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ANGELO
COLLINA
-Angelo Collina è di Imperia, residente a
Bologna. Scrive da tre anni e mezzo; dopo aver ottenuto alcuni
premi e segnalazioni in vari concorsi letterari, ha pubblicato
nel 2007 il primo libro -
raccolta di racconti - tramite una Casa Editrice bolognese, la
quale ha sostenuto per intero le relative spese ("Il barometro
ottimista", Giraldi Editore); professione: impiegato di banca.
"Il labirintismo suscita interesse già per il semplice fatto di
essere agganciato al pensiero filosofico, per me sempre oggetto
di attrazione fin dai tempi del liceo; ritengo del tutto
veritiera la concezione dell'arte quale meccanismo di
purificazione dal labirinto che è dentro ognuno di noi (e anche
fuori, credo) (Angelo Collina).
EPPUR VOLANO…..
Esattamente un anno, tre mesi e ventidue giorni or sono ho preso
la decisione più importante della mia vita.
Ciao asfalto inespressivo, ciao microscopico terrazzo affacciato
sul viale, ciao pianterelle avvizzite e boccheggianti, file alle
casse del supermercato a pagar pere di plastica, abbaiare
convulso di cani disperati razzolanti nell’immondizia, decibel
impazziti di automobili e televisioni, offerte speciali paghi
due prendi tre di cui uno purtroppo andato a male, ciao……..
Ho traslocato, sono andato a vivere in campagna.
Col ricavato della vendita di alloggio cittadino secondo piano
con ascensore riscaldamento centralizzato portone in ferro
battuto ampio garage balcone cantina ripostiglio per totali
metri quadrati 58,5 calpestabili, ho acquistato graziosa casetta
indipendente su due piani con annesso decoroso giardino
trentasette chilometri più in là, quasi al limitare della
verdeggiante pianura che conduce alle colline solitarie,
inserita nel contesto di ridente agglomerato paesano
certificante da ultimo censimento anagrafico settecentocinquanta
anime, poco più…..
Il lavoro mi consentiva la scelta, poiché non avevo un lavoro……..o
meglio, mi trovavo in quella sospirata e invidiata condizione di
colui che ha già dato, sette lustri filati dietro un bancone a
vender cacciaviti e rondelle, bulloni e nastro isolante.
La famiglia non era un problema: mia moglie si era eclissata da
anni, perduta nel gorgo di illusorie fantasie presenili
dissimulanti il terrore del fuggire del tempo…..preferiva, per
dirla in chiarezza, frequentar giovanotti che quasi puzzavan di
latte, e in tal liquido annegare così l’angoscia palpabile nel
suo sguardo riflesso allo specchio impietoso……
Mio figlio viveva fuor dai confini, dopo gli studi l’avevan
chiamato per un piccolo stage trasformatosi poi in contratto a
lunga scadenza, sicchè era rimasto, e tornava a trovare i suoi
vecchi non più di tre volte in un anno, per cui non sarebbero
stati quei pochi chilometri in più a scoraggiarlo…..
Ricordo come fosse ieri l’arrivo al paesello, vettura che
rantola piano lungo la strada di accesso alla piccola piazza,
prosegue inforcando il terzo vicolo a destra, che in fondo si
spegne contro al bordo d’un prato, poi basta percorrere a piedi
poche decine di metri sterrati, ed ecco steccato, giardino, poi
muri di pietra e cemento……la mia nuova dimora…
Davvero fu grande la soddisfazione nell’aprir quella porta,
buttar oltre lo sguardo, e intuir senza fallo che l’impresa
traslochi non aveva mentito: “Signore, lei quel giorno si alzi
con calma, consumi la sua colazione, poi vada a render le
chiavi, si faccia un giretto a salutare gli amici che restano
qua, magari ripassi anche da quei negozianti che per anni le son
stati d’ausilio, impieghi in totale non più di cinque o sei ore,
infine prenda il suo mezzo e vada al nuovo indirizzo…..vedrà,
nel frattempo noi avremo smontato, trasferito e di nuovo montato
ogni mobile, seggiola, tavolo, quadro o elettrodomestico, ogni
oggetto utile o inutile, financo i formaggi scordati nel
frigo…..”
Ero emozionato come un bambino, tutto era perfetto, proprio come
l’avevo sognato.
Trascorse altro tempo, gioivo osservando nei minimi particolari
quella casetta adorata, e il giardino rasato di fresco, e io
perduto a fantasticare il futuro, e il sole che intanto
indolente, ma fermo giammai, andava quasi a nascondersi dietro
le vicine colline…..
Ormai era tardi per voler cucinare, e poi dopo tanta emozione ci
voleva un poco di sano relax, l’indomani avrei fatto la mia
prima spesa, ma stasera……
Decisi così di gratificarmi, e recarmi per cena all’osteria
della piazza, non eran che quattro o cinque minuti di lieve
passeggio.
Se dico “osteria della piazza”, si potrebbe dedurre che in quel
luogo esistessero altri locali del genere: in realtà sarebbe
bastato dire “osteria”, perché in un paese di neanche mille
abitanti è già un lusso dispor perlomeno di un esemplare………una
sola, quindi, peraltro multifunzione, operando altresì da
locanda, bar, tabaccaio e persin giornalaio, ed inoltre, mi
disse l’agente che aveva mediato l’affare, andava famosa in
tutti i paraggi per qualità e prezzi, e più ancora per lo
speciale stufato di lepre padana ammannito con grande maestria
da Gino, cuoco nonché titolare di quell’esercizio.
“Squisita, davvero sublime, non vi è dubbio che questa è una
pietanza coi fiocchi, altroché quelle tristi scatolette in
metallo che ogni tanto compravo in città, della lepre avevan
soltanto il disegno sull’etichetta!”
“Sono lieto che l’abbia gradita, io ne vado assai fiero, e anzi,
sa che le dico? Questa sera non la faccio neppure pagare,
omaggio della casa, lo consideri un regalo di benvenuto da parte
mia, caro concittadino!”
“Signor Gino, lei è davvero gentile, sento che qui tra voi
rinascerò a nuova vita, neanche un giorno è passato e quasi
neppure ricordo la città e i suoi olezzi…….mi par proprio che in
codesto paese si alloggi davvero in un paradiso!”
“ Si sta bene, benissimo, ne può stare sicuro! Aria buona,
mangiar genuino, niente rumori molesti, persone educate,
schiette e sincere, e c’è un mucchio di verde, e bei panorami…..forse,
a volerlo cercare a tastoni e col lumicino, l’unico difetto del
nostro piccolo borgo son le zanzare…”
“Zanzare? Ce ne son molte?”
“……un pò.”
“Bè, io son fortunato, si vede che sto loro antipatico, o sono
indigesto, perché anche quando andavo a far vacanze in riviera –
e là, tutti lo sanno, ne è pieno – mi han sempre lasciato
tranquillo……..comunque, per star sul sicuro, vorrà dir che
domani allo spaccio metterò nel carrello anche lo spray contro
gli insetti.”
“No, sa, al negozio non han quei prodotti, non servono a nulla,
le zanzare di qui son temprate, non gli fan manco il solletico,
e poi son bestiole assai singolari,non pizzican proprio, non
succhiano il sangue, si divertono a ronzar nelle orecchie e a
svegliarti.”
“E se uno mette i tappi auricolari?”
“Mah, quando s’impegnano ronzano forte, sa? Ci vuol altro che un
tappino di cera! Però adesso si tranquillizzi, proprio non
volevo crearle apprensione, non pensi alle zanzare, come le
dicevo, qui si sta davvero bene, si goda la sua nuova vita, e
torni a mangiar la mia lepre, mi raccomando, l’aspetto!”
Nel silenzio della notte rientravo a passo un po’ trascinato,
palesando la stanchezza che intanto mi aveva assalito per la
ricca giornata……
Le parole dell’oste un poco mi avevan lasciato perplesso.
Non volevo convincermene, ma realmente ero molto curioso di
affrontare la prima notte in campagna, molte più stelle sopra al
mio tetto, i grilli, il fresco dell’erba, le zanzare…..
Guarda un po’ questa storia delle zanzare!
E se fosse davvero un tormento? Se avessi scordato, nel valutare
l’acquisto, di pensar bene a dettagli importanti?
In effetti, l’avevo notato, tra lo sguardo bonario dell’oste e
il suo ampio sorriso, trovavano spazio due brune lunette
rigonfie, a decorare il suo naso importante……due belle occhiaie
a dimostrar che forse davvero, non era una celia, il dormire non
era il punto di forza di quel luogo del resto perfetto……..e,
poi, a ben ripensarci, sulle facce degli altri clienti seduti a
gruppetti nella sala da pranzo, riscontravi le medesime borse
grigiastre o castane, stemperanti l’aspetto peraltro sereno e
giocondo di ognuno…..
M’infilai nel letto affannato da questi pensieri, ma prima
serrai bene le imposte dopo aver controllato l’assenza di
qualsivoglia entità appoggiata ai soffitti od ai muri oppur
svolazzante tra le quattro pareti…….
Dormii otto ore filate come orsacchiotto in letargo, o
angioletto, e al mattino mi destai sorridente fin nei visceri
tutti, ed ogni dubbio della sera passata era svanito alla luce
del sole.
Gino, Ginetto, sei molto simpatico, sai, ma, confesso, già fremo
di soddisfazione nel pensare a quando stasera passerò
all’osteria a sorseggiare un’aperitivo, e potrò, con leggera
aria sfrontata appoggiato alla seggiola accavallando le gambe
con in mano sigaretta immancabile, raccontar che, mi dispiace
per voi che subite il fastidio, ma da me non v’è traccia
d’insetti, all’interno o all’esterno, che magari una sera
v’invito, facciamo una bella grigliata all’aperto, che è una
cosa che forse un poco vi manca, se alla sera vi tocca sbarrare
ogni pertugio e d’altronde ognuno ha i suoi crucci…….
“Ah, amico mio, non s’illuda, non canti vittoria perché davvero
rischia la stecca, voglio dirle che è chiaro, non arrivano tutte
le notti, e se vogliamo dar loro, dopotutto, l’onore di una
sorta di buona creanza, forse avevan deciso di farle un omaggio
quale benvenuto, come anch’io ieri sera con la lepre stufata, e
so quello che dico perché ben conoscevo il precedente inquilino,
la sua casa non faceva eccezione, e poi, guardi, qui da noi le
zanzare non vivono nei giardini o appoggiate sui muri, le
spiegavo anche ieri che son bestie particolari, loro abitan
dentro, sì, dentro ai muri, invisibili fino a quando si è
svegli……ma poi escono, eccome, scivolan fuori da inevitabili
crepe che ogni casa possiede…….”
Oggi son qui, alle quattro del pomeriggio stravaccato sulla
sdraio in giardino, di quei giorni lontani ancora ricordo
l’acquisto di piccozza da muro, con la quale divelsi parecchi
mattoni ad aprire ferite nelle pareti, a guardarci poi dentro,
con gli occhi e la torcia, senza nulla vedere se non polvere e
calce, e a seguire lo stucco, passato su ogni millimetro a
bloccare ogni varco……..
E ricordo Zenone, l’ubriaco paesano dalla cronica etilica sete,
che incrociato alla sera rientrando ad orario avanzato, fece
atto di pernacchia e dileggio ad infastidirmi, e riuscì
nell’intento, tanto che, da uomo di pace qual’ero – e sono
tuttora – lo investii con gran ramanzina segnalandogli con voce
adirata che già tutti noi soffrivam le zanzare, e bisogno non
v’era di ulteriori seccanti molestie……..sicchè lui strabuzzando
le orbite prive di senno – ma che strano, non v’era peraltro
traccia di lividi – mi rispose con timbro storpiato: “ma di
quali zanzare tu cianci, ometto bislacco?”
Lui non sa, è impastato d’ebbrezza qual ciliegia in barattolo
d’alcool, non sa che da quel primo giorno non potei più dormire,
tutto occhi a guardare ed orecchie ad udire, pur nulla vedendo
od udendo, e l’oculare a scavarsi e a gonfiarsi, come tutti,
come tutti…..
Son le quattro, dicevo, ancora un’oretta di riposo passivo e
potrò incamminarmi passo lento ed anca che dondola verso quell’osteria,
dove aspettano già i miei paesani, per giocare l’ennesima scala
quaranta, tutti intorno ad un tavolo con i nostri mezzi sorrisi
stampati gioviali ma tetri, nell’attesa che arrivi la sera, e
l’ora di cena, e dopocena tivù, o radio, o parole crociate, o
telefona il figlio ma la voce suona troppo lontana, poi per
quanto lo provi a ignorare giunge l’ora di stendersi a letto,
non soli, mai soli, perché sempre ci accolgono quelle zanzare
invisibili, e qualcuno che dice che non esistono proprio, ma sa
ben di sbagliare…….
……..esistono eccome, le silenziose zanzare notturne, camuffate
da seggiole, piante di cactus, comodini, lampade o tende, perché
è chiaro che hanno capito che solo tacendo potranno in eterno
provocare questo assordante rumore……
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