LUIGI DAMIANO BATTISTONI
Luigi Damiano Battistoni è di Lucca.
MARZO 2007,
pubblicazione primo libro: VIVERE, Mauro Baroni Editore,
Viareggio. DICEMBRE 2007, VINCITORE 1° POSTO, con il libro VIVERE,
Sezione Narrativa Edita, Premio Letterario Circe, IIIª Edizione,
Monterotondo in Roma. Dal 2006 diversi riconoscimenti in concorsi
letterari nazionali con conseguenti pubblicazioni in antologie.
"Il labirinto e
il suo mito mi hanno sempre affascinato in quanto emblema, archetipo,
del tortuoso cammino mentale e fisico di ogni uomo verso la Conoscenza e
l’Essere. Al suo sfociare però ho sempre immaginato di trovarvi non
tanto un’uscita ma soprattutto un Ingresso (Luigi Damiano Battistoni)".
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IL LABIRINTO (LUCE)
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Era buio fitto
e sebbene il mio equilibrio stentasse e quasi niente in realtà
percepissi, io andavo e andavo e andavo.
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Comunque, ogni
tanto, in quel buio qualcosa d’interessante accadeva, ma guai
fermarsi perché anche la televisione e i giornali e tutti e in
continuazione! dicono che chi si ferma è un gran coglione.
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Finché, un
dì... di colpo mi sentii stanco; e il mio passo scoprii esitante...
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Per la prima
volta avevo pensato, pensato semplicemente:
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“Perché?”, e mi
sono fermato… e mi sono seduto...
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Il bello è che
in fin dei conti non mi sentivo poi tanto coglione. Al contrario! Fu
così che scoprii di come fosse bello soprassedere, qualche volta
indugiare; e, in tutto quel buio ormai perennemente ed ampiamente
diffuso, di come nessuno potesse vedermi… quanti lividi erano così
evitati.
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In fondo, io,
volevo solo essere me stesso, dare il meglio di me… Perché tutto
doveva essere così difficile, sempre tanto veloce ed artificioso?
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Fu allora,
precisamente dopo quella domanda, che una piccola manina sentii
stringere la mia. La accolsi, non provai paura. Tanto meno ne ebbi
quando mi fu detto:
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“Andiamo? Non
vorrai stare così, tutta una vita nel buio più totale?”
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“Sei forse un
elettricista?”, avrei dovuto rispondere, ma ancora non conoscevo
l’ironia.
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Non saprei dire
per quanto ma a lungo errammo, mentre a mano a mano imparavo a
cogliere suoni nuovi, profumi inaspettati…
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Finché un
giorno la manina strinse forte la mia e mi fu detto:
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“Guarda, una
stella!”, ma io che ancora non vedevo chiesi: “Dove?”
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“Chiudi gli
occhi”, fu la risposta. Ed io ebbi fiducia, ed io vidi.
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Era bellissima,
di certo da molto tempo era lì, ma mai prima di allora l’avevo
scorta, perché?
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Incontro ad
essa andai...
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Ancora non sapevo che per cogliere una
Stella il percorso fosse in salita;
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e in quante e appiccicose e subdole
ragnatele, era facile inciampare;
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e ancor più, di quanta fantasia
occorresse per farle saltar via, prima di potervi approdare.
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Infine
inaspettata non un’uscita ma tutt’altro,
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al di là
un’abbagliante luce m’investì e mille arroventati aghi di ghiaccio
trafissero tutto il mio essere, mentre in un nuovo e antico pianto
finalmente mi sciolsi…
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E fu giorno,
per tutti i nuovi giorni a venire…
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