- NEBBIA
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- Potrebbe il fumo della notte,
- con improponibile nomignolo,
- attraverso un dedalo di grotte,
- elevarsi lungo un comignolo?
- Quale è il nome veramente,
- di un sentimento estinto,
- nei sentieri della mente,
- in una voce, è il labirinto.
- Nella nebbia pesante e grave,
- inutile accendere la luce,
- girare la toppa nella chiave,
- ma il corridoio dove conduce?
- Potrebbe mai un sentimento,
- condurre al sole la ragione,
- soffiare forte come il vento,
- diventare foglio ed aquilone?
- Diventare sullo scoglio onda,
- che emergendo dall’abisso,
- da una metafora profonda,
- ergersi un nuovo crocifisso.
- Si può essere scimmia violenta,
- pipistrello di notti desolate,
- iena affamata che s’avventa,
- o il cigolare di mascelle dentate?
- O acqua sporca dentro ai tubi,
- in un chiuso circolo vizioso,
- una condensa formante nubi,
- d’un cielo tetro e minaccioso.
- Ho visto il mio sguardo ritratto,
- nell’acqua putrida dello stagno,
- col viso lacero e contratto,
- fra le mandibole d’un ragno.
- Ma dov’ è andato il conducente,
- di questo autobus maledetto,
- e la donna misteriosa e seducente,
- che ora sbadiglia nel mio letto.
- Ho frainteso l’indicazione,
- che la luna mi ha indicato,
- ho seguito questa direzione,
- ed alla fine ti ho trovato.
- Animale e insetto migratore,
- che dalla minaccia sverna,
- io retrospettivo spettatore,
- con in mano una lanterna.
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