IL LIBRO-LABIRINTO DI BORGES

Jorge Francisco Isidoro Luis Borges  è stato uno dei più famosi scrittori argentini e viene generalmente considerato uno dei più importanti e influenti scrittori del XX secolo. Poeta e saggista, è famoso per i suoi racconti fantastici in cui ha saputo coniugare idee filosofiche e metafisiche con i classici temi del fantastico (come quello del doppio, delle realtà parallele del sogno, dei libri misteriosi e magici, degli slittamenti temporali, ecc.) L'aggettivo «borgesiano» in effetti definisce una concezione della vita come storia (fiction) come menzogna, come opera contraffatta spacciata per veritiera (come nelle sue famose recensioni di libri immaginari). Una serie di saggi (ne Il giardino dei sentieri che si biforcano e Il libro di sabbia) vagheggia libri immaginari, le cui caratteristiche riflettono l'infinito in svariati modi.  Anzitutto, Borges sogna un'opera a percorsi multipli, che lascia prefigurare "infinite storie, infinitamente ramificate" (I.677). Il giardino dei sentieri che si biforcano è un volume ciclico, "la cui ultima pagina fosse identica alla prima, con la possibilità di continuare indefinitamente" (Il giardino dei sentieri che si biforcano, I.697). Ne Il giardino dei sentieri che si biforcano di J. L. Borges  l'autore dice che libro e labirinto sono una cosa sola. Il labirinto è il libro e, reciprocamente, il libro è il labirinto. Ciò per un motivo elementare: l'infinito è la cifra di entrambi. Unica misura che qui abbiamo a portata di mano è, dunque, la dismisura. Il mondo stesso è il labirinto che tutto travalica e tutti pre-viene. L'uomo è condannato a pensare alla infinità del mondo; ma l'infinità del mondo è inafferrabile, quanto più ne facciamo esperienza emotiva. L'infinità del labirinto-mondo e del labirinto-libro non può risolversi nel pensiero, poichè tutto è un dedalo senza senso.

 Prof. Massimiliano Badiali