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IL LABIRINTO NEL DADAISMO Per fare un poema dadaista. Prendete un giornale. Prendete delle forbici. Scegliete nel giornale un articolo che abbia la lunghezza che contate di dare al vostro poema. Ritagliate l’articolo. Ritagliate quindi con cura ognuna delle parole che formano questo articolo e mettetele in un sacco. Agitate piano. Tirate fuori quindi ogni ritaglio, uno dopo l’altro, disponendoli nell’ordine in cui hanno lasciato il sacco. Copiate coscienziosamente. Il poema vi assomiglierà. Ed eccovi "uno scrittore infinitamente originale e d’una sensibilità affascinante, sebbene incompresa dall’uomo della strada". Questa arte è provocazione. Duchamp provoca con la Gioconda con i Baffi, con Fontana ovvero un orinatoio maschile, Qui il labirinto diventa provocazione, è un labirinto-macchina dove al posto dell'uomo è presente un robot-manichino. La sposa messa a nudo dai suoi scapoli, chiamata anche Il grande vetro è opera d'interpretazione psicanalitica. L’opera è una specie di labirinto rompicapo, creato forse apposta per disorientare. Il circuito labirintico è dato dagli oggetti. Forse questo è il labirinto del Teseo contemporaneo. C'è chi vede nel quadro la visione simbolica del grembo materno, “il luogo sicuro da cui si è partiti e verso cui ci spinge una semicosciente nostalgia di annichilimento.” Inoltre, gli studiosi “sono concordi nel considerare come assodato il significato, se non principale, almeno accessorio dei labirinti preistorici in quanto rappresentazione dell’utero: l’ingresso dai labbri arrotondati, il centro profondo, la difficile uscita che ricorda il travaglio del parto.”(Santarcangeli, 2000, p.143).
Oppure il dramma dell'inconscio in Nudo che scende le scale:
Prof. Massimiliano Badiali
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