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LAVINIA
LUCIA COSTANTINO
Lavinia Lucia Costantino è nata a Monza, è laureata in Lettere
Moderne, lavora come attrice teatrale nel teatro d’infanzia e
come conduttrice di progetti teatrali rivolti a bambini,
anziani, persone disabili e in stato di disagio. Scrive commedie
e narrazioni teatrali per motivi professionali, mentre nel tempo
libero scrive racconti e poesie attraverso cui esprimere e
condividere il mio panorama interiore.
"Ritengo che ogni persona sia un
labirinto, per se stessa e per gli altri, e che questa
complessità sia preziosa. Attraverso i miei scritti cerco spesso
di esprimere i dettagli per portare alla luce questa ricchezza
sotterranea (Lavinia Lucia Costantino)".
Nice che dice:
A, Amante.
( essendo il termine afferente al campo dei sentimenti,
l’autrice decide di trattarne il significato attraverso una
storia vera che dice di aver sentito raccontare da un’amica. Chè
i sentimenti si fanno, ahinoi, sulla pelle della gente, e allora
anche le parole che li indicano devono essere spiegate con il
gusto di quelle pelli, e di quella gente)
C’era una volta una tale Nice.
Nice aveva letto, un giorno, la storia di Elisewin del signor
Alessandro Baricco: Elisewin era una bambina che parlava con una
voce di donna, quando voleva.
Lette che ebbe queste parole, Nice decise che sarebbe per sempre
rimasta una bambina con parole di donna, e che avrebbe passato
la vita a scivolare da un luogo all’altro, con la leggerezza
della bambina e con gli istinti della donna. Aveva fatto un
patto con se stessa, si era tatuata una luna azzurra sul polso
come le sacerdotesse di Avalon di cui aveva letto in un altro
libro ancora. L’azzurro se ne era andato, la cicatrice
biancastra a forma di mezzaluna era rimasta. Lei era rimasta,
tutta dentro quella cicatrice, tutta dentro se stessa e verso il
mondo da scoprire. Come una cometa buttata in avanti con tutta
la sua luce.
Sarà stato anche questo a portarla dov’è ora. In una stanza
bianca, perfettamente illuminata. Fastidiosamente illuminata.
Chirurgicamente illuminata. Senza che però ci sia né una fonte
di luce, né tantomeno una finestra. E meno male, perché se ci
fosse, Nice avrebbe paura di guardare fuori e di scoprire che il
cielo non esiste più.
Per un attimo, mentre si guarda i piedi da bimba in calze da
bimba e scarpe da bimba, la sua testa da donna si chiede per
distrarsi: cosa potrebbe nascere al posto del cielo? Oh, per
lei.. mille cose. Ma lei è sempre disposta a credere a tutto,
lei semplicemente per tutta la vita non ha fatto altro che
accudire nella sua testa la nascita dei pensieri più bizzarri e
barocchi che riusciva a pensare, per poi andarseli a cercare
davvero nella vita di tutti i giorni. Si è fabbricata una vita
così.
Nice è una abituata alle nascite, alle sorprese, alle attese che
ti portano verso il tuo destino, al tuo destino che ti sveglia
mentre sonnecchi e ti porta fuori rotta. Nice segue con il dito
le albe e i tramonti della sua fucina di pensieri, Nice nasce
sempre, non è mai morta e non vede perché dovrebbe succederle
qualcosa proprio ora.
Ma quelli che le stanno davanti non paiono proprio così, non
come lei. Quelli che le stanno davanti in questa stanza
claustrofobica e ovattata come un utero violentemente bianco,
sono occhi. Niente corpi, volti, visi. Solo occhi in fila a
guardarla, come soldati. Non hanno fucili, non hanno bocche
eppure da qualche parte sparano in fila queste parole:
… E DUNQUE LEI HA UNA SOLA POSSIBILITA’ PER SALVARSI LA PELLE:
DEFINISCA LA PAROLA AMANTE NELL’ACCEZIONE DA LEI INTESA.
SE LA COMMISSIONE LINGUISTICA IN COLLABORAZIONE CON LA
COMMISSIONE MORALE LA GIUDICHERANNO SINCERAMENTE CONVINTA DEL
FATTO CHE LA PAROLA AMANTE DESIGNI PER LEI UNA REALTA’ DIVERSA
DA QUELLA COMUNEMENTE INTESA DALLE SUDDETTE COMMISSIONI, ALLORA
ESSE STESSE POTREBBERO – e si levò un coro di occhi accigliati e
parole esplosive : E DICIAMO…: POTREBBERO! - GIUDICARLA.. EHM ..
INNOCENTE.
MA FINO A QUEL MOMENTO, LEI E’ UFFICIALMENTE INCRIMINATA DI
LESIONE NON PREMEDITATA MA REITERATA DEL CODICE MORALE E DI
VOLONTARIO SOVVERTIMENTO DEL CODICE LINGUISTICO, A SCOPO
APOLOGETICO.
Nice non sa come, ma ha capito perfettamente.
Per salvarsi la pelle deve convincere tutti che quello che le è
successo meritava la momentanea sospensione del codice morale e
il sovvertimento dell’ordine linguistico. Deve convincerli che
dove loro dicono amante, lei dice sinceramente qualcos’altro. E
che questo qualcos’altro.. oh! Se solo voi aveste alle spalle e
nel cuore il mio mondo, potrebbe colpire anche voi, signori
della corte! Sorride Nice. Sa benissimo cosa deve dire. Riscatta
il suo corpo di bambina, lo affila con voce di donna, lo rende
tagliente con l’arma dei suoi pensieri.
Sorride Nice. Lei questo giorno lo aspettava da tanto..
“Innanzitutto, signori della corte, chiedo che venga messa agli
atti un’attenuante: mi chiamo Nice, e, nomen omen, come dal
Codice Linguistico dell’antica Roma” – Nice ridacchia tra sé per
questa scudisciata ai boriosi giudici- “sono affetta dalla
malattia dell’ Inevitabile Esercizio della Forza Plastica. C’è
un personaggio che la Commissione Morale ha cancellato dalle
cronache, ma c’è. Si chiamava Nietzsche, e diceva che la forza
plastica è la forza di crescere a proprio modo su se stessi.”
Si leva un brusio. Da un paio d’ occhi, che immagina appartenere
a una donna, Nice sente arrivare una voce: “No bambina! Non è
così che ti salverai!!”
Nice la guarda, le sorride e continua:
“Chiarito questo, ora comincio con la voce Amante…
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