ARTISTI LABIRINTISTI

NARRATORI NEL LABIRINTO

 

 

ANNA MARIA NUTRICATI

Anna Maria Nutricati ha 65 anni. Da sempre scrive.


"Il labirinto dell’inconscio è la galera di noi stessi che troviamo dentro di noi. Esso rappresenta una sorta di campana di vetro delle nostre emozioni, del nostro vivere, di tutte quelle cose che vorremmo avere e vorremmo essere e non siamo capaci, di tutte quelle cose che dunque noi mettiamo da parte e soffochiamo e tentiamo di uccidere senza mai riuscirci per davvero. Ed è per questo che vi sono particolarmente interessata (Anna Maria Nutricati)".
 


Innocenza macchiata

(qualcuno mi renda l’anima)


E all’improvviso, un caldo tepore, di vera vergogna, s’impossessa di me, una vergogna, che mi addita, come se fossi io l’imputato colpevole, nel mentre, un rivolo di sangue, che macchia il pantalone mio, palese traccia, che qualcuno m’ha rubato l’anima, m’ha strappato gli occhi dell’innocenza, m’ha portato via il me bambino, ora mi ritrovo spogliato dai vestiti dell’infanzia, io nudo, nel mondo dei grandi, come un pesciolino smarrito nella cupa immensità dell’oceano, e tremo, tremo non solo perché sono nudo, tremo perché ho paura, tremo perché so di essere ancora un fiore che deve sbocciare, eppure sono già sbocciato, per forza, per violenza, per volontà altrui, tremo perché davanti ho la Vita, una madre ancora sconosciuta, per me, e le illusioni e i desideri e le storie sono sparite, da un istante all’altro, tremo perché ho perso e perché devo rincominciare, io inesperto, tremo per me stesso, semplicemente, e mi sento come rotto, come un giocattolo, che un bambino cattivo ha fatto a pezzi, volontariamente, ed ora percepisco una coscienza che è sveglia, che si lamenta, un cuore che batte, che piange, il mio corpo, è mio, eppure qualcuno l’ha fatto suo, la mia essenza, che qualcuno ha deturpato, ed è così, proprio così, che mi sento sporco, e inadatto, e diverso, perché le tracce dell’evento resteranno sempre, sulla pelle, nella memoria, nell’anima, quell’anima che qualcuno mi deve rendere, persino nel respiro, e nell’aria, una traccia, assolutamente indelebile, ed è per questo che ora, vedo tutto diverso. . .

 

 

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