IL LABIRINTO DEL CUBISMO

 

Il labirinto è arte inconscia del Cubismo: l'arte assume una pluralità di punti di vista speculari e rifrangenti come quelli dello specchio. Ecco che l'arte cubista è arte labirintista in quanto ritiene la non esaustività del reale. Il Filo d'Arianna dell'arte è qui la molteplicità del ipereale reso tramite la frantumazione del reale.
Il termine Cubismo viene fatto risalire a una osservazione di Henri Matisse davanti a un paesaggio, Case a l'Estaque, esposto da Georges Braque al Salon d'Automne del 1908.
 
In questa immagine si osserva la progressiva esemplificazione delle forme, tendenti verso un’essenziale geometrizzazione. Si perdono i riferimenti naturalistici del paesaggio: qui le colline e la natura non sono resi tramite la prospettiva, ma i volumi si accavallano. I colori sono i bruni, contrapposti ai verdi e ai violacei. Dalla collaborazione e amicizia fra Braque e Pablo Picasso nacque il Cubismo. Il pittore cubista cerca di rappresentare simultaneamente sulla tela diversi aspetti del medesimo oggetto o meglio la molteplicità del punto di vista. Il quadro che, convenzionalmente, viene indicato come l’inizio del Cubismo è Les demoiselles d’Avignon, realizzato da Picasso tra il 1906 e il 1907.
Il quadro, è caratterizzato da uno schema geometrico quadrangolare, in cui sono inserite le
figure delle donne. Il labirinto è qui inconscio, imprigionato nei cubi. Nei volti di esse sono presenti rimandi all’arte africana e a quella egizia. Le linee guida, costituite dalle figure delle donne, sono rettilinee verticali a sinistra e frastagliate a destra.  La luce è irreale: i colori dello sfondo sono neutri e freddi e quelli delle donne  sono caldi. Più che dagli atteggiamenti delle figure, il movimento è dato dalle linee e dalle forme. Lo spazio è indefinito e chiuso, in quanto lo sfondo si frantuma in tante schegge appuntite, incastrate tra le figure: sono queste che danno senso allo spazio. Il Cubismo per Picasso è soltanto una delle fasi della sua lunga vita (1881-1973).  Pablo Picasso nacque a Malaga, in Spagna, da un padre, insegnante nella locale scuola d’arte, che lo avviò precocemente all’apprendistato artistico. A soli quattordici anni venne ammesso all’Accademia di Belle Arti di Barcellona. Due anni dopo si trasferì all’Accademia di Madrid. Dopo un ritorno a Barcellona, effettuò il suo primo viaggio a Parigi nel 1900. Vi ritornò più volte, fino a stabilirvisi definitivamente. Dal 1901 lo stile di Picasso iniziò a mostrare dei tratti originali. Ebbe inizio il cosiddetto «periodo blu» che si protrasse fino al 1904. Il nome a questo periodo deriva dal fatto che Picasso usava dipingere in maniera monocromatica, utilizzando prevalentemente il blu in tutte le tonalità e sfumature possibili. I soggetti erano soprattutto poveri ed emarginati. Picasso li ritraeva preferibilmente a figura intera, in posizioni isolate e con aria mesta e triste. Ne risultavano immagini cariche di tristezza, accentuata dai toni freddi (blu, turchino, grigio) con cui i quadri erano realizzati. Dal 1905 alla fine del 1906, Picasso schiarì la sua tavolozza, utilizzando le gradazioni del rosa che risultano più calde rispetto al blu. Iniziò quello che, infatti, viene definito il «periodo rosa». Oltre a cambiare il colore nei quadri di questo periodo cambiarono anche i soggetti. Ad essere raffigurati sono personaggi presi dal circo, saltimbanchi e maschere della commedia dell’arte, quali Arlecchino. La svolta cubista, come ho detto, avvenne tra il 1906 e il 1907. La fase cubista di Picasso durò circa dieci anni. Nel 1917, anche a seguito di un suo viaggio in Italia, vi fu una inversione totale nel suo stile. Abbandonò la sperimentazione per passare ad una pittura più tradizionale. Nel 1937 partecipò all’Esposizione Mondiale di Parigi, esponendo nel Padiglione della Spagna il quadro Guernica che rimane probabilmente la sua opera più celebre ed una delle più simboliche di tutto il Novecento.

Guernica rappresenta un pre labirinto distrutto di Klee: qui la distruzione è tutta umana. Guernica è il nome di una cittadina spagnola che subì un bombardamento aereo la sera del 26 aprile del 1937 ad opera dell’aviazione militare tedesca durante la guerra civile in Spagna, con la quale il generale Franco cercava di attuare un colpo di stato per sostituirsi alla legittima monarchia. In questa guerra aveva come alleati gli italiani e i tedeschi. Picasso decise di realizzare questo pannello che denunciasse l’atrocità del bombardamento. Il quadro sembra cubista: lo spazio e il colore sono assenti per accentuare la carica drammatica di quanto è rappresentato. Il posto centrale è occupato dalla figura di un cavallo impazzito, che ha in bocca una bomba. Il toro è il simbolo della Spagna. Gli uomini sono dilaniati in brandelli:  in basso c’è un braccio che ha in mano una spada spezzata. Questo quadro è una denuncia contro la dramma della guerra.

La deposizione del Minotauro in costume di Arlecchino”, , testimonia il fascino  nel mito.  La scena ha una forte valenza simbolica che si esprime nel dualismo uomo-mostro, ossia nella lotta tra la vita e la morte. Il Minotauro morto e vestito da Arlecchino implica la volontà di teatralizzare la condizione umana: chi è conscio del proprio labirinto, dovrebbe umoristicamente ridere di sé.,

 

 Prof. Massimiliano Badiali