ARTISTI LABIRINTISTI

NARRATORI NEL LABIRINTO

 

 

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MATTEO GOZZI
Matteo Gozzi è di Reggio Emilia. Ha iniziato a scriver 3 anni fa per esprimere qualcosa che magari avrebbe tenuto lì per sempre, quel qualcosa non so bene cosa sia, forse un forma d’arte che cerco nel mio piccolo di far uscire, forse solo la voglia di creare qualcosa con la mia testa.
Ha partecipato nel 2008 al concorso “raccontiamo” indetto da Aliberti editore per scrittori emergenti arrivando quarto con il racconto “Voci fra le mura”.
 
 
"E’ proprio dal Labirintismo della mia mente che cerco di far uscire emozioni e pensieri perché trovo che la mente umana sia una delle cose più complesse, emozionanti, perverse, controverse e piene di possibilità che esistano. Ho una grande stima del Labirintismo perché credo che con la nostra mente ci si possa muovere a 360 gradi in qualsiasi tempo potendo esprimere le più svariate emozioni o situazioni, risolvere problemi o semplicemente divertirsi. Nel mio racconto affronto, in breve, passaggi tra l’onirico e l’astratto ritrovati nella mente della protagonista che denotano la pazzia a cui è arrivata nella vita di tutti i giorni, denunciando l’accantonamento per la sua omossessualità (Matteo Gozzi)"
 

 

Brain damage

... Ancora qualche secondo di attesa, forse qualcosa di più. Il respiro deve rallentare, cala in maniera regolare l'aria che entra ed esce dalla bocca e dal naso, il petto la asseconda con movimenti delicati, le costole si contraggono ed espandono senza dolori. Lo sguardo è fisso su pupille estranee, le braccia piegate ad angolo retto cominciano ad appesantirsi nel fermare le mani all'altezza delle spalle, le dita formicolano (buon segno) e si bagnano leggermente di sudore. Dalle due finestre nella parete a sud, i raggi di un sole gioioso e splendente entrano nella stanza, noncuranti di ciò che sto cercando di rendere concreto. Da una delle finestre socchiuse, entra una brezza calda sintomo di una primavera pronta a venire dopo un inverno triste e cupo, non per tutti giunto al termine. L'aria che entra mi colpisce la faccia senza però segnarla abbastanza da distogliermi dallo scopo prefisso. La semi-solitudine in cui mi trovo agevola il mio compito regalandomi, infatti, un silenzio surreale. La concentrazione è al livello più alto cui la mente umana può arrivare, le pupille cadono all'indietro lasciando spazio all’occhio vitreo, il corpo s’irrigidisce nella posizione in cui si trova.. si può partire.
Tutto è nero attorno a me, non appoggio su nessun piano ma flutto nel vuoto muovendomi nel buio. Di fronte, a una distanza che non so quantificare, una porta bianca risalta e si fa notare grazie ad una luce che non ha fonte, mi muovo in avanti di un paio di passi, la mia mano destra appoggia sul pomello argentato e lo gira verso il basso, la porta dischiusa mi apre un nuovo spazio, un nuovo mondo.
Una siepe alta al punto da non mostrare cosa nasconde, si pone maestosa ai miei occhi compatta per via delle fitte foglie verde scuro che la compongono. Entro nell'apertura che divide le due pareti principali e subito mi rendo conto di essere nel più classico dei giardini labirinto, complicato e complesso per merito delle tante vie che si incrociano una con l'altra. Avanzo con l'istinto di chi non sa dove andare, qui non esistono minuti e continuo senza sapere quanto tempo sta passando, all'improvviso, dopo il vagare nel nulla finalmente compare una visione di quelle che sto cercando, che mi aiuteranno forse a capire.
Tra le mura verdi, si apre uno spiazzo, al suo centro un largo altare di cemento alto qualche decina di centimetri su cui poggia un letto matrimoniale, la seta blu delle lenzuola ancora non disfatte riluce con riflessi leggeri ma tutto questo conta relativamente, quello che mi colpisce sono i due corpi che vedo di spalle. Il primo è in piedi al bordo del letto, è vestito solo di reggiseno e slip bianchi dagli eleganti ricami rosa. Il corpo è magro, quasi si vedono le costole, la pelle è chiara e liscia anche alla vista, le mani di questa ragazza con al dito un solo piccolo anello, finiscono per poggiare sulle spalle del secondo corpo nella scena, questo è seduto sul letto con la mano sinistra ferma con il palmo sul materasso e le gambe piegate all'altezza del ginocchio dalla parte opposta alla mano, è completamente nudo, le spalle sono più larghe e la pelle è più scura tinta da un sole estivo. I capelli biondi non sono molto lunghi ma le mani della ragazza in piedi vi passano dolcemente accarezzando piccole ciocche. Ho intuito subito che anche questa figura di spalle è di un corpo femminile ma ora la sua testa si gira di lato e ne ho la conferma. La ragazza in slip ha spostato la mano dai capelli alla guancia della compagna sempre con la stessa grazia e ora le alza il mento verso l'alto là dove sta scendendo la sua bocca pronta a donarle un bacio. Ho la sensazione di vivere questo momento come un frame di un filmato, il tempo sembra infatti congelare questa scena senza volgarità ma facendola vivere di naturalezza e amore che le due ragazze trasmettono.
Devo passare oltre, tutto questo sta svanendo lentamente, proseguo con il piccolo rimpianto di non aver visto il volto della ragazza in piedi.
Inconsistente nella pesantezza il mio corpo passeggia e calpesta l'erba senza segnarla, dentro di me un tormento colpisce allo stomaco in maniera crescente e condiziona il mio spirito e miei pensieri angosciandomi per quello che ancora dovrò affrontare.
Urla di una voce maschile rompono il silenzio, sono urla forti dal tono minaccioso, non riesco a comprenderne però le parole che si perdono tra le vie del labirinto, cerco di coglierne almeno la provenienza ancora lontana da me per provare ad arrivare alla fonte. Chiudo gli occhi e mi concentro solo su quei suoni che escono da una bocca piena di odio e rabbia e così, senza vedere ma solo con l'aiuto del mio udito avanzo deciso e sicuro di seguendo sentieri complessi, verso un traguardo che sento man mano avvicinarsi con il contemporaneo aumentare di vibrazioni negative. Le mie mani protese in avanti non trovano più l'opposizione della siepe dopo la corsa alla cieca e sono libere di muoversi senza impatti in un altro spazio simile a quello precedente.
 
La ragazza che poco prima con gesti colmi di dolcezza animava quella scena piena d'amore ora la trovo sola, seduta con le gambe incrociate, gli avambracci sulle ginocchia e il corpo che ciondola pesante in avanti, è nel nulla di un prato imbrunito da erba che pare bruciata e terra incolta senza vita. Giro intorno a lei rimanendovi distante, osservo la sua schiena coperta non di vestiti ma da segni e lividi, ed è proprio lì che finiscono le sue mani come se sentisse la mia presenza e volesse nascondere quelle che vive come "vergogne". Risate e urla tornano a colpire le mie orecchie, perso melanconico nella pena per quella ragazza, avevo smesso di ascoltare quel che nell'aria c'è e si fa tonante, concreto con la forma di un uomo sui cinquanta, nascosto nella penombra di una luna che ha smesso di brillare. L'uomo trascinandosi una gamba arriva vicino alla ragazza che a capo chino si raccoglie ancora di più in se stessa, pronta a subire, è un attacco frontale, un'onda di parole che escono dalla bocca infiammata e animata di cattiveria, sputando lingue di fuoco dritto al volto della giovane.
"Puttana, sei una vergogna, sei una piaga per la famiglia, non meriti il rispetto della gente e tantomeno il mio". Lei, impaurita e tremante, ma comunque con orgoglio, alza la testa cercando una reazione che però è troppo flebile per la circostanza e subito viene spezzata da un'offensiva di quello che ho scoperto essere il padre, pronto di nuovo ad accusare la figlia con frasi che ora scomodano anche i morti: "Tua madre povera donna è morta per colpa tua, una famiglia credente come la nostra offesa dalla tua stupidità senza pudore! Ma stai tranquilla Laura", parla ora con tono più tranquillo, "Non succederà più di vederti così o saranno botte per te e per lei. In più ce ne andremo lontano dal paese dove tutti ormai ci guardano con sospetto per causa tua e dov'è ancora troppo forte il ricordo di tua madre che se non è più con noi è per espiare al tuo posto i peccati che hai commesso.
Mentre quest'ultima accusa ancora rimbomba come un'eco nella testa della giovane io sto giungendo alla fine del mio giro intorno a lei e finalmente posso vedere il suo viso, il volto che sapevo di trovare, in questo caso però decorato tristemente da lacrime. Come un fantasma mi muovo verso di lei, vorrei abbracciarla e confortarla ma nessuno si accorge di me e anzi, una nebbia fitta e minacciosa cala su di noi nascondendomi anche quella visione che finisce per scomparire del tutto quando la nebbia si dirada, lasciandomi solo e impotente di aiutare Laura.
Ora, immerso ancora una volta nel nulla profondo quanto l'oscurità sono costretto ad aspettare qualcosa o qualcuno, il mio istinto non dà suggerimenti per cosa fare e come muovermi. Nella testa durante quest’attesa comincia a prender corpo l'idea che il mio viaggio in questo mondo dove la protagonista è Laura non è ancora giunto al termine, manca ancora qualche tassello per vedere la fine di questo incubo. Ripenso alle lacrime della ragazza sola tremante e impaurita, risento le urla di quel padre bigotto capace di accusare una figlia della morte di sua madre quando la sua unica "colpa" era quella di amare una persona dello stesso sesso. Inorridisco a pensare alla cattiveria con cui quelle parole le sono state scagliate addosso come mattoni pesantissimi sulla coscienza.
Vengo distolto dai pensieri che mi turbano da una luce fortissima che mi avvolge lasciandomi ancora cieco nei confronti del mondo per colpa della sua intensità, dal buio alla luce sempre  con gli occhi incapaci di aiutarmi dall'uscire da quel contesto.
Il buio ritorna dopo qualche istante, i miei occhi bruciano ma poco dopo quando torno ad aprirli il paesaggio intorno a me è visibile, un barlume che viene dalla luna coperta mi mostra una via lunga e polverosa che si estende fino all'infinito, lungo i lati della strada alberi dal fusto largo e rami lunghi si estendono fino ad arrivare al centro della strada formando un arco naturale che a sua volta ributta sulla strada un tappeto di ombre intrecciate. Mentre pietrificato, guardo l'infinito, risate isteriche, urla impazzite e rumori sordi di tuoni scuotono la terra. I rami e i tronchi delle querce prendono vita animandosi con bocche e occhi diabolici che si formano sulle piaghe della corteccia, la via è viva, incute paura e tormento ed è da queste sensazioni che ricompare confusa Laura correndo a perdifiato cercando di scappare da quell'incubo.
E’ al centro della strada corre guardandosi intorno, cerca una via di fuga ma alberi che emettono rumori stridenti e rovi che agitano le loro spine le impediscono di uscire da quel sentiero, la ragazza si ferma, porta le mani alle orecchie, grida, cerca di farlo più forte del trambusto intorno a lei che a loro volta ingoia e soffoca le sue richieste di aiuto. Laura cade in ginocchio, sfrega le mani tra i ciottoli che la segnano e la fanno sanguinare, piange, batte i pugni poi di scatto tra rabbia e paura ricomincia a correre spinta dalla follia che si è impadronita di lei. Io cerco di seguirla con lo sguardo poi di inseguirla per raggiungerla ma no c'è nulla da fare, la sua corsa e la sua voglia di scappare è troppo forte, vuole allontanarsi dal padre, dalla solitudine di un amore lontano, dai sensi di colpa inculcati da un orco e da una religione professata da menti chiuse che l’hanno spinta a credere sia sua la colpa per una mamma persa.
Vedo Laura lontana, quasi un puntino giunto all'orizzonte nella via, nonostante la distanza noto chiaramente il suo salto verso il vuoto, un balzo compiuto con leggerezza nel tentativo di lasciarsi alle spalle tutti i problemi ormai pesanti come macigni e ora rimasti fermi sul margine di quella strada di dolore e pazzia. Laura è scomparsa in quel buio, io stringo gli occhi nel tentativo di rilassarmi nuovamente, nonostante l’ansia trasmessa da quelle scene a cui potevo solo essere spettatore. La procedura è quella dell'inizio, respiro lento, battito del cuore che deve tornare regolare e muscoli che si distendono.
Quando riapro gli occhi, la prima sensazione è di aver sognato ma non è così, so bene che guardando negli occhi di quella ragazza ancora priva di sensi per lo shock, tramite la mia tecnica di controllo della mente, sono riuscito a entrar nella sua testa e viaggiando nei suoi ricordi ho capito il parchè di quel gesto che l'ha portata in un fiume ai piedi di un ponte fuori città, dopo un volo che sperava fosse per l’eternità..     
Il suo polso tra il mio indice e il mio pollice mi entusiasma con un battito flebile ma ancora pieno di vita, nella sua mente non l’ho potuto vedere, ma lo so, Laura vivrà ancora, i suoi problemi sono rimasti sul precipizio di quella via, torneranno, ma lei sarà più forte nell’affrontarli e io l’aiuterò.

 

 

 

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