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DESIRES DI DENNY BONICOLINI
Forse l’occupazione principale di Denny Boccolini non è la pittura ma la sua Desires si rivela un’opera estremamente raffinata nella quieta e serena penetrazione dell’Io, procedimento che si fa esplicito interprete della pluralità e della complessità del bagaglio di desideri, sogni e fantasie che l’uomo porta perennemente con se. Un grande piano vertiginosamente scalato in prospettiva è solcato al centro da una strada che lo divide in due campi distinti; a destra una vivace scacchiera cromatica delimitata all’estremità da una teoria di arcate. A sinistra ci troviamo come in un mare aperto sulla cui superficie emerge un percorso serpentino striato da tinte arcobaleno. In primo piano domina un grande occhio sullo sfondo un rovente tramonto. Il vasto spazio spianato, nella sua enigmatica infinità e nella fisicità dell’elemento architettonico introdotto, è memore delle fughe prospettiche dechirichiane mentre quelle masse di colori semplici che lo rivelano si fanno surreali note di una poesia che sembra esprimere il sonno di un’anima in un’ atmosfera sospesa. Come un sogno ha origine da una realtà circoscritta per poi vagheggiare in una possibilità infinita, onirica ed incongruente di visioni e di emozioni, così l’opera di Boccolini ci trasporta in una realtà altra; quella del desiderio. Tragitti e distanze altrettanto indefinite conducono lo sguardo o meglio il sentimento dello spettatore verso universi nuovi inesplorati e forse inesplorabili. Così altre strade svettano verso il cielo in direzione di due astri che si affacciano da quel vitale tramonto che fa da scenario. Sulla sinistra possiamo invece seguire la balena nella sua compiaciuta immersione, metafora forze di un’altra dimensione onirica. Il ponte che irrompe a destra, in primo piano e sfonda lo spazio fisico si fa invece citazione di una realtà urbanistica che come la Ferrara di De Chirico potrebbe essere un richiamo ad una tappa fondamentale nella vita dell’artista, o ancora una volta il vagheggiamento di un sogno o di una passione. Il grande occhio centrale introduce infine una nota inquietante nell’opera, quasi un monito di risveglio o l’unico segno percettibile della presenza umana nel favoloso mondo nato nella mente dell’artista, il mondo dei desideri, desideri senza fine e senza confini che trasbordano anche oltre lo spazio ad essi riservato.
dr. Alessandro Testa (storico dell'arte) |