- SAMANTHA
TERRASI
- Terrasi Samantha è di Ostia
Lido, Roma. Pubblicazioni:
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2007: AA.VV.
“Antologia del Concorso di Emozioni”, Kimerik edizioni ISBN
978-88-6096-107-5
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2008: AA.VV.
Antologia di Racconti III Edizione “i racconti i rumori i ricordi”,
Kimerik edizioni ISBN 978-88-6096-209-6
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2008: AA.VV.
“Sogno” LAB, Giulio Perrone Editore s.r.l. ISBN 978-88-6316-027-7
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2008: AA.VV. “Il
Ricordo” LAB, Giulio Perrone Editore s.r.l. ISBN 978-88-6316-031-4
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2009: AA:VV: “Ho
preso in mano quella fotografia e …” ed 9muse ISBN 978-88-903365-2-2
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2009: AA.VV. “Il
desiderio” LAB, Giulio Perrone Editore s.r.l. ISBN 978-88-6316-047-5
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2009: AA.VV. “La
lussuria” LAB, Giulio Perrone Editore s.r.l. ISBN 978-88-6316-050-5
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2009: AA.VV. “La
Gola” LAB, Giulio Perrone Editore s.r.l. ISBN 978-88-6316-049-9
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2009 Terzo posto al
concorso Granelli di parole 2009
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In pubblicazione: Samantha Terrasi “Foglie al vento”,
Aletti Editore s.r.l.
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Wassergeist
- “Ha freddo signorina??? Mi
scusi non vorrei disturbare ma l’ho vista li già da un po’ di tempo e
siccome siamo ancora nella stagione fredda….beh non so….io non
vorrei….le avvicino il giacchetto…., va bene?”
- Lei non si è mossa. E’ rimasta
in quella posizione, ferma. Io mi sono avvicinato solo il tempo
necessario a vederla con gli occhi persi nel nulla. I piedi a mollo nel
laghetto dei pesci rossi. Mi sono allontanato di quattro passi poi mi
sono fermato anche io li con i piedi a mollo nell’acqua. Volevo provare
la sensazione di quella creatura strana dall’aria persa. Magari mi
distoglieva da quello che dovevo fare. Ormai avevo deciso di partire.
Non avevo fatto nessuna valigia, nessun biglietto strappalacrime,
nessuna dimissione. Niente di così eclatante come un saluto vistoso. La
gente parte senza dire niente, prende un biglietto e si allontana dalla
propria vita cercando di fare fortuna con un’altra. Ci riesce davvero??
Questo non lo so ma vorrei scoprirlo.
- Mi sono alzato dal mio letto
stamane e ho preso i soldi che mi competevano, ho infilato la giacca
pesante e sono uscito. Non mi sono neanche lavato, tanto non serviva.
Altra vita, altro giro. Un giro sporco direbbe qualcuno. L’entrata in
una nuova esistenza si fa con il vestito più bello, io ho scelto quello
più comodo. Mi sono guardato allo specchio anche la barba mi tradiva.
Pazienza, tanto sono sempre io. Ora vedo la mia sagoma che si staglia
sull’acqua e fa dei giri concentrici, sembro un fumetto e la barba i
raggi di un sole spento. La ragazza non si è ancora spostata. Possibile
che non senta freddo. E’ proprio curiosa questa cosa ma io dovevo
partire che ci faccio qui a guardare una perfetta sconosciuta?
- Bella domanda. Ma io sono
sempre stato strano e un po’ folle, me lo dicevano tutti. I miei
pensieri erano mulini a vento mentre macinavano il grano rubavo l’aria
al vento. Io continuavo nella mia ascesa verso il cielo mentre la realtà
si faceva dirompente nel vero senso della parola.
- Eppure la mia partenza doveva
essere ben organizzata, volevo lasciare tutti a bocca aperta. Invece ho
la bocca chiusa sospirando su questa giornata grigia al punto giusto.
Camminavo nel parco aspettando il momento giusto per lasciarmi tutto
alle spalle ed eccoti spuntare questa creatura. Mi ha distolto dal mio
intento. Non ho potuto fare a meno di non guardarla. Muove i piedi
alternandoli e li tira fuori con la giusta forza per non fare troppi
schizzi. L’acqua emette un suono dolce, uno sciacquettio di fondo
armonioso. Continua con il suo dondolare ritmico, preciso. Non so a cosa
pensa ma ruberei volentieri quel pensiero e lo farei mio. Purtroppo ho
deciso ma si può tornare indietro?
- Posso decidere di non partire,
cambiare tutto un’altra volta. In fondo non ho salutato nessuno, non ho
lasciato biglietti, non ho lasciato dimissioni. E’ anche il mio giorno
libero. Potrei chiedere alla ragazza cosa ne pensa. Magri lei mi può
dare un idea di quello che sono, di quello che dovrei fare. Forse è una
buona idea, forse no. Meglio rimanere qui a guardare il lago.
- Si, molto meglio, condividere
qualcosa con qualcuno lega troppo e io non voglio ancore in questa
vecchia esistenza.
- Forse però, mi può dare una
mano a decidere cosa fare nel miglior modo possibile.
- Nononono..non si può
fare…..devo rimanere fermo nelle mie posizioni. Devo tenere fede in
questo giorno importante a quello che sono e che voglio da questo
giorno.
- Potrei solo chiederle cosa ne
pensa senza farmi influenzare… si potrebbe essere un’idea e se poi mi fa
cambiare tutto nella mia mente?
- E questo sarebbe un pericolo
grosso e poi chi saprebbe decidere? Io non sono capace di rendermi conto
di quello che sono. Agisco in base a degli impulsi.
- E ora??? Mi avvicino un po’
va.
- Solo un po’.
- Lei tanto rimane ferma. Mi
muovo di qualche passo l’erba è fredda. Volevo imitarla ma poi mi sono
detto perché ammalarmi per un po’ di onde. Beh no. Allora ho rimesso i
calzini ma non le scarpe. Le ho lasciate capovolte e appoggiate di lato,
i calzini bucati sono rimasti.
- Mi sono avvicinato di qualche
passo, ma niente, la ragazza non si muove. Si guarda i piedi o forse i
pesci rossi ma nulla. Non ha preso neanche il giacchetto, sarà forse un
aliena? No gli alieni non esistono, solo nei film prendono vita. Eppure
è strana.
- Ora le racconto tutto. Ma sono
troppo distante, no meglio di no mi prenderebbe per pazzo. Un folle
maniaco che racconta la sua squallida vita. No, no meglio di no. Rimango
qui a guardarla, però è bella. Proprio bella. Ha i capelli biondi
raccolti dietro. Ha una camicia azzurra e una gonna bianca.
- Ha una serie di libri messi li
sull’erba. Ora mi avvicino con la scusa del libro.
- Piano piano.
- “Mi scusi signorina posso dare
uno sguardo ai suoi libri sa li ho visti li in terra vorrei solo….”
- Forse non mi ha sentito.
Dovrei urlare un po’ di più ma mi sentirebbe tutto il parco e lei
potrebbe andarsene.
- Cosa faccio ora???
- Sono in piedi dietro a lei,
non mi ha sentito se me ne vado e continuo la mia strada? Facile ma come
mi giustifico?
- Lei ci rimarrebbe male, basta
ci vuole polso e io ne ho due.
- “Io mi chiamo ….Kallsberg..lei?
- Ho aspettato che lei
rispondesse. Mi sono seduto accanto. Le ho trovato le mani livide, le
labbra che tremavano ma continuava a sciacquare i piedi nell’acqua.
Aveva il viso contratto e una ciocca bionda le era scesa.
- “Sembra una creatura fragile
posso abbracciarla?”
- Nessuna risposta di nuovo.
- Forse era giusto così, non si
parla con gli sconosciuti.
- “Senta io oggi avevo deciso di
partire e lasciare tutto ma l’ho vista e la voglia di andare via è
venuta meno. Sa mi chiedevo perché lei se ne sta così al freddo quando
si potrebbe sdraiare al sole e godere di un buon libro”
- I suoi piedi si sono fermati.
Li ho visti salire dall’acqua con un gesto lento, l’acqua sembrava non
lasciarla. La punta del piede sembrava un pennello all’uscita del
bicchiere prima di dipingere. Sono rimasta senza parole. Ha tirato su le
gambe e si è stretta in un abbraccio stretto. Le sue mani hanno toccato
la schiena. Avrei voluto abbracciarla io e scaldarla ma non pensavo
fosse un mio compito magari aveva un fidanzato da qualche parte. Io ero
l’approfittatore di una situazione troppo imbarazzante.
- “Mi presento, mi chiamo
Kallsberg. Sono un impiegato in una fabbrica qui in città. Faccio un
lavoro di concetto, metto timbri nello spazio giusto. Sa oggi avevo
deciso di cambiare vita. Di lasciare quella vecchia per quella nuova. Sa
io non ho nessuno. Ne una moglie ne un figlio. La prima perché non ho
mai sentito l’esigenza di sposarmi, la seconda perché non volevo
guardarmi negli occhi di mio figlio e vedere quello che fuggo da tanto
tempo. Lei invece cosa fa di bello qui?”
- La sua mano si era mossa a
disegnare qualcosa sull’erba. Mi sono sentito stringere il cuore, lei
continuava a disegnare qualcosa che io non capivo. Il suo sguardo era
come l’acqua: trasparente. Rimaneva quasi immobile, pochi muscoli
reggevano le sue azioni. Eppure parlava con qualcosa che non capivo.
-
“Vorrei raccontarle la mia storia
ma so che l’annoierei”
- La sua mano si era fermata,
scavava solo con un dito dove la terra prendeva il posto all’erba.
Allora ho cominciato a raccontare della mia vita. Da quella caduta
stupida e dalla cicatrice che portavo dietro i capelli. Ho cominciato a
raccontare tutto d’un fiato anni che si sono fatte perle di una collana.
Non pensavo di ricordarmi tutti questi episodi. Ho riso, scherzato e
schernito da solo l’aria. Il dito della ragazza si è fermato.
-
“Come si chiama??Mi piacerebbe
saperlo?”
- Le sue mani si sono mosse
tutte e due contemporaneamente. Hanno indicato un punto non definito
davanti a se. Indicava l’acqua a due dita. La indicava. Rimaneva ferma.
Immobile.
- “Wasser????” era l’unica
parola che mi veniva timida….
- Ha abbassato le mani e ha
mosso il capo. I capelli si sono sciolti come un pugno in una resa. Il
vento li ha portati davanti al viso. Mi sono avvicinato e li ho raccolti
dietro le sue orecchie. Ho sentito quel profumo forte di lago. Aveva il
viso un po’ sporco, striato di terra. Come se avesse pianto e asciugato
le lacrime con le mani sporche. Ho desiderato abbracciarla e stringerla
forte. Mi sembrava fragile. Non l’ho fatto, avevo paura. Io non ho mai
fatto niente di così impulsivo. Ho avvicinato la mia mano alla sua e gli
ho offerto una zolletta di zucchero. Un palmo e un dorso. Due
contrapposte visoni dello stesso mondo. Lo ha preso delicatamente. Senza
fare un minimo gesto con la testa, l’ha succhiato senza rumore. Si è
sciolto come la neve al sole. Il suo viso era tondo, una lacrima di
saliva è scesa. L’ho lasciata cadere vicino all’erba. Ho visto il suo
brillare e una formica attenta ha richiamato il suo esercito. Mi stavo
avvicinando a quella creatura fatta d’acqua. Fatta di infinite teche
trasparenti dove poter scrutare l’anima. Mi stavo avvicinando perdendo
cognizione del tempo come se qualcosa mi spingesse a farlo. Una forza
strana si era impossessata di me.
- Mi avvicinavo sempre di più,
il guizzo di un pesce ha fatto sobbalzare l’aria e l’acqua e una presa
stretta al mio braccio mi ha fatto sussultare dalla parte opposta
rispetto alla mia creatura.
- “Ma chi si permette???”
- “Signor Kallsberg sono due ore
che la cerco, lo sa che non si deve allontanare dal giardino della casa
di cura”
- “Ero in compagnia di Wasser”
- “Di chi?”
- “Di questa splendida fanciulla
accanto a me”
- “Signor Kallsberg con tutto il
rispetto, ora si alza e torniamo alla clinica. Non c’è nessuna ragazza
qui”
- “Ma non la vede, è qui acc……”
Mi sono girato ma lei non c’era più. I libri scomparsi, l’acqua ferma,
nessun ombra di giacchetto e di erba piegata. Solo le formiche che si
ammucchiavano intorno alla goccia di zucchero.
- “Forse si è sbagliato, io ho
visto solo un pesce rosso fare un balzo a meno che lei non parlasse con
un pesce”
- “Lei è davvero insolente
infermiere dei mie stivali, la mia creatura era qui, le ho anche dato
dello zucchero”
- “Sempre peggio, lei lo
zucchero non dovrebbe neanche vederlo. Ora si alzi e andiamo”
- “No io sono deciso a partire”
- “Signor Kallsberg deduco che
stamane non ha preso neanche le sue medicine, ora andiamo”
- “Ma quella ragazza era qui…un
attimo fa…forse si è alzata ed è andata via….”
- “Signor Kallsberg la sua
fanciulla è forse solo un suo fantasma perso nel labirinto della sua
mente…..solo un Wassergeist”
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