ARTISTI LABIRINTISTI

NARRATORI NEL LABIRINTO

 

 

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FABRIZIO ZANDONA'
 
Fabrizio Zandonà è studente di Torino. Ha composto svariati racconti, mai superiori in lunghezza alle 6 cartelle dattiloscritte. Ha collaborato a soggetti e sceneggiature per due cortometraggi.
 
"Il Labirintismo narrativo è interessante perché va a descrivere la situazione dell'uomo chiuso a senso unico verso la meta incerta, il ribelle che soffre la storia già scritta, la strada già tracciata e allora. E ancora l'uomo che tutti additano come pazzo, che è in realtà vuole vivere se stesso senza nulla di pre-configurato, perché conscio della sua natura di libero e altrettanto guerriero con il disegno superiore che vuole incanalare le nostre vite per mezzo del labirinto (Fabrizio Zandonà).
 
QUALCOSA DI GIA’ SCRITTO
Sono rimasto da solo qua in ufficio. Di lavoro ce ne sempre, ce ne tanto, e dovrebbe essere una garanzia, e dovrebbe nobilitarmi. E invece oggi che è venerdì, non riesco che ascoltare il ticchettio dell’orologio da muro alla mia destra, che scandisce piano piano quanto manca al fine settimana. Non riesco a concentrarmi c’è solo l’orologio che scandisce. Non ho la mente altrove, non ho chissà quali problemi che mi assorbono la mente, ho solo tutta la mia concentrazione sul moto perpetuo delle lancette. Sono le 18, anche questa settimana è andata. Esco dall’edificio a passo spedito, faccio cenni e sorrisi per salutare i colleghi che sono ancora al loro posto per doveri contrattuali o esigenze economiche e vado. Fuori c’è una Tipo bianca, e dentro la Tipo il mio amico che mi aspetta, si parte. Non parliamo tanto, non c’è troppo da dire, ci vediamo spesso e senza novità rilevanti ci ritroveremmo a parlare sempre delle stesse cose. E poi parlare non è sempre necessario, anche solo per comunicare, non è l’unica via. Mezz’oretta scarsa dopo il viaggio, l’amico apre il cassettino posacenere, senza parlare. Due confettini, somiglianti a due aspirine, ma meno piatti, con una forma più ovoidale, contraddistinti rispettivamente da un incisione di una linea  e da un incisione di due linee che va a formare una x. Lo sguardo verso me, nel silenzio, è un via libera, è un prego si accomodi. Insomma inizio io le danze di questo weekend chimico. E arrivò l’alba o forse no. Insomma io vedo l’alba, saranno ore che viaggiamo ed è palese che sia l’alba, ma dopo tanti week end chimici niente è troppo palese, oltre alla scia di irrazionalità che mi porto dietro per il resto della settimana. Fermiamo l’auto per cortesia, bisogna cambiare tutto. Questa Fiat Tipo non fa più per noi. L’amico non si ferma, forse non mi sente, forse non ho nemmeno parlato. O forse non è soltanto il momento giusto, devo aspettare ancora un po’. Eppure no, forse è andata bene così questa auto ci rappresenta, avremmo fatto un errore, una sciocchezza imperdonabile. Abbiamo ancora strada davanti a noi, e lui si ferma. Sono furioso, non possiamo modificare il destino così a piacere, questo è il posto per noi, manteniamo equilibri una buona volta. La Tipo è già ferma. Ma il viaggio continua. Area verde sul lato destro di un’Autostrada, un’area non attrezzata, ma questa volta non ho bisogno di nessuno, non ho bisogno di ausili prefabbricati, ne fame, ne sete. Voglio solo quell’ angolo buio tra gli alberi del praticello  di questa area non attrezzata. E di nuovo notte, ma non abbastanza io voglio quel buio, e se non mi basterà cercherò ancora più in fondo, ancora più buio, ancora più terrore di non vedere, di non sapere, di gente che parla una lingua che non sai. E’ una strada tortuosa, buia e terrificante e non si sa dove va, lampi accecanti mostrano davvero per frazioni di secondo quello che c’è attorno, e continuo ad avere paura di tutto, del buio e della luce, paura di non vedere la minaccia attorno a me, terrore di vederla per davvero. Non c’è verde, non c’è buio. Sono di nuovo su quella scrivania in quell’ufficio con l’orologio alla mia destra. Come ho fatto a tornare qua, io cercavo l’uscita e sono qua. Fosse posso riscrivere tutto dall’inizio.
<<Mi permetta di aggiungere vostro Onore, che il mio cliente è gravemente malato, e soffre costantemente di disturbi psichici che lo scollegano dalla realtà anche per settimane. Vaneggia spesso, parla di viaggi e percorsi, strade senza uscita, non è in possesso delle più basilari capacità razionali per momenti lunghi,anche lunghissimi, ma mai uguali.>>
<<Chiediamo pertanto alla Corte di assolvere l’imputato da tutte le accuse, poiché non in grado di intendere e volere al momento dei fatti e a tutt’oggi. Chiediamo inoltre di tradurre immediatamente l’imputato in opportuna struttura per curare la sua salute.>>
 

 

 

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