IL LABIRINTO RINASCIMENTALE E BAROCCO

 

Con il Rinascimento, il labirinto perde l’accezione allegorica di tipo mistico e si carica di un valore estetico-edonistico: esso si commisura al gusto della classe cavalleresca e del mondo cortese. A partire dalla metà del Cinquecento il labirinto diviene una vera e propria moda culturale ed è utilizzato come motivo ornamentale che acquista anche una dimensione ludica e di svago: esso trova spazio nella corte, dove labirinti tracciati con alte siepi sempreverdi sono spesso presenti nei giardini all'italiana.

Ciò è evidente soprattutto nei giardini di moltissime ville patrizie (Villa d’Este a Tivoli, Villa Lante,Villa Giusti) che sono progettate come labirinti, il cui fine è divertire, costruire luoghi ameni come l’Eden in una dimensione atemporale.

Ma in epoca rinascimentale il labirinto è simbolo di razionalità ed è studiato dal punto di vista matematico e geometrico: il “Nodo con intrecci” di Durer. Anche la letteratura diviene labirintica come nell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto: qui i personaggi vivono un’esistenza frustrante e monotona: essi sono sempre nella ricerca perpetua di un’uscita, ma la loro ricerca, non approda a nulla, ma anzi li riporta sempre al punto di partenza. Il labirinto è in questo secolo la vita umana che soggiace alla fortuna, ma che non trova spiraglio alcuno nel dedalo esterno. La storia umana appare come in Machiavelli chiaramente circolare e non giunge mai ad un’uscita, ad una soluzione, ma ripropone sempre “l’alterna onnipotenza delle umani sorti”.

Nel Seicento il labirinto diventa un luogo in cui ci si può smarrire, poiché l’uomo si sente imprigionato in un sistema ineluttabile di cammini intricati e fuorvianti, dove la via si biforca e da cui solo la grazia può salvarlo. L’uomo è prigioniero del dedalo esteriore (o mondo) insicuro dell’io ed  il labirinto diventa erranza senza direzioni. il caos, il delirio e la visione onirica si pongono come specchio  della mente umana, delle sue facoltà e delle sue allucinazioni. Bosch nelle sue opere presenta figure di demoni, uomini, animali che nel loro unirsi e attorcigliarsi creano una dimensione caotica, labirintica.

H. Bosch, Il giardino delle delizie, 1510

Il teatro di Shaskespeare presenta un gioco di ruoli labirintici, di scambi di identità fuorvianti che sfidano il trompe l’oeil. Il teatro è quindi il simbolo del labirinto come allegoria della claustrofobia allucinatoria di una visione del mondo  incerta, tormentata.

 

Prof. Massimiliano Badiali