|
MANIFESTO DEL LABIRINTISMO FOTOGRAFICO TUTTI I FOTOGRAFI LABIRINTISTI Nel vasto Labirinto dei più reconditi pensieri, numerose ed articolate sono le strade in cui districarsi per arrivare a colmare il vuoto, che l’anima inquieta urla, quando ha di sete di conoscenza e di consapevole verità. L’infinita ricerca, delle differenziate ed intricate vie tortuose da attraversare, rende l’uomo errante pendolare del proprio essere, e sono molteplici i tentativi di esplorazione in luoghi interiori ed esteriori, e nei differenti e variegati spazi emotivi, mentali e temporali. Come agile equilibrista in bilico sulle incertezze, tra la vita e la morte, egli procede cauto nel suo rischioso cammino, ed è immane lo sforzo di resistenza che deve compiere nei ripetuti ed ossessivi sentieri. Nei faticosi tragitti si immerge sovente negli oscuri luoghi più profondi del proprio inconscio, dove risiede il proprio pensiero immaginario, per poi risalire, tramite estenuanti processi di continue metamorfosi e dolorose trasformazioni, alla chiara superficie esteriore, nella speranza spesso illusoria, di potervi in fine approdare. Questo vago peregrinare tra il reale e il surreale, che viene originato dal’ancestrale esigenza di riuscire ad individuare l’enigma dell’ipotetico “assoluto”, ha come scopo l’arduo tentativo di esternare ed esprimere l’essenza sintesi del proprio latente ed effimero pensiero concettuale, e cristallizzarlo poi in modo tangibile, in specifica materia iconografica universale, lasciando in fine come postuma eredità, una indelebile “traccia di presenza immortale”. Ma la finalizzata ricerca si rivela spesso circoscritta in un concentrico relativo piccolo universo, tra i tanti che ve ne sono, giacchè sin dagli immemori tempi, le infinite ripetute e cangianti ciclicità dei naturali eventi, divenute ormai consolidate leggi cosmiche universali, rimandano l’uomo condannato al suo incerto destino, a ricominciare un percorso nuovo. prof.ssa Rita Carioti Le sofisticate complessità costituite da innumerevoli intrecci, fibre, molecole, legami, articolati condotti, labirintiche interconnessioni e impulsi, costituiscono un contenitore, il cervello umano, di altissime potenzialità intellettive espressive e creative, tanto che in un certo senso nella recente era moderna, l’uomo ha riprodotto nella macchina del “computer” il riflesso di se stesso. Considerato il simbolo assoluto della più alta tecnologia e del progresso, costituito anch’esso da grovigli di fili contorti, matasse intrecciate, combinazioni di codici, punti di connessioni, reti interattive e molto altro, il computer , come il cervello è anch’esso contenuto in un involucro relativamente voluminoso, ma in entrambi vi è insita una grandissima capacità e un altissimo potenziale creativo. Per irrazionali ed inspiegabili motivi, tuttavia, queste risorse spesso vengono destinate alla creazione di elementi distruttivi piuttosto che creativi…la mente dell’uomo che crea formule le tramuta poi in macchine esplosive, come il nucleare, che sta divenendo forza immane e furibonda che rischia di distruggere l’intera umanità e di cancellare tutto ciò che l’uomo ha prodotto e creato senza lasciare traccia della bellezza, dell’arte, della storia, e dei sentimenti che li pervadono. I labirintici e costanti intrecci tra pensieri positivi e negativi, che da sempre convivono nella mente e nel cuore dell’uomo, animano delusioni e dolori in forma sempre più crescente, e la recondita e segreta sfera dell’anima subisce traumi spesso irreversibili, così la malattia del male di vivere, acuisce contraddizioni e smarrimenti non solo interiori ma anche esteriori. Quelle minoranze di menti ragionevolmente pensanti, si attivano costantemente affinché venga preservato e difeso l’habitat e il mondo in cui l’uomo vive, e inoltre si prodigano a dissuadere o trovare un “rimedio” per ridestare e “rinsavire” le “menti deviate” e restituire il “senno”, che permetterà all’uomo stesso non solo la sua salvezza, ma la prospettiva di un possibile futuro, preferibilmente più sano e sostenibilmente vivibile. Walter Tiezzi- prof.ssa Rita Carioti Sono labirintista perchè tramite la fotografia e la pittura cerco di esternare la mia dimensione oscura, tentando di connetterla alla vita reale, continuando incessamente a cercare il mio posto all'interno di una società massificata e spesso priva di stimoli. La pittura potrebbe apparire meno introspettivamente labirintista a causa dell'utilizzo di immagini che differiscono dalla mia persona, ma in verità essa è un indagine a tutto tondo sull'esistenza di altri esseri umani o spirituali e non solo su me stesso. Michele Moricci
Il
labirinto fa parte dell’uomo, è spesso la via che egli sceglie di percorrere
in vita ma inconsapevolmente, l’amore la gioia l’arte il valore, ogni
piacere viene rincorso da ognuno in maniera distinta, c’è spesso chi segue
lo stesso tracciato, ma nessuno traccia due volte lo stesso percorso. L’uomo
vario è diventato dinamico per natura, causa di un cammino da lui scelto
come via. Il labirinto in questo senso non è altro che una scelta più o
meno ricercata, un rompicapo per molti, una passione per altri, per ogni
labirinto esiste un aggettivo motivato e una porta di entrata.Nessuno
possiede la chiave della porta d’uscita, ma tutti sanno che c’è. Le strade
sono tante, ce ne sono anche di rette, ma è più l’abbandono che realizza un
esistenza, che certifica un passaggio, l’abbandono ai mille modi di
condursi, liberi di andare o di tornare a nostro piacimento, il labirinto da
all’uomo uno scopo nella vita, una ragione. Un' illusione.
Filippo Aiazzi
Mi interessano tutto ciò che rappresenta i cerchi, spirali, labirinti, poiché rappresentano l’inconscio. La fotografia con elaborazione grafica, rappresenta un pesce “fantasma” (pesce giapponese), situato nell’acquario di Lesina. Simboleggia il labirinto, il pesce che gira in cerchio, moltiplicandosi diventa l’inconscio collettivo o multiplo. Maria Cristina La Torre
Paolo Mancusi |
Webmaster Prof. Massimiliano Badiali Copyright 2006-2008 All rights reserved