ARTISTI LABIRINTISTI

NARRATORI NEL LABIRINTO

 

 

"

MARIA GRAZIA CIOFANI

 

Dello stesso autore

 POESIA

"L'interesse per il labirinto umano dell'inconscio nasce a partire dalla curiosità di sapere se comprensibile all'esterno il tumulto di un'anima in pena, cosa cioè possa arrivare a chi non vive in presa diretta con l' inconscio individuale di un determinato soggetto che di fatto si può trovare a stravolgere la propria idenità a partire da incontri particolari e necessitare di scrivere in proposito (M. Grazia Ciofani)".
 

 
Aurea mediocritatis: penumbra!
Non ci provare amore,
io non so piangere.
Non so piangere
che per grandi dolori.
Non ci provare amore
a farmi piangere.
Tra le lacrime
potresti vedere
la tua morte
nei miei occhi.
 
Carnevale di Torino, nell’anno del Signore.
 
Protagonisti indiscussi che per il giorno di Carnevale
non  han cambiato maschera, ma nessuno se n’è accorto:
Antoine
Re-Baldo
Maritòs
Soma
Paplà
Go-Angel
Fopien
Tiro-giù
Questa è la storia di una brulicante folla povera e multietnica composta di mendicanti, preti, scudieri del re, una folla che ruota attorno all'enigmatica macchina della cattedrale di Villagua, dove anche i clandestini chiedono asilo. Una storia-spettacolo con nani, ballerini, acrobati con nastri e lustrini, glitter sgargianti ed effetti speciali.
Antoine è il padrone della cattedrale. Lo caratterizza una dichiarata tendenza clericale al cinico buonismo, che lo mette costantemente a rischio di essere insidiato da vistose foghe patetiche o declamatorie. Or ora egli ha il difficile compito (per un pavido) di tenere a bada le intemperanze dell’incontenibile Re-Baldo il Ca(o)ntaStorie, altrimenti detto Filodifollia (ma mica tanto filo), il cui fascino sta nell'essere insieme cronaca di un morente Medioevo e di una nascente Monarchia, ha la forza della gioventù e della prima maturità, gli entusiasmi della scoperta, la foga dei messaggi. Quintessenza dei bugiardi e dell’eterno fanciullo privilegiato, scalpita per liberarsi di una parentesi storica caratterizzata da una stasi culturale ma è in realtà incapace di stimolare una rinascita umanistico-rinascimentale della civiltà, incapace perché privo di moralità, scrupoli e senso del limite. Vuole potere, ovverosia per lui onnipotenza, sottomettere e usare chiunque, controllo totale della vita dell’altro, per lui potere corrisponde a sadismo, nulla a che vedere con la vera forza di chi sa perdere per vincere, e vuole  spodestare l’ignaro Antoine per assumere il ruolo che si confà ad un Re. Reclama la sua corte.
Maritòs, nana e ballerina insieme, puntualmente addobbata con tanti lustrini non sa starsene al posto suo, ha eternamente bisogno di un palcoscenico e ha capito che il ruolo di giullare di Re-Baldo glielo potrà garantire finché avrà fiato. E finché avrà fiato, giura, sarà l’Eco del suo Re.
C’è poi il saggio Soma, che caspita se sa starsene al posto suo, forse persino un filoditroppo. Osserva quieto e sornione pur’egli con una lieve tendenza clericale che gli causa talvolta rigurgiti di cinico buonismo, talaltra autentica bontà che profonde odore di Santità. E il Soma, impantanato nel dubbio amletico su quale sia la via di mezzo da seguire, resta intanto perennemente immobile ad osservare, al più ad avventurarsi in assennati miti consigli evangelici. Certo così non corre il rischio di sbagliare.
Ancora l’altrettanto furba Paplà, sempre là e mai qua, e se è qua se ne sta talmente in punta di piedi che quasi non ne percepisci la presenza, inacciuffabile fanciulla che senza sforzo alcuno non cade mai, solide caviglie, sempre elegante nelle sue signorili acrobazie.
Go-Angel sì che sa spiccare il volo davvero, piroette da fare invidia a Maritòs che, non sapendo volteggiare da sé, ha necessità di luce riflessa, ma a Go-Angel non interessa niente, men che meno trascinarsi appresso la piccola Maritòs, lui può e sa volare da sé, anche senz’ali! Vai… angelo noir!
Fopien ama giocare all’equilibrista, un po’ dentro, un po’ fuori, si fa/non si fa, giusto/sbagliato dipende non si sa bene da che.
E Tiro-giù è la forza, la  potenza visionaria il cui senso iperbolico si manifesta proprio nel culto della parola come conoscenza, visione, potenza creatrice, poesia coltivata per se stessa. Prete mancato a causa e per fortuna del suo impeto destinato a non dare segni di stanchezza e cedimento, abile a tirar giù tutti gli Icari che tentino di volare troppo in alto per le effettive capacità, lui sì con i piedi per terra  e l’attitudine ad elevarsi quando necessario perché l’aria si fa spesso irrespirabile nei bassifondi.
Storia della vita di tutti i giorni, storia di un mondo attuale dove si affacciano sentimenti come la rabbia e l’egoismo e dove si muore per amore o per potere, storia del diverso e del perverso, storia di passioni, lavoro, sudore, fatica, immaginazione, soddisfazione, impegno; cuori che pulsano, c’è amore, morte, delusione, sofferenza, sgomento, cinismo, rabbia, gelosia, invidia, paura, solitudine insomma ci sono tanti sentimenti umani… forze del bene e forze del male si scontrano facendo fulcro intorno all’attrazione, alla sensualità, all’innocenza, all’inganno. Rapimento e distruzione, passione e freddezza, immediatezza e distanza, tutto può coesistere.
E i malcapitati di turno.
Capita male infatti la beffarda e graffiante Gragri nella Corte dei Miracoli, presto Corte di Re-Baldo.
Ignorava l’esistenza di un Re, dunque anche la sua irresistibile passione per la caccia, e soprattutto ignorava il suo stile.
Ignorava anche che Re-Baldo conoscesse così bene i bui sotterranei dell’imponente cattedrale di Villagua, soltanto lui poteva avventurarcisi senza perdersi, soltanto lui sapeva sguazzare nel male, stagnare nell’ombra, nelle fitte e labirintiche tenebre infernali, nel nero, senza l’interesse a muoversi verso la bianca luce paradisiaca.
Ignorava troppe cose la gonza Gragri, e ahimè “la legge non ammette ignoranza”, men che meno le leggi che governano i bassifondi, o se si preferisce gli oligarchici olimpi.
Cadde così nella sua trappola, lasciandosi confondere dallo stile diabolico del vanitoso Re-Baldo, poi per lei divenuto inconfondibile.
“Se lo conosci lo eviti”… perché… “La conoscenza obbliga”!
Quale stile?
Re-Baldo avvista la preda nel corso delle sue performance di più o meno eccelso “Paracelso il rinascimentale”, studia la preda per individuarne le fragilità che gli permettono di colpire nel segno, l’avvicina con naturalezza e l’agguanta invitandola a raccontarsi per offrire un aiuto olistico, poi esalta presunte similitudini per avvicinarla ulteriormente e avere l’occasione per parlare di sé e dell’Amore nel frattempo sbocciato per la malcapitata di turno, seduce implacabilmente fino alla resa sessuale, segue una danza convulsa fatta di allontanamento / avvicinamento finalizzata a far precipitare la preda in passi falsi e dunque pestarle i piedi, per farla sentire sempre sbagliata, tanto da sfinirla e giustificarne lo scarico, condannandola a morte senza possibilità di appello.
Non sa non portare dolore e sconvolgi-menti!
Dopo, una medaglia in più per lui.
Follia e violenza lo accompagnano, ma per il Dioniso dell’Olimpo di Villagua non vi è alcuna dea Rea a purificarlo degli assassini commessi in stato di follia. Anzi!
I suoi cortigiani l’acclamano, a Maritòs brillano gli occhi sapendo che giovani (rispetto a lei) prede cadono nelle trappole del suo Re, Antoine lo ammira e invidia insieme, Paplà ottimizza le sue abilità di acrobata grazie alle imprevedibili battute del Re estatico e bulimico, il Soma resta imperturbabile, Go-Angel chissà dov’è, Fopien cerca ancora di capire e Tiro-giù incautamente osa indignarsi, e per questo in men che non si dica si ritrova scaraventato fuori dalla cattedrale…
Dal momento che a volte la sfrontatezza di Re-Baldo è tale da procurargli qualche problemino di troppo, egli ha astutamente accresciuto la sua incredibile abilità di credibile Ca(o)ntaStorie.
La verità è morta, “Lui è la menzogna!” tuona orgoglioso Antoine, e le campane della cattedrale son pronte sempre a suonare alle sue variopinte e regali stelle filanti di parole. Lui sì che compie Miracoli alla sua Corte dei Miracoli… un mago nel raccontar storie, ed anche nel far apparire ciò che non è, fotografie di donna smunta e ferita, con peli gialli in testa ed occhiali da Anacleto, o di cucchiaini piegati come fa l’emulo capitolino pure vittima predestinata di assatanate prede in preda a deliri erotici. E che importa se persino il medievale Tribunale dell’Inquisizione è insorto di fronte a tanta eresia?
Così i servili cortigiani lodano le ineguagliabili qualità del Ca(o)ntaStorie, che grazie alle lodi diviene sempre più Re e sempre più Baldo. Una vera rete di protezione massonica!
Un patto di sangue tra confratelli pronti ad insabbiare tutto, curiosamente alla moda perché pare che oggi i problemi si affrontino proprio così, facendo finta di ignorarne l’esistenza.
Voilà, magia, o appunto, Miracolo! il problema sparisce…
E la graffiante Gragri privata delle sue unghie? A chi può confessare che l’impudico Re-Baldo l’ha accarezzata come una gatta, fermandole lo sguardo sul suo sbadiglio sornione, in cerca di artigli? A chi può confessare che l’ha privata delle sue unghie prendendola nella regale trappola ben prima dell’accusa di aver graffiato la smunta?? E, come se non bastasse, avrebbe mai potuto la graffiante Gragri, privata delle sue unghie, graffiargli anche la carrozza??? O inviare al principino rotula con piccione viaggiatore per recapitargli messaggi minacciosi?? Quale lunghissima pergamena arrotolata e infilata nell’astuccio del messaggero avrebbe dovuto scrivere per trasmettere tutte le intimidazioni che il Ca(o)ntaStorie racconta?
Perché tanta illiceità e illimitata malvagità da parte dell’illiberale Re-Baldo nei suoi confronti? Perché trascinare l’ingenua Gragri nell’ombra delle sue notti insonni? Non sapeva che al buio, di notte, tutti i gatti sono neri e dunque “né donna né tela a lume di candela”? Quale ginepraio e assurdo gioco di proiezioni di ombre, quanti aspetti di sé Re-Baldo ancora non ama riconoscere giacché intaccherebbero la concezione ideale, non reale né regale, della sua persona? Da una corte spietata ad una repulsione spietata per l’irridente Gragri, perseguitata fino al rogo, con l’illusione che soltanto dopo potrà tornare ad essere un’anima innocua. Ma tanta crudeltà da parte dell’immorale e pericoloso Re pretestuoso non è forse il segnale della presenza di una parte di ombra rinnegata e pertanto proiettata sulla predestinata malcapitata, e davvero segregando la spuria cortigiana crede di evitarsi l’incontro con la sua fallibilità e finitudine? Non è forse guardando anche nell’ombra più spaventosa che si coglie la provenienza della luce? Volendola perseguire… Certo spesso risulta più comoda l’eterna sopravvivenza nel purgatorio, la mediocre e opportunistica penombra, da cui però, ahimè, non sembra generarsi vita né coraggiosa morte.
Non che l’ex graffiante Gragri credesse che in quella Corte avvenissero davvero dei Miracoli, tuttavia lo smembramento per essere stata brutalmente privata delle sue inseparabili unghie è stato tale da portarla a commettere un’altra ingenuità: credere che le leggi che governano i bassifondi seguano codici, non civili o penali, ma d’onore, e richiedere così verbalmente, a mo’ di risarcimento danni, le scuse dei dignitari di corte dell’immedicabile Re-Baldo, per questo Carnevale in versione apollinea.
Storia di tutti i giorni, ma nei cieli di Villagua si avvista il Mastro in mongol-fiera. Sorvola su tutto e tutti ed effonde Sapere, direttamente dalla Fiera dei Mongoli alla Corte dei Miracoli, lui sì che sa, è nientepopodimenoche un Mastro!!!
Sentenzia, benedice tutti e riprende il suo volo tra i palloni gonfiati nelle alte sfere. Lascia tanti coriandoli per terra… 
 
Morale sans façon della storia di tutti i giorni, destinata ad essere senza epilogo: il povero e in fondo meschino Re-Baldo è perso per sempre nella sua incolpevole falsa coscienza, tanto da non sapere neppure più quanto falsa, e i suoi compari compiacenti, ancora confusi per la trascorsa orgia di sensazioni troppo intense, in attesa di un nuovo rito dionisiaco, a Torino o a Roma dall’amico che ahimè han beccato, non importa, si apprestano ad esigere dalla malcapitata Gragri un ennesimo sacrificio… permanere nella penombra di un purgatorio, finché non trova la sfumatura del suo grigio mettendo nero su bianco, domandando per iscritto il rilascio delle sue ali, che trattengono perché vogliono spezzargliele, per farla cadere a terra e strisciare come un verme che assapora e conosce il marcio della terra su cui cammina.  Chi si crede di essere quella? Come può chiedere le “scuse” degli indiscussi protagonisti di sempre, soltanto perché paga una quota per far parte di una grottesca corte dei miracoli anziché, come erroneamente credeva la “pura”, di un contesto diversamente qualificato?

 

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