OCCHI CHIUSI
Vago,
sonnambula ostinata,
dentro abissi che non
conosco,
occhi chiusi.
Archeologa di me
stessa,
a mani nude,
scavo.
Raccolgo indizi,
setaccio montagne di
terra e fango.
Nel respiro della
terra quel lamento,
seducente e
struggente,
minaccioso e
selvaggio,
la loro collera.
Eccoli,
dimenticati,
sepolti senza
sepoltura,
morti viventi.
Incatenati, uniti con
filo spinato.
Nuove ferite per
liberarci,
dolore e compassione.
Riesumati con amore,
ripuliti,
dalla polvere del
rancore sedimentato nel tempo.
Lavati con le lacrime,
dolce rito
battesimale,
estremo saluto per la
riconciliazione.
Intreccio ghirlande di
emozioni dai profumi intensi,
Affettuosi capita
a indicare il mio
percorso-vita.
Ricordo-racconto le
morti,
per ricoprire con
terra fresca il passato.
Da quanto tempo sono
qua,
si respira a fatica,
alterno momenti di
lavoro frenetico a sonni agitati,
in un letto freddo.
Il calore del corpo
crea fantasmi di vapore,
mi seguono-inseguono.
Scendo e salgo,
una vertigine,
nessun indizio verso
la luce.
Affinare l’istinto,
fiutare l’aria.
Ascoltare il battito
della terra,
seguire le pulsazioni
per raggiungerne il cuore.
Dal centro, qualsiasi
direzione porta alla luce.
Nostalgia degli
affetti.
Mi staranno
cercando-aspettando,
mi riconosceranno?
Travolta dal fiume
sotterraneo,
trascinata fino
infondo.
Naufraga, galleggio,
alla deriva dei miei
pensieri.
Sdraiata su ciò che
resta delle certezze,
aspetto,
ascolto il vento,
scruto l’orizzonte.
Sopravvissuta a me
stessa.