ARTISTI LABIRINTISTI

POETI NEL LABIRINTO

 

 

MICHELA ZANARELLA

                                                                                                                                                             

Michela Zanarella è nata a Cittadella (Padova) il 01-07-1980. Ha frequentato l'istituto tecnico commerciale Giacinto Girardi di Cittadella conseguendo il diploma di perito aziendale  e corrispondenza in lingue estere nel 1999. Inizia a scrivere poesie nel 2004 e scopre un talento naturale nella espressione della vita in versi. Ottiene alcuni risultati nel campo della poesia come le menzioni di riconoscimento nei concorsi Beniamino Capparelli nel 2005 e Don Luigi Riva di Varese. Ottiene pubblicazioni in diverse antologie di poesia a tiratura nazionale. Pubblica una sua prima raccolta di Poesia dal titolo Credo con L'associazione culturale MeEdusa. La raccolta, ottiene un buon riconoscimento popolare con una tiratura di mille copie. Partecipa attivamente alla diffusione della poesia sia come mezzo di comunicazione sia come elemento di dibattito tra i giovani. Tra le sue passioni troviamo la letteratura internazionale con particolare interesse per la letteratura francese, lo studio dei grandi pittori della storia, i viaggi e la conoscenza di nuove culture. E' stata ospite alla trasmissione radiofonica di Rosanna Perozzo su Radio Cooperativa a Padova. Alcuni articoli sono presenti su quotidiani quali il Mattino di Padova, il Gazzettino di Padova, il Padova, la voce dei Berici. Ha partecipato alla trasmissione televisiva "Poeti e Poesia" di Elio Pecora su Televita, a Roma-Risvegli,ed.Nuovi Poeti, è la sua seconda raccolta poetica. Ha ottenuto il terzo posto assoluto nel concorso "Citta di Manziana 2007". Ha ottenuto il terzo posto assoluto nel concorso internazionale "Vitamine per l'anima", nel marzo 2008. Nel premio Onlus Mecenate ha ottenuto il sesto posto assoluto.Menzione d'onore al premio Mondolibro di Roma, secondo posto al premio Groane 2008,primo posto assoluto al premio"Calogero Rasa" di Palermo, secondo posto al premio "L'aquilaia", Grosseto, secondo posto al premio "Invito alla poesia" di Trieste, menzione speciale al premio "Irpinia mia" di Avellino.Decimo posto al premio "l'umanità non sposa la violenza" di Cremona, menzione di merito al "Premio Solaris", menzione di merito al premio "Cà Domnicu" di Cadoneghe, Padova, sesto posto al "Premio Marguerite Yourcenar" di Montedit, secondo posto al premio Comune di Riolunato, segnalazione al premio "Olinto Dini".  Ha iniziato a scrivere i primi racconti nel gennaio 2008. Ha collaborato alla realizzazione del libro "Solitudini dentro" di Carmen Tomasi, ed. Nuovi Poeti. Nel 2009 ha ottenuto menzione di merito nel concorso internazionale poesia e immagine "Marco Pantani", si è classificata al terzo posto al "Premio Animo Animale" di Pordenone, primo posto al Premio "Anime e luci 2008", a Padova, secondo posto al premio "La Rondine", di Trento.Menzione di merito al premio "Contemporanei d'autore". Finalista al "premio Tindari-Patti" e al premio "Salvatore Cerino". Ha pubblicato il terzo libro "vita, infinito, paradisi" ed.Stravagario nel giugno 2009

 
 
ABISSI
 
Centimetri di luce
sotto i piedi
al centro della terra
l’impronta di mondi diversi.
Dentro un viaggio
di secoli
niente pause.
Avanza l’urlo selvaggio
della libertà.
Sa di mare e fuoco
parla la lingua del vento
non conosce fine
profuma di sublime.
Elementi pulsano
nella profondità
chiusi in un sogno fertile.
Sono dietro le ore,
mi trucco il viso con la ragione
mi consolo di religione
aspetto la realtà
davanti allo specchio.
Mille anime
sudano l’identità,
solo una ha il mio nome
e filtra le pareti
disegnando il mio essere.
 
 
 
IO CHE VIVO
 
Io che vivo in questa terra addolorata
dove i ciliegi sono miraggi per poeti
e l' aria non è altro che un lenzuolo
di menta e polvere,
io non so che colore abbia il cielo
in questo tempo senza silenzio
e senza ombre.
Non so se esiste un rosario
per tracciare suppliche nel sole
e se si può ancora chiedere perdono
 dopo quel brusio di vuoto
che mi ha fatto straniero
nella mia stessa casa.
Forse ho confuso il mare
con le montagne
pensando di arruffianarmi
le acque per un granello di bosco,
ma quando vedo che c'è un mondo
alle mie spalle che sa esattamente
il mio nome
allora mi nascondo,
perché ho voluto solo accecarmi
perdendomi in un tramonto travestito
da gabbiano.
 
NOTTURNI DI MARE
 
Parole fuse
a respiri lievitati di polvere.
Trasparenti sguardi
lasciati a gocciolare su fili
d'innocenza.
Chiedere il niente
per avere tutto tra le tue braccia,
nutrirsi di pane e colore
sciogliendo il tempo
in un bicchiere di vita.
Conoscere a perfezione
la mappa della tua anima
e i luoghi segreti
di tante verità incomprese.
Amarti,
e poi ancora amarti
scrivendo per te
 pagine di poesia
e notturni di mare.
 
 
IL MARE QUANDO SOGNA
 
M'accorgo che il mare
quando sogna
parla alle sue acque.
Nel tremore candido
della schiuma
nasconde le miserie
di antiche burrasche
e cerca la musica
di altre immensità.
Lontano brillano
sussurri dal cielo,
l'incedere leggero
delle nuvole
l'ignaro sguardo del confine.
Sulle spalle chiare
della corrente
s'incontrano i venti
e le mani d'uno scudo rosso.
Le onde diventano un bagaglio
per le grida della profondità
ed io, senza paura,
respiro ogni liquida eresia.
 
 
IL SILENZIO ED IO
 
Qui riposa il silenzio ed io
che non viaggio più nella mia anima,
lo sento.
Una sola ombra mi ricorda
le stagioni dove ho addestrato
le mie gole a tacere.
Alle palpebre di una terra dormiente
ho promesso di scavalcare
la frontiera
per stringere il gioco del tempo.
E' lo sgomento dei cieli,
 la fame delle strade
che ha tolto ai timpani
l'ultimo nido di vergine quiete.
Oppure è solo avarizia
di una voce che non vuole
tentare eleganti racconti.
Le parole precipitano
nella saliva come per distrazione.
E in un muto istante
si rifugia l' aria che colora
alfabeti con le mie labbra.
 
 
LO SPLENDORE TRA LE DISTANZE
 
Adesso parlano.
Venti arrossati dall'inverno
ripetono il viola
di una bellissima bufera.
E il cielo sfoglia
le piogge come pagine
d'ombra pronte a precipitare.
Sono come sempre in mezzo,
tra il grigiore del tempo
e lo sbadiglio di una nuvola.
Potrei giurare di conoscere
a memoria le voci di ogni stagione,
il commovente suono delle nevi
l'umile rimbombo del sole
il boccheggiare pallido della nebbia.
Ma mi disfo delle mie certezze
appena un po’ di brina si abbandona
tra le foglie cercando una vecchia quiete.
Lo so, gli anni non sono mai gli stessi
e tutto può cambiare.
Certo, se ora il vento
dice la propria tristezza
anche alle siepi,
mi sento senza privilegi,
una lenza buttata a caso
tra le acque.
Potevo essere lo splendore tra le distanze,
uno sfrenato silenzio che ancora continua.
 
LE DONNE
 
Le donne ascoltano
vivono di silenzi
leggono tra gli sguardi
sfidano paure
le donne amano
regalano sorrisi
profumano di fiori
inseguono emozioni
le donne pregano
crescono figli
insegnano rispetto
le donne perdonano
parlano col cuore
sono saggezza,pazienza,
sincerità,
sono angeli in volo
in cerca di libertà.
 
 
QUALCOSA DI NOI
 
Anime nude
appese a un filo di poesia.
Parole e sospiri,
emozioni addolcite d'inchiostro
che non invecchiano
e si specchiano
nell'immortale sapore del tempo.
Qualcosa di noi
rimane tra fogli di carta
e pareti di cenere e cielo
tra cera e colori
uniti nel vento.
Distanze d'amore
sciolte nell'acqua
da un solo battito di ciglia
che profuma d'eterno.
Qualcosa di noi
chiede l'istante
sapendo già il nostro destino.
 
 
VITA, INFINITO E PARADISI
 
Non avrò più bisogno dell'incertezza.
La notte è la notte
e una luna qualunque
partorirà i miei silenzi.
Un primo muto incontro
tra la mia anima
e la mia mente
richiamerà il buio all'ordine.
Faticheranno le civette
a scegliere il respiro tra le polveri,
precipiteranno gli incubi
nel disprezzo dell'aria.
La folla dei miei singhiozzi
si ritirerà
tra i diamanti sfarzosi
d'una stella
e nessuno potrà mormorare
abbastanza per consumare
l'orizzonte.
Vita, infinito e paradisi
resisteranno alla fame
delle follie.
Ed io potrò bere eterni
sorsi d'ignoto
come se avessi una fonte
d'albe dentro al petto.
 
 
IN VOLO
 
Beate le onde
zingare perenni
dame frizzantine distillate dai venti.
Chiunque oda
quel boato trasparente
merlato di sole
piange l'orizzonte lontano.
Figlie ignote
eredi d'oceano mite
cresciute nell' immensità
seguaci ideali della libertà altrui.
Fedeli amanti del cielo
timide rivelatrici del tempo
in volo sulle alte vette del creato
spinte oltre i vertici del vuoto
al di là dei riflessi immortali del giorno.
Sogghigna la spuma
ladra furtiva di verità profonde
tace la sabbia protetta
dall' invidia d'acque bucate dal silenzio.
 
 
AD UN GRILLO, LE SUE ESTATI
 
Sfumature di diamante
grappoli di sole d'ambra
lungo le file di spighe
russa il grano
perché poco ha riposato
il suo argento.
Lo portava il vento
tra le sue labbra carnose
- e tu l'hai visto- mordere:
(nelle ombre chiare dell'erba
singhiozzavano frammenti di cielo).
Un vecchio veliero c'era
poco lontano
e lunghe onde coperte di fiori
- io ti piangevo- mentre sparivi
con gli occhi arrossati di luce.
Ti nascondevi sotto le paglie
e ti fermavi a cantare le tue estati.
Attaccato alla terra,
agli odori di campo, cieco,
gridavi legato al fiato
il tuo palpitare, verde,
verde di strada.
 
BAMBINA DELLA GUERRA
 
Le tue bambole i tuoi libri di scuola le tue matite
sono macerie, polvere, nulla
sono macerie le case
e le strade dove correvi o giocavi.
La città dove sei nata
non ha più un nome
le nuvole hanno il colore
del fuoco che come un'onda
di morte
uccide senza tregua.
Non esistono uccelli
che sappiano ancora volare
solo aerei e mine che cadono
a pioggia tra le pozzanghere.
Nei viali tutto ha forme strane
gli alberi sono lapidi verdastre
le panchine sono spettri di legno
i lampioni sono soldati armati.
E' stato l'odio a prendersi tutto
a cancellare la terra ed i suoi uomini
lasciandoti sola in un luogo
senza domani.
 
FRAMMENTI DI UN UOMO
 
Chiedendo la tua storia
mi tornò negli occhi
quel sentiero selvaggio nella montagna.
Coprivano la schiena delle pietre
i grandi abeti invecchiati con la tua stessa pelle.
Nel silenzio di un'aria gelida
parlavi alle tenere luci della campagna,
solamente per sentire l'astratta presenza
di una figlia lontana.
In realtà ti tremava il cuore ogni volta
che vedevi una bambina confortare il padre
con un sorriso.
Potevano risponderti le vigne ed il ciliegio,
mentre finivi le tue nostalgie
con un innocente bicchiere di vino.
Venivano i mattini in cui uscivi svelto
di casa per un fresco appuntamento con l'alba.
Stringevi il corpo dentro un cappotto
scuro e ti allontanavi con la tua sigaretta
tra le dita,
rosso del freddo di gennaio.
Nel bianco colore delle cime
la quiete ti riscaldava l'anima,
consolando le tue enormi fatiche.
E la dolcezza che si stendeva
sulle tue lacrime agli odori di bosco,
nascondeva i frammenti di un uomo
che faceva d'ogni filo di fieno la sua vita.
 
 
 
FEDI CONFINANTI
 
Non è più mia l'alba che rincasa
nelle pupille del profondo azzurro.
Mi fanno paura le bugie,
quelle mortali e quelle sparse
tra le vecchie polveri del silenzio.
Il cielo è sempre più misero
senza il sole e le sue fedi confinanti.
Non vedo altro che mucchi
di grigio e la superstite luce
che stenta a respirare tra le umidità.
Con quale forza, io, debole vita
della terra posso impastare nuove arie
e far morire di invidia gli asfalti?
E chi, come me è abbastanza innocente
da espandere la sua purezza
in ogni stagione?
In un istante la tensione delle latitudini
può cambiare,
la mia anima può dimenticare
e dal disordine delle inquietudini
un bagliore o qualcosa di ugualmente
estraneo può perdersi nella bellezza
di un tramonto.
 
 
IN LOTTA CON UN SOGNO
 
Conto i passi delle nuvole
nel cielo
come se fossero gocce
di luminoso silenzio.
Inciampo nelle braccia
di un sole distratto
e cammino sul suo calore
in punta di respiro.
Mi esce luce dalle narici.
Una sfera di rossore
m'incendia il volto
fino a schiacciarmi gli occhi.
Mi fanno paura i raggi
che suonano alla mia pelle.
Ascolto le ossa palpitare
al colore
come un cuore bisognoso
di vita.
Ed in lotta con un sogno
tocco lo specchio,
spettinandomi la carne
col giallo d'una luna indifferente.
 
ALBA PER ME
 
 
Assomigli ai tramonti d’Africa
incrocio di colori
nelle ore più alte del cielo.
Amo i torrenti improvvisi di sabbia
la luna che ghiaccia le ore
i tamburi che fermano il tempo.
leggo tra i denti bianchi le tue emozioni
mi perdo nel buio di mille pelli
danzo l’amore coi demoni
perdo il senso delle stagioni
nuotando nel mare del deserto
tra il sale ed il vento.
Dentro capanne di paglia e fango
il tuo silenzio intona coraggio
tra le ceste di cocco
vive la speranza di baciare
l’ombra.
Camminano gli orizzonti
dei tuoi respiri
tra le palme e i baobab,
un passo ancora nel pianeta
dei sogni
e sarai alba per me.
 
 
 
 
UNA POESIA PER TE  -
 
 
Ti sto pensando,
la mia mente viaggia,
continua a dirti che ti amo,
sente da lontano
il rumore di quei sogni
che affondano nella libertà
di una dolce poesia,
una poesia per te
scritta ad occhi chiusi
con le mani sul petto
a trattenere l'emozione
di battiti impazziti,
fuggiti alla ragione
di brividi avversi
all'istinto d'occasione.
Una poesia per te,   
nata nel silenzio irrisolto
di un lieve timore
di dire troppo in fretta
che è solo amore,
amore vero
quello che porto dentro
da quando esisti
da quando sei con me.
 
 
BATTITI PRIMORDIALI
 
Sinfonia d'onde azzurre
ombre violacee di pescherecci lontani.
L'odore del mare
cresce nell'aria
un esplosione di sabbia e sale
brucia gli sguardi.
Il cielo affonda nell'acqua
s'aggrappa agli scogli
fino all'ultimo sfondo,
quando anche il sole
si posa adagio al ventre della sera
e rimane solo la luce del faro
ad indicare vie di fortuna.
Pontili deserti
cocci di vetro aguzzi
lasciati a riva tra conchiglie schive di rarità.
Musica soave d'abissi
battiti primordiali di silenzi sopravvissuti
al vuoto,
alla profondità del nulla
alla bellezza dell'ignoto senza fine.
 
O LUCE
 
Luce del giorno
che fai?
Perché scendi sì presto
t'abbandoni al primo sguardo della sera?
T'affascina forse il tramonto
o il silenzio della terra
ch'ivi riposa?
Ti spegni piano
fiamma morente
ora dopo ora
t'improvvisi spettro
d'una vita che fugge.
O luce
rimani ancora a destar meraviglia
agli occhi di un bimbo appena nato,
a quelli di un fanciullo
che in te vede futuro,
a quelli di un vecchio
ch'in te trova speranza.
Lascia la tua umile scia
negli ultimi spazi di cielo
fingendo d'aver
dimenticato la notte.
 
 
SEGRETE ALLEGRIE
 
Amarmi in questo tempo
di memorie sconvolte,
in una terra che attinge
respiri dagli inferni,
mi svuota il cuore.
Stanno immobili
i miei occhi
davanti allo sbarco
di nuvole sterminate
da nebbie assetate.
Non restano che strade
dipinte sulla tela
della vergogna
e fragili uomini
che cercano nell'aria delusa
un regno per piangere
tranquilli.
Come una luna
che dondola dalle palpebre
della notte
voglio entrare nelle segrete allegrie
di un cielo che sogna.
Io che penso all'amore
anche nel buio più assurdo,
mi consolo del misero
fiato del destino.
 
A KABUL
 
Vedi gli aquiloni?
Il boato del fuoco ha spezzato le ali
ai colori
e negli occhi dei bambini
vive la paura, una falce che scuoia.
Sorrisi distrutti
sopra terre bruciate
ombre
solo ombre di un paradiso
sommerso dalle croci.
Non volano più gli aquiloni,
solo preghiere inciampano
tra i ricordi
sperando che nell'orizzonte
ritorni lo stesso vento
e piccoli uccelli contro mano.
 
 
ANGELI
 
Pettinavano destini tra le lacrime,
lacrime che si consumavano
dietro volti impazziti.
Invecchiavano con i cieli
impauriti da tanta sofferenza
avvolta nella memoria.
Solamente il loro sguardo
rassicurava al pensiero
di vite scomparse.
Hanno inzuppato le fronti
con la loro purezza
tracciando antiche liturgie
sulla terra cosparsa d'innocenza.
Così il loro esistere
ha visto uomini morire
sotto mani estreme in mattini segreti
e sere improvvise.
Oltre le spine della morte
hanno lottato con i demoni
per spingere nel vuoto il dolore.
Vennero a portare una luce,
un occhio per dormire
a una manciata di anime
spargendo il loro amore
in un nuovo mattino.
 
 
COLORE D'INFANZIA
 
I giorni m'attraversano la pelle
mi porto dentro le radici
del tempo che corre
ad un soffio della nascita.
Non ho dimenticato
i ritmi del sole bambino
in volo tra le mani goffe del cielo.
Ho ancora il colore d'infanzia
nelle vene.
Nel viso i ricordi mi parlano
di giochi innocenti.
Esisto più d' allora.
In un attimo rinuncio al presente
e mi scopro fanciulla
tra parole e tegole vecchissime,
in una terra prigioniera
di mille inverni
dove non basta il mio sguardo
a far arrossire le ombre.
 
D'AMORE NELL'AMORE
 
Quanto mare nei tuoi occhi,
un'onda s'arrende non si difende
dal mio battito nascente.
Riconosco il verde
emerge dalla schiuma
come silenzio che sfuma.
Affondo il mio sguardo
nelle acque
ha il tuo viso l'orizzonte
destinazione e lontananza
voce di corrente.
Si sgretolano segreti
sotto i biancori della sabbia
emozioni addirittura veloci
passioni uguali ad una striscia
di costa.
E' il vento che mi eleva
al tuo fianco
spezzando il confine
tra te e l'immenso.
Grondante d'amore
nell'amore mi concedo
la luce di cornea
dei fondali.
 
 
 
DIMENSIONI
 
Al di là del sole
vallate di universi diversi
cieli che al buio
mormorano
cancelli scarlatti
che attraggono misteri.
L'aurora chiude gli occhi
e sogna d'essere
una terra in partenza
foresta, bosco, brughiera.
Ingannate, le stelle
si credono giardini arrossati
dal vento,
un vento che si perde nella sabbia
che chiuso nel deserto
fruga tra assenti dimensioni.
 
 
EFFERVESCENZE
 
Appartengo alla vita.
Busso al limbo del destino
ed eccoti,
neve fumante.
Effervescenze,
minerali danze
insospettite dalla musica.
Pause. Poi pulsazioni.
Tremano i miei percorsi
di luce.
Ostacoli scelgono
di tradire purezza.
M’invento il peccato
giocando l’inganno.
Rispondo alle mie mani,
respingendo il sudore.
E’ in fuoco il respiro.
Taccio.
E vinco il mio sigillo
col tempo.
 
EPOCHE DISTANTI
 
La coscienza respira
vicino alle riflessioni
incendiate dal cuore.
Parlo alla mente
con disinvolte allusioni
alla certezza.
Voglio considerazione.
Temo l’inganno
del veloce fuggire logico.
Annegano i risparmi
d’attimi coincisi
tra le epoche distanti.
Nevrotici volumi
di luce abbagliano
la mira all’emozione.
Dovrei solo chiedere.
Ma nego,
nego ogni cosa
per non soffrire
davanti alle vibrazioni
che s’ubriacano di me.
 
GHIACCIO
 
Nel bianco del mattino
con la brina tra i capelli
vedo gli abeti tremare
e la strada cercare il sole
come un diamante caldo.
Sono ghiaccio.
Sto immobile e stringo a me
ogni cosa.
Sui campi l'erba si regge
in piedi a fatica
mentre il sale si incolla
al cemento urlando.
Perchè mi aggrappo alla terra
come se fosse solo mia?
Lascio che una timida pioggia
liberi le polveri
e che il mio corpo respiri
il suono del cielo.
Il gelo è silenzio
io lo conosco, lo amo.
Sento il battito degli insetti
nelle tempie,
impronte opache scivolare.
Immagino che quasi nessuno
mi aspetta.
Forse mi detestano, mi odiano.
Ma io vivo, soffocato
dal mio destino, ovunque.
 
 
IL MIO DIO
 
E' come se il mio Dio
mi offrisse la bellezza
dei mirti ed il rosso della sera.
Lo vedo porgermi il legno
verde e le strade vergini.
Guarda la morte
come una tempesta infinita
e la allontana.
Mi toglie l'odio
che riposa tra i graniti
del cuore,
portandomi nel seno
della neve.
E ovunque mi abitua
a non confondere
il bene con il male,
sapendo che amo
la Vita e la Poesia.
 
IL SILENZIO DELLE MORE
 
Viola d'inverno
come fronte di bugiardi
s' aprono sentieri dove un alito
storpia la pelle ed il cuore
un urlo muto cade e
si ciba di volontà sdrucita.
Dal seno di bambina
esplode un canto d'orrore.
Il silenzio delle more fa paura.
 
 
 
VANGELI
 
Mi capita di pregare Dio
quando sento la natura urlare
terremoti e uragani,
quando vedo bambini
ai bordi della strada
nutrirsi di polvere
sotto le esplosioni.
La mia anima
ripete vangeli
in memoria di chi soffre,
di chi non ha niente
e nessuno.
La pace che fa nascere
la luce,
che fa crescere il muschio
ed i profumi del grano,
esiste,
so che esite.
La terra s'inginocchia
davanti alle guerre
e al dolore,
ma sa anche rialzarsi
e dimenticare le tempeste.
Sembra diversa la vita
quando si assapora la fede
e si trova conforto
nelle latitudini.
Per questo io credo
e sono nuda davanti
alle evanescenze supreme.
 
SOGNI DI BAMBINA
 
Non voglio sentire il pianto
della luna
e dipingere i miei sogni
di bambina
con le febbri del cielo.
Amo la natura
e passo i giorni a sperare
che l'orizzonte non conosca
più lacrime.
Amo gli occhi grandi del mare,
la primavera e l'istinto
del vento,
il chiarore selvaggio
della neve.
Vivo nell'attesa che qualcosa
liberi le mie nuvole dalla rivalità,
incollando il destino
ad una moltitudine di germogli.
Ascolto le tante voci del tempo
e m'improvviso petalo di luce
in un vortice d'argilla.
 
CENERE ADOLESCENTE
 
Condividere l'odore della pioggia
con le piccole stanze di una foglia
e incontrare il silenzio delle linfe
sotto gli archi di una zolla scura,
è come stringere la mano alle origini
e svegliarsi con la sete di luce.
Nell'affidare le mie radici
al cielo e alla terra,
sento che porto con me il senso
del tempo,
la costante emozione di un'età,
la forza di un'anima di resina.
Nei cigli delle strade
l'erba imprigiona le voci
della polvere
entra nell'amore di un grillo
sfiora le impronte della brina.
Sentire la mia pelle
assaporare le discese
d'ombra
mi fa desiderare la profondità,
ma soprattutto
mi rende cenere adolescente.
 
 
L'ARIA DI UN DIFFICILE ADDIO
 
Rendo alla terra
l'aria di un difficile addio
e assieme alle nuvole
chiedo al silenzio
di non svanire
sotto il dolce morire
dell'orizzonte.
Respiro memorie
di confine
e l'incenso di tutta una vita
fra le ortiche.
I miei occhi
non sanno mentire
e galleggiano sulle distanze
come piume in croce.
Nell'intimità di un istante
cerco l'eco della nebbia,
i muscoli tesi di un vigneto,
il fumo caldo di una spiga.
Scaglio contro il cielo
l'ombra della pianura,
mi strappo di dosso
il perfetto sorriso delle polveri
e nel ghiaccio azzurro
della sabbia
nascondo le ferite di un asfalto
lontano.
 
 
 
SFIORANDO L'ANIMA DEL TEMPO
 
Trovarsi nudi
a soffrire nella propria pelle
una vita che ha fame
d'identità
è come sentire l'odore
del fango
nel rossore della pioggia.
Mentre il mondo
scopre le sue radici femminili
e maschili
nel silenzio degli orizzonti,
mi chiedo perchè continuo
a guardare la terra
come un nascondiglio di attimi.
Si consumano lacrime
sotto angoli di luce
e si grida ai tramonti
come alle ombre selvagge.
Sfiorando l'anima del tempo
mi accorgo di quanto
è precario il mio profilo,
di quanto è evanescente
la mia volontà d'esistere.
Nell'affollare i colori dell'aria
cerco la mia immagine
ed esplodo nella vastità
del cielo.
 
 
 
DOVE LE MONTAGNE
 
Ora sei cielo.
Il tuo volto m'insegue tra le nuvole
e dipinge lacrime nei miei occhi.
Dove le montagne
trattengono il vento,
ti sento rubare divertito
i colori del tempo.
Nonno,
il tuo grande amore
per la natura
è ancora qui,
sulle ali di rapaci,
nella fuga di caprioli,
dentro le pietre al sole.
Ed i boschi,
dove ho conosciuto il silenzio,
sanno quanto hai camminato
le loro stagioni
senza svelare alcun segreto
dei fusti e delle radici.
Come una croce
il sentiero ha imparato
la tua assenza
e porta con sè il buio
dei tuoi passi.
 
L'AMORE PER IL MARE
 
Sono mani le onde
che camminano rapide
i cieli d'acqua.
Mi unisco alla loro spuma
sprofondando con lo sguardo
nel calore della luce.
L'amore per il mare
mi lascia raggiungere il sale
con l'anima.
La voglia di accantonare
la memoria tra gli scogli
diventa sabbia nuda
che aspetta nuove impronte.
Un eco di conchiglia
m'inebria d'assenza.
Per un istante mi abbandono
al sapore della corrente,
al vociare delle navi,
alla quiete degli orizzonti.
Sospesa nella brezza azzurra
sfioro lo spirito dell'alba
e scelgo la mia trasparenza
dal respiro dei fondali.
 
 
 
 
LE VOCI DELLA NATURA
 
Anche il fieno ascolta
il sudore del vento,
conosce il rumore
della luce.
Negli occhi dell'erba
vedo il ricordo d'estati lontane,
sento il risveglio alla vita
lungo le strade,
dentro le vene.
E dalle case di campagna
tiepide emozioni
corrono incontro al fiume
di polvere e cielo,
come un susseguirsi
di viti e vecchie spighe.
In un pugno d'ombre
sono nascosti insetti capricciosi,
sfumature di sole
e vivaci sospiri di nuvola.
Il mio cuore cerca forza
nel calore della terra,
tra i segreti di una margherita
pronta a fiorire.
Il silenzio scioglie le voci
della natura con una carezza,
mentre un piacevole sogno
si arrampica in fondo
alle mie radici.
 
LO SPARO DI UN TRAMONTO
 
Lo sparo di un tramonto,
il sole cigola controvoglia
non cerca luce,
si assottiglia fino al suolo.
Come gocce di fuoco
strisciano gli ultimi raggi
nelle prigioni della sera.
Là dove corrono le risa
del grano
e palpitano i fiori,
il cielo prega col sudore
di addolcire lo sguardo
delle ombre.
La mia pelle ama i tuoni
silenti del tempo che scende.
Abbandonate ai cigli
dell'orizzonte
rosse presenze
ascoltano l'odore pulito
delle nuvole.
Calpestano calore
i miei occhi
mentre scivola via
l'eco del mattino.
 
IN UN MISERO ISTANTE
 
Si vive di un cielo
d'erba
e del tichettio del vento.
E' una carezza al ventre
della polvere
il nostro chiedere silenzio.
Sconvolgiamo le acque,
la quotidianità del sole
con il nostro respiro che inganna
la luce.
Puntuale l'incantesimo
si compie,
la terra cerca il nostro ossigeno,
un'ombra per dondolare
i suoi tramonti.
Ci rincorriamo liquidi
sotto lo schianto limpido
del tempo,
immobili nel nostro destino,
obbedienti alla natura
di uomini.
In un misero istante
ci priviamo della quiete
dell'aria,
dei desideri dell'orizzonte.
Smettiamo di invocare
gli oggetti, le montagne,
le nuvole distanti.
E' un brivido il confine
che scompare
dietro il nostro spirito.