ARTISTI LABIRINTISTI

NARRATORI NEL LABIRINTO

 

 

"

KETY FRANZOLIN

 
Nata nella provincia di Venezia 28 anni fa, sono attualmente impiegata in un'azienda di logistica. La mia passione è sempre stata la lettura&la scrittura, ho partecipato in più concorsi nazionali ottenendo nella maggior parte dei casi posizioni in graduatoria abbastanza buone (entro i primi 15 posti su 800/1000 partecipanti). Ho già scritto due romanzi, per cui sto cercando l'editore disposto a leggerli/pubblicarli.
 
"Il Labirinto in senso lato è un tema stimolante proprio per la sua diversa molteplice interpretazione: dal metaforico al reale, è sempre stato un simbolo in grado di rappresentare tutti gli stati d'animo contorti della persone e delle cose, potendo così dare una sfaccettattra completa all'animo, ai sentimenti,e ai comportamenti dell'essere umano (Kety Franzolin)".

 

 

IL LABIRINTO
Vi capita mai di guardare il cielo e notare quanto bianche siano le nuvole?
Stare lì, col naso all’in su, e lasciarsi avvolgere dall’infinito sopra di noi? Osservare l’azzurro, il sole, gli uccelli volare e il rumore delle foglie allo soffiare del vento..
Respiro.
Mi riempio sempre i polmoni e l’anima di questa sensazione così serafica. Di solito mi fermo così quando la tempesta è finita. Avete presente quei brutti momenti che ognuno di noi attraversa almeno una volta nella vita? Quando vi sentite persi dentro un labirinto buio e per quanto ci si sforzi di trovare l’uscita, non si riesce?
Ognuno di noi conosce il Labirinto, prima o poi. Si ritrova dentro senza neanche accorgersene, come se qualcuno più grande di noi ci scambiasse per una pedina di un gioco, e ci buttasse là – “Vediamo come te la cavi”, sembra dire.
Sono sempre stati i miei periodi più brutti.
All’inizio non me ne accorgevo proprio.
Facevo due passi, prendevo una svolta piuttosto che un’altra, ed ecco che non avevo già più l’orientamento. Era tutto uguale, tutto così dannatamente buio e dolorosamente difficile. Perché non sapevo più scegliere dove e quando proseguire, o se non mi conveniva addirittura restare ferma lì.
Anche a voi capita, no?
Il punto è che fermi non ci stiamo – oh no, diamine! – perché la natura umana cerca sempre la via d’uscita in qualsiasi situazione.
E allora corriamo, poi camminiamo, prendiamo fiato, urliamo, strepitiamo e preghiamo… e tutto perché non riusciamo a venirne fuori. Pensiamo che tutto sia inutile, che ormai moriremo in quell’inferno; finché ci accorgiamo che qualche scelta passata non è stata poi così male, perché lì (proprio lì!) c’è l’uscita… e quando vediamo la luce del sole pensiamo: “Dio mio, sono fuori!” e ci si ritrova ad ammirare il cielo del mattino e a gustare la
tranquillità che la natura ci dà, o a sorseggiare una calda tazza di tè comodamente accoccolati sul nostro divano.
Ma quel crudele gioco ci resta tatuato sul petto fino alla fine dei nostri giorni. E non c’è maniera per evitarli… per il fatto stesso di essere umani.
I pianti fatti, le ferite sanguinanti, le urla sussurrate e i piedi stanchi saranno tutti ricordi che comporranno il nostro essere. Perché ci faranno crescere, amare o apprezzare tutto ciò che abbiamo. Oh, ci renderanno anche più duri e diffidenti, ma questo è inevitabile – fa parte di questo Risiko chiamato vita. Non si può pensare di volere un’esistenza felice o sogni realizzati se prima non lottiamo per averli.
E così sono qui a ricaricare il mio spirito prima di imbattermi in chissà quali altri nuovi labirinti Dio vorrà farmi percorrere. E anche in quel nuovo caso camminerò, piangerò, soffrirò e impazzirò, ma sempre con la forza e la speranza radicata dentro che supererò anche questo. Perché mi aggrapperò a me stessa, a tutti i miei valori e ai miei sogni, e ce la farò ad uscirne vittoriosa.. magari con l’aiuto di un filo d’Arianna! E quando sarò nonna, seduta su una comoda poltrona con i nipotini in braccio, racconterò loro di come la vita sia più avventurosa di un romanzo di Stevenson o più drammatica di un racconto di Kafka. Come ogni protagonista parta con le armi date dal re (speranza, felicità, equilibrio), e durante il tragitto possa incontrare mille Minotauri e mille fantasmi; come possa anche perdere le proprie frecce per poi ritrovarle a fine percorso, come possa acquisire nuovi amici e nemici ed essere così sempre più forti.
Fino a diventare saggio, tremendamente saggio, che si rende conto che per superare un labirinto basta in realtà solo un’unica arma: la fede, in se stessi e nell’infinito – è il motore di tutto.
Così che quando l’intero ed enorme, vero e proprio Labirinto che tutti noi stiamo percorrendo – la nostra vita (eh sì, un labirinto dentro un labirinto, che credevate?) finirà, arriveremo davanti al cospetto del nostro Re come veri cavalieri, e diremo:” Sire, ho superato tutte le prove che mi si sono state presentate. Le ho vinte tutte, con la forza e il coraggio di un cavaliere qual io sono. E ora che sono qui, stanco e vecchio, permettete di dirvi che la vita, questa vita, è il dono più bello che voi mi abbiate mai fatto”.
Non siete d’accordo?
Ah, che bel cielo…

FOLLIA O RAGIONE?

Dirti tutto a voce non sarebbe la stessa cosa, non sono mai stata troppo brava a parlare; tutto questo suonerebbe inventato, strano e ridicolo, quando in realtà non lo è affatto

Ho deciso di vuotare il sacco.. e che Dio mi aiuti se sto sbagliando

Premetto che sto scrivendo nella pausa pranzo, in fretta prima che torni qualcuno.. per cui perdona eventuali errori

E che Dio mi aiuti

Non saprei dirti né come né dove è cominciata

Semplicemente è successo, e non so spiegarmi il perché

Sai, l’incubo è passato, ma mi è rimasto quel senso di intima confusione che non riesco a spiegarmi

Forse dovrei lasciare stare

Forse non dovrei neanche presentarmi da te, domani, eppure, in qualche maniera, io devo vederti e devo dirti tutto quello che ho passato

Perché sei l’unica che (forse.. Dio mio, forse) potrebbe capire, e forse alla fine dirmi davvero che cosa ci faccio qui… o cosa e perché sono, se sono

Credo sia cominciato tutto con il mio bisogno di equilibrio… ti ricordi? Tu mi  hai suggerito un bagno energetico, sale e poi olio. Mi hai detto: “Circondati delle cose che ti fanno più piacere e che più ti rilassano”, e così ho fatto. Ho consultato i fiori, e poi le carte delle fate. E a farmi compagnia, mentre mi rilassavo da sola, era la carta di un elfo che mi diceva che dovevo cambiare strada, che sarei stata bene solo se avessi accettato il mio percorso qui e ascoltato quindi le mie inclinazioni; e il fiore mi diceva che dovevo avere fiducia in me stessa, che gli altri avrebbero gioito nel vedere le meraviglie del mio cuore.

Mentre ero in questo bagno energetico, ho parlato. Non so con chi (forse con Dio, forse con le fate, forse con me stessa, chi lo sa), so solo che mi sono confidata con qualcuno di invisibile agli occhi.

Quella sera non ero così stanca come mi aspettavo, anzi. Ero semplicemente tranquilla.

Il giorno dopo sono partita per le ferie, al mare, con i nostri migliori amici. In quella settimana ho letto Twilight di S. Meyer (storia di un’umana che s’innamora di un un vampiro, se ne sente parlare parecchio in giro). Quel libro mi era stato suggerito da una cara ragazza e io, per non farle torto, l’ho preso, e quando ho cominciato a leggerlo… beh, non so, ad un certo punto ero così presa da quel romanzo da non accorgermi del resto del mondo. L’ho letto in cinque giorni esatti, 482 pagine. Sebbene sappia perfettamente che le serate e le giornate le ho passate in compagnia, di quella vacanza ho un ricordo confuso.

Ricordo solo Twilight.

Poi sono tornata, stralunata. Pensavo ossessivamente a quel romanzo. Cos’aveva di così diverso da altri romanzi di vampiri che avevo già letto? Niente. E ho cominciato a pensare che dovevo assolutamente leggere il seguito, New Moon. Avrei fatto felice la mia amica, e io avrei placato la mia curiosità su quel libro. Nel frattempo, tutti quelli che rivedevo mi dicevano che anche loro erano rimasti assolutamente affascinati da quella saga (la storia completa è composta da quattro libri).

Leggevo New Moon che ero già tornata al lavoro, nella pausa pranzo. Alle 12.30 staccavo per immergermi nel mondo della Meyer, mi calavo così tanto nella storia che quando arrivavano le 14 (momento in cui dovevo tornare al lavoro) ero completamente rimbambita… Avevo bisogno di quasi dieci minuti per tornare alla realtà… tempo che camuffavo facendo finta di leggere e-mail o pausa toilette o simili.

Finché è successo qualcosa che non riesco a spiegare. Alla metà del romanzo. Ho chiuso il libro per riporlo nel cassetto, il lavoro mi attendeva. E questo pensiero è nato violentemente nel cuore (non nella testa), è tremato nello stomaco finché è stato rabbiosamente vomitato in tutte le cellule del mio corpo, raggiungendo come un toro la mia testa.

Io dovevo scrivere. Io dovevo essere una scrittrice.. devo scrivere, devo pubblicare i miei romanzi, devo far leggere agli altri ciò che ho dentro.

Beh, quel che mi sarebbe sempre piaciuto fare, non te l’ho mai nascosto, no? Ma in quei giorni era diventato un pensiero ossessionante, non riuscivo a far smettere quella voce in testa, lo stomaco era perennemente  contratto, ero così nervosa che le mani mi tremavano spesso, e leggevo New Moon non più per la storia, ma per scrutarne meglio lo stile, le metafore, la punteggiatura, tentando di carpire chissà quale che segreto. Ero così comandata da questo pensiero che ho cominciato ad informarmi su come tanti scrittori famosi siano diventati tali, mi sono letta le loro biografie e ho cominciato a fare un po’ i loro stessi passi. Il lavoro in ufficio era diventato (e lo è pure adesso) un peso, un ostacolo al mio voler essere un artista.

Quel romanzo aveva semplicemente risvegliato qualcosa che io reprimevo da molto tempo... e ne ho pagato le conseguenze.

È da pazzi, continuavo a ripetermi, quasi febbrile. È da pazzi credere di poter diventare così famosi. Eppure mi sentivo così sicura… E questa continua contrapposizione tra la mia parte emozionale e quella razionale mi sfibrava ogni giorno di più. “Ce la farai, muoviti diamine! Muoviti perchè ce la devi fare!”, e quindi “E’ pura follia! Non sono né una raccomandata né ho il tempo o i soldi necessari per fare qualcosa del genere!”.

E i segnali (oh, sì, i segnali di qualcuno nell’universo) non aiutavano affatto. Hanno pubblicato per internet un mio racconto, e sono entrata a far parte (senza neanche rendermene conto!) del più grande movimento artistico letterario contemporaneo. E aprendo un libro qualsiasi a una pagina qualsiasi (cercavo uno stupido messaggio da parte di chissà chi che mi stesse confermando che non stavo impazzendo!) mi ritrovo questa frase: “Una volta che entri nel deserto, non puoi più tornare indietro, puoi solo avanzare. Fermarsi significa solo morire. Al resto ci pensa Allah“. Oh, la mia parte emotiva trionfava, mentre la mia ragione ruggiva. Dormivo male la notte. Ero un fascio di nervi. E pure il mio fidanzato se n’era accorto, pur non capendo cosa mi stesse succedendo. Sapeva solo che avevo ripreso a scrivere… credeva che il mio stress fosse dovuto al lavoro.

Scrivi, scrivi, scrivi… la testa mi faceva male da quanto ci pensavo. Ho fatto un sacco di ricerche su scrittori stranieri e italiani, e mi sono informata su tutti i concorsi letterari più famosi (dovevo farmi notare da qualcuno, no?) e su quanto costasse pubblicare un romanzo a proprie spese. Trovavo un po’ di tranquillità solo così.

La testa non martellava se davo retta a quella bizzarra idea. 

E poi… beh, l’ho accettato. Non so come, ma a un certo punto mi son detta che dovevo provarci. Dovevo capire se le mie sensazioni (e i folletti, le fate, i fiori, le coincidenze) avevano torto o ragione… e l’unica strada da prendere era quindi quella di tentare; anche se ammetto che dentro sento ancora l’eco di chi la pensa al contrario.

È questa la famosa chiamata? È questo che sentono i santi quando Dio li chiama? È questa la molla di ogni artista? Mi sento solo una stupida, una cretina, una pazza. Ci provo, ma ho dannatamente paura che tutta questa storia si dissolva in una bolla di sapone.

E in più… Beh, c’è qualcos’altro che ho tenuto gelosamente dentro per anni e anni. Ma se guardo i miei racconti vincitori o pubblicati, parlano tutti di un’unica cosa: ricordi che mi attraversano la mente da quando ero bambina. Ricordi che parlano di paesaggi lunari, di re e regine e guerriere che potevano comandare i quattro elementi. Fantascienza? Non lo so davvero. È che sono così vivi e chiari dentro me! È assurdo, no? Non ricordo niente delle mie vite passate, e dovrei invece ricordare questo? Mi sento così stupida a parlarne. Forse sono pazza davvero. Eppure i miei scritti che più hanno ricevuto consenso parlano proprio di questo. Forse dovrei scriverne? Ma soprattutto, è normale che io ricordi qualcosa che probabilmente non è mai avvenuto?

E poi amica mia.. ultimamente sono diventata così sensibile! Ci sono momenti in cui riesci a percepire il pensiero o lo stato d’animo di una persona senza neanche conoscerla. Riesco a intravedere (quasi lo vedessi fisicamente!) le conseguenza che una mia azione potrebbe avere nel futuro, riesco a vedere la globalità di ogni situazione, e quando tento di spiegarla a qualcuno, quello mi sembra così ottuso! E lui mi guarda come se fossi una pazza, come se stessi tentando di dimostrare qualcosa che non è!

Non ho mai davvero dubitato delle mie capacità, nemmeno nei miei momenti più bui. Beh.. solo in questi giorni l'ho fatto davvero. Credevo di essere matta... E forse lo sono, non so. E sin da bambina ho tentato di trovare delle amiche con cui poter formare un gruppo. Ma un gruppo di amicizia vera, che pensino o che guardino il mondo come  me.. senza mai trovarle. Perché nei miei strani ricordi,  queste guerriere erano tutte unite da un forte indescrivibile vincolo d'amicizia e rispetto, e sempre nei miei ricordi, io sono una delle guerriere.. in questi echi fatui del passato io sono quella che comanda il Fuoco...

E guarda caso, proprio tu, in una delle nostre sedute di pulizia dei chakra mi hai detto: “ Sei una guerriera Kety, non ti dovresti preoccupare”. Ti giuro, mi sono sentita gelare. Temevo che tu potessi aver visto dentro la mia testa ogni mio ricordo (se ricordo è, perché non riesco a capirlo!!)

E la mia energia? Oh, beh, se io mi rilasso  l'ascolto o provo a circoscriverla, è un'esperienza strana. Perché tu stessa una volta mi hai detto che riuscivi a sentire e a toccare la tua fra mano e mano, e le tue mani si sono fermate un po' di più delle tue spalle. Io ho provato e arrivo a un punto in cui le mie braccia sono così spalancate che ancora non riesco a contenerla tutta se non per mia volontà.. Dio mio non credermi pazza davvero! Ho bisogno del tuo aiuto proprio per questo! Devo sentirmi dire la verità da qualcuno estraneo alla mia testa!

E nelle mie scritture? Nei miei momenti di intimità con un mio diario? Beh, a un certo punto appare sempre un signore (di cui vedo solo i piedi... indossa i sandali, e ha una tunica bianca lunga, luce tutto attorno) che mi parla come fosse un profeta. “Scrivi” mi  ha ripetuto per anni. Oppure “Sei destinata per grandi cose, Kety” e non ti dico gli altri consigli o parole incomprensibili che ricevevo. La stessa cosa capita quando vedo la mia versione più intima, ovvero la Kety non lunghissimi capelli scuri, sempre nuda, e sempre su un lago, di notte, circondato da una vegetazione rigogliosa paradisiaca, e la luna brilla nel cielo. Anche lei mi dice le stesse cose. Solo che lei mi sorride spesso, e mi implora di non abbandonarla.

Mah.. Non capisco più niente. Se prima non mi preoccupavo di tutto questo, ora invece diventa qualcosa di insostenibile... Devo capire. E devo scrivere, a quanto pare sono venuta al mondo per questo.

Ti prego, aiutami. Io non so se i fiori di Bach siano la cosa migliore per me. Forse avrei solo bisogno di uno psicologo. Ma il mio cuore mi dice che non sono pazza. Io sono confusa, tanto, tanto confusa. Superato il periodo buio di ossessione snervante, ora mi sento saggia (infinitamente saggia), e miserevolmente persa. Ovvero: so cosa devo fare, ma al tempo stesso ne dubito, mettendo in forse l'intero mio essere. È buffo, lo so, perché in realtà io ho già un equilibrio, ma... è come se fossi su una barca in mezzo al mare dopo una tempesta. Il temporale è passato, io e la mia barca siamo sopravvissuti, e io ne sono contenta perché so che adesso posso andare a casa. Ma mentre fisso il sole, e guardo intorno a me l'acqua azzurra (solo quella e il cielo, nient'altro), mi chiedo se sia davvero giusto farlo. Dovrei davvero tornare a casa? Forse casa non è il posto che conosco già?

E io dovrei davvero scrivere? Scrivere di questi ricordi alieni? Scrivere dell'amore in tutte le sue forme? E perché sono così ossessionata dalla saga di Twilight? Che cosa ha risvegliato in me?

Spero tu possa aiutarmi.. e spero che tu non creda che io sia una povera demente.

Grazie

Kety

 

 

 

 

 

Webmaster Prof. Massimiliano Badiali Copyright 2006-2009 All rights reserved