
quanto
-
è precario il
mio profilo,
-
di quanto è
evanescente
-
la mia volontà
d'esistere.
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Nell'affollare
i colori dell'aria
-
cerco la mia
immagine
-
ed esplodo
nella vastità
-
del cielo.
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-
-
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DOVE LE
MONTAGNE
-
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Ora sei cielo.
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Il tuo volto
m'insegue tra le nuvole
-
e dipinge
lacrime nei miei occhi.
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Dove le
montagne
-
trattengono il
vento,
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ti sento rubare
divertito
-
i colori del
tempo.
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Nonno,
-
il tuo grande
amore
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per la natura
-
è ancora qui,
-
sulle ali di
rapaci,
-
nella fuga di
caprioli,
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dentro le
pietre al sole.
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Ed i boschi,
-
dove ho
conosciuto il silenzio,
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sanno quanto
hai camminato
-
le loro
stagioni
-
senza svelare
alcun segreto
-
dei fusti e
delle radici.
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Come una croce
-
il sentiero ha
imparato
-
la tua assenza
-
e porta con sè
il buio
-
dei tuoi passi.
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L'AMORE PER IL
MARE
-
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Sono mani le
onde
-
che camminano
rapide
-
i cieli
d'acqua.
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Mi unisco alla
loro spuma
-
sprofondando
con lo sguardo
-
nel calore
della luce.
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L'amore per il
mare
-
mi lascia
raggiungere il sale
-
con l'anima.
-
La voglia di
accantonare
-
la memoria tra
gli scogli
-
diventa sabbia
nuda
-
che aspetta
nuove impronte.
-
Un eco di
conchiglia
-
m'inebria
d'assenza.
-
Per un istante
mi abbandono
-
al sapore della
corrente,
-
al vociare
delle navi,
-
alla quiete
degli orizzonti.
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Sospesa nella
brezza azzurra
-
sfioro lo
spirito dell'alba
-
e scelgo la mia
trasparenza
-
dal respiro dei
fondali.
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-
-
-
-
LE VOCI DELLA
NATURA
-
-
Anche il fieno
ascolta
-
il sudore del
vento,
-
conosce il
rumore
-
della luce.
-
Negli occhi
dell'erba
-
vedo il ricordo
d'estati lontane,
-
sento il
risveglio alla vita
-
lungo le
strade,
-
dentro le vene.
-
E dalle case di
campagna
-
tiepide
emozioni
-
corrono
incontro al fiume
-
di polvere e
cielo,
-
come un
susseguirsi
-
di viti e
vecchie spighe.
-
In un pugno
d'ombre
-
sono nascosti
insetti capricciosi,
-
sfumature di
sole
-
e vivaci
sospiri di nuvola.
-
Il mio cuore
cerca forza
-
nel calore
della terra,
-
tra i segreti
di una margherita
-
pronta a
fiorire.
-
Il silenzio
scioglie le voci
-
della natura
con una carezza,
-
mentre un
piacevole sogno
-
si arrampica in
fondo
-
alle mie
radici.
-
-
LO SPARO DI UN
TRAMONTO
-
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Lo sparo di un
tramonto,
-
il sole cigola
controvoglia
-
non cerca luce,
-
si assottiglia
fino al suolo.
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Come gocce di
fuoco
-
strisciano gli
ultimi raggi
-
nelle prigioni
della sera.
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Là dove corrono
le risa
-
del grano
-
e palpitano i
fiori,
-
il cielo prega
col sudore
-
di addolcire lo
sguardo
-
delle ombre.
-
La mia pelle
ama i tuoni
-
silenti del
tempo che scende.
-
Abbandonate ai
cigli
-
dell'orizzonte
-
rosse presenze
-
ascoltano
l'odore pulito
-
delle nuvole.
-
Calpestano
calore
-
i miei occhi
-
mentre scivola
via
-
l'eco del
mattino.
-
-
IN UN MISERO
ISTANTE
-
-
Si vive di un
cielo
-
d'erba
-
e del tichettio
del vento.
-
E' una carezza
al ventre
-
della polvere
-
il nostro
chiedere silenzio.
-
Sconvolgiamo le
acque,
-
la quotidianità
del sole
-
con il nostro
respiro che inganna
-
la luce.
-
Puntuale
l'incantesimo
-
si compie,
-
la terra cerca
il nostro ossigeno,
-
un'ombra per
dondolare
-
i suoi
tramonti.
-
Ci rincorriamo
liquidi
-
sotto lo
schianto limpido
-
del tempo,
-
immobili nel
nostro destino,
-
obbedienti alla
natura
-
di uomini.
-
In un misero
istante
-
ci priviamo
della quiete
-
dell'aria,
-
dei desideri
dell'orizzonte.
-
Smettiamo di
invocare
-
gli oggetti, le
montagne,
-
le nuvole
distanti.
-
E' un brivido
il confine
-
che scompare
-
dietro il
nostro spirito.
-