ARTISTI LABIRINTISTI

NARRATORI NEL LABIRINTO

 

 

NICOLETTA MIORANZA

Nicoletta Mioranza abita in Umbria,  laureata in Scienze della Comunicazione, attualmente iscritta al secondo anno di Scienze della Formazione Primaria. Sta scrivendo il mio primo romanzo, e di solito partecipa a concorsi di poesia. In gioventù ha conseguito ottimi piazzamenti, tra cui primo premio assoluto al concorso "Giovanni Polanga".

"Mi affascina il labirinto perchè ... non sai dove porta (Nicoletta Mioranza)".
 


Colorito verde seppia stemperato su tela”

Adele aveva cinquant'anni quell'anno e suo marito, con cui non condivideva più nemmeno i piaceri del talamo, le regalò un viaggio per una capitale europea. La cosa la stupì molto, forse suo marito voleva allontanarla per un po', ormai le cose non andavano più bene, ma continuavano a stare insieme sempre e comunque, per i figli, per la gente e per la vecchia madre che soleva dire di non volere quel dolore così a ridosso della sua fine. Adele partì sola, un piccolo bagaglio, un cappello con una grande falda e due grandi occhiali da sole a coprirle i segni del tempo. La vita, la sua vita, le passò innanzi in quel frangente in cui si trovava lì, a Vienna, in quell'antica chiesa dove stavano restaurando il vecchio volto di Anna, madre della Vergine, che accompagnava il piccolo Gesù verso la fonte. Anna aveva il volto stanco, invecchiato, quasi livido, sembrava il suo, per un attimo Adele si sentì Anna, lì sulla tela, tra i colori degli esperti che apportavano le riparazioni. Adele accese una candela, si segnò con un gesto di croce, si inginocchiò a pregare. Pensò a sua figlia Isabella che il mese dopo si sarebbe laureata, pensò a suo marito che l'aveva lasciata partire sola ancora una volta, pensò a Briciola, il loro cane, l'unico che le fosse rimasto fedele. Dopo aver pregato, Adele decise di non uscire dalla chiesa. Era così bella, così tranquilla, così piena di storia. Perché andarsene. E allora restò. Guardò ancora Anna sulla tela, aveva il viso buono, complice, quasi sembrava la guardasse. Adele sentì Anna come se fosse sua madre, una presenza protettiva, benefica, vicina, forse molto di più della vecchia madre egoista che pensava solamente a sé. C'era un giovane che contornava il viso di Anna con del colore verde seppia, stava ultimando il lavoro di un lungo pomeriggio di concentrazione. Quell'uomo guardò Adele. Aveva sì e no trent'anni, il viso impolverato, la camicia slacciata sul petto, il colore verde seppia in una mano. Era caldo quel giorno, era agosto, ed Adele percepì il sudore scorrerle giù lungo le reni. Distolse lo sguardo da quell'uomo, tornò a guardare il Crocefisso e si segnò con il gesto di croce quasi a scacciare pensieri impuri. Due minuti ancora e tornò a guardare Anna, le chiese quasi aiuto perché non fosse tentata, sedotta, ammaliata. Da Anna tornò a guardare quell'uomo che per un attimo dipingeva e l'attimo dopo tornava a fissarla, soffermando il suo sguardo nell'incavo del suo seno che sporgeva dalla scollatura appena accennata. Adele ebbe l'istinto di coprirsi ma non lo fece. Si alzò, si segnò nuovamente, si avvicinò alla sagrestia. Era certa che lì sarebbe stato fresco, sono sempre molto umide le sagrestie in Italia, pensò, e poi desiderava incontrare un prete, voleva, doveva, confessarsi e voleva farlo subito. Entrò e attese. Tutt'intorno c'era silenzio. E umido. Ma lei era sudata, sentiva il sudore scorrerle dalla fronte, dal collo, giù giù fino all'incavo del seno, quel seno osservato, desiderato, ancora così florido, nonostante il tempo. Sentì un rumore alle sue spalle, si girò di scatto. Per un attimo ebbe uno strano tremito, vide che lui era lì, proprio di fronte a lei. L'indecisione durò soltanto un attimo, poi lui la attirò a sé e la baciò appassionatamente. Le sue mani l'afferrarono per i seni e dai seni scesero avidamente giù lungo i fianchi, sulle cosce, fino alle esili caviglie. Adele sentiva il calore del petto di lui a contatto con il suo seno, lui era lì che la voleva, la desiderava, lui era la sua rinascita, la sua restaurazione, quello che non aveva più da troppo tempo. Le sfilò via le mutandine e la fece stendere sulla scrivania, una di quei vecchi scrittoi di un tempo che oggi trovi solo ai mercatini dell'usato. Adele lo sentì dentro di sé, vigoroso, giovane, così forte. Fu un attimo di piacere, una parentesi matrimoniale, un momento di impuro godimento che si era presa per sé. Si rivestì in fretta, salutò l'uomo con un sorriso. Si vergognò del luogo, del momento, si sentì sporca per un attimo, ma solo per un brevissimo attimo. Uscendo, intravide la sua immagine riflessa nella vetrata che copriva San Sebastiano. Si sorrise, lo sguardo era un po' più aperto, un po' più acceso, quasi un po' più giovane. Passò accanto ad Anna, ci passò a viso basso. Non ebbe il coraggio di alzare gli occhi, forse ora Anna avrebbe avuto per lei solo occhi di rimprovero. Passando davanti al candeliere, si soffermò un minuto. Spense la candela che aveva acceso, sarebbe stato un controsenso e Adele nella vita è sempre stata una persona coerente. Ora sì che avrebbe dovuto confessarsi, disse la sua voce interiore. Ma Adele non aveva almeno per il momento nessuna intenzione di farlo. Gettò via i vecchi occhiali da sole e il cappello con la falda. Entrò in una boutique, comprò per sé un foulard azzurro cielo e un fermaglio per i capelli. La commessa le chiese: Sono per sua figlia? Adele sorrise, gettò il viso all'indietro, non rispose. Si sentiva una ragazzina. E ne era felice.

 

 

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