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GIOVANNA GARZIA
"Il
labirinto è il mio cuore, prigioniero d'amore. Il labirinto è il dolore per
l'affanosa ricerca d'amore, da cui filtrea come filo d'Arianna la poesia che
è l'unica fuoriuscita dal labirinto " (Giovanna Garzia).
Giovanna Garzia è nata a Venosa (Pz) nel 1989:
fin da piccola ha mostrato interesse per la poesia e l'epica. Sensibile ai
richiami dei grandi autori come Shaskespeare, Catullo, Petrarca, Neruda e
Dickinson ha voluto unirsi ai loro versi per realizzare la sua passione più
grande. Frequenta il Liceo Classico Orazio Flacco di Venosa. Ha pubblicato
Così parla il cuore, Appia 2, Venosa, 2005.
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SOGNO INCOMPIUTO
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Ho finto
l’esercizio dei sensi
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che promette
pace e la mia bugia
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si ritorce
contro i balzi del cuore.
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Conversavo con
bambole di gesso
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di seta vestite,
d’oro i ricami
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sugli abiti
sfarzosi di fine secolo.
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Vendevo lacrime
di grano
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seminato in
anticipo, caldo il chicco
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nel pugno
stretto e roditrice la mia mano.
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E’ là, al quarto
binario
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che il pensiero
torna, all’ora nona,
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gente
disinvolta, al saluto che
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il richiamo
scomposto del treno divora.
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Conto ombre
fugaci, sul suolo
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con chiodi di
fiato, e sagome nobili
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valuto sul vacuo
confine del dubbio.
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Sono una spia e
il mio percorso
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è simulato dalle
foghe della ragione:
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sul mio ventre
Dedalo disegnò
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e i suoi
intrecci conosco come il nome
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di mia madre.
Non progettò alcuna uscita,
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ma pensò al volo
e al ritorno,
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solo nelle notti
insonni dell’ultima
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stagione fra
mura di ricordi
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sotto l’intonaco
del cielo rovente.
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E’ qui, un
abbraccio di strade ululanti
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per raffiche di
tentennamenti, dove salici
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tristi lamentano
sfilate di corvi
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nell’ingiuria di
un attimo fa,
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nell’ammenda di
fra poco.
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Ma l’Amore,
scalpello dell’Arte,
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vincolo di umana
realizzazione,
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risucchia ogni
bivio
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con l’approccio
del tempo.
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Scanzonata dai
più, caposaldo del talento,
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la tempesta è il
mio vangelo
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il fuoco il mio
elemento,
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il labirinto da
specchio:
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sogno che non si
compie.
Il
fondatore del Labirintismo
Massimiliano Badiali ha presenziato e ha scritto l'introduzione del
libro della poetessa Labirintista ASPETTANDO IL TUO RITORNO di
Giovanna Garzia

RECENSIONE DI MASSIMILIANO BADIALI

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Nell'immagine da
sinistra la poetessa Giovanna Garzia, il Presidente Onlus Mecenate
e fondatore del Labirintismo prof. Massimiliano Badiali, dr.ssa Imma
Pellegrino Presidente F.I.D.A.P.A di Venosa, Il Sindaco di Venosa
Carmine Miranda Castelgrande, la prof.ssa Rosa Torciano Dirigente
Scolastico Liceo Classico Orazio Flacco di Venosa, dr.ssa Tonia
Bruno Voce recitante.




Ritagli di cuore
E' quando sento di averti trovato
che ti perdo.
Ti ho incontrata mentre
affiggevo i nostri sogni infranti
su pareti nude macchiate di luce.
Ho desiderato conoscerti:
mi premeva un'insolita inclinazione
verso chi regnava su di me,
servendo per vie mortali
l'ignobile fato ricettatore..
Mi allontano dalle pulsazioni concitate
di un cuore che forse è mio:
ricuso la vita e tutto ciò che ci separa.
Vedo schiudersi le palpebre e
fuggo il risveglio:come osare sfidarti,
se interamente appartieni al cielo?
Come dirti che t'amo,se ancora
giochi con le forbici sul mio cuore?
Ho perduto l'anima per i tuoi occhi,
ciò che mi resta,per te,
sono solo questi miei
ritagli di cuore.
Passeggiare nel tuo cuore
E' il luogo in cui attendo
il tempo del nostro incontro:
vi giungo all'alba o al tramonto,
attraversandone le remote estremità
mi adagio sul tappeto uniforme che
segna il confine del roseo bosco.
A volte mi trattengo giornate intere,
spesso non ho altro rifugio per passare la notte
e poi...c'è la grotta impenetrabile dell'amore.
Al mio passaggio se ne aprono le entrate,
ma il timore di proiettarmi al suo interno
è barriera invisibile e infrangibile.
La quiete scontrosa,la serena beffa di una fiaba,
danneggiano il mio cercarti.
Forzata dagli insulti,non mi resta che
vagare fingendo che sia un insolito
passeggiare:permangono i segni del mio cammino,
tu saprai che ero in te.
Mi perdo dinanzi all'uscio,
l'infausto sospiro genera una lacrima,
vado via toccando le spine di ogni rosa.
Lo specchio intatto dei segreti
riflette ancora la sensazione di attesa
che si dissolverà al tuo passaggio.
Ora sono fuori e rimpiango
il nome che non ho scritto sulle pareti.
Ma riconoscerai,su quel sentiero inviolabile,
me:con la sola chiave degli occhi
ho superato la porta del tuo cuore.
La perfetta metafora della poesia
Non voglio più ritmare
I sordi testi della solitudine.
Spiando l'incongruenza dell'essere,
ho scovato su un rigido batticuore,
l'instabilità del non essere.
Oh,quanto spontaneo frugar taciturno
sui navigli del tuo segreto!
E' un intruso il mio glaciale pioniere
quando scivola solitario sulla raffinata
brezza di squarci immondi e mirabili:
dune solerti si ergono per un deserto raggirato
e così posso arrestare quel fremito logorato
da troppo tempo trascurato.
Adesso!Che mi segni con lo stampo del tuo assenso,
carezzami con l'integro languore del pensiero fluente,
essere sfiorata dal tocco soffice di questo sdegnoso ritegno:
non chiedo altro.
Ma rendimi poi il trionfo di un canto inedito:
non tradirò l'alta definizione dei rimatori lontani,
né oserò posare sul vuoto
la penna del mio sognar consunto....
L'avido ghigno dei recenti flagelli
ricalchi ora il tuo limpido contorno!
L'invasione di un turbine laconico
spalanca tutti i richiami sgorgati
dal dolce riconoscimento:ho soltanto
creato una metafora
che sia lei senza confidarglielo e
che,memore della sua identità ,
viva della sua essenza,spruzzandone
al mio cuore la decima parte.
Sole della poesia,stella della mia poesia,
tu sei la sua perfetta metafora.
Il bacio del poeta
Il segreto è la notte.
C'è un poeta che canta sulla terza stella.
Piange con lui l'Amore.
Mi chiederà solo un bacio,
un bacio solo stringerà nel petto
il suo ricordo per la terra.
Non aver paura di seguirlo,
vuole soltanto scommettere il suo sogno con la realtà .
Mi chiede solo un bacio,
quarant'anni di solitudine sono troppi,
e lui ormai non sa più parlare.
Sali su quella stella,
vuole soltanto regalarti la sua penna.
Mi ha chiesto solo un bacio,
ho dormito dieci notti al suo fianco,
ho rubato alle sue pupille il colore del pianto.
Non dimenticare il nome strappato alla sua lingua,
vuole soltanto farti scegliere una strada.
Mi chiedeva solo un bacio,
quando non poteva più muoversi,
io gli promettevo d'imparare le sue leggi.
Non suonare con l'arpa il tuo silenzio,
vuole soltanto raccontarti la sua vita.
Mi chiese solo un bacio,
consegnai alle sue le mie labbra
e il tempo prese a sciogliersi entro tre macchie.
Adesso ti sta cercando,
vuole legare con un fiore i tuoi capelli.
Thomas è andato via,non tornerà più.
In qualche modo verrà a sapere
che nel mio corpo battono due cuori,
le mie labbra hanno ancora il profumo del cielo.
Glielo diranno. Piange con lui l'Amore.
C'è un poeta che canta sulla terza stella.
Il segreto è la notte.
Chi non sappia quando Amore destò Dolore,
dove Amore divenne Conforto,
pensi all'intenso bacio del poeta.
Il testamento del poeta
Voglio che per me si pianga,
anche una sola volta:
le lacrime appesantiscono l'anima
e la trattengono sulla terra.
Voglio che quel giorno
l'aria sia profumo della notte;
lasciate che mille petali di rosa
consolino il vento.........¦
Chiedo che non si dimentichino i miei errori,
che non si apprezzino le mie parole:
voglio che si creda all'amore
che mi ha tenuto in vita.
L'azzurro sul mio letto di morte;
la poesia al mio capezzale,sul calar del vespro,
voglio che ricordi i miei attimi di speranza.
Il permesso di visitare i tuoi sogni
Tutto ciò che è mio ritorni al nulla;
vicino,o forse lontano,
c'è un uomo che attende di chiamarsi Poeta.
Il dono del poeta
Io non possiedo nessuno dei beni
degli altri mortali.
Posso darti solo ciò che è mio.
Tue da sempre sono le ginocchia di Venere;
miei sono i fiori che stupiscono i tuoi occhi;
mie sono le stelle che esaltano il tuo volto;
mio è il cielo che festeggia la tua bellezza;
mia è la luna che accoglie le tue preghiere;
mia è l'acqua che disseta le tue labbra;
mie sono le vite che colmano i tuoi giorni.
Mio è l'amore che bussa al tuo cuore.

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