ARTISTI LABIRINTISTI

POETI NEL LABIRINTO

 

 

AURELIO DE ROSE

                                                                                                                                                              

Aurelio De Rose, nato a Napoli, vive a Roma dal 1997. Studioso della vita artistica napoletana antica e moderna. Ha collaborato e collabora con quotidiani, riviste letterarie e culturali, con interventi di storia del costume e critica d'arte. Tra i vincitori del Premio Pontano - (sez. poesia), 1977; ha pubblicato: Monili, La Zagara/ testi di poesia- IGEI, Napoli, 1979; Napoli dell'antico e del nuovo. Cronologia dinastica e itinerari della città, il Girasole, Napoli, 1994; Le fontane di Napoli, Newton & Compton, Roma, 1994 ; Le chiese gotiche di Napoli, Newton & Compton, Roma, 1995; Palazzi di Napoli, Newton & Compton, Roma, 2001. E’ presente in varie antologie tra le quali si citano le più recenti: La parola negata (rapporto sulla poesia a Napoli), di Mario M. Gabriele, Nuova Letteratura, Campobasso, 2004; Le città dei poeti, a cura di Carlo Felice Colucci, Guida, Napoli, 2005. Concerto per pianoforte, Testi di poesia ,Collana Stravagario Emozionale, Minturno, 2008

 

3° Premio Gennaro Sparagna
 
I LABIRINTISTI LUCIANO SOMMA, MASSIMILIANO BADIALI, IRENE SPARAGNA, MAURO MONTACCHIESI E AURELIO DE ROSE

e-mail : aurelioderose@libero.it

http://blog.libero.it/auurelioderosear/

 

ANTOLOGIA DEL LABIRINTISMO
PRESENTAZIONE COMUNE DI MINTURNO 5 DICEMBRE 2009

Concerto per pianoforte e oboe

Op. 4/05 in “G”

 

Una diminuita ha chiuso questa nostra suonata.

Le dita non cercano più diesis e bemolli ma

accarezzano le spalle frementi.

Prima: Non vi era che suono che lasciava sospeso il

respiro.

Brividi. Trappola che stringeva i momenti.

Ragione, che ora si sfalda al tocco dei bianchi e dei

neri.

Tappeto di un percorso di vita. Evocante i ricordi.

E mi appari distesa, come giacinto che si apre alla

luce.

Ora però ti turba il mio sguardo che scruta e ascolta

silenzioso.

Questo mio tempo batte ancora al cuore il

rimorso, la pena, la paura di non essere più

un’appartenenza.

Ma ti seguo egualmente nel cammino e mi rabbuia il

tuo nuovo pensiero.

Sguardo che si perde nell’orizzonte di quei perduti

momenti.

Delle tante mancate ragioni. Delle frasi che avevano

il dono d’attutire i dolori da sempre vissuti.

Ora ? Il metronomo tace.

Ora è solo silenzio che trafigge la mente.

Dolore !Che non ha più il senso del dopo.

Eppure ti ama ancora questo sciocco motore di vita:

questo cuore. 

da “Concerto per pianoforte”, Minturno, 2007

 

 

Testamento per Napoli

 

Ho lasciato al ricordo

Dedali di vicoli stretti

Che raggi del sole cantato

Mai videro illuminare.

Ho traslocato nel cuore

I dolori di città millenaria

Stuprata in rivoli del tuo stesso sangue.

Forse, ritornerò portandoti il mio corpo

Ultimo dono come fedeltà sofferta.

Seme che spargerai nel vento del tuo mare. 

da “Le città dei poeti”, Napoli, 2005

 

  

Naufraghi

 

La barcaccia inclinata mulina acqua

dalle falle di prua mentre l’albero è morto.

 

Provvedi a coprirli i morti

sulla spiaggia ove hanno lasciato i lamenti

al fragore dell’onda.

Li troverai sepolti da una polvere sottile

con gli occhi spenti

a guardare l’immenso, ma morti.

 

Provvedi a coprirli i morti

prima che la rugiada afflosci le membra tese

prima che vengano a scavare i granchi.

Le stelle marine hanno segato le gole

ed il nero di seppie ha dipinto

ferite su i petti nudi.

 

Provvedi a coprirli i morti

prima che le donne bagnino di sangue

il loro dolore sulla soglia

della loro casa con l’albero morto

a simbolo di Cristo

da “Monili”, Napoli, 1979

  

Monili

 

Ho segato le mie mani

ossa mozze mi guardano,

a te regalerò falangi

con unghie essiccate,

le porterai,

monili,

tra i seni morbidi

e dirai al vento:

«le sue dita m’inebriano».

da “Monili”, Napoli 1979

 

 

Alcune più recenti ed inedite:

 

 

Ad Alessandro

 Ale !

Una ferita e via:

e, il volto per sempre nascondi

nei giuochi di vita

- certo - più grandi di te.

Parole, parole, son queste soltanto parole

quelle che spesso sfuggivi

come  l’urto – segnato –

 - nel tempo -.  
Difficile è oggi

sorreggerti al volo del sogno

a quello che forse cullavi.

Adesso,

ci lasci il solo sorriso bambino

ai giorni,

- domani perduti.-

E so che già lo sognavi

un lungo cammino indicato.

 

 

A Camilla e Margherita

 Vi lascio bambine il mio sogno

Quel certo conoscere il mondo e,

i segni lasciati nel tempo.

Quei tanti momenti, che poi,

l’età ti cancella.

L’amore, la vita, il perdersi nella propria illusione

che conta ben poco, per gli altri, ma resta segnata nel cuore.

Vi lascio il ricordo,

 dei tanti momenti di nenie, di giuochi e favole

 spesso sbiadite

di fate, di maghi e di fiori che riempiono gli occhi e

portano ai sogni il sereno.

Vi lascio bambine.

 Quel giorno, non lacrime voglio

ma spargere al vento

la polvere che fu la partenza .

-          Sarà il mio ritorno alla terra  -.

E li,

vi seguirò nel cammino !