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ARTISTI LABIRINTISTI POETI NEL LABIRINTO
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FULVIA MARCONI
"L’inconscio, (questo sconosciuto), esercita su me un’irresistibile attrazione e fascino. Contrariamente alla percezione conscia che dal cervello determina le nostre azioni, l’inconscio è assolutamente imprevedibile, poichè non ha costrizioni. Paragono l’inconscio a bianche vele di un galeone, vele aperte ad ogni vento che trasportano il veliero non soltanto nell’immensità dei mari, ma lo fanno anche veleggiare coraggiosamente, fra i mille colori dell’arcobaleno. L’inconscio ci parla attraverso la fantasia più ardita, attraverso i sogni più dolci, e gli incubi più angosciosi ed opprimenti, attraverso i nostri impulsi istintivi, le nostre più ataviche paure, e si lascia da noi cautamente intendere , incurante di ciò che la mente con raziocinio consiglia. Non possiamo chiamarlo anima e neanche coscienza, visto che spesso il nostro vero IO, combatte ferocemente con quanto la morale, la coscienza, il dovere ci impone e queste rinunce, vengono rimosse dal nostro cervello, il quale, per non soffrire, si chiude in una sorta di profondo oblio. E’ proprio a questo punto che interviene l’inconscio, quando un sogno o una paura vengono rimossi dalla nostra memoria. Abbiamo vissuto un’esperienza e niente ce la farà dimenticare, anche se questa, apparentemente sembra non essere più presente nei nostri ricordi. Un colore, un profumo, o anche soltanto un gesto o un momento di disagio, possono far tornare in noi la visione che avevamo occultato, poiché l’inconscio è la prigione dei nostri pensieri più audaci e delle nostre più angosciose ossessioni. Di tanto in tanto però da questa segreta, l’inconscio fa udire la sua potente o flebile voce, ed è allora…. proprio allora, che l’uomo comincia a soffrire, se ciò che ode dentro di sé è contrario alla sua morale, oppure felice se le sue sensazioni istintive incoraggiano l’atteggiamento preso in considerazione dalla ragione. Interi volumi sono stati scritti con maestria sull’argomento da insigni studiosi dell’argomento e non saranno certamente questi miei poveri pensieri ad illuminare di verità e conoscenza ciò di cui ho parlato. Voglio terminare con una frase tratta dalla mia lirica ‘’Lei fra le mie braccia’’ per confermare quanto sopra citato:- Veleggia mia mente nel cauto e incerto inconscio, come lenzuola bianche al sol dell’abbandono (Fulvia Marconi)’’.
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