IL LABIRINTO METAFISICO DI DE CHIRICO

 La pittura metafisica è una delle principali tendenze artistiche italiane della prima metà del '900. Non si può definire un "movimento" vero e proprio, ma piuttosto una "corrente", poichè non si fonda su un manifesto. Protagonista ed inventore di questo stile fu Giorgio De Chirico. Iniziò a fare pittura metafisica già nel 1909, anno di nascita del futurismo. Ma rispetto a quest’ultimo movimento, la metafisica si colloca decisamente agli antipodi stasi più immobile.  Le rappresentazioni di De Chirico superano la realtà, andando in qualche modo «oltre». Ci mostrano una nuova dimensione del reale. Da ciò il termine «metafisica» usata per definirla. Le immagini di De Chirico sono il contesto ultimo a cui può pervenire la realtà creata dal nostro vivere. Il labirinto o filo d'Arianna è presente nell’opera di Giorgio de Chirico, attraverso diciotto dipinti e una serie di disegni e sculture eseguiti durante tutto il corso della sua carriera. Accanto alle sculture che si ispirano ai temi pittorici della Metafisica, che sembrano incarnare i soggetti dei suoi quadri ((Il Grande Metafisico, Muse inquietanti, Il pittore, Trovatore, Orfeo, Il poeta solitario, Aiace, Gli Archeologi, Ettore e Andromaca, Manichini coloniali, Oreste e Pilade, Penelope e Telemaco, Il consolatore), de Chirico produce opere di soggetto mitologico che derivano dalle sue origini greche mai dimenticate ((Il Minotauro pentito, Cavalli antichi, Ippolito, Le Sibille). Secondo il mito, il principe Teseo, figlio di Egeo re di Atene, libera la città dal suo tributo nei confronti di Minosse che pretendeva periodicamente sette giovanetti e sette fanciulle per essere dati in pasto al Minotauro nascosto nel labirinto di Cnosso. Teseo riesce a trovare l’uscita dipanando una matassa di filo d’oro che Arianna gli ha consegnato all’entrata e, una volta in salvo, promette di sposare la principessa. Nel viaggio di ritorno, Arianna viene invece abbandonata sull’isola di Naxos e salvata da Dioniso che la sposa e la porta sull’Olimpo. De Chirico si ispira alla figura della fanciulla abbandonata. L'inquietante figura di Arianna ricorre nell'atmosfera magica ed enigmatica delle tele di De Chirico, nelle scene urbane prive di vita, in cui fa da padrone il silenzio più assoluto e la luce, irreale, colora gli oggetti e il cielo di tinte innaturali. L’ispirazione plastica di de Chirico prende spunto dall’Arianna seduta che si trova ai Musei Vaticani.  Arianna diventò il simbolo della pittura, ma anche una valida testimonianza autobiografica della solitudine melanconica dei suoi anni  giovanili come in Malinconia

Qui le ombre sono lunghe e strane. La prospettiva è geometrica e degli alti portici hanno forma di  arco circolare. Il labirinto metafisico è l'illusione artistica. "La statua sulla piazza -dice De Chirico- ha sempre un aspetto eccezionale" perchè ha forma umana, e al tempo stesso è immobile, marmorea, perenne. Arianna abbandonato si trasforma in un Teseo meccanico. Il Teseo manichino ispira uno dei quadri più emblematici dell'arte di De Chirico: Le muse inquietanti.

Dentro il labirinto De Chirico crea una dimensione metafisica. Ma l'uomo è un Teseo manichino in un orizzonte metafisico onirico e soffocante. Il richiamo alla Grecia  giustifica il titolo: le muse sono inquietanti perchè inserite in un contesto urbano tanto posteriore, inquietanti come lo sono  certi sogni, certi incubi, dove tutto sembra reale ma non lo è perchè è dato dal nostro inconscio.  In De Chirico il labirinto è vissuto come viaggio sotterraneo e soffocante, dove gli oggetti assumono un significato inquietante nell’accostamento. In De Chirico il labirinto rappresenta l’enigma della vita e della condizione umana ridotta ad essere un automa.         

 Prof. Massimiliano Badiali