|
MARILENA RIMPATRIATO
Marilena
Rimpatriato sono nata a Udine, vive a Torino e lavoro presso l'Università della
mia città in uno dei due staff legali dell'Ateneo torinese.996: Ha vinto il
primo premio di poesia e video "Giuseppe Malattia della Vallata" di Barcis in
provincia di Pordenone con la poesia "Papavero". 1998: secondo posto nello
stesso concorso con la poesia "Silenzio". Nell'anno 1999 ha partecipato al
premio "Nocciolino" della casa editrice G.E.D. di Chivasso ed al premio "Don
Carlo Brandi" con la novella "Sposa di primavera" pubblicata presso la rivista
relativa al concorso. Nell'anno 2001 ha ottenuto una segnalazione al concorso
"Nocciolino" della città di Chivasso, una alla XIX Edizione del "Premio
Nazionale di poesia "Pablo Neruda 2001" della città di Pinerolo ed il settimo
posto al Premio Poeti dell'Adda della città di Melegnano in provincia di
Milano. 2002: 1° premio XX edizione del Premio Nazionale di poesia "Pablo
Neruda, 10° posto al "Premio Letterario di Poesia a Chiaromonte",
vincitrice del premio letterario "Marguerite Yourcenar" e finalista del Premio
Letterario "Il Giro delle poesie in cornice". Nell' anno 2003 ha ottenuto il
terzo posto al "Premio Letterario Nazionale Santa Margherita Ligure Vivere il
Mare. 2004: secondo posto al Premio Letterario "F. Moro", Sartirana Lomellina.
Ha in attivo quattro pubblicazioni con la casa Editrice Montedit: "Il giardino
dei silenzi", "Briciole di vita", "I viali della giovinezza" ed Insegnami a
volare". E'presente in numerose antologie.
"Scrivo dall'adolescenza e la poesia, il
riportare avvenimenti della mia vita su di un pezzo di carta, mi sono stati
compagni durante tutto il percorso che mi ha portato alla maturità, al trovare
risposte interiori, forza di debellere l'oblio e di percorrere, senza perdermi
nei bivi del mio dedalo, il sentiero che porta alla luce, alla spiegazione di un
qualche cosa di accaduto in un certo momento e che mi ha segnata in un qualche
modo. Il mio incedere nel labirinto è da sempre stato animato da un dualismo di
fragilità e forza, di luci ed ombre, ampiamente riportate nelle mie liriche; è
una continua ricerca di me stessa, confidata alla candida superficie del foglio
di carta, proprio perchè difficilemte, nel mio vivere, ho trovato riscontri in
termini di comprensione della mia vera essenza. Parlo molto spesso di silenzio,
anelo il silenzio, perchè mi permette di concentrarmi sui miei passi, sul come
affrontare una determinata problematica, anche se il mio, in realtà non è un
vero e proprio silenzio, ma un sussurrare il mio segreto alla stella cadente di
una sera, o al ruscello che gorgoglia trovato inaspettatamente nel sentiero,
alla viola sbocciata a primavera, al foglio di carta, che non tradisce ed offre
ascolto. Le emozioni che si schiantano contro le pareti della mia anima offrono
fertile strato al mio scrivere, come lo offrono le luminose primavere che
scandiscono la vita, i sogni, le speranze che esorcizzano il dolore e permettono
di ricominciare. E la mia anima si protende in cerca di una via d'uscita;
il camminare è liberatorio perchè mi spoglia delle paure, dalle voraggini che
intravvedo al di là di me stessa (marilena Rimpatriato)".
IL MIO SILENZIO
Silenzio,
teatro di pensieri,
abisso inviolato dell’anima.
Tu m’accompagni in questo tempo che scivola via,
come la luce impazzita del giorno.
Silenzio,
che ascolti con i tuoi intimi orecchi
il vortice dei miei vorrei,
silenzio,
che assecondi e che doni,
insegui questo essere nel suo vagare lontano,
espugna l’ombra crudele del tempo
che lo vorrebbe strappare dal sogno.
Marcia fuggitiva la mia,
per mescolarmi in canneti sperduti,
in dedali lontani,
in cui dileguare le mie forme,
in cui annullarmi,
e disperdere l’orme.
Baciami,
silenzio,
baciami ancora,
fa che io mi avvinghi a te,
salva da questi amarissimi perigli,
in quel rifugio che tanto m’attrae,
perché si possono trovare vivi i sogni.
Ed ebbra d’amore t’abbraccio,
invasa dall’illusione e dall’estasi,
bevute dal tuo labbro.
Ma poi la luce del giorno ci sorprende
e ci strappa dall’incanto e dall’amore.
Suonate oboi,
lire, cetre,
donate al viandante le vostre note d’oro.
L’impeto mi assale,
mi ritrovo nella mia stanza;
quattro mure bianche e l’ombra del tempo che tutto invade.
Cominci pure l’odierna danza.
TEMPESTA
Minacciosi respiri di vento
muovon le fronde dei pini
verde vestito del colle
che si estende verso il mare
che infrange le onde ai suoi freddi piedi di pietra.
Avvolto in un caldo cappotto
ascolto le furiose proteste del vento
il cupo canto del mare
che protegge impavido i meandri
del misterioso suo mondo:
ascolto la disputa che nell’aria si espande.
Nel mio cuore in tempesta
sensazioni di gioia e dolore
si incontrano pensandoti,
in quel magico e sconosciuto dedalo di sentimenti
nel quale mi perdo cercando
VIAGGIO SENZA RITORNO
E’ ora.
Prendimi.
Fammi tua sposa,
portami all’altare della vita.
Chiama a testimoni il turchino del cielo
e la nitida luce della primavera.
Voci frementi
grideranno con noi il loro inno all’amore.
Prendimi,
portami nel tuo mondo
e dividi con me il fiume del tempo,
un placido fiume che corre verso il tramonto.
Donami i mille orizzonti dei tuoi sguardi
ed una via almeno dell’intricato
dedalo del tuo pensiero.
Smarrirmi in te
sarà un meraviglioso viaggio senza ritorno
LA RETE
Il fiume scivolava nel suo letto
silenzioso ed eterno come il tempo
vicino,
irraggiungibile,
proibito,
affascinante.
I miei piedi odoravano d’erba e di rugiada
ed i miei occhi
miravano lontano,
là dove le piccole mani non potevano arrivare
perché ostacolate da un’alta rete.
Il gatto cercava ristoro sotto l’ombra del fico;
il sole accecante e dorato
non gli dava che orizzonti vibranti
ed i suoi occhi stanchi si posavano un’ultima volta
sulla danza dell’ape di fiore in fiore.
“Un giorno”, dicevo, “Varcherò la rete,
scivolerò nel fiume,
VASCELLO SOLITARIO
Ho lasciato la sabbia infuocata alle spalle
per immergere i piedi
nel refrigerio del mare
ed affondo nell’umida battigia
assaporando la mia dolce solitudine
Come un vascello
alle cui vele è stato donato il vento
percorro l’orizzonte con lo sguardo.
Con sempre maggior vigore
dispiego le mie vele,
solco le mie inquietudini
e più veloce ancora
mi dirigo verso il sole.
Stormi compatti di gabbiani
m’inseguono nel viaggio;
m’ immolo all’orizzonte,
al fuoco del tramonto
mentre si oscurano le acque.
Solitudine di sale.
Divengo sabbia,.
divengo ghiaia che si lascia sgretolare,
divengo acqua e sole.
Un colpo di vento e poi nulla.
VIAGGIO NEL TEMPO
Nessuno ha strappato dalle tue ruvide mani
l’universo d’antichi ricordi, che dall’infanzia in avanti
incedono incessanti.
Le tue labbra divengono sorgente
dalle quali scorrono chiare le memorie.
Ti rivedi fanciulla.
Fiocco tra i capelli: unico vezzo d’una vita dura.
La strada verso la filanda,
il freddo che ti ghermiva tutta
il ghiaccio sul selciato,
la fretta del mattino.
Con semplicità ritrovi fiori abbaglianti di giardini antichi
nelle fantasie variopinte del grembiule;
fiori abbaglianti che ornavano il cortile
e riodi i canti dei giovani d’un tempo
che s’inventavano la vita con i loro canti,
tra le fatiche di ogni giorno.
Fragili zampilli stillavano dall’umile fontana:
gocce di malinconia per un gioco che ormai non si poteva più fare,
il tocco del campanile segnava le ore.
Guardavi in alto e correvi, ignara dello sguardo di chi già uomo
si dissetava della tua freschezza.
Fu per quest’uomo che immolasti le tue gioie,
a quest’uomo porgesti la tua purezza.
La sua immagine si ravviva,
s’illumina, nella foto là sul muro.
Tu nonna, che ora hai i capelli immacolati,
che trasudi saggezza dai tuoi pori,
non fermare la tua fiaba; io t’ascolto.
Un fiume di emozioni gorgoglia dal passato
e ti scorre il sangue delle fatiche, delle sofferenze
ma poi le gioie brillano come stelle
nei pleniluni del tuo sguardo.
Io, figlia di tua figlia, attendo alla foce del tuo viaggio
il carico d’oro che mi hai donato:
un mare d’amore che non può svanire con la tua vita.
LE PAROLE CHE NON T’HO MAI DETTO
Mute sillabe che danzano
nel pentagramma dell’anima
che turbinano discrete
da uno spartito d’ombra.
Parole arcane
alle quali non si può dar voce
ma che esplodono negli occhi
quando la segreta moviola dei sogni
scorre lungo il perimetro della coscienza
tratteggiando un ipogeo film muto.
Le parole che non t’ho mai detto
sono grida incoerenti
di cui tu non puoi neppure sentire l’eco,
sono sogni di vetro
che scintillano di luci vibranti
sono vascelli arenati nella sabbia degli anni
che ospitano fantasmi di naufraghi
inghiottiti da una tempesta.
Non temere:
non sarò preda dei miei turbini.
Nel mio mare oggi
c’era soltanto una vela
che fendeva venti fatti d’illusioni.
Tu l’hai afferrata.
Ora ondeggia affranta
in un lago silente
DISTRAZIONE
Pallido sole tra nubi canute
avvolto da nubi soffuse.
Pensieri
salgono al cielo
con i vapori dei sogni.
Passeggio per una valle di echi
tra boschi d’inquietudini
dove celare il mio volto stupito
mentre i rami blaterano parole al vento
e vortici di foglie gialle
sussurrano fiabe d’altri tempi.
Piedi nudi
sull’erba umida
gocce di rugiada tra le dita,
arcobaleni mai visti
paesaggi scomposti.
Fuga dal tempo
per strade scoscese
corse a rotta di collo
tra colli profumati di fiori
voli di farfalle.
Come una farfalla volo ovunque,
ma poi una voce mi chiama.
Sono seduta al tavolo di un caffè
Qualcuno mi tende una mano.
I suoi occhi attendono una risposta che non so dare.
LE TENEBRE
Bronzeo il sole sfiorava l’orizzonte,
ne risero vittoriose l’ombre
che si dilatavano all’indebolirsi della luce.
Or il sentiero si vestì d’opaco
e la voce delle fonti s’intristì:
divenne laconico canto.
Il bosco un tempo ardente di colori
s’incupì
lottando contro l’ombre invano.
Ci fu un fremere di fronde
e l’irreale voce del vento
fu eco nella valle
dando vita all’indomito valzer della notte.
Lo spirito racchiuso nelle sfingi dei portali antichi
vibrante a quel brivido s’unì
al fremere
del nuovo regno delle tenebre.
S’accesero gli occhi diabolici delle statue
e come poche volte accadde nei secoli
presero a parlare
del loro lento decadere
e dell’antico loro splendore.
Ondeggiante,
ebbra di nulla e di quiete
volò la mia mente
verso quel fine tessuto nero,
oltre il bosco
su, in quello strano cielo.
Presto ci sarà la luce,
finirà l’avventura.
Ali di fuoco indoreranno l’orizzonte
che tornerà di bronzo
e s’annienteranno l’ombre.
Tacerà la fonte il suo umile canto
ed i suoi segreti di cristallo
si chiuderanno nelle statue
che torneranno statiche.
Questione di tempo,
già di tempo: quale arida tomba d’ogni sogno è il tempo!
L’AMICO NEGATO
Il mio cuore arde
nella quiete della via,
al fuoco caldo di nostalgie ancestrali.
Mentre il sole esplode all’orizzonte,
cedo all’invito del vento
di dispiegar le mie ali
e fendere l’atmosfera
di cieli passati.
Scevra d’ogni ferita
distinguo appena il ricordo
di chi pur amato non m’amava,.
La vedo ora:
l’ombra di colui che un tempo rischiarava
come apatica luna le mie notti,
ch’esplodeva nel pianto dei miei sogni,
destando dolorosa l’amarezza
per l’indifferenza a quel sentimenti vivo
accolto con odio.
Via della Libertà,
via verso la mia casa,
via verso il mio giardino,
verso lo sbocciare delle rose di maggio,
via mesta del ritorno da scuola.
Sola,
con il mio zaino zeppo di sogni perduti.
Torna tutto alla memoria,
e mentre rinnovo il senso
del mio migrare verso lidi lontani,
ora dopo tanti anni
mi domando che tratti
possa avere il tuo volto.
Non li rammento.
Tu che hai colmato tante notti
dell’amarezza del non essermi stato nemmeno amico,
ora rimani una memoria
che a poco a poco si disgrega
dietro il velo d’ombra di questa sera.
Sei un rimpianto antico che si spegne nel profondo del mio sguardo.
Il mio zaino è vuoto, il passo più leggero.
SE TU FOSSI
Se tu fossi la pagina d’un libro
ti leggerei con avidità riga dopo riga
e per comprendere il senso delle parole
tornerei all’inizio della pagina mille e mille volte ancora.
Cercherei d’interrogarti sul significato dei concetti
ma tu bugiardo mentiresti,
così non riuscendo a dipanare i pensieri
mi dovrei soffermare
e ricominciare a leggere
riga dopo riga.
L’onda invisibile dei dubbi che m’infonderesti
mi farebbe chinare su di te confusa
e tu mi renderesti schiava
d’un labirinto dal quale non c’è via d’uscita.
Allora io mi trasformerei
in una fine pioggia d’inchiostro variegato,
t’investirei con la mia moltitudine,
impregnerei dei miei colori gli spazi bianchi e neri
allo scopo d’arrivare al senso delle cose,
alla profondità delle certezze,
delle verità che mi nascondi.
Se tu fossi la pagina d’un libro
imprigionerei le sillabe in esso contenute
in una rete di domande attente e precise,
per evitare le tue fughe,
dei mutamenti nella forma
ed al momento d’afferrare la realtà
ti guarderei stupita,
mi tufferei in essa
e per sempre vivrei nella sua luce.
L SENTIERO DELLE ACACIE
Già fioriscono le acacie
tra i sentieri dei colli.
Cammino su scaglie di vento.
Il respiro del bosco inebria.
M’han condotta le viole in questo
luogo dove tutto è rimasto immutato e silente.
Le entità silvestri trattengono il fiato:
il sole sta mietendo ombre nei campi
preparati al risveglio inondando di luce il mio passo
e i narcisi appena schiusi.
Locanda di lucciole d’estate,
otre traboccante di fiori a primavera
altare dove s’addensano i sogni.
C’è aria di ritorni
in questa distesa senza tempo in questa nicchia
conosciuta dove riecheggiano le speranze di ieri.
.
Silenziosa rugiada m’è scesa dagli occhi.
Non c’è più una bimba a sfogliar margherite,
ma una donna immersa nei fiori,
qui al sentiero delle acacie.
PAPAVERO
Senti,
i baci ardenti dell’estate appena giunta,
tra l’oro di spighe ondeggianti,
che sibilano la loro pacata preghiera di vento
al turchino del cielo.
Io ti ammiro, papavero,
mentre ti pavoneggi in una morbida danza di rosso rubino,
bellezza di una vita da poco destata di cui
nessuno conosce il destino.
Il gelido torpore dell’inverno non è che un freddo ricordo,
è tempo di visioni vibranti,
di frutti acerbi,
di albe dorate e frementi.
Tra le dita tremanti di chi coglie il tuo povero gambo
tu sussurri la tua poesia di luce
e racconti la breve storia vissuta su quel fertile campo.
Fu il sole a donarti la vita,
unico imperatore,
maestoso erogatore di calore ed oro,
fu il sole ad ordinartelo,
e tu arrossisti obbediente,
promettendo di ornare a lungo
il suo tempio splendente.
|