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IL LABIRINTO DI SVEVO E PIRANDELLO
La complessità del reale e l’arroccamento dell’interiorità tipica del personaggio novecentesco comportano tecniche di rappresentazione che insistono sulle rifrazioni e sugli echi che essi hanno nell’interiorità del soggetto. La scrittura diviene un labirinto, dove l'unica fuoriuscita è l'inettitudine o la follia. Fra l'Ottocento ed il Novecento assistiamo a nuove acquisizioni scientifico-filosofiche : la psicanalisi, la nuova fisica, la concezione del tempo interiore come durata. La psicoanalisi di Freud crea i presupposti per una narrativa del preconscio e dell’inconscio. Proust ha ricreato nel mondo del romanzo, dal punto di vista della relatività un incrociarsi di piani psicologici. In La RECHERCHE DU TEMPS PERDU, l’infanzia di Swann prima ci viene presentata attraverso le impressioni che suscitava e poi quello che provoca nell’adolescente e nel giovane protagonista narratore. C’è però un frantumarsi della figura del narratore concepito come blocco unitario a livello psicologico. Anche la nuova concezione del tempo, elaborata dal filosofo francese Bergson propone una distinzione fra tempo esteriore puramente cronologico e tempo interiore. Il tempo interiore dissolve le intelaiature in cui poniamo i dati e al prima e al dopo si sostituisce la durata. La nostra coscienza è vista come presente e passata; il tempo non è più sentito come principio di logoramento e dissoluzione, perché non siamo solo la somma dei singoli momenti della nostra vita, ma il prodotto di ciò che ogni momento ci dà. Il narratore deiromanzi novecenteschi è per lo più il narratore interno (Pirandello, Proust, Svevo) : un narratore che è anche protagonista, che presenta un universo limitato nella prospettiva dell’io narrante, di cui vengono registrati conflitti e lacerazioni. Il romanzo novecentesco è, pertanto, cronico-casuale. Importanti mezzi usati per la narrazione sono lo Stream of Consciousness, il Flashback e il monologo interiore. Il monologo interiore fiorisce in due filoni : l’inglese che segue la linea di Sterne- Meredith- James-Conrad e il francese quella di Diderot-Rousseau-Flaubert. Nell'ULYSSES di Joyce, costruito sulla falsariga dell'epos omerico, usa tecniche innovative: il flusso di coscienza si ricompone in meccanismi associativi, giochi di parole, ed assonanze. Il viaggio dell'Ulisse Novecentesco non può avvenire che in un magma linguistico, apparentemente caotico, ma organizzato dall'immaginazione verbale dello scrittore. Nel flusso di coscienza e nella ricerca della disgregazione sintattica della frase, destrutturata di segni e di parole, si può vedere l'influenza dell'avanguardia. Anche a livello tematico il romanzo Novecentesco si distingue da quello ottocentesche. Il romanzo classico si proponeva di delectare e docere, questo, invece, non insegna più nulla: presenta infatti degli antieroei, degli inetti e degli uomini senza qualità. LA COSCIENZA Dl ZENO è la storia di un inetto raccontata dal suo psicanalista: Zeno Cosini è un fallito che ha raggiunto il fondo del labirinto, ma è proprio tramite la propria inettitudine che sa risalire alla luceche non è nien'altro che l'autoconsapevolezza della propria malattia mentale. Anche LA MONTAGNA INCANTATA di Mann procede quasi per sondaggi psicanalitici, con la ripresa della tecnica applicata al tempo da Proust e Joyce. Interessante analizzare il rapporto esistente fra Tozzi e Kafka. Sono entrambi animati da una sensibilità religiosa, in entrambi il padre padrone è oggettivato ed “ha la funzione di specchio di una generale frustrazione umana” (De Benedetti). Asor Rosa dice che Tozzi basa il suo romanzo sulla crudeltà. Il mondo di Tozzi è il mondo del terrore del Sanfedismo: l'uomo che Kafka riduce ad animale, qui diviene una bestia. L'impotenza diabolica dell'uomo davanti al peccato originale Io fa regredire a bestia. E' qui evidente come il Dio di Tozzi è terribile, opposto al Dio Padre dei Promessi Sposi. Anche nelle METAMORFOSI di Kafka il protagonista diviene scarafaggio: Gregor si adatta a questa punizione che a lui quasi sembra naturale. Per il realismo della descrizione l'assurdo, stesso motivo della narrazione kafkchiana, diviene quasi dimensione di realtà oggettiva e normale. L’inettitudine del personaggio è presente anche in un romanzo molto interessante di L. F. Céline: VOYAGE AU BOUT DE LA NUIT. Qui Bardamu, studente di medicina, prima si arruola poi scappa dall'esercito e pensa alla sua incolumità. Le donne che conosce sono meretrici. Dalla Francia va in Africa, diviene schiavo, va a New York e torno poi in Francia a Rancy, dove farà il medico di derelitti umani. Questo romanzo e un viaggio reale simbolico verso la morte. Voyage è un’agonia dilatata in 500 pagine, pervasa dall’orrore della morte. Come Céline dirà nella lettera a Poulet: "Moi, la mort m'habite et elle même me fait rire (...) le monde est drôle, la mort est drôle et c'est pour ce que mes Iivres sont drôles et qu'au fond je suis gai”. Ne nasce un senso di grottesco molto forte, perché l'umanità è in continua ricerca d'apparenza: "Les ètres vont dune comédie à une autre". (pag. 331) IAnche nel romanzo esistenzialista si rappresenta come carattere fondamentale della vita umana, la deiezione l'essere gettati nel mondo ignari della propria provenienza e del proprio destino. Il labirinto definitivo è il nulla e nessuno è il filo d'Arianna. Assistendo alla caducità del tempo ed alla inevitabilità della morte, l’uomo conosce il mondo, di cui è parte senza comprendere la ragione ultima delle sofferenze che affliggono le creature. Di qui nasce un universale sentimento di assurdo che si tenta di soffocare con il ricorso ad esperienze metafisiche. Anche in LA NAUSEE di J. P. Sartre troviamo angoscia per l’esistenza , che crea un senso di scacco profondo. “Ma pensée c’est moi :voilà pourquoi je ne pense pas m’arrêter. J’existe parce que j'ai horreur d'exister. C'est moi c'est moi qui me tire du néant auquel j'aspire: la haine, le dégout d'exister, ce sont autant de manières de me faire exister, de m'enforcer dans I'existence (pag. 145)". Qui è l’essenza che determina l’esistenza: c’è un ribaltamento del cogito ergo sum di Cartesio : quindi un sum ergo cogito. Con Sarte al “je” dell’esistenza si sostituisce la coscienza dell’essenza. La Nausea è un romanzo fenomenologico con la dissoluzione del soggetto. La nausea è prima di tutto un sintomo e un sentimento di rigurgito ossessivo per la corporeità, per il moto inarrestabile del pensiero per le cose incostanti che assumono un aspetto deformato, quando annullata la funzione di oggetti, si limitano ad esistere in modo indistinto. La realtà dell’esistenza è gratuita. Per Sartre è necessario assumere su di sé il peso di questo vivere accidentale e precario, segnato dalla casualità. Antoine Roquentin potrà scrivere un romanzo, non perché la bellezza lo consoli, ma perché è ciò che sa fare. “Il faut choisir vivre ou raconter(pag.64)" Anche Pirandello, vicino ideologicamente all'esistenzialismo, s'interroga sul senso della vita, Vitangelo Moscarda in UNO NESSUNO E CENTOMILA, dopo la riflessione della moglie sul suo naso, inizio ad interrogarsi sul senso della vita. L'idea di vedersi vivere diviene insopportabile. "non potea vivendo, rappresentarmi a me stesso negli atti della vita (...) vedermi come gli altri mi vedevano; pormi davanti al mio corpo e vederlo vivere come quello di un altro (...) quando mi ponevo davanti ad uno specchio, avveniva come un arresto in me: ogni spontaneità era finita, ogni gesto appariva a me stesso fittizio e rifatto. Io non potevo vedermi vivere (pag.16-22 Orsa Maggiore Editrice)". Una drammatica tensione si consuma tra la vita e l'essere che vuole se stesso e vuol darsi una forma, la vita è movimento verso la morte; in ogni forma vitale c'è un senso di finitezza. Pirandello pensava che, perché l'essere vivesse, bisognerebbe che uccidesse di continuo ogni forma ( Màttia Pascal diviene Meis), ma senza forma l'essere non vive (Adriano Meis è un fu Mania Pascal). Le idee, i codici sono solo maschere e tentativi. di cristalizzazione del flusso vitale interno. Il labirinto è dunque dentro l'uomo contemporaneo: ciascuno di noi è divenire, perché la vita è casualità. Ciascuno di noi è uno, nessuno e centomila: siamo tanti quanti coloro che ci osservano.
Prof. Massimiliano Badiali
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