MANIFESTO DEL LABIRINTISMO

Movimento artistico-letterario d'avanguardia e visione estatico-conoscitivo-terapeutica dell'arte

IL LABIRINTISMO E' IL PIU' GRANDE MOVIMENTO D'AVANGUARDIA DEL 2000 CON 223 ARTISTI
Artista ideatore del Labirintismo
Massimiliano Badiali
 
  
Artista d'onore del Labirintismo
 
Artista più creativo del Labirintismo
Mauro Montacchiesi
 
Personaggio Labirintismo 2010
Silvio Cusin
 
Artisti fondatori del Labirintismo

 

Artisti Labirintisti
 Laura VicenziFabrizio Zandonà, Alessandro Zanetti.
 
     Artisti Labirintisti divisi per sezioni di arte

MANIFESTO DEL LABIRINTISMO
LABIRINTO ZERO
Massimiliano Badiali
LABIRINTISMO: MOVIMENTO ARTISTICO-LETTERARIO
E VISIONE ESTATICO-CONOSCITIVO-TERAPEUTICA DELL'ARTE
 
Il Labirintismo non è solo una corrente artistico-letteraria, ma è un modo di concepire la vita attraverso l’arte. Dato che l’uomo moderno si è inevitabilmente arroccato nel proprio labirinto interiore, impastoiato dal male di vivere, l'arte deve porsi come mezzo conoscitivo e terapeutico per far uscire l’io dal labirinto. Lo scrittore, il poeta, il pittore, il fotografo, il filosofo, lo psicologo, il pedagogo, l'attore e l’artista, nonchè l’uomo comune sono ormai schizoidi e dissociati, irresoluti "Ulisse", incalzati dai propri sommovimenti interiori. E’ la "deiezione dell’esserci" a porre l’uomo in una prospettiva priva di referenti fisici e possibilisti, in un’attesa stagnante ed anulare, incarnazione di un’esistenza perennemente delusa, le cui dimensioni spazio-temporali conducono irridentemente al nulla. La solitudine e l’incomunicabilità rendono l’uomo moderno monade: rispetto al tempo cronologico o tempo di produttività, l’arte deve rivolgersi all’istante dalla coscienza.
La vita è, infatti, un mondo chiuso, anulare e delirante fra i ricordi, oppresso da un senso di clausura che nasce dall’isolamento e dallo spazio ambiguo che viene percepito come qualcosa di soffocante in cui l’orizzonte, inoltre, appare sull’orlo di due voragini, quella del dedalo esterno (o mondo), quella del dedalo interno (o io).
La perdita della superficie affronta l’ineluttabilità della morte soppesando incommensurabilmente l’io e la propria esistenza, sorpresi a rischiarare debolmente gli effetti del caos e della contraddizione, impenetrabili testimoni del reale.
Se il mondo è un magma assurdo, informe e contraddittorio, per l’estrema illogicità degli eventi a cui l’uomo è sottoposto, in sostanza la Weltaschauung del Labirintismo propone l’avventura del labirinto che diviene la storia di chi torna a galla dal dedalo della personalità e diviene consapevole del proprio inconscio.
Solo chi conosce e libera l’inconscio dal labirinto, abbandona il pecorismo ideologico.
Chi non ferma la propria vita, adottando maschere per esorcizzare il dolore, intuisce ed accetta che l'esistenza è un nodo gordiano senza testa né coda.
Scoprire il cammino liberatorio che conduce all'uscita dal labirinto significa conoscere anche il percorso che porta al centro che simboleggia l'unità assoluta e l'emancipazione dell'Es.
Il Labirintismo è una visione della vita attraverso l’arte, che deve liberare l’uomo dalla dominanza del proprio Super-io.
Il Labirintismo è una corrente in fieri che attende l’apporto di poeti, scrittori, pittori, artisti, fotografi e attori che esprimano attraverso l’arte la redenzione dal labirinto.
L'arte è il filo d'Arianna che permette l'esodo dal labirinto: è il labirinto zero.

prof. Massimiliano Badiali


 IL LABIRINTISMO: PRESENTAZIONE

Il Labirintismo è una corrente artistico-letteraria fondata dal Professore Massimiliano Badiali. Nato ad Arezzo il 24 Agosto 1972 l’artista possiede una profonda cultura umanistico-teologica e cerca di essere minuziosamente scrupoloso in tutto ciò che fa. Di lui sono state pubblicate molte opere che hanno ottenuto ottimi riconoscimenti e consensi. L’esistenza umana è un labirinto che con i suoi molteplici ed insidiosi meandri pone l’uomo dinanzi alla difficoltà di dover scegliere quello giusto da intraprendere per poterne uscire. E’ il timore e l’ansia di scegliere il meandro giusto, che crea nell’uomo il “malessere esistenziale” specie quando alcune scelte precedenti si sono rivelate un fallimento. L’uomo è disorientato dalle molteplici sollecitazioni che gli vengono dall’esterno e che lui, a volte, considera troppo diverse dal suo Ego che vede imprigionato nel Labirinto della sua Esistenza. Egli però, non deve restare immobile aspettando che decidano altri per lui, ma deve cercare il mezzo e il modo per superare le “Prove”che lo libereranno dal suo Labirinto che è poi il suo male di vivere. Ogni epoca ha avuto i suoi “mali di vivere” che molti poeti hanno cantato nelle loro opere. Alcuni disagi dei nostri tempi sono simili a quelli del passato come la “violenza” che ha sempre aleggiato nell’aria fin dai tempi più remoti (l’episodio di Caino ed Abele docet.), il “dolore”, la “solitudine”, “l’incomunicabilità”, “l’incertezza del domani”, sui quali molte parole sono state spese. Oggi a quelli del passato se ne sono aggiunti altri che mettono a dura prova le facoltà fisiche e psichiche dell’uomo. La consapevolezza di essere incapaci ad esercitare alcuni compiti primari indispensabili per il futuro di una società sana diventata sempre più un’utopia, quelli di essere genitori, di essere insegnanti. A tal proposito però, è necessario spendere qualche parola sul pensiero di alcuni studiosi degli ultimi decenni del ‘900 secondo i quali il rapporto genitori-figli deve essere basato sulla permissività: il bambino non può ricevere dinieghi o rimproveri, altrimenti potrebbe subire grossi traumi che condizionerebbero la sua vita futura. La stessa teoria vale per gli insegnanti i quali devono trasmettere ai ragazzi soltanto il loro sapere e non educarlo ad avere un comportamento adeguato ad una convivenza civile; così sparisce dalle schede il voto in condotta e i ragazzi pensano che tutto è loro dovuto. Questa, a mio avviso, la causa che ha generato oggi genitori ed insegnanti incapaci e frastornati dagli eventi negativi che si sono venuti a creare. Il desiderio di primeggiare sempre, anche quando le capacità psico-fisiche non lo permettono, inducono il ragazzo, l’adulto ad assumere comportamenti non adeguati alla loro età e che logorano la loro esistenza. Lo smodato desiderio del denaro che l’uomo moderno considera essenziale per avere prestigio e benessere in una società basata sul consumismo (la diffusione del gioco docet). Quali mezzi ha l’uomo per liberarsi dal malessere esistenziale? L’uomo avrebbe bisogno di una bacchetta magica, ma poiché è cosa impossibile è necessario che eserciti la mente:

a) per captare in ciò che lo circonda: il bello e il sano;

b) per frugare tra i ricordi del passato e fissarli in modo mnesico sulla carta, ricordare aiuta l’uomo a liberarsi da tanti tabù antichi;

c) per trovare nel pensiero religioso alcune risposte ai suoi quesiti.

Per i pensatori labirintisti l’Arte e la Spiritualità sono i mezzi che aiutano l’uomo a scoprire sublimi verità, a curare il suo malessere esistenziale, a elevare i propri impulsi primitivi per poter intraprendere il meandro giusto che lo liberi dal Labirinto dell’Esistenza Umana

prof.ssa  Fiorella Brasili


IL LABIRINTISMO IN BREVIS DELL'ESSENZA
 
Parlando di Labirintismo, si fa sempre molta confusione sul suo reale significato.
Spesso lo si confonde con la labirintite. Esordirò, quindi, con una prefazione che verge al chiarimento etimologico e semantico di tre termini: Labirinto, Labirintismo e Labirintite.
***Etimologia del termine LABIR-INTO:
LABRYS-(prefisso)=bipenne, ascia doppia=scegliere quale lama usare o, x tr., quale via scegliere.
-INTO (suffisso)=dal greco “Inda”= gioco
***Differenza tra Labirint-ismo e Labirint-ite
-ISMO (suffisso)=teoria, dottrina…
-ITE (suffisso)=infiammazione***(labirinto=complessa struttura dell’orecchio interno in cui sono raccolti gli organi, come il vestibolo e la còclea, che regolano i sensi dell’udito e dell’equilibrio)
***Il labirinto, sia architettonico sia letterario, si presta a varie simbologie e metafore
che hanno affascinato le menti più illustri di tutti i tempi, da Ariosto a Calvino, da Freud (psicanalisi) a Jean Piaget (psicologia) (psicologo svizzero-1896-1980).
I filoni interpretativi del Labirintismo sono principalmente due: quello laico e quello religioso.
Quello laico, in cui Teseo è l’ iniziato ed il Minotauro è il suo male, è il più antico. Qui Teseo rappresenta l’uomo dalla sua comparsa sulla terra, che dovra’ superare un’ infinità di prove esistenziali per la sua evoluzione, grazie alla ragione.
***Il Labirintismo religioso nasce intorno all’anno 324, sotto Costantino il Grande. Qui Teseo rappresenta l’uomo pellegrino sulla terra, che dovrà uscire dal labirinto grazie alla fede.
In quell’ anno, nel 324, viene dipinto il primo labirinto pavimentale, nella Basilica di Reparato, ad Orléansvìlle (El Asnam-vicino ad Algeri). Al centro, al posto del Minotauro, vi è una serie di lettere che puo’ essere “labirinticamente” letta in un molteplice numero di modi, dando luogo alla medesima espressione : SANCTA ECCLESIA!
Molti studiosi vedono nel labirinto un processo di iniziazione. Il dedalo è molto complesso per chi lo deve percorrere. Le sue sinuosità ed i suoi intrichi mettono a dura prova soprattutto le facoltà psichiche, oltre a richiedere una grande padronanza del corpo. Il viaggiatore è costretto continuamente ad affrontare il problema più pressante dell’ esistenza umana: quello della scelta, ben consapevole che soltanto una delle due vie che si biforcano davanti a lui è quella giusta. L’altra invece porterà inevitabilmente a sbagliare strada e a cadere nel vortice implacabile dell’ errore e della perdizione.
Molto sinteticamente: nel Labirintismo laico, Teseo è l’ iniziato che deve superare molte prove esistenziali.
Teseo deve uccidere il Minotauro (il suo male) e poi uscire dal labirinto grazie al filo di Arianna
(la ragione)
Nel Labirintismo religioso, Teseo è il pellegrino sulla terra che , dopo aver ucciso il Minotauro (il Demonio e le sue tentazioni), può uscire dal suo labirinto esistenziale solo grazie al filo di Arianna (la Fede).
Quindi l’ uomo ha due strade da percorrere per uscire dal suo labirinto esistenziale: il filo della  ragione o quello della fede.
Da ricordare che nell’ Antica Grecia, il filo aveva una simbologia legata alla vita:
-Lo stàme, il filo, delle tre Parche o Mòire: Clòto, lo filava, Làchesi lo tesseva e A’tropo (la morte), con lucide cesoie, lo recideva!
 
                                                                                                 Mauro Montacchiesi

              
                       IL LABIRINTISMO: L'ARTE ERTA A FILTRO DELLA CATARSI E REDENZIONE
 
“Labirintismo”: modo di concepire la vita attraverso l’Arte. E cos’è l’esercizio quotidiano e spirituale dell’autore se non l’interpretazione di gesti, volti, sentimenti, situazioni e l’esplicazione della propria poetica se non questo ? L’Arte posta al primo posto nella scala degli strumenti atti a districare l’animo e il cuore dalla realtà convulsa e caotica del tempo attuale; l’Arte erta a filtro del bello, del buono, del possibile, della catarsi e della redenzione. I modelli artistici proposti si sovrappongono, differenziandosi nelle loro sfumature interiori, secondo la diversa naturale ispirazione del singolo. “La storia di chi torna a galla dal dedalo della personalità e diviene consapevole del proprio inconscio”: principio che si pone quale caposaldo del Movimento in oggetto. La storia del poeta è in questo senso il cammino verso la consapevolezza della propria anima, liberata dalle sovrastrutture, dalle contraddizioni, dalla nebbia che in qualche modo l’avvolge, e punta diritto al sole del proprio essere. I dolorosi passaggi sono maturati con gli anni, talvolta in modo lento ed ora in modo repentino, convergenti però in maniera decisa verso lo stesso obiettivo: la conoscenza del sé, dell’espressione, dell’Arte e della sua funzione, della vita (in genere) e delle sue situazioni variegate (in particolare). “La conoscenza e la liberazione dell’inconscio dal labirinto”: non solo un principio, ma una modalità operativa. L’accettazione di tale postulato è forse il nodo cruciale di queste poche righe e ciò che esse vogliono esprimere. Non c’è vittoria dello spirito (inconscio) senza la sublimazione artistica, senza l’abbandono dell’ideologia e la percezione matura dell’Essere. Una via attraverso l’accettazione del negativo, che sfoci invece nell’assolutismo positivo. La visione della luce oltre le tenebre come ricerca, sforzo, gioia della ricerca, vita. Perseguita da decenni, trovata e tenuta salda come esercizio quotidiano, impossibile da abbandonare per non avere tentennamenti, ricadute, rovinosi deja vù interiori che spostino i delicati equilibri che regolano la ricerca stessa. “Il percorso che porta al centro”: il centro quale luogo dell’Essere, liberazione dalle catene dell’ignoranza. Al centro del labirinto, secondo l’artista, aiutandosi con l’Arte a “Liberarsi dal proprio Super-Io”, altra sovrastruttura che domina nell’animo umano, creazione della stessa, c’è la caduta dei muri che costituiscono il labirinto medesimo. Lì appare chiara la visione della libertà, del cielo e della superficie, approdi naturali del percorso di dolore e di sofferenza. La funzione dell’Arte, quindi, come centrale: modalità di catarsi, e al tempo stesso motore incessante verso l’emancipazione e la propria unità interiore. Teso a tali risultati, convinto di tali metodologie, ossequiante di regole-non regole che costituiscono la sostanza del Movimento, l’artista si candida a far parte dello stesso, al fianco di coloro che hanno già sposato la causa, avendo trovato attraverso gli strumenti descritti la luce e, forse, la verità".
                                                                                                   
                                                                                                       dr. Luciano Recchiuti

                                                                       IL LABIRINTISMO FILOSOFICO
Il Labirintismo riconosce come suoi fondamenti ideologico-filosofici:
·    la teoria della relatività di Einstein, per cui diviene fondamentale il dittico dell’hic et nunc in quanto spazio e tempo non sono che concetti relativi e per di più convenzionali,
·    il principio di incertezza o indeterminazione di Heisenberg, per cui cade la legge causa-effetto,
·    la teoria del caos, per cui c’è una continuità e complementarità tra ordine e disordine, c’è un continuum tra equilibrio e disequilibrio,
·    il teorema di incompletezza di Gödel, per cui esistono problemi irrisolvibili scientificamente,
·    l’ologramma di Gabor, per cui il tutto è nella parte e viceversa, così come ogni cellula del nostro corpo contiene in sé le informazioni di tutto l’organismo,
·    l’effetto farfalla di Lorenz, per cui anche la più piccola e apparentemente insignificante causa può portare a enormi cambiamenti,
·    il paradosso di Bohr, per cui ogni fenomeno è costituito da infinite interzioni che è impossibile calcolare
Tali principi filosofici labirintisti hanno rimesso in discussione tutti gli ipse dixit, le certezze della conoscenza scientifica e hanno evidenziato che la verità assoluta non esiste, la relatività ha soppiantato l’assoluto, non può esserci nessun a-priori e nessun dogmatismo.

prof. Massimiliano Badiali- dr.ssa Anna Laura Fani

Nel vasto Labirinto dei più reconditi pensieri, numerose ed articolate sono le strade in cui districarsi per arrivare a colmare il vuoto, che l’anima inquieta urla, quando ha di sete di conoscenza e di consapevole verità. L’infinita ricerca, delle differenziate ed intricate vie tortuose da attraversare, rende l’uomo errante pendolare del proprio essere, e sono molteplici i tentativi di esplorazione in luoghi interiori ed esteriori, e nei differenti e variegati spazi  emotivi, mentali e temporali. Come agile equilibrista in bilico sulle incertezze, tra la vita e la morte, egli procede cauto nel suo rischioso cammino, ed è immane lo sforzo di resistenza che deve compiere nei ripetuti ed ossessivi sentieri. Nei faticosi tragitti si immerge sovente negli oscuri luoghi più profondi del proprio inconscio, dove risiede il proprio pensiero immaginario, per poi risalire, tramite estenuanti processi di continue metamorfosi e dolorose trasformazioni, alla chiara superficie esteriore, nella speranza spesso illusoria, di potervi in fine approdare. Questo vago peregrinare tra il reale e il surreale, che viene originato dal’ancestrale esigenza di riuscire ad individuare l’enigma dell’ipotetico “assoluto”, ha come scopo l’arduo tentativo di esternare ed esprimere l’essenza sintesi del proprio latente ed effimero pensiero concettuale, e cristallizzarlo poi in modo tangibile, in specifica materia iconografica universale, lasciando in fine come postuma eredità, una indelebile “traccia di presenza immortale”. Ma la finalizzata ricerca si rivela spesso circoscritta in un concentrico relativo piccolo universo, tra i tanti che ve ne sono, giacchè sin dagli immemori tempi, le infinite ripetute e cangianti ciclicità dei naturali eventi, divenute ormai consolidate leggi cosmiche universali, rimandano l’uomo condannato al suo incerto destino, a ricominciare un percorso nuovo.

 prof.ssa Rita Carioti

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IL LABIRINTO PSICOLOGICO

Il labirinto rappresenta il deflusso fra Io, Super-io ed Es; l'inevitabile battaglia tra Eros e Thanatos. Attraverso la metacognizione e i processi dinamici, si plasmano e divengono come colori sulla tela. Un tutto che prende forma solo attraverso l'arte concepita come la Gestalt dell'esperire. il labirintismo distrugge l'associazionismo di singole percezioni sensoriali e ci accomuna nel destino universale di una redenzione catartica dalla miseria della condizione umana.  Il labirintismo al pari del sogno, del lapsus, dell'atto mancato libera tutta l'energia dell'Es attuandone una forma di consapevolezza.

dr.ssa Valentina Badiali

Labirintismo. Un nome che evoca vertigini, quella sensazione di stordimento e perdita di equilibrio. Cerchi concentrici che ti si riversano addosso fino a soffocarti. Come gli anelli che certe tribù mettono al collo delle loro donne. Una sofferenza vicina alla follia. La follia in senso clinico intendo. C'è poi la follia dei poeti, degli artisti. Quella da cui tutto sommato è possibile uscire. E  se ne esce creando. L'arte è la sola via per uscire dai labirinti della sofferenza. Arte a 36 gradi. S Ma basta poco. Un tatto sfocato sulla carta. O un flebile suono che si distacca dal rumore quotidiano. Ed ecco un filo a cui attaccarsi per risalire le sabbie mobili. Si comunica.... E' arte.                                   

dr.ssa Barbara Cantelli

A mio avviso, iI tema del Labirinto è quanto di più affascinante e una fonte inesauribile di speculazioni iniziatiche ed esoteriche. Di questo  archetipo, infatti, sono state date le interpretazioni più varie e disparate in ogni campo, dalla filosofia alla psicologia, dalla psicanalisi alla pittura, dall'architettura alla scultura. Il labirinto risveglia nel nostro inconscio individuale quelle esperienze collettive ancestrali. Esso è sincresi e eidon di un mondo di immagini: è un "deposito della memoria, un engramma, derivato dalla condensazione di innumerevoli esperienze similari che lasciano nel nostro subconscio delle tracce profonde che sì concretizzano in predisposizioni latenti, capaci di guidare la nostra visione del mondo, o., quanto meno, di influenzare i nostri rapporti con il mondo - come dice Jung- quale espressione psichica di una tendenza naturale anatomicamente e fisiologicamente determinata" . Il Labirintismo è lo spazio di interazione dove il Labirinto nasce e muore è il punto zero di sintesi

                                                                                                          rag. Rolando Badiali

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IL LABIRINTISMO METAFISICO

Con il termine di labirinto si indica un percorso difficile da attraversare, ma anche simbolicamente una situazione inestricabile senza una via d'uscita. Rappresenta quindi l'impossibilita' di recuperare la via maestra,di ritrovare l'equilibrio perduto. Il labirinto infatti rappresenta il Caos e riuscire a risolverlo implica ristabilire l'ordine. La condizione umana può essere dunque assimilata al labirinto del microcosmo: è l'uomo che penetra all’interno e uccide il mostro, per raggiungere il corrispondente macrocosmo il Dio della Luce che sconfigge con i suoi angeli il male. Risalire il labirinto e' dunque sconfiggere il caos e l'oscurita' dentro di noi, per riportare ordine e luce, ecco perchè sembra rimandare al percorso iniziatico di morte e resurrezione. Il labirinto evidenzia cioè, nella sua stessa forma figurale, quell’itinerario mentale che ha accompagnato l’uomo nella storia e nel suo tortuoso cammino di conoscenza.

prof.ssa Lelia Burroni

E' un labirinto la certezza tecnologica e umanistica dell'homo faber, dell'uomo contemporaneo secolarizzato. Con l'arte se ne può uscire, ma la realtà rimane comunque labirintica. Solo Gesù ha qualcosa di più da dare: trasmette ciò che vive in comunità con il Padre e con lo Spirito Santo. Amare le creature più del Creatore, averle come fine o come ideale è risalire il labirinto dell'io. E' un labirinto la vita senza fede. Il labirintismo teologico insegna che solo con la fede nella vita eterna si è liberi e sicuri della salvezza.  E' Gesù Cristo il novello Teseo che esce, anche per noi, dal labirinto della morte. Solo con la cultura quindi è possibile conoscerlo ed amarlo così di più. Non per niente la nostra è la religione del Libro, la Bibbia, le Sacre Scritture che fendono il labirinto creaturale dell'io monade.

dr.ssa Maria Grazia Masi

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IL LABIRINTISMO PEDAGOGICO

Nel corso del ‘900 le scienze vivono una fase di trasformazione parallelamente all’umanità, che entra in una fase di transizione, di crisi: la chiarezza scientifica, le certezze entrano in crisi. A questa crisi generale che coinvolge ogni ambito della vita sociale, che potremmo chiamare ambito macro, corrisponde a livello micro la crisi individuale, del soggetto, che perde ogni riferimento forte ed è incapace di determinare con sicurezza la propria identità, di pianificare il proprio vissuto: la condizione dell’uomo contemporaneo è quella di incertezza, nichilismo dei valori, caducità, precarietà. Per comprendere la realtà non possiamo più, come faceva la scienza classica, ridurre, sminuzzare, frazionare un fenomeno in tante parti (riduzionismo e separazione), né prendere solo in considerazione il tutto, la totalità di un fenomeno (generalizzazione). Si sceglie allora un “tipo di spiegazione in movimento, circolare, una spiegazione per cui per cercare di comprendere un fenomeno si va dalle parti al tutto e dal tutto alle parti” (Morin, Le vie della complessità). Il Labirintismo propone un percorso dedalico di approcci, proposte, in quanto il processo di Insegnamento/Apprendimento è un sistema dinamico che include diversi protagonisti e prende in considerazione molte variabili: non ci può essere un metodo unico, precostituito, calato dall’alto, ma sono necessarie una serie di proposte che siano calibrate su di una classe concreta, sugli alunni e i loro bisogni.

dr.ssa Anna Laura Fani

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IL LABIRINTISMO POETICO

Nei primi anni 50 mi avvicinai alla poesia per cercare di capire , anche se rapportato agli inizi della pubertà ed attraverso quei primi scritti giovanili, il mistero dell´inconscio per cercare di uscire dall´involucro nel quale mi sentivo chiuso, come nel labirinto si cerca la via della luce così in poesia cercavo di trovare delle risposte ai mille interrogativi che mi ponevo. Oggi, a distanza di oltre mezzo secolo scopro un movimento che collima con le mie idee fanciulle di allora e con quelle di oggi uomo maturo. E´ con piacere dunque che aderisco all´invito di far parte del Labirintismo insieme ai molti artisti di indubbio valore etico e sociale.
 

                                                                                                             Luciano Somma
 

Il Labirintismo poetico sottintende ad una poesia come strenuo sforzo di autochiarificazione. La poesia labirintista è poesia di onesta autoanalisi inconscia:  è poesia pura, di ricostruzione mnesica nel dedalo esistenziale. La poesia labirintista è poesia scorciata, allusiva e criptica, di difficile comprensione per il lettore perchè risale dal centro del labirinto tra i meandri dell'inconscio per ritornare alla superficie dell'Es. Il Labirintismo concepisce una poesia come espressione di avventura esistenziale restituita in termini ellittici ed esoterici.

                                                                                                     prof. Massimiliano Badiali 
 

La mia vita è un intreccio di sentieri e passaggi, apparentemente ordinati....Sono sempre alla ricerca di un orientamento, che mi possa condurre alla consapevolezza e all’armonia, tra le intricate trame dell’ordinario e dello straordinario...Alla ricerca, dunque, della trasparenza e dell’orizzonte al di fuori del Dedalo, che riesce comunque ad affascinare la mia anima solare, mentre vive la sua leggenda.

                                                                                                       dr.ssa Isana Forgione

 
Labirintismo: perché? Ascrivo al Labirintismo un’ ermeneutica esistenziale! Lo contemplo come una mia istanza inderogabile di approdare AD IMA FUNTAMENTA, ovvero ai miei più imi precordi, là, nell’ ostello dei miei sentimenti, delle mie emozioni, con l’auspicio di far luce tra i meandri del mio intricatissimo plesso interiore o, paradossalmente, da esso trarre luce da portare in superficie.
                                                                                                     
                                                                                                       Mauro Montacchiesi

Vago, nell’ universo del mio labirinto, alla ricerca di me stessa, nell’ auspicio di trovarvi la mia vera essenza, nell’ istanza inderogabile di conoscerla, di meglio comprenderla. Navigo tra tortuose galassie di stelle lucenti, tra onde intrecciate di oceani deserti di buchi neri, ed è qui che voglio sostare, con grande coraggio, senza paura del buio, senza paura di incontrare, di vedere ciò che di me non conosco. Può causare dolore, ma ne vale la pena

                                                                                                         Irene Sparagna


Corro all'impazzata per le infinite possibilità della vita,con lo stupore di un bambino alzo un grido che rompe il silenzio e si staglia dal lento fluire,un suono sordo che si traduce in simboli, che mi scoppiano dentro..l'arte: il mio canto. 

Chiara Della Marta
 

Il labirinto è il mio cuore, prigioniero d'amore. Il labirinto è il dolore per l'affannosa ricerca d'amore, da cui filtra come filo d'Arianna la poesia che è l'unica fuoriuscita dal labirinto.

Giovanna Garzia

Io sono un labirinto....una volta mi bastavo io con le mie lacrime e le mie risate fino a quella volta che ho deciso di spegnere la luce ...non sono più stata la stessa. Ho vagato in un labirinto di cui non mi interessava trovare l'uscita perché l'uscita non esiste dato che il labirinto è questa vita per noi labirintisti

Maria Letizia Filomeno
 

Labirintismo: Postulato ontologico. Circolo vizioso senza iato del delirio anulare delle mie catabasi fino ai meandri opachi dell’ ES, che si riverberano in anabasi fino ai fiochi bagliori dell’EGO. Il mio Labirinto: un cosmo ineluttabilmente anegresso! Aderisco al Labirintismo, perché in esso vagheggio una panacea esistenziale!
                                                                                                    Manuela Pallucca

Il Labirinto ed il Labirintismo non sono assolutamente di facciata, non sono autoreferenziali, ma esigenza pura, profondamente interiore. Quindi vorrei far parte di questa ricerca interiore, di questo progetto. Ho capito finalmente quelle che sono le effettive finalità di un movimento che, come è accaduto in passato per altri movimenti artistico-culturali,nasce per esigenze naturali,come quando il corso di un fiume si fa strada dove trova spazio,ma avanza in maniera inesorabile e del tutto spontaneo. Penso dunque che si tratti di una idea profondamente coerente con le reali esigenze del proprio io. Rivedo il labirinto ogni volta che vado a letto,sento le voci di chi è la dentro ma non riesco a vederli. Sento urla di chi ha bisogno di me,vorrei trovarli subito ma non ci riesco.Allora so che è  l'arte quella bussola che orienta,quel filo di Arianna che non si spezza,quel golem temuto e rispettato, perchè altro non è che la propria facciata. Finalmente ho capito il suo messaggio, ma ho anche capito perché volutamente volevo capirlo. Aprendo il sito già sapevo cosa trovare,scoprire la mia follia di Almayer che parlava al vento, avendone risposta: esprimere se stessi. Una terapia l'arte,dunque una terapia. Non che io sia artista sia chiaro,ma penso da artista,tocco gli oggetti che un giorno esprimeranno arte,sento quei profumi e quei colori che sono stati e torneranno ad essere arte,nella parola che mi si compone qui a due passi da me. Ecco gli innesti giusti,le note accordanti i pensieri latenti. Ecco la borsa delle medicine per alleviare i dolori .Tra le virtù di un buon artista vi è senza ombra di dubbio quella del definire un pensiero coprendolo con un alone di dire e non dire,si vuole ,per esempio,definire l'amore con un solo concetto artistico,ma il legame è assai piu' onirico,come nei boschi dei sogni di una notte di mezzaestate.Niente è già segnato,tutto deve ancora divenire senza però sapere quale è il giusto copione. E la scienza nelle disamine scientifiche non ci si accontenta delle forme ne delle sostanze,i sentimenti non si quantificano,i numeri non contano,si contrappongono all'io espressivo. Nel mio labirinto i sogni i colori i versi non possono e non devono essere contificati, esistono come uscita spontanea di un capriccio,fare arte o almeno essere oggetto toccato con arte

                                                                                                          Antonio Sangervasio


 
IL LABIRINTISMO NARRATIVO

Il Labirintismo narrativo registra l’assurdità dell’esistenza umana in un mondo chiuso, anulare e delirante fra i ricordi, oppresso da un senso di clausura che nasce dall’isolamento e dallo spazio ambiguo del microcosmo dell’io. L’universo concretamente incommensurabile dello scrittore labirintista recinge, allo stesso modo, nelle proprie attività, eroi ormai schizoidi e dissociati, liberamente raccolti dalle teorie di Freud, che si schierano su di una nuova frontiera del linguaggio, tradotta dai più profondi recessi della psiche. Come irresoluti "Ulisse", i personaggi labirintisti logorano la loro azione, incalzati dai propri sommovimenti interiori. L’arroccamento interiore nel dedalo dell’io  suggerisce nuove tecniche di rappresentazione per una scrittura, che si attua nella perdita della superficie, nel labirinto della percezione del nuovo rapporto che si instaura fra lettore e narratore:  una scrittura ricca di continui echi e rifrazioni su se stessa, ebbra di paralessi, prolessi e anacronismi, d’’incastri e di raddoppi che conducono alla propagazione di più voci narranti e affrescano un orizzonte ostruito o reiterato, che compone e ricompatta anularmente il cammino dell’io nel labirinto. La dimensione scritturale diviene circolare, indistinta fra interno ed esterno ( per gli incastri, i cerchi ), poiché esemplifica gli affondamenti nell’universale voragine del nulla, e la concezione di assurda casualità e impenetrabilità del reale. Il Labirintismo propone quindi una scrittura rovesciata dal suo tragitto rettilineo.. in apparenza assurda, informe e contraddittoria, ma in realtà esperienza sensibile dello scrittore-lettore. Ogni grafema e morfema scritturale labirintista è intarsio irripetibile del puzzle della coscienza, poiché lo scrittore labirintista risale dal proprio microcosmo anulare e diventa protagonista di un’avventura onirico-metafisico-estatico-esoterica : la scrittura è il filo d’Arianna che permette l’esodo dal labirinto.

prof. Massimiliano Badiali

Ritengo che le emozioni espresse in tali pagine rientrino nel concetto di Labirintismo in quanto denunciano rispettivamente: lo stato d'angoscia che si prova dentro di sè (Lei non era nata..con il fiocco); la volontà, ma non la forza e la capacità di uscire fuori dal sè (Non voglio più vetri); il desiderio di provare a farlo (La pioggia deve scivolarmi addosso).

prof.ssa Silvana Picardi

Il mio scritto rientra nei caratteri generali del movimento Labirintismo. Da sempre lo scrivere lo intendo come un gesto di igiene personale, scrivere per me è ricerca personale e di riflesso altrui...nello scritto, affronto tematiche come il confine, la quotidianità al servizio dell'uomo, dove lo scribacchino, con occhi distaccati di chi ha coscienza della astrazione del presente, e dell'impersonalità del singolo, esamina l'uomo autoaffermato dalla società stessa, in cui si muove nel confine cittadino nell'incoscienza di ciò che è. Ecco che lo scribacchino cerca di esorcizzare, con lo scrivere, il suo labirinto di demoni di una città, specchio dei tempi moderni, dove tutto e fittizio e dove tutto assume un aurea di illogico.

dott. Daniele d'Alberto

Anche se ci illudiamo, alla fine siamo sempre prigionieri del labirinto, dal quale non usciremo mai, almeno in questa vita. Scrivo solo ciò che percepisco nel mio labirinto

                                                                                                           Mario Borghi

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IL LABIRINTISMO ARTISTICO E PITTORICO

Dopo aver superato il manierismo dei modelli che per me in pittura erano rappresentati dai grandi artisti in cui cercavo di identificarmi o che tentavo di emulare, sono approdata attraverso il labirinto del dolore, evocato nei soggetti religiosi e nelle ombre dei miei dipinti,alla risalita verso la fede: il mio labirintismo esprime liberamente la mia testimonianza di libertà di espressione "

                                                                                                   prof.ssa Lelia Burroni

Il labirinto è il piacere un pò perverso nell'arrovellarsi per trovare una via o soluzione o incastro o di riempire tutto per poi irrevocabilmente ricominciare l'esodo.   

                                                                                                         Daniele Locci

yo lo soy... ... ...desde que recuerdo estoy dentro, fuera, dentro, fuera, fuera, dentro, cada dia que pasa, cada experiencia, lugar, cosas, mas cosas, sensaciones, encuetros, viajes, mas sensaciones...mas encuentros color forma estilo! miro, veo, no veo, siento, no siento, escucho, tal vez... ... 

Luis Pascual

Il labirinto che è dentro di me, mi crea una sensazione di ansia, di corsa verso l’uscita, la luce… Il labirinto mi porta  in una dimensione interiore complessa e sfaccettata, difficile da decifrare…Nella mia pittura ritorna spesso il tema del labirintismo…sento una specie di nodo interiore che si scioglie soltanto tramite l’atto del dipingere.

dr.ssa Valentina Ricci

In certi miei dipinti affiora il senso della ricerca interiore quasi inconscia di uno spazio spirituale e icastico e le immagini divengono labirinti di forme e di colore da ricomporre.

Stefania Liberatori

Il labirinto è un cammino legato alla mia esistenza. Nelle mie opere labirinto è la figura umana che si scompone, come l'inconscio, in vari puzzle da ricomporre.

Cinzia Senesi

I like the Labyrinth because the meandering paths provide me with deeper insights into Life, enriching my being with greater knowledge and understanding. My journey through the world of art is similar to the passage through the Labyrinth where I continuously discover myself, acquire maturity and spiritual enlightenment, leading me to Life, to an Escathological Revelation, rather than to Death

Ray Piscopo

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IL LABIRINTISMO SCULTOREO
La mia vita, volendo, è fatta di tanti labirinti, di varie grandezze, forme, colori e materiali,  situati in luoghi diversi, e ad ogni labirinto corrisponde un’emozione, un sentimento, uno stato d’animo, un desiderio, una passione, un’esperienza e cosi via… molto spesso mi trovo a vivere dentro a più labirinti contemporaneamente, questo, nel bene e nel male mi disorienta. Forse e dico forse, flebili sensazioni di certezze e di pace le vivo nei momenti in cui riesco a staccarmi da alcuni labirinti, per entrare in altri, in quel brevissimo lasso di tempo necessario per il salto.
  
Sandro Ricci

IL LABIRINTISMO FOTOGRAFICO

Mi piace il labirinto, perché mi ci sento dentro e ne percorro i meandri , alla risalita in cerca di una possibilità di uscita: sentieri uguali, clichés consueti passo dopo passpo osservare il particolare farne memoria per ricalibrare le forze dall'inconscio al conscio, dal cosciente all'incosciente.

prof.ssa Stefania Scarpini

Sono labirintista perchè tramite la fotografia e la pittura cerco di esternare la mia dimensione oscura, tentando di connetterla alla vita reale, continuando incessamente a cercare il mio posto all'interno di una società massificata e spesso priva di stimoli.  La pittura potrebbe apparire meno introspettivamente labirintista a causa dell'utilizzo di immagini che differiscono dalla mia persona, ma in verità essa è  un indagine a tutto tondo sull'esistenza di altri esseri umani o spirituali e non solo su me stesso.

Michele Moricci

Mi sono persa. Passeggio nel labirinto. A volte corro perché ho paura. Paura di Minotauro. Minotauro è il sogno, l’esplosione, l’amore, la disperazione; la forza che ti spaventa e ti attrae. È  me stessa. Ed è qui, nel labirinto, dentro di me. Non ci sono luci qui, ma vedo che non sono sola: appese alle pareti ci sono le mie fotografie: il mio passato, gli odori, gli sguardi, i colori, attimi di vita per un momento illuminati. Capita che girando a vuoto ritrovo le stesse, le rivedo, a volte mi piacciono a volte vorrei strapparle via…ma so che non posso. Sono impresse nella mia anima. Quando entri nel labirinto sai già che non potrai più uscirne. Cerchi il centro non l’uscita. Cerchi di ricostruire te stesso non di raggomitolare il filo. Non cerchi il filo, cerchi Minotauro. L’essere che con la tua opera hai costruito. E che sarà bellissimo e mostruoso". 

Laura Cirinei

Le sofisticate complessità  costituite da innumerevoli intrecci, fibre, molecole, legami, articolati condotti, labirintiche interconnessioni e impulsi, costituiscono un contenitore, il cervello umano, di altissime potenzialità intellettive espressive e creative, tanto che in un certo senso nella recente era moderna, l’uomo ha riprodotto nella macchina del “computer” il riflesso di se stesso. Considerato il simbolo assoluto della più alta tecnologia e del progresso, costituito anch’esso da grovigli di fili contorti, matasse intrecciate, combinazioni di codici, punti di connessioni, reti interattive e molto altro, il computer , come il cervello è anch’esso contenuto in un involucro relativamente voluminoso, ma in entrambi vi è insita una grandissima capacità e un altissimo potenziale creativo. Per irrazionali ed inspiegabili motivi, tuttavia, queste risorse spesso vengono destinate alla creazione di elementi distruttivi piuttosto che creativi…la mente dell’uomo che crea formule le tramuta poi in macchine esplosive, come il nucleare, che sta divenendo forza immane e furibonda che rischia di distruggere l’intera umanità e di cancellare tutto ciò che l’uomo ha prodotto e creato senza lasciare traccia della bellezza, dell’arte, della storia, e dei sentimenti che li pervadono. I labirintici e costanti intrecci tra pensieri positivi e negativi, che da sempre convivono nella mente e nel cuore dell’uomo, animano delusioni e dolori in forma sempre più crescente, e la recondita e segreta sfera dell’anima subisce traumi spesso irreversibili, così la malattia del male di vivere, acuisce contraddizioni e smarrimenti non solo interiori ma anche esteriori. Quelle minoranze di menti ragionevolmente pensanti, si attivano costantemente affinché venga  preservato e difeso l’habitat e il mondo in cui l’uomo vive, e inoltre si prodigano a dissuadere o trovare un “rimedio” per ridestare e “rinsavire” le “menti deviate” e restituire il “senno”, che permetterà all’uomo stesso non solo la sua salvezza, ma la prospettiva di un possibile futuro, preferibilmente più sano e sostenibilmente vivibile.  

Walter Tiezzi- prof.ssa Rita Carioti

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IL LABIRINTISMO MUSICALE

Il labirinto è la ragnatela della nostra mente. L'abbiamo tessuta, eppure vacilliamo ad ogni cambio di direzione ed anche la più flebile vibrazione può essere causa del nostro disorientamento. I frastuoni del mondo esterno ci spingono a chiudere per sempre il fragile bozzolo dei sentimenti, a rimanere immobili, interrompendo la ricerca del punto più alto da cui poter ammirare il disegno completo della nostra trama. Mentre siamo in bilico sui filamenti più oscuri del nostro pensiero, la musica può essere la bussola scintillante ed irrazionale del nostro io. Un ascolto estatico ci libera da questa condizione di funambolismo, è capace di annullare le distanze illuminando con una luce intensissima l'intero labirinto. E' come trovarsi in un unisono che chiarifica e allo stesso tempo abbaglia tutte le sensazioni, le canalizza in un non-luogo unico e svincolato dal controllo sordo del Super-Io. Gli occhi si chiudono, la realtà è un sussurro incomprensibile che fa da sfondo alla musica, la quale ti spinge a fantasticare in una struttura in abisso proiettata verso l'alto che fa rapidamente perdere le tracce del suo percorso. Col silenzio precipitiamo in caduta libera e ci ritroviamo di nuovo a tessere la nostra ragnatela, esitanti e sicuri solo nelle brevi distanze. Proviamo a guardare verso l'alto per uscire dal dedalo, ma non capiamo che è impossibile smettere di produrre i filamenti che ci legano e fanno da eco al ribollire magmatico che scorre sotto e al di fuori di noi. Il brivido della musica sfibra l'infinita trama oscura, estranea e unisce le voci dell'io in un tutto che sembra inafferrabile quanto indescrivibile. Riesce a far vibrare e scioglie anche le corde più oscure e profonde del nostro inconscio, quelle che non ricordavamo nemmeno di aver generato.

Marco Francalacci

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IL LABIRINTISMO TEATRALE

Labirintismo: iI suono che risale dagli abissi oscuri di un mare di piombo, che scivola sulla sua superficie piatta e grigia per poi ascendere verso l'alto, fino a infrangere il muro del silenzio. Come la voce dell'attore che sbatte violentemente contro le pareti di un bunker, la sua mente, cercando fino allo stremo delle forze una via d'uscita da quel esecrabile e asfissiante cumulo di carne, in attesa di un gesto con cui fondersi. Ed è già passato.

                                                                                                      dr. Denny Bonicolini

L'attore è un labirinto, perchè nelle sue ricerche interiori, nel suo lavoro sul personaggio scava nella sua interiorità e nella pluralità delle proprie identità. I miei testi teatrali aderiscono al Labirintismo, poiché sceverano l'inconscio dell'anima in un percorso di emozioni e sentimenti, che sono l'uomo nel teatro, il teatro dell'anima.

Filippo Emanuele Massimiliano Caldaro

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IL LABIRINTISMO CRITICO

A mio avviso, nel definire da un punto di vista propriamente artistico, l’origine di quell’ “esodo dal proprio io” da quel “groviglio di sensazioni”  interori, si è trascurato, soffermandocisi  solamente ad un se pur attento ed approfondito esame delle esperienze avanguardistiche; tutto quell’imprescindibile insieme di premesse, contenuto nel preziosissimo scrigno della storia dell’arte precedente al novecento. Se è vero che l’arte deve porsi come “mezzo conoscitivo e terapeutico” per  far uscire il proprio io, se è vero che l’arte deve andare oltre alla contingenza dell’apparenza, oltre a ciò che l’occhio è in grado di apprezzare, se è vero che l’arte deve rivolgersi alla coscienza e deve volgersi ad un superamento della realtà, “per andare oltre”; allora non si può associare il raggiungimento di tali obiettivi, esclusivamente all’abbandono da parte degli artisti, dei mezzi figurativi di una tradizione millenaria; al quale ci ha fatto assistere il fenomeno delle avanguardie europee. Potremmo infatti, e credo molti concorderebbero con me, risalire a ritroso di secoli e millenni, nella ricerca di un’origine, sempre ammesso che un’origine ci sia, degli atteggiamenti umani delineati con assoluta chiarezza e concisione nel manifesto del movimento Labirintismo fondato dal professor Badiali. La storia della forma e della figura, non ha mai mancato di mostrarci personalità pronte a reagire, spesso anche prepotentemente al conformismo dell’apparenza, per indagare meandri nascosti alla vista, ed al pregiudizio dettato dall’ideale estetico di un pubblico magistralmente educato a parametri di giudizio totalmente esteriori e predefiniti.

 dr. Alessandro Testa


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I GRANDI ARTISTI NEL LABIRINTO

STORIA E MYTHOS DEL LABIRINTO

 

Profilo umano di Massimiliano Badiali, fondatore del Labirintismo 

E’ un grande amante di diligenza, scrupolosità, puntualità, rigore, meticolosità. Pianificatore nato, non lascia niente in balìa della casualità e studia ogni cosa, anche nei particolari apparentemente insignificanti. Sagace, ponderato, pragmatico e talora un po’ fiscale, Max è un uomo di cui ci si puo’ fidare. A volte radicalizza, forse fino ad un non troppo sfumato autolesionismo, la sua esigenza di ottimizzazione delle cose. Molto vigile sui dettagli, è sempre diligente e perfetto, estremamente riflessivo. Queste caratteristiche, nondimeno, rallentano talora le sue decisioni o, comunque, lo fanno esitare. Aborrisce l’aggressività in ogni sua manifestazione ed è sempre pronto a fare da paciere, con comportamento affabile ed indulgente. Non inficia mai le sue convinzioni, che rappresentano topici punti fermi della sua vita e che lo fanno vivere in una certa tranquillità, elemento, quest’ultimo, che è un’istanza inderogabile della sua esistenza. Il temperamento spontaneamente discreto e circospetto, non scèvro di una certa introversione, gli inibisce, non di rado, di manifestare i suoi reali sentimenti. In amore lascia più spazio alla riflessività che alla emotività. Talora puo’ persino dare l’impressione di essere terrorizzato dai sentimenti. Intrinsecamente, tuttavia, necessita di una relazione profonda e stabile. Non ama le finzioni ed i mimetismi. Ama le persone empatiche e saggie. Ha un “parossistico” senso critico. Le sue parole d’ordine sono: circospezione, prudenza, armonia, attendibilità. La sua razionalità prevale, quasi sempre, sui sentimenti. Esige repliche esaustive e particolareggiate. E’ un saggio consigliere. Troppo modesto ed autocritico.  Grande organizzatore. Scrupoloso, elegante. Vuole comprendere e apprendere. Ha bisogno di tenere la situazione costantemente sotto controllo e, questo, gli puo’ dare qualche disturbo neuro-vegetativo.

                                                                                                                                                                                                                                         Mauro Montacchiesi

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