IL SURREALISMO O ARTE DEL LABIRINTISMO

 

Il labirinto è scandagliato dai Surrealisti che da Freud hanno ampiamente utilizzato il concetto di inconscio per far emergere alcune delle caratteristiche più profonde dell’animo umano, di solito mascherate dall’ipocrisia della società borghese del tempo.Sempre da Freud, i pittori, che dettero vita al Surrealismo, presero un altro elemento il sogno, che è quella produzione psichica caratterizzata da immagini, percezioni, emozioni svincolata dalla logica degli eventi reali. Il Surrealismo, come movimento artistico, nacque nel 1924. Teorico del gruppo fu soprattutto lo scrittore André Breton,  che scrisse il Manifesto del Surrealismo. L'arte deve raggiungere il surreale al di là della veglia e dell'inconscio. La risalita dal labirinto il labirintismo del surrealismo si definisce attraverso il manifesto di Breton: «Automatismo psichico puro col quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente, sia per iscritto, sia in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero. Dettato dal pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale». Al Surrealismo aderirono : Juan Mirò, René Magritte e Salvador Dalì. Le deformazioni iconografiche dei Surrealisti rimandano alla risalita dal labirinto o labirintismo in atto e sono legate alla ricerca di metafisica, ad un esistenzialismo religioso e laico, talvolta denunciatario dell'heidegerriana deiezione, che trasforma l'uomo in creatura reietta o alla regressione nella metamorfosi in animale.

Personalità di rilievo del periodo surrealista è anche lo spagnolo Juan Mirò ("La casa delle palme", 1919; "Il carnevale di Arlecchino", 1924-25; "Personaggio di fronte alla natura", 1935; "Costellazioni", 1939-40; "Donne e uccelli al levar del sole", 1946) in cui già compaiono un disegno tracciato in punta di matita con assoluta precisione e forme zoomorfe e fitomorfe che paiono appena posate nel paesaggio, matrici dei successivi lavori in cui il proliferare di segni e forme organiche dà vita ad un universo magico intriso di lirismo, realizzato attraverso una straordinaria rapidità disegnativa che compie deformazioni fantastiche e fortemente evocative di elementi naturali immersi nei colori più accesi, neri, rossi, gialli, azzurri, verdi, quasi a testimoniare come un surrealista, ricercando nella profondità del proprio essere, possa anche ritrovarvi un universo spensierato. Mirò disegna La leggenda del Minotauro e concepisce  intitolata Labirinto, decorata con sculture, ceramiche e fontane con forme dedaliche. Per Mirò il labirinto è la condizione umana e il filo d’Arianna è l’inconscio attraverso cui operare la risalita alla superficie. Nelle Costellazioni (1940-1941) il labirinto diviene quasi una ragnatela. Il risultato è l'inconscio, paragonato da Mirò stesso a un "sistema circolatorio" in cui "se anche una forma è fuori posto, la circolazione si interrompe, l'equilibrio è spezzato."

Magritte è l’artista surrealista che, più di ogni altro, gioca con gli spostamenti del senso, utilizzando sia gli accostamenti inconsueti, sia le deformazioni irreali. Ciò che invece è del tutto estraneo al suo metodo è l’automatismo psichico, in quanto egli, con la sua pittura, non per vuole far emergere l’inconscio dell’uomo ma vuole svelare i lati misteriosi dell’universo. Ed è proprio su questo punto che la sua poetica conserva lati molto affini con quelli della Metafisica. Magritte crea inconsciamente un microcosmo labirintico ricco di simboli che sono metafore della terra, del cielo. Ecco in Querelle des universaux simboli di un mondo crittografato:

Il labirinto e la grotta rappresentano il viaggio di uscita dal labirinto e l'esodo dal dedalo tentacolare. Il labirinto reso attraverso il simbolo della caverna è in Magritte metafora di un viaggio sotterraneo dal buio del dedalo. Nodi ed intrecci,  trappole ed enigmi sono per Magritte mezzo di descrizione della complessità insondabile dell'inconscio che è un aggrovigliato intreccio. Su questo board-line l’artista intreccia i tasselli di vari stimoli creativi scolpendo nella più fluida e nitida poetica dell’inconscio figure svuotato di anima e di spirito fermate in un tempo indefinito. Appaiano così gli omini in soprabito e bombetta rivolti tutti verso lo spettatore. Giochi d’ombre improbabili, di uomini che  avanzano come la pioggia nella sua nella perenne stabilità di movimento, tutto nella sospensione assoluta di uno spazio metafisico per una visione surreale al limite dell’astrazione come in Golconde:

 

 Prof. Massimiliano Badiali