ARTISTI LABIRINTISTI

NARRATORI NEL LABIRINTO

 

 

ARIANNA e SELENA MANNELLA

 


Hanno partecipato a concorsi letterario nazionali/internazionali, ottenendo:  “Animo animale” di Pordenone. Pubblicazione racconto. “Emozioni in bianco e nero” di Foggia. Pubblicazione racconto.  “Un anno di historica” di Cesena. Pubblicazione racconto. “Premio gustoso” di Modena. Pubblicazione racconto.  “Poesia in notes” di Imperia. Pubblicazione di 3 poesie. “Tutti i colori dei bambini” di Tolentino. Pubblicazione racconto.  “Il risveglio delle i-dee” di Catania. Pubblicazione racconto.

 

"Il labirinto è come la vita, un lungo percorso che una volta intrapreso non sai dove ti porterà. Il suo fascino e il suo mistero, ben si amalgamano a questa analogia (Gemelle Mannella)".
"Il segreto del labirinto"
 
Avevano progettato tutto da molto tempo, erano giorni che parlavano di quella misteriosa spedizione che avrebbero fatto nel cuore della foresta, stando bene attenti a non farsi scoprire dalla mamma. Lei era sempre impegnata nelle faccende di casa e a prendersi cura del loro fratellino appena nato. Sulle prime erano stati molto gelosi del suo arrivo, ma con i giorni, scoprirono che se la mamma era indaffarata con il piccolo, loro due sarebbero stati meno controllati.
Non l’avevano mai fatto, ma marinare la scuola era l’unica cosa da fare per avere tutto quel tempo a disposizione, in modo che la madre non si accorgesse della loro assenza.
Come da programma, prepararono gli zainetti con il necessario. Mirko mise nel suo una torcia, una lunga corda rubata dal garage, una borraccia con dell’acqua e un martello che non aveva uno scopo ben preciso, ma che poteva tornare sempre utile. Gloria invece, aveva messo nel suo dei viveri, che erano l’equivalente del pranzo che la madre gli aveva preparato per la scuola, in più, aveva rubato dalla dispensa due tavolette di cioccolato. Aveva sentito dire dai grandi che quando si fanno sforzi fisici è l’unico integratore che dona un po’ di forza. Quello che volesse dire, non le era ben chiaro, ma il cioccolato era comunque molto buono. I libri non utilizzati per quella mattina furono ben nascosti sotto al letto.
Presero il pulmino come tutte le mattine, salutando la mamma e cercando di nascondere la loro eccitazione. Scesero davanti alla scuola perché l’autista non li avrebbe comunque fatti scendere prima. Per una volta lasciarono che i compagni si incamminassero per primi sulle scalinate che conducevano nelle aule, poi, quando tutti gli altri si misero a correre al suono della campanella, corsero nella direzione opposta.
Il tragitto per arrivare al luogo stabilito, fu abbastanza faticoso, l’ingresso della grotta era proprio in mezzo al bosco.
“Mirko ti sei ricordato di prendere la torcia?”
“Si, stai tranquilla!”
“Mirko ti sei ricordato di prendere la borraccia?”
“Si, stai tranquilla!”
“Mirko ti s…”
“Gloria! Adesso basta, eravamo d’accordo tutti e due per fare questa spedizione, quindi concentriamoci sulla strada e alla scoperta del tesoro!”
Gloria e Mirko, avevano sentito dire dagli adulti che quella grotta un tempo era una miniera e che il carbone estratto da essa, avevano fatto arricchire molte persone. Sentivano spesso i loro genitori parlare dei soldi che non bastavano mai e delle tante spese per il nuovo fratellino. Avrebbero così trovato quella ricchezza che gli avrebbe permesso di stare più tranquilli.
L’entrata della grotta era così buia che Gloria rabbrividì di paura. Mirko prese dallo zaino la torcia e dopo aver preso per mano la sorella si avventurarono al suo interno. Le pareti di pietra erano umide e scivolose al tatto.
“Gloria stai attenta a dove metti i piedi è scivoloso…scivoloso…scivoloso…”
Un secondo dopo averlo detto, Gloria scivolò su una pietra portandosi dietro il fratello che teneva per mano.
“AAAA….”
“Ma dove siamo finiti…finiti…finiti…?”
I loro occhi ci misero un attimo per abituarsi alla semi oscurità.
“Com’è grande qui dentro…dentro…dentro…” I due bambini accortosi dell’eco che ripeteva innumerevoli volte le loro parole, nonostante la caduta, scoppiarono in una fragorosa risata. La grotta sembrò rispondere a quel divertimento.
“Sei tutta intera Gloria!”
“Ma dove siamo finiti? Sembra un labirinto… si è anche rotta la torcia! Come faremo a ritornare”.
“Cerca di stare tranquilla, proviamo a seguire uno di questi corridoi.” Fortunatamente nella grotta, c’erano pietre di quarzo che brillavano di luce propria. I bambini stretti uno all’altro, tutti impolverati dalla caduta, si avventurarono per quel labirinto. Camminarono e camminarono, ora neanche più l’eco delle loro parole riusciva a farli ridere. Ad un certo punto si ritrovarono davanti un corridoio identico a quello già percorso.
“Mirko di qua siamo già passati!”
“Ma che dici, è solo che questi cunicoli si assomigliano tutti!” La bambina non credette alle parole del fratello e si mise a piangere. Mentre Mirko lottava per non piangere anch’egli, qualcuno o qualcosa attrasse la loro attenzione.
“Hei! Dico a voi!!”
I due bambini si guardarono intorno cercando di capire da dove arrivasse quella voce. “Sì, dico proprio a voi, non dovete piangere!!” I bambini guardarono ai loro piedi e videro un piccolo quarzo rosa che gli parlava.
“Ma come fai a parlare?” Chiese Mirko accovacciandosi vicino alla pietra parlante.
“Qui tutte parliamo, questo labirinto è magico!”
“Oooo …” dissero i bambini e sul loro viso si dipinse lo stupore. Ma a scuola quando ci hanno parlato del labirinto hanno detto che è impossibile uscirvi!”
“Allora vi hanno detto una cosa sbagliata!”
“Allora ci aiuterai ad uscire da qui?” Chiese Gloria che ora aveva smesso di piangere.
“Certo, prendetemi con voi e seguite quella luce”.
I bambini ora più tranquilli, si incamminarono nella direzione indicatagli. Sul soffitto di quella lunga grotta, vi erano pietre dai colori molto strani e poi dovevano stare bene attenti alle punte che scendevano dal soffitto per non battere la testa. Alcune di loro avevano la forma di uccelli, sembravano un enorme stormo pronto a volare via.
“Che cosa sono quelle?” Chiese Gloria alla nuova amica. Qualcosa che assomigliava a pipistrelli, stava dormendo a testa in giù.
“Ma non vedi che sono pipistrelli!” Disse il fratello con aria saputa.
“Bravo Mirko, ma qui da noi spiegate le ali nere, diventano delle bellissime farfalle!” A quelle parole una di quelle creature volò nell’aria volteggiando sotto i loro occhi. Man mano che si addentravano nel labirinto l’aria diventava sempre più fredda.
“Ma tu quarzo sai dov’è nascosto il tesoro!”
“Ma a voi chi l’ha detto? Gli umani non sono a conoscenza di quello che si può trovare qui sotto. Se ci avessero scoperto questo luogo non esisterebbe più!”.
“Perché parli così Quarzo?”
“Perché tanti anni fa, l’uomo veniva in queste caverne con degli arnesi per scavare la roccia. In testa portavano grossi elmetti per proteggersi. Questi labirinti li abbiamo creati apposta per loro, in modo che non potessero raggiungere il nostro mondo”.
“Allora vuoi far perdere anche noi!!”
“No piccolo, voi siete ancora innocenti e voglio che continuiate ad esserlo, voglio che scopriate che ci sono molte forme di vita nel modo e che ognuna merita rispetto. Quando sarete a casa insegnatelo anche agli altri…
I bambini annuirono, anche se il loro gesto non fu visto nell’oscurità. Il viaggio durò a lungo, un corridoi si susseguiva alla’altro, senza la pietra parlante non sarebbero mai riusciti ad uscire. La luce che li colpì in viso li fece trasalire.
“Hei dormiglioni! E’ ora di alzarsi! E’ domenica dobbiamo andare a pranzo dalla nonna!”
I bambini stupiti si guardarono intorno, solo un attimo prima erano in quel labirinto con il Quarzo parlante. Dov’era finita la loro amica e la promessa di vedere il loro tesoro segreto? Sgranarono gli occhi increduli davanti a quel giorno di sole. Non credevano di aver sognato tutto e poi non gli era mai capitato di fare lo stesso sogno. Confusi e spaesati i due fratelli si prepararono per andare dalla nonna.
“Ma cosa pensi che sia successo Gloria!”
“Forse la lezione del maestro di ieri ci ha fatto fare quel sogno. Ricordi che parlava di quel Minotauro rimasto intrappolato nel labirinto a causa del patrigno!”
“Non lo so Gloria, era troppo vero per essere un sogno”. La bambina guardò sotto al letto, i libri di scuola erano dove li avevano lasciati il giorno prima. Mirko tirò fuori dallo zaino impolverato la torcia che come ricordava non funzionava più. La madre li chiamò in cucina. Tutti ben vestiti e con l’abito della domenica, sorrisero davanti a quello che videro.
“Bambini dove avete preso questa pietra, deve valere una fortuna!!”

 

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