ARTISTI LABIRINTISTI

POETI NEL LABIRINTO

 

 

 

AGNESE MONACO

Agnese Monaco è presente nell’ambito letterario dal 1996 quando iniziò a scrivere brevi componimenti per la rivista della sua scuola,si annoverano negli anni a seguire la partecipazione a vari concorsi di poesia sia nel cyber spazio  sia nell’editoria cartacea. Amante del bello e della creatività non disdegna nuove sfide per esternare il suo ego poliedrico.

"Spesso il male di vivere ho incontrato"E.Montale, in questo esule mondo in cui i veri valori tendono a scarseggiare, in cui dolore e gioia si fondono e si confondono ansimanti in questa folle corsa verso l'ignoto,il mio amore quasi viscerale per la poesia non può essere sterile dall'influsso Labirintista, i miei scritti spesso introspettivi legati al subconscio ed alla necessità di dare un senso a questa vita , trovando una giustificazione ai dolori dell'essere non può evitare di districarsi in ciò che chiamiamo Labirinto.il labirinto umano dell'inconscio: l'inconscio è probabilmente uno degli aspetti più interessanti dell'uomo: mette in atto dinamiche intricate e contorte che non possono venire spiegate se non con delucidazioni approssimative e semplicistiche. ritornare allo stimolo originario di un certo pensiero o di una certa azione non è un'operazione per nulla semplice e priva di falsi traguardi. e l'inconscio come labirinto è una metafora che calza: ci si innoltra, come vuole la natura umana, ci si perde e si incontrano strade nuove che non si cercavano, si smarriscono significati nella dimenticanza e nell'impossibilità di trattenerli tutti, perchè è una ricerca sempre, costantemente in fieri dove si è tentati di dare un senso e un ordine a ciò che un senso e un ordine non ha. lo sono le dinamiche del sogno, le emozioni che fanno battere il cuore nel petto, lo sono i sintomi che la vita reale dipinge nel nostro essere (Agnese Monaco)".

Un frammento di D.A.P.(disturbi da attacchi di panico)
                                                                               
Il panico si attacca in ogni vico creando vittime,
che pensan alla loro fine.
Chi convive col male della sua coscienza,
chi pretende di reagire affidandosi alla scienza,
chi,pur di non morire aspetta una folata di vento,
che lo trascini fuori da questo torpore,che anche io sento.
Sensazione di vivere attaccato ad un filo spezzato,
dal passato lacerato in un ricordo tormentato,
dalla venere resta solo la cenere mentre sfuggo alle mie membra,
e di me resta solo la mia ombra.
Niente sembra più vero dello stato di nero,
in cui mi barcameno.
Aspettando l’ingrata tempesta volgersi al mio volere,
mi rinchiudo nel nido per più nulla temere.
Corro,fuggo , e mi dispero se non vi è spazio per la lacrima,
ecco in un frammento la mia anima,
atrofizzata,assopita dagli eventi,
cerca il vero tra i lamenti.
Le membra prendon il sopravvento,
e mi scompiglian come in un forte vento.
Attendo il grido che giunga dall’abisso,
del mio ego tristemente scisso,
tra corpo e mente,nella lotta della supremazia,
che conduce a sfiorare la pazzia.
Lacerante è il bisogno d’affetto,
ed invece son sola come fosse un dispetto,
a lottare,per non affondare in un aborto di vita,
la mia essenza dalla calca è impaurita.
Attendo il prossimo attacco,
sofferente per ogni distacco,
da chi mi ha generato,
sperando che ogni desiderio si  sia avverato.
Ogni giorno nuovi sintomi lamenta il corpo,
lasciandomi come automa nell’attesa del suo torto,
lacerante è il grido,
che serra il prossimo respiro.
Agli occhi sofferenti sfuoca l’immagine,
disturba il pasto come se ingerissi mine.
Fine apparente che nascondo al mondo,PER PAURA,
soggiacendo alla mia psicologica tortura